Il museo archeologico di Massa MarittimaIl museo archeologico di Massa Marittima sul sito di Musei di Maremma. è un museo situato nella piazza principale di Massa Marittima, sulla destra della cattedrale di San Cerbone.

Storia Il museo nasce nel 1867 con il nome di Museo Civico di Massa Marittima per volere di Stefano Galli di Modigliana, autore delle Memorie storiche di Massa, di mestiere insegnante e studioso di storia locale, fondato congiuntamente alla biblioteca senza una tipologia ancora individuata specificamente, ospitando al suo interno ogni genere di raccolta d'antiquariato. Inizialmente allestito nel convento di Sant'Agostino, venne successivamente trasferito nell'ex monastero di Santa ChiaraEnrico Lombardi, Massa Marittima e il suo territorio nella storia e nell'arte, Edizioni Cantagalli, Siena, 1985, p. 298. e fu soltanto a partire dal 1875, con la prima donazione effettuata da Gismondo Galli, padre del fondatore del museo Stefano Galli, che il museo ha iniziato ad accogliere manufatti e reperti antichi, provenienti principalmente dai territori di Canino, Orte e Tarquinia, fino a divenire nel corso del tempo un'istituzione autonoma e specializzata in un'unica tipologia. Il museo incrementò i propri pezzi dopo numerose campagne di scavi effettuate a partire dagli anni venti del XX secolo nel territorio delle Colline Metallifere. Si ricordano le ricerche avvenute nelle località dell'Acquarello (1922), Le Tane (1925-1929), a Perolla (1925-1933), a Poggio Castiglioni (1926-1936) e soprattutto quelle nei pressi del Lago dell'Accesa (1922-1936) portate avanti, tra gli altri, dall'archeologo Doro Levi;Andrea Semplici, La Maremma dei musei. Viaggio emozionale nell'arte, la storia, la natura, le tradizioni del territorio grossetano, Edizioni Effigi, Arcidosso, 2012, p. 18. altre campagne furono poi effettuate negli anni successivi alla seconda guerra mondiale, a partire dagli anni cinquanta, con ritrovamenti importanti nelle zone del Puntone di Scarlino (1949-1951), di Montieri (1949-1957), al Frassine (1952) e alla Marsiliana (1955-1958).Lombardi, ibidem.

Nel 1958 il museo viene trasferito nel Palazzo delle Armi di piazza Matteotti, per poi essere nuovamente spostato, nel 1978, in alcune sale di quella che sarà la sua dimora definitiva: il Palazzo del Podestà in piazza Garibaldi. Sono in questi anni che il museo si arricchisce grazie all'acquisizione del suo pezzo più importante, la celebre stele di Vado all'Arancio, donata su intercessione del falegname Sergio Bucci dall'agricoltore Donato Arzilli, il quale l'aveva rinvenuta anni prima nel terreno per poi tenerla nel pollaio della sua fattoria ad affilare il becco delle galline.Semplici, op. cit., pp. 17-18. Di notevole importanza è da considerarsi la campagna di scavi effettuata a partire dal 1980 per conto dell'Università di Firenze nell'area archeologica del Lago dell'Accesa, dove è stato rinvenuto un insediamento etrusco legato principalmente all'attività mineraria che documenta un lungo periodo storico dal IX al VI secolo a.C. con il contributo dell'archeologo Giovannangelo Camporeale.Semplici, op. cit., p. 18.Giovannangelo Camporeale su Sapere.it. Il museo passa così in gestione alla Cooperativa Colline Metallifere e nel 1993 viene completamente riorganizzato arrivando ad occupare tutti i piani del palazzo.

