La controversia sul riscaldamento globale è una disputa riguardante le cause, la natura e le conseguenze dell'attuale riscaldamento globale. Queste controversie appaiono tuttavia molto più vigorose a livello mediatico che non all'interno della comunità scientifica stessa, concorde sul fatto che questo sia di fatto causato dall'attività antropica grazie agli studi condotti in primis dall'IPCC.

Descrizione

In particolare la disputa riguarda le cause dell'aumento della temperatura media dell'aria a livello globale, specialmente a partire dalla metà del XX secolo, se tale aumento sia senza precedenti o faccia parte delle normali variazioni climatiche naturali come ad esempio il Periodo caldo romano, l'Optimum climatico medioevale e la Piccola Era glaciale, se tale aumento sia parzialmente o completamente attribuibile a misurazioni errate e se l'umanità abbia contribuito a tale aumento e in quale misura. Ulteriori aree di discussione riguardano l'efficienza dei modelli di simulazione del clima, la stima della sensibilità del clima, le predizioni sul riscaldamento futuro del pianeta e le conseguenze effettive di un tale riscaldamento.

In ambito strettamente scientifico gran parte di queste tesi, a volte espresse in relative pubblicazioni scientifiche a volte no, sono state confutate, fino a prova contraria, dal noto meccanismo della revisione paritaria, che da sempre accompagna il progresso e la formazione del consenso in ambito scientifico. Di fatto il quadro del dibattito rende comunque difficile una chiara percezione dei dati al grande pubblico; in particolare l'influenza antropica sembra percepita in maniera distorta; ad esempio è stato fatto un sondaggio su una disomogenea e vasta platea, mostrando che all'aumentare della competenza tecnica sono più frequenti le risposte positive alla domanda se « [...] l'attività umana è un fattore significativo nel variare le temperature globali del pianeta».Doran P.T., Examining the Scientific Consensus on Climate Change , EOS Eos Trans AGU 90:22–23 (2009); volume 90, numero 3

Studio e consenso scientifico

La teoria, secondo cui la temperatura media del globo si è alzata negli ultimi decenni e tale aumento medio è da attribuirsi in tutto o in parte alle attività umane, viene di fatto sostenuta da ogni accademia scientifica nazionale che abbia preso posizione sulla teoria stessa, incluse le accademie scientifiche dei paesi del G8. Nel 2007, anche l'associazione dei geologi petroliferi americani ha riconosciuto l'influenza umana sui recenti cambiamenti climatici.

I gruppi ambientalisti, alcuni rapporti governativi e la maggior parte dei mass media spesso affermano che ci sia un sostegno quasi unanime della comunità scientifica al fatto che i cambiamenti climatici siano causati da attività umane. I contrari a tale tesi affermano che la maggioranza degli scienziati considera il riscaldamento globale "non provato", lo negano completamente, o sottolineano i pericoli di esaminare solo un punto di vista in un dibattito scientifico, che ritengono ancora aperto o affermano che la causa e la natura per la scienza sono basate sui fatti e non sui sondaggi.

Critiche ai modelli

I modelli climatici, con cui vengono studiati i cambiamenti climatici recenti, sono stati spesso oggetto di critica da parte dei cosiddetti scettici/negazionisti del cambiamento climatico in quanto non sarebbero in grado di riprodurre fedelmente il sistema climatico in tutti i suoi processi fisici compresi quelli di retroazione. Un problema importante nella ricerca climatologica relativa al surriscaldamento globale è ad esempio il cosiddetto "problema del raddoppio" della concentrazione di anidride carbonica in atmosfera, studiato per la prima volta da Syukuro Manabe e Richard T. Wetherald con un modello climatico sviluppato al Geophysical Fluid Dynamics Laboratory. Tale problema è noto anche come problema della sensitività climatica, ovvero la risposta del sistema climatico al raddoppio di anidride carbonica, sul quale i modelli hanno ancora una certa divergenza. La stima attuale dell'IPCC va dai 2.5 ai 4 gradi di riscaldamento per un raddoppio di CO2, anche se diversi modelli mostrano un riscaldamento maggiore. C'è ormai consenso generale sul fatto che questo valore sia maggiore di 2 gradi, e vicino o superiore ai 3 gradi. Va notato che questa stima utilizza anche studi osservativi e paleoclimatici, e non solo i risultati dei modelli climatici. Altra fonte di incertezza, secondo gli scettici, sarebbero le cosiddette parametrizzazioni.

