Per diritto, in genere, si intende l'insieme delle norme giuridiche che regolano i comportamenti all'interno di una società, stabilendo diritti, obblighi e sanzioni per coloro che non le rispettano. Tuttavia, una definizione precisa e universalmente accettata non esiste ed è oggetto di un dibattito di lunga data. Il diritto si manifesta attraverso atti normativi (come costituzioni, leggi, consuetudini), ed è applicato da istituzioni competenti preposte.
Storia
Età antica
Non è possibile stabilire quando il diritto abbia avuto origine, tuttavia è certo che fin dalla preistoria, le società si reggevano su regole non scritte, basate su tabù e religione, per proteggere beni fondamentali. Con l'avvento dell'agricoltura e del commercio, le norme divennero più articolate. Nel Vicino Oriente antico, l'introduzione della scrittura rese possibile fissare per iscritto le leggi.. Tra le prime testimonianze vi sono le norme di Lagash (XXIV-XXIII secolo a.C.) e il codice di Ur-Nammu (circa 2100 a.C.). Il più noto è però il codice di Hammurabi, elaborato nell'antica Babilonia intorno al XVIII secolo a.C., presentava un sistema giuridico strutturato..
Nell'antico Egitto, il diritto si basava su consuetudini e buon senso. Maat era il concetto di ordine, giustizia e verità che reggeva il cosmo e la società ed era personificata da una dea. Il faraone era il giudice supremo ma nella pratica le cause erano affidate al Visir o ai Kenebet locali. Le donne avevano ampia autonomia giuridica... Nel popolo ebraico, la fonte prima del diritto è la Torà, i primi cinque libri della Bibbia, scritta tra il X e il V secolo a.C. Accanto alla Torà scritta, vi fu anche una sua interpretazione orale che intorno al I secolo venne sistematizzata e messa per iscritto nella Mishnà, al fine di preservare la tradizione nella diaspora.. Tra il III e il VI secolo venne redatto il Talmud, una raccolta dei commenti e discussioni rabbiniche sulla Mishnà, che ancora oggi rappresenta la base del diritto ebraico e il pilastro dell'ebraismo rabbinico..
Il diritto cinese nasce con la dinastia Shang, legato a sacralità e autorità. Dal VI secolo a.C. emergono testi giuridici. Il confucianesimo privilegia i riti; il legismo, la legge scritta. La dinastia Qin applicò un sistema misto... In Giappone, il diritto fu a lungo consuetudinario e orale, basato su vendetta privata e compensazione, con influenze shintoiste.Solo nel VII secolo, con l’adozione della scrittura cinese, nacque un sistema giuridico scritto e centralizzato con profonde influenze cinesi. Questo venne codificato nel codice Taihō (701), che istituì il sistema Ritsuryō... In Corea, il diritto era penale, ispirato a legalismo e confucianesimo; il primo codice noto è lo Yul-lyoung (373).. In India, il diritto si fonda sul dharma. I Dharmasutra (VI-II secolo a.C.) e i Dharmaśāstra dettarono norme religiose e civili. Il Codice di Manu fu il testo giuridico più influente..
Il diritto greco antico nacque nel frastagliato sistema delle poleis. Le prime leggi scritte apparvero a partire dal VII secolo a.C. mentre le codificazioni più famose sono quelle di Dracone e Solone. In Grecia non vi furono professionisti del diritto e la giustizia era amministra da assemblee popolari come nel sistema giuridico ateniese. La filosofia greca non si occupò direttamente del diritto ma fornì basi etiche... Il diritto romano fu il primo a svilupparsi come scienza giuridica con professionisti dedicati e specializzati. Dal 450 a.C. con le leggi delle XII tavole si avvia una produzione normativa articolata: leggi, senatoconsulti, costituzioni imperiali, editti e responsa dei giuristi. Due i sistemi principali: ius civile e ius honorarium, quest'ultimo frutto del lavoro dei pretori... I giuristi furono capaci di sviluppare concetti chiave come proprietà, cittadinanza, diritto di famiglia, obbligazioni, successioni, che ancora oggi plasmano il diritto contemporanea...
