Il Popolo Viola era un movimento italiano di attivismo politico antiberlusconiano, nato dall'autoconvocazione tramite il social network Facebook, per iniziativa di un gruppo di blogger. Il colore viola è stato scelto in quanto non rappresentante nessun partito in Parlamento e, di conseguenza, non strumentalizzabile a fini politici.

Il movimento è stato attivo tra il 2009 e il 2013, anno in cui Silvio Berlusconi venne interdetto dai pubblici uffici; nel dicembre del 2021 il gruppo tornò alla ribalta per contrastare l'ipotetica candidatura di Berlusconi alla carica di Presidente della Repubblica Italiana.

Storia

Le origini e il No Cav Day Il No B Day è stato considerato da alcuni politici e giornalisti come la riedizione del precedente No Cav Day, una manifestazione nazionale di protesta contro il governo Berlusconi IV organizzata dalla rivista MicroMega, con l'adesione del girotondismo, dell'Italia dei Valori e di alcuni parlamentari del Partito Democratico, svoltasi a Roma in Piazza Navona l'8 luglio 2008, cui parteciparono circa 15.000 persone, secondo i dati forniti dalla questura di Roma.

Sul palco si avvicendarono diversi oratori, tra i quali Antonio Di Pietro, Andrea Camilleri, Rita Borsellino, Furio Colombo, Paolo Flores d'Arcais, Laura Belli, Giuseppe Giulietti, Pancho Pardi, Lidia Ravera, Sabina Guzzanti, Moni Ovadia, Fiorella Mannoia, Marco Travaglio e, in videoconferenza, Beppe Grillo.

La manifestazione era centrata sulla protesta contro le cosiddette "leggi canaglia" - ovvero sulle norme promulgate dal governo che alcune forze politiche ritenevano fortemente favorevoli al Presidente del Consiglio - e fu teatro di aspre dichiarazioni che sollevarono una grande polemica su giornali e televisioni, anche estere, oltre a comportare strascichi giudiziari.

In particolare, furono oggetto di forti controversie le accuse di Travaglio e Grillo all'indirizzo del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, da loro accusato di scarsa vigilanza sugli atti del governo, e le critiche rivolte da Sabina Guzzanti a Papa Benedetto XVI («Tra 20 anni Ratzinger sarà morto e sarà all'inferno, tormentato da diavoloni frocioni») e al ministro Mara Carfagna, in quanto a detta di Guzzanti quest'ultima aveva ottenuto il ruolo di ministro per le pari opportunità per aver prestato servizi sessuali al Presidente del Consiglio.Il 'No Cav Day' non risparmia nessuno. Attacchi a Quirinale, Carfagna, Papa, Corriere della Sera, 8 luglio 2008 Matteo Tonelli, In migliaia per il "No Cav day". E Grillo attacca Napolitano, La Repubblica, 8 luglio 2008 Articolo di La Repubblica Per quest'ultima affermazione, il 9 ottobre 2012 Guzzanti fu condannata per diffamazione e dovette versare un risarcimento di 40.000 euro alla ex ministra.

Il No Berlusconi Day Organizzazione e adesioni Il 9 ottobre 2009, due giorni dopo la dichiarazione di incostituzionalità del Lodo Alfano che permetteva a Silvio Berlusconi di non essere processato finché fosse stato Presidente del Consiglio, un blogger dal nickname San Precario aprì sul social network Facebook la pagina Una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi. A gestirla contribuirono altri blogger e utenti Facebook: Franco Lai, Tony Troja, Franca Corradini, Giuseppe Grisorio, Franz Mannino e Freek. Lo scopo era quello di raccogliere le adesioni a un appello teso a chiedere le dimissioni del Presidente del Consiglio tramite una grande manifestazione nazionale da tenersi a Roma il 5 dicembre successivo: Una manifestazione nazionale per chiedere le dimissioni di Berlusconi.

