Le Grandi purgheIl termine "purga" deriva dal latino purus. La parola con cui in italiano si indicano le epurazioni, in russo si traduce con čistka (che deriva dal verbo čistit', pulire). Risulta del tutto erronea, invece, un'etimologia con una discreta circolazione in Italia che la vorrebbe discendere dal russo purga (pronuncia: purgà) che vuole dire tormenta, da considerarsi un falso amico. Per ulteriori approfondimenti sull'etimologia del termine, si veda sono state una vasta e spietata repressione avvenuta nell'URSS nella seconda metà degli anni trenta, voluta e diretta da Stalin e Molotov, nei confronti di alcuni dirigenti e dei quadri, dopo l'omicidio di Sergej Kirov, importante dirigente del partito a LeningradoSergej Kirov fu ucciso a Leningrado, odierna San Pietroburgo, il 1º dicembre 1934., per epurare il partito comunista da presunti cospiratori. Il periodo è ricordato anche come Grande Terrore (большой террор, bol'šoj terror) o, in Russia, con quello di ežovščina (ежовщина, "era di Ežov")N.I. Ežov, successore di Jagoda, fu capo dell'NKVD dal 1936 al 1938. Caduto in disgrazia presso Stalin fu destituito e sostituito da Berija, per poi essere giustiziato, presumibilmente, nel 1940. dal nome del capo dell'NKVD nel periodo più tragico delle purghe.

La repressione, eseguita spesso con procedimenti giudiziari sommari, colpì anche semplici cittadini, non iscritti al partito, considerati ostili al regime, ed ebbe vasta risonanza in Occidente a seguito di alcuni processi celebrati dal 1936 al 1938 contro i massimi dirigenti del PCUS. Oggetto di arresti e condanne furono anche numerosi esponenti delle comunità straniere, inclusa quella italiana, emigrati nella nuova patria socialista per sottrarsi alle persecuzioni politiche dei paesi di origine o per contribuire al suo sviluppo. Le grandi purghe staliniane possono essere interpretate anche come un caso estremo di arrivismo politico culminato nell'eliminazione fisica degli avversari diretti.William J. Chase, Enemies within the Gates? The Comintern and the Stalinist Repression, 1934–1939. New Haven, CT: Yale University Press, 2001, ISBN 0-300-08242-8.Gianni Rocca, Stalin. Quel "meraviglioso georgiano", Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1988, ISBN 880431388-9, p. 269: «In effetti l'odio del segretario generale verso i suoi autorevoli nemici non era mai stato solo di natura politica. C'è un disprezzo quasi cannibalesco fra quei protagonisti dell'Ottobre che lascia sgomenti, trattandosi di vecchi compagni di battaglie rivoluzionarie. Un disprezzo reciproco che tutti coinvolgeva, che non lasciava spazio a un momento di umanità, di generosità, di amicizia.»

Durante l'intero periodo staliniano (1921-1953) i condannati a morte per controrivoluzione furono approssimativamente persone, di cui circa nel periodo delle purghe staliniane 1936-1939.

I processi. L'epurazione nel Partito Comunista e nell'Armata Rossa I processi, negli anni delle Grandi purghe, furono numerosi, ma quelli principali sono generalmente considerati i tre, pubblici, svoltisi a Mosca davanti al tribunale del collegio militare della Corte suprema dell'Unione Sovietica e un quarto, segreto, contro alcuni tra i più alti ufficiali dell'Armata Rossa. Nei tre processi pubblici Vasilij Ulrich esercitò le funzioni di presidente della corte ed il procuratore generale dell'Unione Sovietica Andrej Vyšinskij quelle di pubblico ministero. In questi quattro processi, su un totale di sessantadue imputati, cinquantacinque furono condannati alla pena capitale, sette a pene detentive varianti tra gli otto ed i venticinque anni. Neppure questi sette, comunque, scamparono alla morte: furono tutti uccisi, in varie circostanze e pochi anni dopo la sentenza, durante il periodo di prigionia.

