Lo sfruttamento dellenergia nucleare in Germania ha avuto luogo tra il 1962 e il 2023.

Nel 2011 tale fonte generò il 17,8% dell'energia elettrica prodotta in totale nel Paese,IAEA - PRIS database - Nuclear Power Plant Information - Nuclear Share in Electricity Generation. con 8 centrali nucleari che disponevano complessivamente di 9 reattori operativi e 4 dismessi.

La Germania ha abbandonato la produzione di energia elettrica da fonte nucleare il 15 aprile 2023.

Storia Tutti e 17 i reattori tedeschi sono stati costruiti dalla Siemens-KWU; un ulteriore reattore, quello di Mülheim-Kärlich, ha operato solo per pochi mesi fino al 1988 a causa di dispute per la licenza, e non è stato più riavviato. La responsabilità per la costruzione ed il funzionamento degli impianti nucleari è condiviso pariteticamente dai Land e dal governo centrale, che conferisce qualcosa di simile ad un potere di veto per entrambi.

Nel 2000 la Commissione europea ha approvato la fusione delle compagnie elettriche Veba e Viag, per formare la E.ON, WNA - Nuclear Power in Germany Pagina aggiornata alla versione di luglio 2011.

Dopo la riunificazione tedesca tutti i reattori di progettazione russa furono smantellati, poiché non aggiornabili agli standard di sicurezza europei.

Lo sviluppo iniziale

Gli anni '80

Il sostegno all'energia nucleare era molto forte negli anni 1970 a causa della crisi energetica (1973 e 1979), che dava un'alta percezione della vulnerabilità dell'approvvigionamento energetico tedesco, tuttavia questa politica energetica vacillò in Germania Ovest, a causa della forte opposizione di Alleanza 90/I Verdi e della socialdemocrazia e poi, ancor di più e su tutto il territorio, a seguito del Disastro di Černobyl'.

Al 1983 gli impianti nucleari attivi nella Germania Ovest erano 14 e la loro potenza installata raggiungeva i 9.000 MW. Il programma nucleare allora prevedeva la costruzione di altre 9 centrali.

L' iniziò a produrre nel 1989, questo fu dovuto soprattutto al cambiamento di indirizzo dell'SPD, che mentre nel 1979 propendeva per questa fonte energetica, nel 1986 affermava che si doveva abbandonare entro 10 anni.

Nel 1969 la Siemens e la AEG fondono le loro attività nucleari formando la KWU, che inizia a sviluppare reattori di tipo PWR, culminati alla fine nello standard KONVOI, realizzato in tre esemplari completati (i 6 precedenti reattori erano però molto similari).

Il phase-out e gli anni 2000

L'effetto più immediato di questo indirizzo fu l'abbandono di tutto il settore di ricerca dei reattori HTR e FBR, localizzato principalmente nella Renania Settentrionale-Vestfalia, governata dall'SPD; il governo federale della CDU, mantenne però il supporto alla ricerca fino alla sconfitta elettorale del 1998. Nel 1998 un governo di coalizione formato da SPD e Verdi, ha deciso una graduale eliminazione del nucleare dal mix energetico tedesco. La contrattazione verteva soprattutto sulle licenze di funzionamento degli impianti, questi avevano infatti licenze di utilizzo illimitate con forti garanzie giuridiche, in caso di mancato accordo i Verdi minacciavano una riduzione unilaterale delle licenze senza compensazioni economiche.

L'accordo di funzionamento al 2022

Nel giugno 2000 fu poi annunciato il compromesso per il funzionamento: gli impianti avevano un limite di funzionamento in base all'energia erogata, pari a 2.623 TWh per tutti i reattori, pari quindi ad una vita media di 32 anni (contro i 35 richiesti dalle società elettriche). Due elementi chiave sono stati l'impegno da parte del governo di rispettare i diritti delle varie compagnie elettriche di far funzionare i rispettivi impianti, e la garanzia che il decommissioning e lo smaltimento dei rifiuti sarebbe stato esente da influenze politiche. Altri elementi dell'accordo erano l'impegno da parte del governo di non introdurre unilateralmente misure economiche e fiscali, un riconoscimento da parte del governo degli elevati standard di sicurezza degli impianti e la garanzia di non eroderli, la ripresa dei trasporti di combustibile esausto per riprocessamento in Francia e Regno Unito per 5 anni o fino allo scadere dei contratti già acquisiti, ed il mantenere i due progetti di depositi geologici (Gorleben e Konrad).