Posizioni individuali varie

Ci sono comunque ricercatori scettici sul ruolo antropico nell'attuale riscaldamento: essi rappresentano una minoranza nella comunità scientifica, sebbene negli ultimi anni il loro numero abbia conosciuto un significativo aumento. Tra questi "scettici" vi sono, tra gli altri, anche ex membri dei vari comitati IPCC come i meteorologi Roy Spencer e Hajo Smit,Meteorologo olandese nato nel 1966 e laureato nel 1991, Smit ha fatto parte della delegazione dei Paesi Bassi nell'IPCC; successivamente è diventato giornalista e consulente di marketing. (Hajo Smit) nonché climatologi come John Christy, Robert Balling, Judith Curry e William D. Braswell, fisici come Richard Lindzen, William Happer e David Douglass, meteorologi come William R. Cotton e Sherwood Idso, geografi come David Legates, geologi come Ian Plimer e astrofisici come Sallie Baliunas e Willie Soon, nonché diversi scienziati ormai deceduti come il premio Nobel Kary Mullis, il climatologo Patrick Michaels, i meteorologi Philip Lloyd, William M. Gray e Reid Bryson, i fisici Fred Singer, Frederick Seitz e William Nierenberg, il geologo Bob Carter e l'astrofisico Robert Jastrow. In particolare, una teoria antagonista al riscaldamento globale è l'ipotesi Gaia da parte di James Lovelock.

Le posizioni degli scienziati scettici non sono comunque univoche: qualcuno nega l'esistenza stessa del riscaldamento; altri lo attribuiscono a cause naturali; altri ammettono che possa dipendere anche dalle azioni umane, ma ritengono che ci siano elementi d'incertezza e non ci si possa ancora pronunciare con sicurezza sulle cause del riscaldamento; altri criticano i modelli climatici utilizzati dall'IPCC o mettono in dubbio l'ampio consenso scientifico raggiunto sui cambiamenti climatici; altri ancora sostengono che il problema del riscaldamento globale non sarebbe grave.

Le criticità espresse da tali ricercatori sono diverse, nascono a partire dalla diminuzione della temperatura media globale che si è verificata approssimativamente tra il 1940 e il 1976D. Rapp, Assessing Climate Change - Temperatures, Solar Radiation, and Heat Balance, Springer Berlin Heidelberg, 2008, ISBN 978-3-540-76586-8 nonostante continuasse ad aumentare con la stessa costanza la concentrazione di CO2 nell'atmosfera nel medesimo intervallo di tempo, rimarcano l'abbassamento/stasi della temperatura globale osservato nel primo decennio del 2000 rispetto al picco del 1998 e la presunta politicizzazione ed estremizzazione dei documenti conclusivi dell'IPCC ed esprimono perplessità sulla possibilità di stabilire una relazione di causa-effetto tra aumento di CO2 e riscaldamento globale.

In particolare, John Christy e Roy Spencer hanno rilevato negli anni novanta una discrepanza fra le misure di temperatura rilevate al suolo e quelle rilevate dai satelliti artificiali, che non mostravano significative tendenze verso il riscaldamento globale. Diversi anni dopo, queste discrepanze sono state spiegate con errori di misurazione degli strumenti a bordo dei satelliti, dovuti a varie cause tra cui le dinamiche orbitali dei satelliti stessi. Correggendo questi errori sono stati sviluppati nuovi set di dati che non mostrano discrepanze significative con le misure al suolo, ad eccezione della zona dei tropici.

