L'ascesa di Settimio Severo costituisce uno spartiacque nella storia romana; è considerato infatti l'iniziatore del dominato in cui l'imperatore non è più un gestore dell'impero per conto del Senato, come durante il principato, ma è unico e vero dominus, che trae forza dall'investitura militare delle legioni (anche se anticipazioni di questa tendenza si erano avute durante la guerra civile seguita alla morte di Nerone).
Egli fu inoltre iniziatore di un nuovo culto che si incentrava sulla figura dell'imperatore, ponendo le basi per una sorta di "monarchia sacra" mutuata dall'Oriente ellenistico. Adottò infatti il titolo di dominus ac deus, che andò a sostituire quello di princeps, che sottintendeva una condivisione del potere col Senato.Franco Cardini e Marina Montesano, Storia medievale, Firenze, Le Monnier Università, 2006, p. 24
Biografia Origini familiari e carriera politica
Lucio Settimio Severo nacque a Leptis Magna, un'antica e florida città dell'Africa Proconsolare, sita a circa 130 km a est di Oea (l'odierna Tripoli, in Libia), l'11 aprile del 146 da un'abbiente e distinta famiglia appartenente all'ordine equestre. Il padre, Publio Settimio Geta, proveniva da una ricca famiglia leptitana di origini miste puniche e berbereBirley, Septimius Severus, p. 220Birley (1999), pp. 212–213., ma ormai in possesso della cittadinanza romana da diverse generazioni, mentre la madre, Fulvia Pia, apparteneva alla gens Fulvia, un'illustre famiglia romana originaria di TusculumAdam, Alexander, Classical biography,Google eBook , p.182: FULVIUS, the name of a "gens" which originally came from Tusculum (Cic. Planc. 8)..
Benché il padre non avesse mai ricoperto cariche politiche o comunque ruoli rilevanti in seno all'amministrazione romana, Severo aveva però due zii paterni, Publio Settimio Apro e Gaio Settimio Severo, che avevano servito come consules suffecti, rispettivamente nel 153 e nel 160, sotto il principato di Antonino PioBirley, Septimius Severus, pp. 214, 219, e fu proprio grazie ai buoni uffici di suo zio Gaio Settimio che, quando giunse a Roma all'età di 18 anni (attorno al 162), fu ammesso nell'ordine senatorio.
Secondo Eutropio, tra i suoi primi incarichi vi fu la professione di avvocato del fiscus,Eutropio, Breviarium, VIII, 18 dopodiché scalò la gerarchia amministrativa dell'impero diventando tribuno militare, questore in Sardegna (170-171)., legato proconsolare in Africa nel 174, tribuno della plebe (176), propretore in Spagna (178), governatore della Gallia Lugdunense (187) e della Sicilia (189).
Severo sposò la nobildonna di origine siriaca Giulia Domna. Domna, sorella di Giulia Mesa e figlia del nobile siro-romano Giulio Bassiano, un arameo che ricopriva la carica di gran sacerdote della divinità solare El-Gabal, più giovane di Severo di circa 24 anni, essendo nata a Emesa (l'attuale Homs, in Siria) intorno al 170. Tra il 185 e il 187, la notizia di un oroscopo, che presagiva a Giulia Domna un futuro sposo regale, spinse Settimio Severo, al tempo proconsole della Gallia Lugdunensis, a chiederla in moglie. Dal matrimonio nacquero due figli maschi, Lucio Settimio Bassiano (divenuto poi, dal 195, Marco Aurelio Antonino), soprannominato Caracalla), e Publio Settimio Geta.
Ascesa al trono
Nel 190 ebbe il consolato e dal 191 resse per Commodo il governatorato della Pannonia superiore. Dopo l'assassinio di Commodo, il Senato tentò di salvare la dinastia antonina con la nomina di Pertinace nel 193, appoggiato inizialmente anche dai pretoriani.. Il regno di Pertinace, che Severo appoggiò, giunse al termine dopo pochi mesi a seguito di una serie di congiure da parte dei pretoriani, da cui venne ucciso, nonostante avesse adottato provvedimenti atti a compiacere loro e il Senato. Il trono era rimasto senza nessun ovvio successore; i due contendenti furono Tito Flavio Sulpiciano, suocero di Pertinace, e l'anziano senatore Didio Giuliano.. Per ottenere l'appoggio dei pretoriani i due cominciarono a offrire donativi a gara, con un'offerta di 25 000 sesterzi a testa vinse Didio Giuliano che venne immediatamente eletto dal Senato, tuttavia non godeva dell'appoggio di diverse legioni dell'esercito, che non accettavano un nuovo imperatore che aveva comprato il favore dei pretoriani. Le legioni della Pannonia reagirono proclamando imperatore Settimio Severo a Carnuntum, sede del governo e del comando militare.