Il 27 ottobre 2009 Antonio Di Pietro e Paolo Ferrero annunciarono l'adesione delle rispettive formazioni politiche, l'Italia dei Valori e la Federazione della Sinistra, e invitarono le altre forze d'opposizione, in primis il Partito Democratico, a fare altrettanto. Il 12 novembre 2009 arrivò il rifiuto definitivo del Partito Democratico per bocca del segretario Pier Luigi Bersani, per il quale «le manifestazioni comuni si decidono insieme. Faremo presto iniziative comuni. Ma intanto c'è un sacco di lavoro da smaltire in parlamento. Faremo lì la nostra battaglia, e non è detto che sia una sconfitta. Faccio appello ai parlamentari del centrodestra, e non dispero che qualcuno non cominci a cambiare idea».

Il giorno della manifestazione, la prima in Italia ad essere organizzata principalmente attraverso i social network, le adesioni individuali su Facebook superarono quota 370.000. Numerose le adesioni di artisti, politici, giornalisti, ricercatori, associazioni, blogger e gruppi Facebook. L'organizzazione delle manifestazioni del No B Day avvenne tramite la costituzione di 103 comitati locali nelle principali città italiane e 38 comitati all'estero. Per dare sostegno logistico alla manifestazione e per tutte le pratiche burocratiche venne creata l'Associazione cinque12.No-B-Day: la mia versione su quel che è accaduto , articolo di Gianfranco Mascia.

Altre manifestazioni analoghe si tennero simultaneamente a quella di Roma in numerose altre città italianeFra cui Milano, Genova, Reggio Emilia e Torino e anche estere, quali Sydney, Amsterdam, Atene, Barcellona, Bruxelles, Charleroi, Berlino, Monaco, Copenaghen, Dublino, Edimburgo, Parigi, Grenoble, Helsinki, Lisbona, Londra, Montréal, Madrid, Siviglia, New York, Chicago, San Francisco, Vienna e Stoccolma.

Partecipanti Fortemente discordanti le valutazioni circa il numero di partecipanti: 90.000 secondo la questura di Roma,Questura di Roma, 05-12-2009 (cit. in Sky Tg24 e RaiNews24, RAI) più di 1.000.000 secondo gli organizzatori. Il giornalista Mark Franchetti, nel suo documentario The Berlusconi Show andato in onda sulla BBC il 17 marzo 2010 affermò che i partecipanti erano circa 200.000, mentre secondo quanto riportato nel libro di Mello i partecipanti furono 300.000. Non è noto il computo complessivo dei partecipanti alle altre manifestazioni italiane ed estere.

Alla manifestazione di Roma presero la parola cittadini di ogni parte d'Italia, nonché giornalisti, intellettuali, attivisti per i diritti civili, artisti, familiari di vittime della mafia. Il No B day fu trasmesso in diretta dalla televisione danese, in Italia dai canali satellitari Rainews24 e Sky Tg24, oltre che dalle web TV Red Tv e You Dem.

Critiche Critiche preventive alla manifestazione vennero da Giovanni Bachelet e Franca Chiaromonte. Bachelet dichiarò di non voler partecipare, in quanto «la volta scorsa, a piazza Navona, mi sono sentito preso in giro e me ne sono dovuto andare via. Non vorrei spuntassero ancora Grillo e Sabina Guzzanti», mentre Chiaromonte motivò la sua astensione ritenendo «un errore persistere nella convinzione che tutto il male sia riconducibile a una sola persona».

Forte la polemica innescata dal rifiuto della Rai alla proposta avanzata da Bianca Berlinguer (all'epoca da due mesi direttrice del TG3) di trasmettere in diretta televisiva il No B Day. Antonio Di Pietro attaccò sia i vertici del Partito Democratico, per essersi defilati dall'evento sia la Commissione di Vigilanza RAI, accusandola di voler censurare l'informazione per motivi politici.

Secondo Il Giornale, il No B Day non sarebbe stato un evento spontaneo ma un'iniziativa del partito politico Italia dei Valori.

Dalla rete stessa si sono levate numerose critiche sull'organizzazione dell'evento, in quanto il comitato organizzativo ha di fatto escluso tutti dalle fasi decisionali e propositive. Franco Lai, uno dei blogger che ha curato la pagina Facebook del No Berlusconi Day, aveva più volte espresso dubbi in merito all'esistenza di presunti finanziamenti per mano di alcuni partiti politici, in particolare Italia dei Valori e Federazione della Sinistra. Lai denunciò anche di essere stato estromesso dalla gestione della pagina, probabilmente a causa dei dubbi sollevati sulla gestione dell'evento ed i legami con i partiti. La nascita del Popolo Viola In seguito al successo della manifestazione, i medesimi blogger proposero agli iscritti alla pagina Facebook su cui era stato organizzato il No Berlusconi Day di trasferirsi su una nuova pagina, gestita sempre da loro e denominata "Il Popolo Viola", allo scopo di restare in contatto per ulteriori iniziative.