Medioevo
Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, tradizionalmente fissata nel 476, e con il successivo assestamento dei regni romano-germanici in Europa si andò verso un ordinamento caratterizzato dalla personalità del diritto: alle popolazioni latine assoggettate venne concesso di mantenere l'antico diritto romano, mentre i rapporti interni alla comunità dei dominatori barbari erano regolati con il proprio diritto. Sebbene il diritto germanico fosse perlopiù di tipo consuetudinario e trasmesso oralmente, non mancarono alcuni regnanti che vollero raccogliere la tradizione giuridica del proprio popolo per iscritto; tuttavia tali raccolte non avevano, né volevano avere, un carattere universale, occupandosi prevalentemente di diritto penale e famigliare, lasciando ampio spazio alle antiche consuetudini per gli argomenti non trattati.
La mancanza di un potere centrale intenzionato a disporre del monopolio sulla produzione giuridica fu uno degli aspetti che più influenzarono tutta la storia del diritto del Medioevo. Tra le più importanti raccolte di diritto dell'Alto Medioevo si possono citare la Lex Burgundionum fatta redigere da Gundobado agli inizi del VI secolo, lEdictum del monarca dei Goti Teodorico il Grande, l'Editto di Rotari promulgato dal re longobardo Rotari nel 643 e i vari capitolari emanati dai sovrani franchi. Menzione a parte meritano le regole monastiche, una delle forme più caratteristiche della produzione giuridica alto-medievale.
Nel frattempo, il diritto romano sopravvisse ad Oriente nell'Impero bizantino. Nel 529, l'imperatore Giustiniano, nell’ambito della Restauratio Imperii, incaricò Triboniano di riorganizzare il diritto sistemando tutto il materiale di diritto romano a disposizione. Il risultato fu il Corpus iuris civilis, completato in circa cinque anni, composto da quattro parti: le Istitutiones, manuale per studenti; il Digesto, raccolta di brani giuridici; il Codex, con costituzioni imperiali da Adriano a Giustiniano; e le Novellae Constitutiones, leggi posteriori al Codex... Il corpus iuris civilis sarà poi fondamentale per lo sviluppo di tutto il diritto medievale e la sua influenza continuerà fino all'età contemporanea..
Dopo l'anno mille l'Europa sperimentò un periodo di rinascita culturale ed economica. Per rispondere alle nuove esigenze di una società sempre più complessa, si assistette a una riscoperta del diritto romano, antico ma tecnicamente sofisticato. I testi raccolti nel Corpus iuris civilis furono ricostruiti e studiati dalla scuola dei glossatori, iniziata da Irnerio a Bologna intorno agli inizi del XII secolo. Da qui iniziò ad affermarsi sempre di più un ceto di dotti giuristi formatisi in scuole di diritto, che daranno origine alle università medievali e alla elaborazione di un nuovo sistema giuridico, il diritto comune, destinato a diffondersi in tutta Europa. Tra le figure più significative del nuovo sistema figurava il notaio, dalle cui attività emersero importanti istituti giuridici, talvolta ripresi dal diritto romano ma altre volte frutto di elaborazioni autonome, per regolare i molteplici aspetti della vita pratica: commerci, navigazione, organizzazione dei liberi comuni, ecc.
Notevole fu lo sviluppo del diritto canonico realizzato attraverso le raccolte di fonti e la produzione di glosse, tra cui il celebre Decretum Gratiani della metà del XII secolo. Il sistema di "diritto comune", in latino ius commune, si trovò a convivere, e talvolta a scontrarsi, con il diritto prodotto dalle autorità, lo ius proprium, tuttavia «lasciando al giurista il compito di elaborare un impianto di fondo che desse una coerenza unitaria a tale molteplicità». Solo con l'età moderna e l'affermazione degli stati nazionali l'autorità centrale acquisterà il pieno controllo della produzione e amministrazione del diritto, ponendo fine all'esperienza del diritto medievale e dando inizio a quello moderno.