Lo studioso scettico Steve McIntyre ha invece sottolineato che l'anno più caldo nel XX secolo non è stato il 1998 come comunicato dalla NASA, ma il 1934, cosa che porterebbe a dubitare di una tendenza in atto verso il riscaldamento globale. Altri ricercatori hanno però obiettato che il 1934 è stato l'anno più caldo negli Stati Uniti d'America ma non nel resto del mondo, in cui quell'anno non fu eccessivamente caldo. Va considerato che il riscaldamento globale tiene conto delle temperature medie dell'intero pianeta, che tendono ad aumentare; la presenza in passato di qualche anno molto caldo in alcune parti del mondo non può considerarsi un argomento contro il riscaldamento globale.

Alcuni dei ricercatori scettici, pur non negando in linea di principio il riscaldamento globale, rimarcano il ruolo di altri fattori naturali sul clima tra cui il principale sarebbe la variazione dell'attività solare, ma anche l'effetto dei raggi cosmici, che avrebbe un ruolo sulla formazione delle nubi in bassa troposfera e quindi sul mutamento climatico, mentre altri studi scientifici su tale correlazione hanno dato invece esiti negativi (secondo altri ricercatori il contributo dell'attività solare al cambiamento climatico è minoritario rispetto ad altri fattori naturali e soprattutto antropici, mentre l'esperimento CLOUD avvenuto al CERN di Ginevra ha provato a svelare con certezza l'effetto dei raggi cosmici sulla formazione delle nubi, attribuendovi un peso molto minore di quanto ipotizzato).

Viene inoltre messa in dubbio la validità degli attuali modelli climatici utilizzati che non sarebbero in grado di ricostruire efficacemente il clima passato né sarebbero stati in grado di predire la stasi del surriscaldamento del primo decennio del 2000, vuoi anche per la stima della sensitività climatica. Il fisico Antonino Zichichi ha criticato i modelli del clima sotto il profilo matematicoAntonino Zichichi, Il clima non è matematico, Il Giornale, 3 febbraio 2007, ma diversi climatologi hanno espresso il loro dissenso sulle affermazioni di Zichichi.

È tutt'oggi tema di accese discussioni anche la reale entità del riscaldamento e relative cause, dovute al fatto che il clima terrestre non è considerabile come un sistema statico, avendo presentato nella sua storia cambiamenti graduali, ma intensi anche senza l'intervento dell'uomo. Sia ai tempi dell'Impero romano che nel Medioevo le temperature medie sono state leggermente più alte che in altri periodi, dando luogo al periodo caldo romano e al periodo caldo medievale e permettendo la colonizzazione della Groenlandia e la coltivazione estesa di viti nell'Europa del Nord. Entrambi questi periodi sono stati seguiti da periodi di raffreddamento climatico: a Londra il fiume Tamigi gelava tanto da permetterne il passaggio a cavallo e lo svolgimento di mercati natalizi sulla sua superficie ghiacciata. In tale ottica si colloca la cosiddetta controversia della mazza da hockey in merito alla comparazione tra il riscaldamento attuale e l'optimum climatico medioevale.

Tutte queste tesi sono state raccolte in un documentario della CBC. Il matematico e fisico teorico Freeman Dyson, che fin dagli anni 70 teorizzava la necessità di attuare il sequestro del carbonio piantando nuovi alberi in aree enormi,Larry Lohmann, The Dyson Effect - Carbon 'Offset' Forestry and The Privatization of the Atmosphere, luglio 1999 nel 2007 ha invece rivalutato la questione affermando che « [...] l'allarmismo sul riscaldamento globale è fortemente esagerato» dopo aver calcolato che « [...] il problema dell'anidride carbonica nell'atmosfera è un problema di gestione del terreno, non un problema meteorologico». Secondo lo scienziato gli errori commessi sarebbero legati al fatto che nessun modello matematico atmosferico o oceanico è in grado di predire il modo in cui dovrebbe essere gestita la Terra;Freeman Dyson, Many Colored Glass: Reflections on the Place of Life in the Universe, University of Virgina Press, 2007 ISBN 0-8139-2663-7.American Physical Society newsletter, maggio 1999 infine sottolinea che dovrebbero avere maggiore priorità altri problemi globali.