Ritenuto uno dei migliori difensori italiani di sempre,. è stato uno dei massimi interpreti del ruolo negli anni 1980 e 1990. Dopo gli esordi nella in Serie D, militò per un quinquennio nel , con cui vinse un campionato di Serie C1 (1978-1979) e uno di B (1979-1980), debuttando quindi nella massima serie. Acquistato dalla , fu girato in prestito prima alla e poi alla , con cui vinse il suo primo scudetto nella stagione 1982-1983. Rientrato a Genova, divenne una bandiera della Sampdoria, legandovi la maggior parte della propria carriera e conquistando nell'arco di 12 stagioni quattro Coppe Italia (1984-1985, 1987-1988, 1988-1989 e 1993-1994), una Coppa delle Coppe (1989-1990), un altro scudetto (1990-1991) e una Supercoppa italiana (1991). Nel 1995 fu ceduto alla , dove rimase per una stagione vincendo una seconda Supercoppa italiana (1995) e una Champions League (1995-1996). Svincolatosi dal club torinese, si accasò per un anno al per poi chiudere la carriera con un triennio al , ritirandosi nel 2000, a 41 anni, dopo aver totalizzato 562 presenze in Serie A.

Tra il 1981 e il 1993 ha fatto parte della nazionale italiana, con cui ha totalizzato 45 presenze, segnando 2 reti; ha disputato tre edizioni del campionato del mondo, vincendo l'edizione di , senza scendere in campo a causa di un infortunio, e ottenendo un terzo posto a .

Intrapresa la carriera di allenatore, nella prima metà degli anni 2000 ha guidato il , la e la ; negli anni 2010 ha maturato due esperienze all'estero, prima all' e poi al .

Biografia Il padre, , era un soldato dell'Armata Rossa originario di Kiev, che fu prigioniero a Bolzano, Pisa e Modena e che, terminata la seconda guerra mondiale, decise di non tornare in patria per stabilirsi a Spirano, in provincia di Bergamo.

Le origini ucraine hanno valso al giocatore il soprannome di Zar, un appellativo che peraltro ben si adattava alle sue doti caratteriali.

Caratteristiche tecniche Giocatore

Stopper tenace e grintoso, Vierchowod aveva nella velocità in campo aperto, retaggio di un passato nell'atletica leggera, la propria caratteristica distintiva: infatti, pur non essendo fulmineo nello scatto breve, risultava difficilmente eguagliabile sulle lunghe distanze – «facevo i cento metri in meno di 11 secondi: ero un missile» –; Enzo Bearzot lo riteneva «il difensore più rapido del mondo».

Ispiratosi a Tarcisio Burgnich, era uno specialista della marcatura a uomo, molto temuto in tal senso dagli attaccanti avversari, ma seppe adeguarsi anche alle sopravvenute innovazioni zoniste tanto da trovare posto, seppure a fasi alterne, nella nazionale di Arrigo Sacchi. Dapprima piuttosto grezzo nel tocco di palla, grazie a una spiccata etica del lavoro riuscì ad abbinare progressivi miglioramenti sul piano tecnico e tattico alle doti innate di personalità. e prestanza fisica..

Vierchowod riusciva a vincere la maggior parte dei contrasti aerei in virtù di una notevole elevazione e di un grande senso dell'anticipo. Era inoltre avvezzo alle sortite offensive e al gol, soprattutto di testa: con 38 reti in Serie A, è nel novero dei difensori più prolifici nella storia del massimo campionato italiano.

Di grande longevità sportiva, mantenne elevate prestazioni atletiche anche in età avanzata, ritirandosi a 41 anni senza aver mai accusato grossi problemi fisici, ad eccezione di tre casi di pneumotorace.

Carriera Giocatore Club Gli inizi e Como

Dopo le giovanili nello Spirano e un provino al dove fu scartato, esordì nella , squadra bergamasca di Serie D, ma crebbe calcisticamente nel con cui disputò cinque campionati ottenendo una doppia promozione dalla Serie C1 alla Serie A. Esordì nella massima serie nella stagione 1980-1981, a 20 anni, nella sconfitta interna del 14 settembre contro la (0-1); a fine campionato contribuì alla salvezza della formazione lariana.