I reati contestati furono tra quelli definiti dall'articolo 58 del Codice penale della Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa. Tale articolo, suddiviso in quattordici commi, prevedeva la pena di morte per diverse fattispecie, la cui formulazione, volutamente generica, era concepita al fine di favorire l'accusa.

I processi della Ežovščina furono tutt'altro che imparziali: gli imputati vennero costretti a confessare colpe non commesse, dopo aver subito pressioni psicologiche e torture fisicheIl "trattamento" subito dagli imputati, fin dalle prime fasi dell'arresto, ed i suoi effetti sul morale ed il fisico dei prigionieri, viene accuratamente descritto, in tutte le sue varianti, da Aleksandr Solženicyn nel suo Arcipelago Gulag. Un'efficace descrizione delle probabili pressioni psicologiche subite dagli imputati, tali da indurli a confessare delitti non commessi, si trova anche nel romanzo Buio a mezzogiorno di Arthur Koestler. dalla NKVD (Народный Коммиссариат Внутренных Дел, Narodnyj Kommissariat Vnutrennych Del - Commissariato Popolare per gli Affari Interni) che, dal 1934, esercitava anche le funzioni di polizia politica. Al termine di questi processi-farsa le condanne capitali inflitte erano rapidamente eseguite, spesso il giorno stesso della sentenzaIl fisico Matvej Petrovič Bronštejn (1906-1938), secondo marito della scrittrice leningradese Lidija Čukovskaja (1907-1996), arrestato nell'agosto del 1937, fu "processato", condannato e fucilato, nello stesso giorno, il 18 febbraio 1938. Fonte: Lidija Cukovskaja. Incontri con Anna Achmatova. 1938-1941. Milano, Adelphi, 1990, pp. 341-342..

Il processo dei sedici

Il primo grande processo pubblico si svolse a Mosca, nella sala di Ottobre della Casa dei sindacati, dal 19 al 28 agosto 1936. Viene generalmente ricordato, dal numero degli accusati, come "processo dei sedici". La corte, oltre che dal presidente Ulrich, era composta da Matulevič e da NikičenkoIl maggiore generale Nikičenko, nel 1945-46, in rappresentanza dell'Unione Sovietica, fece parte della corte del processo di Norimberga, contro i maggiori gerarchi del nazismo..

Gli imputati principali furono: Kamenev e Zinov'ev, insieme con Bakaev, Berman-Jurin, David, Dreitzer, Evdokimov, Holtzman, Moisej e Natan Lur'e, Mračkovskij, Olberg, Pikel, Reingold, Smirnov, Ter-Vaganjan.

Il processo mirava a colpire i maggiori esponenti dell'opposizione di sinistra del partito guidata da Trotsky e venne definito nei resoconti ufficiali "processo del centro terrorista trotskista-zinovievista"Le procès du Centre terroriste trotskiste-zinoviéviste devant le Tribunal militaire de la Cour suprême de l'U.R.S.S. Contre: Zinoviev G.E., Kamenev L.B., Evdokimov G.E., Smirnov I.N., Bakaïev I.P., Ter-Vaganian V.A., Mratchkovski S.V., Dreitzer E.A., Goltzman E.S., Reingold I.I., Pikel R.V., Olberg V.P., Berman-Iourine K.B., Fritz David (Kronglianski I.I.), M. Lourié et N. Lourié. Poursuivis en vertu des articles 58.8, 19 et 58.11 du Code pénal de la R.S.F.S.R. Compte rendu des débats (19 août-24 août 1936). Commissariato del Popolo della Giustizia dell'URSS, Mosca 1936.. Tutti gli imputati, tranne Smirnov e Holtzman, che respinsero parzialmente le accuseFonte: Robert Conquest, Opera citata in Bibliografia, pagine 159 e 167., interrogati da Vyšinskij, si dichiararono colpevoli dei reati contestati. Tutti furono condannati a morte. Le esecuzioni furono rese note ventiquattro ore dopo la sentenza.