Nel giugno 2001 i capi del governo di coalizione rosso-verde e le principali 4 compagnie energetiche hanno siglato l'accordo finale. I due reattori di Stade ed Obringhen sono stati chiusi rispettivamente nel 2003 e nel 2005, mentre l'impianto non operativo di Mülheim-Kärlich è stato messo in decommissioning dal 2003. È stata poi inoltre vietata per il momento la costruzione di nuovi impianti e ha introdotto il principio di stoccaggio nei siti del combustibile esaurito. L'accordo è stato un pragmatico compromesso che limitava l'ingerenza politica, ma dando un periodo di tempo abbastanza lungo per la formulazione di una nuova politica di indipendenza energetica, visto che la "fornitura di energia affidabile ed economica deve rimanere una componente importante della politica economica tedesca". Alcune speculazioni sul futuro della fonte energetica sono state per una futura modificazione della legislazione vigente, i leader di opposizione nel parlamento hanno detto che avrebbero ribaltato questa decisione appena potuto. Un elemento importante nelle discussioni era una legge fatta nel 1999-2000 su una tassa da 50 miliardi DM a carico dei consumatori di energia elettrica per il trattamento dei rifiuti, il decommissioning ed il nuovo utilizzo di vecchie miniere di lignite; nel 1999 gli industriali hanno fatto notare che sarebbe stato "in palese violazione dei diritti costituzionali ed i principi giuridici", con l'esaurimento della tassa, verranno lasciati circa 25 miliardi DM a carico delle future generazioni. In ogni caso, a fronte di un duro attacco a queste decisioni, la tassa fu approvata l'ultimo giorno in cui la coalizione ebbe la maggioranza.

Ad alimentare la disputa all'interno della grande coalizione, ci fu una relazione del 2007 della Deutsche Bank che avvertiva: del mancato raggiungimento da parte della Germania degli obiettivi di emissione di CO2 di un ampio margine, di un aumento dei prezzi dell'energia, di maggiori rischi di black out e l'aumento della dipendenza del paese dalle importazioni di gas naturale russo a causa della politica energetica vigente. A causa della normativa vigente, 4 grandi reattori per quasi 4GW di potenza potevano essere chiusi già entro la fine del 2009, in virtù di ciò il ministero dell'economia e le società elettriche chiesero una urgente revisione della politica energetica; era stato infatti calcolato che a causa della chiusura entro il 2022 del parco nucleare, sarebbe occorsa nuova potenza per un totale di circa 42 GW complessivi da costruire entro quella data. Le varie compagnie elettriche hanno quindi cercato di prolungare la vita operativa dei reattori, da un iniziale funzionamento di 40 anni (dai 32 di media), a cercare di portare singolarmente ogni reattore a 60 anni, come negli Stati Uniti.

Nel frattempo la Germania spende circa 2.5 miliardi € per sovvenzionare le sue miniere di carbone e produrre il 55% del suo fabbisogno elettrico a fronte del 27% nucleare senza sussidio. La lignite produce circa 1.25t/MWh di CO2. Gli accordi derivanti dal Protocollo di Kyoto, il paese si è impegnato a ridurre del 21% le emissioni La IEA ha avvertito che la decisione della Germania di eliminare progressivamente il nucleare avrebbe "senza dubbio" limitato il suo pieno potenziale per ridurre le emissioni, esortando poi il governo tedesco a riprendere in considerazione la sua decisione alla luce delle "conseguenze negative".