Severo, affermando la volontà di vendicare la morte dell'imperatore, si affrettò a scendere in Italia per punire i pretoriani e prendere possesso di Roma senza opposizioni.Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio, II, 9, 8 Il Senato reagì proponendo la figura di Didio Giuliano come unico vero Cesare (che si affrettò a dichiarare nemico pubblico Settimio Severo), mentre le legioni di Siria proclamarono Pescennio Nigro. e quelle della Britannia scelsero Clodio Albino (che in un primo tempo ottenne il titolo di Cesare, venendo legittimato da Settimio), sostenuto da Sulpiciano. Settimio Severo si liberò del tutto dei tre rivali tra il 193 e il 197: dopo l'omicidio di Giuliano da parte dei pretoriani, sconfisse e uccise Pescennio Nigro presso Isso nel 194., infine il suo esercito entrò nel 197 a Lione e Clodio Albino si uccise in seguito a una sanguinosa guerra.. Nel 195, cercando di legittimare il proprio potere ricollegandosi alla dinastia di Marco Aurelio e in aperta contrapposizione con il Senato, riabilitò la memoria di Commodo, ordinando che ne fosse decretata l'apoteosi. Nella titolatura imperiale Severo si proclamò figlio di Marco Aurelio e fratello di Commodo, come se vi fosse stata una regolare adozione, assumendo anche il prenomen di Pertinace e quelli degli Antonini e degli imperatori adottivi (imperatore Cesare, figlio del divo Marco Antonino Pio Germanico Sarmatico, fratello del divo Commodo, nipote del divo Antonino Pio, discendente del divo Traiano Partico, discendente del divo Nerva, Lucio Settimio Severo Pio Pertinace Augusto").R.Remondon, La crisi dell'impero romano. Da Marco Aurelio ad Anastasio, p.59.
Regno (193-211) Politica interna
Severo, una volta divenuto imperatore, avviò importanti riforme militari che toccarono numerosi aspetti dell'esercito romano e che costituirono le basi del successivo sistema fondato sugli imperatori militari del III secolo. Creò la prima forma di autocrazia militare, togliendo potere al Senato dopo averne messo a morte numerosi membriE. Horst, Costantino il grande, Milano 1987, p. 20.. Temendo, inoltre, congiure contro la sua persona o quella dei suoi figli, fece giustiziare il suo stesso consuocero, Gaio Fulvio Plauziano che in qualità di prefetto del pretorio appariva ai suoi occhi come una potenziale minaccia.. Il figlio Caracalla venne proclamato imperatore designato.
Utilizzò i proventi della vendita delle terre confiscate agli avversari politici per creare un fondo imperiale privato, il fiscus, distinto dallaerarium, la cassa dello Stato. Appena giunto a Roma avviò l'epurazione della guardia pretoriana, che dopo due secoli di dominio dell'influenza italica (allora reclutata per lo più in Italia e in piccola parte nelle province più romanizzate), fu smantellata e riorganizzata con quadri e organici a lui fedeli, tratti dal contingente danubiano. Da allora in poi l'accesso alla Guardia Pretoriana, un tempo avente un prerequisito geografico e culturale, sarebbe stata appannaggio dei soldati più battaglieri, quelli dell'Illirico nel III secolo.
Persecuzioni contro i cristiani Il regno di Settimio Severo fornisce un interessante esempio dei metodi di persecuzione dei cristiani. Precedentemente, stando alla Historia Augusta, si era pensato a un espresso divieto di proselitismo rivolto a ebrei e cristiani, ritenendosi questo il contenuto del presunto editto severiano, la cui effettiva esistenza è di per sé stessa dubbia.Historia Augusta, Severus, XVII, 1 Settimio Severo non promulgò nuovi provvedimenti contro i cristiani, ma consentì l'applicazione di vecchie leggi (i rescripta di Traiano e Adriano). Non sono dimostrate persecuzioni sistematiche, ma anzi ci sono prove che l'imperatore in molte occasioni proteggesse i cristiani dall'accanimento popolare, come sembra testimoniare Tertulliano nellAd Scapulam. Potrebbe però aver emanato un editto in cui si dichiarava punibile la conversione all'ebraismo e al cristianesimo..