Nel 2004 il museo archeologico di Massa Marittima è iscritto alla rete museale provinciale Musei di Maremma e in quello stesso anno viene allestita una mostra permanente sull'archeospeleologia nel territorio massetano dal titolo L'uomo e le grotte, con tanto di ricostruzioni di grotte preistoriche a dimensione naturale.Roberta Pieraccioli, Guida ai musei di Massa Marittima, Aska Edizioni-Inprogress, Firenze, 2005, p.11. Il 1º dicembre 2011 viene inaugurata un'altra mostra permanente, Il Simposio etrusco. I corredi da banchetto dell'abitato del Lago dell'Accesa, una raccolta di suppellettili, utensili e corredi che allestivano i banchetti della tradizione etrusca.In mostra "Il Simposio Etrusco". A Massa Marittima i corredi da banchetto dell'abitato del Lago dell'Accesa, Il Corriere di Maremma, 29 novembre 2011.

Edificio

Il museo è ospitato dal 1978 nel medievale Palazzo del Podestà, conosciuto anche come Palazzo Pretorio, anche se occupa l'intero edificio solamente dal 1993.

Il palazzo pubblico fu costruito intorno al 1225 per volere dei podestà di Massa Marittima, e successivamente fu residenza dei Commissari, dei Capitani di Giustizia e dei Regi Vicari. Si presenta come un imponente edificio a tre piani (piano terra più due piani superiori); la facciata è decorata da due file di bifore non in asse tra loro al primo e al secondo piano superiore, le prime dai profondi sguanci secondo uno stile lombardoCome individuato dallo storico e critico d'arte Mario Selmi nella sua opera La scultura romanica in Toscana, Firenze, 1928., le seconde con una semplice modanatura. Tutta la facciata è inoltre pittorescamente costellata dagli stemmi dei podestà e dei capitani che si sono succeduti a Massa, oltre che gli stemmi del Comune e di Siena.Enzo Carli, L'arte a Massa Marittima, Siena, 1976, p. 27

Sale espositive Piano terra La visita al museo archeologico inizia dal piano terra dove, superato l'ingresso con la biglietteria e la libreria, si trovano due corridoi dedicati all'archeologia preistorica del territorio massetano. Il primo, sulla destra, illustra i reperti dedicati ai periodi più antichi (paleolitico e mesolitico), mentre il secondo, di fronte alla porta d'ingresso, quelli dei periodi più recenti del passaggio dall'età della pietra all'età dei metalli (neolitico ed eneolitico).

Sezione preistorica: paleolitico e mesolitico Lungo il corridoio che collega le due sale dedicate alla prima parte della sezione preistorica è proposto un calco dello scheletro completo di Oreopithecus bambolii rinvenuto a Baccinello nel 1958 (l'originale è custodito al Museo di storia naturale di Firenze) e un pannello illustra la storia di questo primate scomparso, i cui resti fossili sono stati scoperti per la prima volta nel 1871 dal professor Igino Cocchi presso le miniere di lignite miocenica di Montebamboli, borgata massetana ad ovest della città; il nome stesso, bambolii, gli fu dato proprio in riferimento a Montebamboli dal paleontologo francese Paul Gervais che per primo studiò i suddetti resti. Di fianco all'oreopiteco segue un pannello a colori che illustra sinteticamente le tappe dell'evoluzione umana.