Il processo dei diciassette

Il secondo processo pubblico, chiamato "processo dei diciassette", fu celebrato, sempre a Mosca, nella sala di Ottobre della Casa dei sindacati, dal 23 al 30 gennaio 1937. Formavano il collegio giudicante il presidente Ulrich, Matulevič e Ryčkov. Gli imputati principali furono: Radek, Pjatakov, Sokol'nikov e Serebrjakov. Gli altri tredici imputati furono: Arnold, Boguslavskij, Chestov, Drobnis, Hrasche, Livsič, Knjazev, Muralov, Norkin, Pušin, Ratajčak, Stroilov e Turok.

Nei resoconti ufficiali venne definito "processo del centro antisovietico trockista"Le procès du Centre antisoviétique trotzkiste devant le Tribunal militaire de la Cour suprême de l'U.R.S.S. Contre: Y.L. Piatakov, K.B. Radek, G.Y. Sokolnikov, L.P. Sérebriakov, N.I. Mouralov, Y.A. Livchitz, Y.N. Drobnis, M.S. Bogouslavski, I.A. Kniazev, S.A. Rataïtchak, B.O. Norkine, A.A. Chestov, N.S. Stroïlov, I.D. Tourok, I.I. Hrasche, G.E. Pouchine, V.V. Arnold. Poursuivis en vertu des articles 58.1a, 58.8, 58.9 et 58.11 du Code pénal de la R.S.F.S.R. pour trahison de la patrie, espionnage, diversion, sabotage et actes terroristes. Compte rendu sténographique des débats (23 janvier-30 janvier 1937). Commissariato del Popolo della Giustizia dell'URSS, Mosca 1937.. Durante l'interrogatorio di Radek venne fatto il nome del maresciallo Tuchačevskij, che sarà arrestato, condannato e giustiziato pochi mesi dopo. La sentenza ammonì anche l'assente Lev Trockij, espulso nel 1929: se fosse tornato in Unione Sovietica sarebbe stato arrestato e deferito al tribunale.

Il processo si concluse con tredici condanne capitali. A quattro imputati furono inflitte pene detentive: dieci anni a Radek, Sokol'nikov e Arnold, otto a StroilovRobert Conquest, p. 269.. I quattro scampati ebbero comunque vita breve: Radek e Sokol'nikov furono uccisi da compagni di prigionia nel 1939, Arnold e Stroilov furono fucilati nel 1941.

Il processo degli ufficiali

Nei primi giorni del giugno 1937 si tenne, a porte chiuse, il cosiddetto "processo degli ufficiali",Non si hanno informazioni attendibili sullo svolgimento del processo e sulle successive esecuzioni. Viene perfino ipotizzato che un vero e proprio processo non ci sia neppure stato. La sua "formalizzazione" sarebbe avvenuta a posteriori dopo l'uccisione degli ufficiali. Fonte: Andrè Brissaud, Le "grandi purghe" di Mosca, pp. 193-194. detto anche "processo dei generali dell'Armata Rossa". Il collegio giudicante si ipotizza fosse composto, oltre che dal solito presidente Ulrich, dai due marescialli Bljucher e Budënnyj e da altri cinque comandanti di armata e corpo di armata.Robert Conquest, p. 328

Oltre al maresciallo furono condannati ed uccisi sette generali d'armata o di corpo d'armata: Iona Jakir, Ieronim Uborevič, Robert Ėjdeman, Avgust Kork, Vitovt Putna, Boris Fel'dman e Vitalij Primakov.Stéphane Courtois, Il libro nero del comunismo, Milano, Mondadori, 1998, Parte I, capitolo 10, p. 184 Il generale Jan Gamarnik, anch'esso coinvolto nelle indagini e sconvolto dalle accuse si era suicidato, pochi giorni prima, il 31 maggio. Nella tarda serata del 12 giugno venne ufficialmente reso pubblico il verdetto: esecuzione immediata per tutti gli imputati. Poco dopo anche i familiari degli ufficiali giustiziati furono colpiti con arresti e condanne, spesso capitali.Robert Conquest, pp. 330-332. Con questa vicenda prese l'avvio l'epurazione nell'Armata Rossa.