Età moderna
Con l'affermarsi dell'Umanesimo rinascimentale nel XV secolo in Europa andò a rivoluzionarsi l'approccio agli antichi testi legislativi ora sottoposti a un'analisi filologicamente rigorosa, come fecero in particolare i giuristi della "scuola culta". Nel corso del secolo seguente lo Stato assoluto si impadronì del mondo giuridico per mezzo delle sue leggi, dei suoi funzionari e dei suoi tribunali, relegando a un ruolo di secondo piano la giurisprudenza dei dottori che aveva plasmato il diritto medievale. Ma fu anche l'invenzione della stampa a caratteri mobili a mutare radicalmente il contesto rispetto al passato. Grazie a essa in breve tempo in Europa iniziò a circolare una mole di pubblicazioni di diritto, spesso afflitte da contraddizioni, tale da causare l'instaurarsi di una sostanziale incertezza nell'applicazione della giustizia. Nel frattempo, l'Impero ottomano estendeva il proprio dominio sul mondo islamico sunnita, sviluppando un sistema giuridico duale: la sharia, basata su fonti religiose, e il qanun, diritto secolare emanato dai sovrani. Le minoranze religiose godevano di autonomia, ma spesso ricorrevano ai tribunali islamici. I giudici (qadi), formati nelle scuole imperiali, applicavano norme religiose e usanze locali. Il sultano Solimano il Magnifico (1494-1566) codificò organicamente il diritto, guadagnandosi il titolo di "Legislatore".
Se il Cinquecento fu un secolo di spaccatura con il passato, nel Seicento si assistette allo sviluppo di diverse branche del diritto, come il diritto commerciale e il diritto penale, e l'elaborazione di nuove teorie. Tra queste grande fortuna ebbe il giusnaturalismo moderno in cui si rielaborarono i concetti classici del diritto naturale in chiave razionalistica e umanistica spesso con il fine di spiegare e giustificare l'autorità conferita al sovrano. Diverse furono le risposte dei filosofi e giuristi del tempo, tra i quali quelle di Grozio, Hobbes, Locke e Pufendorf, ma praticamente tutte introdussero il concetto di "contratto sociale". Negli stessi anni Christian Thomasius e Gottfried Wilhelm von Leibniz anticiparono con il loro pensiero molte delle teorie che caratterizzeranno il secolo successivo. Il Seicento vide anche la Rivoluzione inglese che portò l'Inghilterra a virare da Stato assoluto a Stato costituzionale; contemporaneamente continuò lo sviluppo del common law soprattutto nel campo del diritto commerciale.
La crisi del diritto comune, accusato di essere fonte di incertezza e legato al feudalesimo, fu uno degli argomenti maggiormente trattati dagli illuministi, un movimento diffusosi nel XVIII secolo fautore della razionalità e critico dell'"Ancien Régime". Ludovico Antonio Muratori fu uno dei primi a muovere contestazioni al diritto del tempo, seppur proponendo riforme contenute; più radicali furono le posizioni di Voltaire, Pietro e Alessandro Verri o di Montesquieu, quest'ultimo tra i fondatori della separazione dei poteri. Grande successo ebbe il saggio Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria (1764) in cui propose una formulazione moderna del principio di legalità. Le nuove idee influenzarono alcuni sovrani europei (dispotismo illuminato) che le adottarono almeno parzialmente. Fu il caso di Maria Teresa e del figlio Giuseppe II che promossero riforme in Austria e un codice, o di Federico II di Prussia che tentò un riordino del diritto secondo i principi del giusnaturalismo moderno. Impresa innovativa fu il Codice leopoldino emanato nel Granducato di Toscana nel 1786 da Leopoldo II d'Asburgo-Lorena con cui per la prima volta si aboliva la pena di morte.