Se la Germania dovesse procedere con il suo phase-out e mantenere la sua politica di riduzione delle emissioni, intorno al 2020 avrebbe bisogno di importare circa 25.000 MW di carico di base dai paesi confinanti. Sono già esistenti significative interconnessioni con la Francia, i Paesi Bassi, il Belgio, la Danimarca, la Polonia, la Repubblica Ceca e la Svizzera, un collegamento diretto con l'Oblast' di Kaliningrad a causa del nuovo impianto nucleare è molto probabile. A causa dell'aumento di capacità nucleare nei paesi vicini (soprattutto in Francia), potrebbe supplire facilmente nel 2020 a questa capacità. Questo renderebbe il paese più o meno nelle stesse condizioni dell'Italia, cioè un paese fortemente dipendente dalle importazioni estere (per lo più nucleari).

Una legge sulle fonti d'energia rinnovabili ha istituito un'imposta a favore dell'energia rinnovabile. Sostenendo che la tutela del clima è un tema centrale della sua politica, il governo tedesco ha annunciato l'obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica del 25% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2005. Nel 1998 in Germania l'uso di energie rinnovabili ha raggiunto la quota di 284 PJ del fabbisogno energetico primario, che equivale al 5% della domanda elettrica totale. Il governo tedesco vuole raggiungere il 10% entro il 2010.

Gli attivisti antinucleari criticano l'accordo: pensano che esso sia una garanzia sul funzionamento piuttosto che un'uscita dall'energia nucleare. Inoltre hanno contestato la scadenza del piano ritenendola troppo estesa ed hanno criticato il fatto che il divieto di costruzione di nuove centrali nucleari di uso commerciale usate non si sia applicato agli impianti per scopi scientifici: alcuni di questi sono stati messi in funzione (per esempio München II). Inoltre non è stato applicato un divieto agli impianti per l'arricchimento dell'uranio e alla stazione di arricchimento di Gronau in seguito è stato esteso il permesso di funzionamento. Successivamente, il riprocessamento del combustibile nucleare non è stato vietato con effetto immediato, ma permesso fino a metà 2005.

Gli attivisti antinucleari hanno contestato il governo tedesco, che ha sostenuto l'energia nucleare fornendo le garanzie finanziarie per i produttori di energia. Inoltre è stato precisato che non esistono, , programmi per il deposito finale delle scorie radioattive. Quest'ultimo punto non è stato dal ministro dell'ambiente, della conservazione della natura e della sicurezza nucleare.

L'estensione della vita operativa al 2035

La nuova coalizione di governo eletta nel 2009, formata da CDU e FDP, si è impegnata a rescindere il phase-out, a causa dei termini finanziari di negoziazione questo ha richiesto circa 1 anno di trattative. Se i reattori avessero avuto una proroga di funzionamento da 32 a 60 anni, le società elettriche avrebbero raccolto un utile lordo pari a circa 100 miliardi €, il governo tedesco si è quindi premurato di incamerare circa metà di questi utili, che equivalgono a molto di più delle entrate fiscali extra.

Nel settembre 2010 è stato raggiunto il nuovo accordo, questo prevedeva una licenza aggiuntiva di funzionamento di 8 anni (rispetto a quanto precedentemente concordato) per i reattori costruiti entro il 1980, e 14 anni per i reattori post-1980. Come controparte dell'accordo è stata decisa una tassa di 145€/g per il combustibile nucleare usatoquindi il combustibile effettivamente "bruciato" nel reattore per un periodo di 6 anni, ottenendo quindi 2.3 miliardi € all'anno (circa 1.6c€/kWh); il pagamento di un contributo per sovvenzionare le energie rinnovabili pari a 300 milioni nel 2011 e nel 2012 e di 200 milioni per il periodo 2013-16, ed una tassa di 0.9c€/kWh a seguire. Questo contributo però sarebbe diminuito (singolarmente per ogni impianto) se i costi di aggiornamento o manutenzione fossero costati oltre 500 milioni. Alla fine di ottobre queste misure sono state ratificate dal Bundestag, ratificato poi dal Bundesrat a novembre.

Conseguenze di Fukushima