La prima sala del museo è dedicata all'industria litica del Paleolitico superiore, con raccolte di numerosi reperti come grattatoi, bulini, punte, lame a dorso, becchi, raschiatoi, provenienti da tutto il territorio locale. Un pannello illustra al visitatore la campagna archeologica del 1972 condotta nei pressi di Gavorrano, nelle vicinanze della Strada statale 1 Via Aurelia, dove è stato rinvenuto un importante sito preistorico ricco di manufatti riferibili all'industria litica e anche di pochi oggetti d'arte mobiliare in steatite: di questi oggetti in steatite il pezzo sicuramente più importante è un pendaglio di colore grigio oliva scuro, a profilo frontale subellittico, con foro all'estremità più sottile ed entrambe le facce decorate da solcature irregolari. Un'installazione espone ricostruzioni di lance ed altri utensili con oggetti originali del sito di Gavorrano, realizzati da Mario Bartoli. Allo stesso modo, un'altra installazione espone i reperti individuati nel territorio massetano presso l'area di Vado all'Arancio, dove dagli anni settanta in poi sistematiche campagne di scavi condotte dall'archeologa Francesca Minellono hanno riportato alla luce numerosi manufatti, soprattutto quelli legati al cosiddetto "riparo di Vado all'Arancio", una grotta preistorica aperta nel travertino la cui volta è progressivamente crollata sigillando il deposito archeologico. I reperti visionabili infine sono: manufatti litici del paleolitico superiore rinvenuti presso la grotta del Sambuco a Pianizzoli nel 1980; reperti provenienti dal sito di Le Tane, frutto degli scavi effettuati da Doro Levi nel 1939, del paleolitico superiore; elementi che testimoniano una grande occupazione nell'area circostante il riparo di Vado all'Arancio (Valle delle Rigattaie-Podere Riotto); manufatti dell'epipaleolitico e mesolitico provenienti dal Sasso di San Cerbone Massimo Sozzi, L'industria microlitica del Sasso di San Cerbone (Massa Marittima, Grosseto), Studi per l'Ecologia del Quaternario, 13, pp. 25-34.; materiale litico (tra cui bracciali) del paleolitico inferiore dalla località Valmora nei pressi di Cura Nuova; raccolte di utensili del paleolitico medio rinvenuti in località Sant'Eugenia e Santa Paolina (Follonica) e presso il Podere San Lazzaro di Massa Marittima.

Nella seconda sala della sezione è possibile visionare una ricostruzione di grotta ad uso abitativo a dimensione naturale, realizzata in occasione della mostra sulle grotte del 2004. All'interno della grotta, il personaggio maschile è stato scolpito ispirandosi al profilo umano inciso su una lastrina di calcare di Vado all'Arancio, mentre il personaggio femminile è ispirato alla scultura in avorio chiamata Venere di Brassempouy.

Sezione preistorica: neolitico ed eneolitico Prima di giungere nella saletta didattica che costituisce il centro di questa sezione, attraversando uno stretto corridoio si arriva all'installazione contenente il più celebre manufatto e simbolo del museo: la stele di Vado all'Arancio (III millennio a.C.). Subito prima della sala didattica si trova inoltre una seconda ricostruzione di grotta-tipo, questa volta ad uso funerario, esattamente come quella rinvenuta nei pressi di Perolla.

La grande sala didattica, realizzata con il contributo dell'Unione europea e della Regione Toscana, si occupa dell'archeospeleologia, disciplina scientifica che unisce le competenze dell'archeologo con quelle del geologo e dello speleologo. Alcuni pannelli illustrano la storia della disciplina con i particolari risultati positivi di Massa Marittima, fornendo informazioni sulle grotte preistoriche sparse per il territorio massetano e mostrando direttamente al visitatore gli strumenti e le attrezzature utili per lo svolgimento delle ricerche. Numerose installazioni espongono i ritrovamenti neolitici di molte grotte del territorio, molte di esse usate dall'uomo durante l'eneolitico come luogo di sepoltura, permettendo quindi di riportare alla luce ossa di individui di ogni sesso ed età, oltre che arredi funebri come collane, pugnali in rame, punte di freccia e ceramiche.

Grotta Prato, scavata dall'Università di Pisa tra il 1979 e il 1980, conteneva i resti di novanta individui la cui età media oscillava tra i venti e venticinque anni; Grotta del Somaro, scavata dall'Università di Pisa tra il 1979 e il 1980, era utilizzata come grotta sepolcrale durante l'età del bronzo antico; Grotta della Spinosa, situata lungo il corso del torrente Gavosa nei pressi della borgata di Perolla, ospitava i resti di numerosi individui di ogni età e fu utilizzata a scopo funerario tra la fine del III e l'inizio del IV millennio a.C..