Fiorentina e Roma

Acquistato nel 1981 dalla di Paolo Mantovani, che al tempo militava in Serie B, il 15 luglio venne prestato in Serie A alla , con la quale nel campionato seguente giunse secondo, battagliando fino all'ultima giornata con la per il titolo.

Lasciò a malincuore Firenze a fine stagione, tuttavia il presidente doriano Mantovani, nel cederlo nuovamente in prestito, gli garantì l'approdo in una formazione con ambizioni da Scudetto: il 14 luglio 1982 diventò quindi un giocatore della , un trasferimento di cui si sussurrava avesse dato il suo beneplacito persino Giulio Andreotti.

Nella Capitale andò a fare parte di una linea difensiva composta da interpreti fortemente votati al gioco di attacco e in cui il neoacquisto, di conseguenza, era chiamato a svolgere un importante ruolo equilibratore: in una squadra dall'accentuata vocazione zonista come da dettami del tecnico Nils Liedholm, un marcatore puro quale Vierchowod divenne immediatamente imprescindibile nelle dinamiche di gioco romaniste – «la vera mossa vincente di Liedholm, oltre a mettere il mancino Nela terzino destro, Maldera a sinistra e Di Bartolomei regista arretrato, fu piazzare Vierchowod al centro della difesa. Una pedina fondamentale. Marcava tutti lui da solo, era insuperabile», ricorderà il suo compagno di spogliatoio Roberto Pruzzo –, rivelandosi uno dei protagonisti del secondo Scudetto giallorosso nell'annata 1982-1983.

L'ottimo rendimento della stagione romana gli valse inoltre la vittoria del Guerin d'oro.

Sampdoria Da Roma venne quindi richiamato definitivamente a Genova nell'estate 1983. Inizialmente restio ad abbandonare la squadra campione d'Italia, fu in breve convinto dal carisma e dalla personalità di Mantovani il quale, dopo avere riportato la Sampdoria in Serie A e avere ottenuto un'agevole salvezza da neopromossa, sotto la sua presidenza stava iniziando a palesare ambizioni ai massimi livelli attraverso la costruzione di una squadra in cui, tra gli altri, anche Vierchowod doveva avere un ruolo centrale. Confermatosi fin dal primo anno in Liguria tra i difensori più affidabili in circolazione (una giuria di esperti lo elesse miglior centrale della stagione 1983-1984), vestì la maglia blucerchiata per le successive dodici stagioni, in coincidenza con il periodo più glorioso del club.

Nell'annata 1984-1985 partecipò alla vittoria della Coppa Italia, primo trofeo della storia sampdoriana, un successo replicato per altre due volte nella seconda metà del decennio. Frattanto nel 1986 l'arrivo di Vujadin Boškov in panchina aveva segnato un ulteriore punto di svolta: proprio il solido rapporto umano instauratosi con il tecnico jugoslavo nonché con Mantovani portò Vierchowod, insieme agli altri senatori dello spogliatoio come Roberto Mancini e Gianluca Vialli, a stringere un «patto di ferro» che li impegnò a non lasciare Genova finché non fosse arrivato lo Scudetto. Un successo che si materializzerà nel campionato 1990-1991, non prima di avere festeggiato anche il primo trionfo confederale del calcio genovese con la Coppa delle Coppe 1989-1990.

Nel nuovo decennio Vierchowod, ormai uno dei leader e bandiera della compagine doriana, rimpinguò il proprio palmarès con la Supercoppa italiana 1991 e un'altra Coppa Italia nell'edizione 1993-1994, quest'ultima sollevata nell'occasione da capitano blucerchiato. Era invece sfuggita nel 1992 la Coppa dei Campioni, persa in finale a Wembley contro gli spagnoli del ; un tarlo che il giocatore si trascinerà dietro per i quattro anni a venire.

Juventus e Milan Il 16 giugno 1995, a 36 anni, si trasferì alla Juventus per 500 milioni di lire, nell'ambito di una maxi-operazione sull'asse Genova-Torino che vide arrivare in bianconero anche Attilio Lombardo e Vladimir Jugović. Approdato in Piemonte con l'obiettivo dichiarato di vincere la Champions League, contribuì con ottime prove alla conquista del trofeo: in particolare, proprio nella finale di Roma del 22 maggio 1996, vinta ai tiri di rigore contro l' detentore del trofeo, lo stopper scese in campo da titolare e offrì, all'età di 37 anni, una delle sue migliori prestazioni in carriera.