Gli aderenti intendevano mantenere viva la rete di contatti sviluppata durante la preparazione del No Berlusconi Day, che proseguisse la lotta del Popolo Viola per mettere fine a quella che i partecipanti consideravano l'anomalia allora inficiante la democrazia italiana, ovvero il fatto che un potere enorme, mediatico e politico, fosse di fatto concentrato nelle mani di un solo uomo, Silvio Berlusconi. Nel giudizio degli aderenti al movimento egli, allo scopo di proteggere i suoi interessi economici e giudiziari, stava utilizzando tale potere al fine di rendere inefficace quello che a loro parere è il principale strumento di tutela della democrazia nel Paese, ovvero la stessa Costituzione italiana.

Il coordinamento pro-tempore Nei giorni successivi al primo No Berlusconi Day il gruppo fondatore lanciò la proposta di un incontro nazionale tra comitato promotore e referenti dei gruppi locali. Nel corso dell'incontro, tenuto a Napoli il 9 gennaio 2010, alcuni rappresentanti dei gruppi locali chiesero voce in capitolo sulla gestione della pagina Facebook "Il popolo viola", ancora gestita dall'anonimo fondatore, ottenendo unicamente l'istituzione di un gruppo di garanti con il compito di raccogliere le segnalazioni relative a un eventuale uso improprio degli strumenti di amministrazione.

Principali risultati della riunione furono l'istituzione di un coordinamento nazionale pro-tempore avente lo scopo di organizzare al più presto un meeting nazionale del Popolo Viola, ove presentare, discutere ed approvare uno statuto e decidere del futuro del movimento e la costituzione di tavoli di lavoro tematici di approfondimento, mirati alla produzione dei contenuti destinati alla discussione nel corso del meeting. In seguito all'annuncio di una manifestazione per il 27 febbraio 2010 da parte dei gestori della pagina Facebook in supporto ad una proposta lanciata su iniziativa di alcuni attivisti romani, parte dei membri del coordinamento abbandonò l'incarico. Contestualmente alcuni degli stessi collaboratori del gruppo fondatore, stigmatizzando una mancata preventiva consultazione con i gruppi locali lasciarono polemicamente il Popolo Viola per fondare la Resistenza Viola.

Iniziative successive Il Popolo Viola si è fatto promotore successivamente di altre manifestazioni e iniziative, tra le quali il No Mafia Day a Reggio Calabria, il 13 marzo 2010, e soprattutto il No Berlusconi Day 2 (abbreviato No B Day 2) il 2 ottobre 2010, tenutosi nuovamente a Roma, ma anche in molte città estere, quali Amsterdam, Berlino, Bruxelles, Dublino, Edimburgo, Londra, Losanna, Madrid, Parigi, Stoccolma, Valencia e Washington. L'adesione fu minore dell'anno precedente (diecimila secondo la questura, cinquecentomila secondo gli organizzatori). Tra i partecipanti Antonio Di Pietro, Salvatore Borsellino, Nichi Vendola, Paul Ginsborg e alcuni partigiani. Ciononostante, da sondaggi condotti durante la manifestazione emerse come i partecipanti fossero eterogenei e raccolti attorno a pochi elementi chiave, come l'onestà in politica, e soprattutto di come avessero una visione negativa anche dei partiti di opposizione, visti come incapaci di un'azione politica efficace contro Berlusconi.

Seguiranno nel corso dei due anni successivi altre manifestazioni, tra le quali il Sì 18-Day, il 30 marzo 2012, un'iniziativa contro le modifiche all'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

No Sarkozy Day L'iniziativa antiberlusconiana ebbe infine anche un'emulazione in Francia, il 27 marzo 2010 col No Sarkozy Day, anch'esso sostenuto da un popolo viola, che tuttavia raccolse un'adesione inferiore.

La Rete Viola