In generale si può dire che i cristiani continuarono a vivere un periodo di bonam et largam pacem come scrive Tertulliano,Tert., De Corona, I, 5 se si escludono alcuni episodi locali, come in Africa, di persecuzioni che andrebbero interpretate alla luce di un dissenso politico (più che religioso), mentre lo stesso imperatore non appariva turbato dal fenomeno cristiano, né vi ravvisava un fattore di pericolo. D'altro lato, singoli funzionari si sentivano autorizzati dalla legge a procedere con rigore verso i cristiani. Naturalmente l'imperatore, a stretto rigore di legge, non ostacolava qualche persecuzione limitata, che avesse luogo in Egitto, in Tebaide o nei proconsolati di Africa e Oriente. I martiri cristiani furono numerosi ad Alessandria, sotto la prefettura di Leto e del suo successore Sebaziano AquilaClemente di Alessandria, Stromata, ii. 20; Eusebio, Storia della Chiesa, V, 26; VI, 1..
Non meno dure furono le persecuzioni in Africa, che sembra avessero inizio nel 197 o 198, come testimoniato nellAd Martyras di Tertulliano, alle cui vittime ci si riferisce nel martirologio cristiano come ai martiri di Madaura. Probabilmente nel 202 o 203 caddero Felicita e Perpetua. La persecuzione infuriò ancora, per breve tempo, sotto il proconsole Scapula nel 211, specialmente in Numidia e Mauritania. Nei tempi successivi sono leggendarie le persecuzioni in Gallia, specialmente a Lione. In generale, si può dire che la posizione dei cristiani sotto Settimio Severo fu la stessa che sotto gli Antonini; ma la disposizione di questo imperatore almeno mostra chiaramente che Traiano aveva mancato i suoi obiettivi.
Riforma dell'esercito
Settimio Severo mise subito in atto una serie di riforme e modifiche al precedente ordinamento militare, confermando quel processo di provincializzazione delle milizie e emersione dei ceti dirigenti locali dell'impero già cominciato con Marco Aurelio (e con alcune premesse in epoca traianea): Aumentò il numero delle legioni romane a 33, con la costituzione di ben tre unità, in vista delle campagne partiche: la legio I, II e III Parthica. L'esercito ora poteva contare su 442 000 armatiGiorgio Ruffolo, Quando l'Italia era una superpotenza, Einaudi, 2004, pp.85 e 135 complessivamente. Un numero comunque esiguo se si pensa che dovevano presidiare circa 9 000 chilometri di confine, controllare e difendere i 70 milioni di abitanti dell'Impero.Giorgio Ruffolo, Quando l'Italia era una superpotenza, Einaudi, 2004, pp. 85 e 135. Venne costituita per la prima volta una riserva strategica in prossimità di Roma, nei Castra Albana, dove fu alloggiata un'intera legione, la II Parthica.Franco Cardini e Marina Montesano, op. cit., ivi. Favorì i legionari in vari modi, aumentando loro la paga e riconoscendo loro il diritto di sposarsi durante il servizio,L. Keppie, The Making of the Roman Army, from Republic to Empire, 1984, p. 148. oltre a consentire di abitare con la propria famiglia fuori del campo (canabae). Tale riforma comportò una "regionalizzazione" delle legioni, che in questo modo si legarono non solo al loro comandante, ma anche a un territorio ben preciso. Promosse anche l'ammissione dei figli dei centurioni nella carriera senatoria. Operò una serie di altre concessioni, tese a migliorare la condizione dei soldati, tra le quali l'istituzione dell'annona militare, il miglioramento del rancio, la possibilità per i graduati di riunirsi in scholae (sorte di associazioni, di collegia), riconoscendo inoltre segni di distinzione particolari: la veste bianca per i centurioni (che Gallieno avrebbe esteso a tutti i soldati) e l'anello d'oro per i principales.