A fine stagione, chiuso dai nuovi arrivi Paolo Montero e Mark Iuliano, fu lasciato libero dal club torinese anche per ragioni anagrafiche. Vierchowod si accordò inizialmente con il neopromosso e ambizioso di Luciano Gaucci; tuttavia, a causa di sopravvenuti dissidi con l'allenatore Giovanni Galeone, rescisse il contratto con i grifoni prima dell'inizio del campionato.

Stante il sopraggiunto infortunio di Franco Baresi, il 3 settembre 1996 firmò quindi con il Milan dove rimase per una stagione, tuttavia avara di gioie.

Piacenza Rifiutato un trasferimento al , il 5 settembre 1997 si accasò al dove rimase per tre stagioni, contribuendo alla salvezza nelle prime due annate. Degni di nota, nella stagione 1997-1998, furono i suoi duelli contro alcuni dei più temibili attaccanti della Serie A di allora: prossimo ai 39 anni, Vierchowod si prese la soddisfazione di negare il gol a molti di loro. Nella stessa annata, il 15 febbraio 1998, in occasione di un pareggio casalingo a reti bianche contro il , il difensore giocò la sua 500ª partita in Serie A. Nel campionato 1998-1999 segnò il gol-salvezza nella sfida all'ultima giornata contro la ; rete che sancì la retrocessione della squadra campana.

Si ritirò dall'attività agonistica nel 2000, a 41 anni, dopo la retrocessione dei piacentini in Serie B.

Ha disputato 562 partite in Serie A, settimo assoluto dietro Gianluigi Buffon, Paolo Maldini, Francesco Totti, Javier Zanetti, Gianluca Pagliuca e Dino Zoff; al momento del suo ritiro era secondo solo a Zoff per presenze nella massima serie.

Avendo segnato un gol all'età di 40 anni e 47 giorni – il 23 maggio 1999 contro la Salernitana –, è il quarto marcatore più anziano nella storia della Serie A, dopo Alessandro Costacurta, Silvio Piola e Zlatan Ibrahimović.

Nazionale Vierchowod esordì in nazionale il 6 gennaio 1981, convocato dal commissario tecnico Enzo Bearzot, che lo schierò come titolare nella partita contro i (1-1) disputata a Montevideo, valevole per il Mundialito. Fece parte dei 22 convocati per il vittorioso in Spagna, nel quale, tuttavia, non fu mai impiegato anche a causa di un infortunio alla caviglia. A partire dal 1983 entrò in pianta stabile tra gli Azzurri e, sempre sotto la guida tecnica di Bearzot, fu titolare fino al in Messico, dove prese parte a tutte le gare disputate dall'Italia, che fu eliminata dalla agli ottavi di finale.

In seguito non fu inizialmente confermato dal nuovo selezionatore Azeglio Vicini, che lo escluse dal giro azzurro preferendogli Riccardo Ferri, quest'ultimo già allenato da Vicini nella precedente esperienza comune con l'Under-21.

Vicini lo richiamò in nazionale dopo quattro anni – mentre era reduce da un ottimo periodo di forma nella Sampdoria –, per l'amichevole del 21 febbraio 1990 a Rotterdam contro i Paesi Bassi, stante l'assenza per infortunio del summezionato Ferri, «e siccome c'era Van Basten da marcare e Vicini aveva paura di prendere 4 gol decise di convocarmi per limitare il centravanti orange». Il selezionatore lo inserì poi tra i convocati per il in Italia – «Mi mise in lista con la promessa che mi avrebbe impiegato per farmi marcare gli attaccanti più forti e pericolosi che avremmo incontrato nel percorso mondiale. [...] anche se non avrei giocato sempre avrei comunque avuto la possibilità di mettermi in luce marcando i più forti» –, dove venne impiegato in tre partite compresa la finale per il 3º posto vinta 2-1 contro , che giocò da titolare.