Il Corano ( letteralmente «la lettura» o «la recitazione salmodiata») è il testo sacro dell'Islam.

Esso rappresenta per i musulmani il messaggio rivelato da Dio al profeta Maometto intorno al 610 d.C. per tramite dell'arcangelo Gabriele, e destinato a ogni essere umano sulla TerraSecondo la tradizione islamica, la rivelazione del Corano inizia quando il profeta Maometto riceve le prime parole divine attraverso l'arcangelo Gabriele nella grotta di Ḥirāʾ, nei pressi della Mecca, durante il mese di Ramadan. L'evento è considerato l'inizio della rivelazione coranica, che proseguirà per circa ventitré anni fino alla morte del profeta nel 632 d.C. Le principali fonti tradizionali sono la Sīra di Ibn Isḥāq (tramandata da Ibn Hishām) e le raccolte di ḥadīth, in particolare Ṣaḥīḥ al-Bukhārī.. Opera culminante di una rivelazione che, nella prospettiva islamica, ha inizio con Adamo (), considerato primo uomo e primo profeta di Dio, e si sviluppa attraverso una lunga catena di profeti e messaggeri inviati a comunità diverse in contesti culturali e religiosi differenti. Il Corano si presenta come il compimento di questa sequenza profetica, includendo figure già note alle tradizioni ebraica e cristiana.

Struttura Il Corano è diviso in 114 capitoli (detti sure), a loro volta suddivisi in circa 6236 versetti (āyyāt), secondo il conteggio più diffuso nelle edizioni moderneLe differenze nel numero dei versetti e delle parole del Corano dipendono da tradizioni di conteggio diverse legate soprattutto al fatto che la basmala (l'invocazione a Dio «In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso») può essere considerata o meno un versetto autonomo, nonché alle differenti scuole di recitazione (qirāʾāt) e a criteri redazionali antichi non uniformi nella fissazione della segmentazione, pur mantenendo identico il contenuto del testo. Il Corano conta 77934 parole secondo lo al-Itqān fī ʿulūm al-Qurʾān (La precisione nelle scienze coraniche) di Jalāl al-Dīn Suyūṭī, anche se il numero può calare a 77437 o 77277 a seconda del metodo di conteggio. Cfr. Il Corano, intr., trad. e note di Alessandro Bausani, Sansoni, Firenze 1961 (e succ. ediz.), Introduzione, p. XLVIII.. Ogni sura, con l'eccezione della nona, comincia con la invocazione (basmala) «Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso».

Divisioni: Ḥizb o Manzil Il Corano viene artificiosamente diviso in 30 parti (juzʾ), mentre con il termine ḥizb (letteralmente «parte») o manzil («casa») viene indicata da più di un secolo ogni sessantesima parte del Corano, marcata da un simbolo tipografico speciale, collocato al margine della copia a stampa.

Tale divisione è legata alla pratica di recitare il testo coranico (un intero juzʾ, eventualmente ripartito in due ḥizb), in momenti diversi della giornata, nel corso di tutto il mese di Ramadan, in cui si crede che la Rivelazione sia stata fatta discendere () da Dio al profeta Maometto. Tuttavia, la ripartizione attestata più anticamente è quella di recitare il Corano per juzʾ, anziché per ḥizb/manzil.

Gli ḥizb o manzil risultano essere (con l'esclusione della Sura al-fātiḥa, ovvero "sura aprente", perché apre l'elenco delle 114 suwar), in funzione della diversa lunghezza delle suwar: Manzil 1 = 3 suwar, cioè 2—4 Manzil 2 = 5 suwar, cioè 5—9 Manzil 3 = 7 suwar, cioè 10—16 Manzil 4 = 9 suwar, cioè 17—25 Manzil 5 = 11 suwar, cioè 26—36 Manzil 6 = 13 suwar, cioè 37—49 Manzil 7 = 65 suwar, cioè 50—114

Suwar Meccane e Medinesi

Le suwar sono divise in meccane e medinesi, a seconda del periodo in cui sarebbero state rivelate, a giudizio dei dotti. Le prime sarebbero state rivelate prima dell'emigrazione (Egira) di Maometto dalla Mecca a Yathrib, poi Medina, le seconde invece sarebbero quelle successive all'emigrazione. Questa divisione non identifica peraltro il luogo della rivelazione, ma il periodo storico. In generale le suwar meccane sono più brevi e di contenuto più intenso e immediato da un punto di vista emotivo (si racconta di conversioni improvvise al solo sentire la loro recita); le suwar medinesi risalgono invece al periodo in cui il profeta Maometto era a capo della neonata comunità islamica e sono caratterizzate da norme religiose e istruzioni attinenti all'organizzazione della vita della comunità.

Ordine delle suwar Le suwar – introdotte tutte, salvo la sura IX, dalla basmala – dall'espressione Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso () – non sono disposte in ordine cronologico, ma (con qualche eccezione, come la sura al-FātiḥaChe ha un valore che si potrebbe definire giaculatorio e che fu posta proprio per questo in apertura del Corano (fātiḥa significa infatti "aprente").) secondo la lunghezza: cosa che rende complicatissima una comprensione certa del Testo Sacro islamico attraverso una sua lettura affrettata. Per i musulmani tuttavia esse sono state disposte nell'ordine in cui sarebbero state trasmesse e insegnate al profeta Maometto dall'angelo Gabriele (in lingua araba Jabrāʾīl o Jibrīl),L'Islam non parla mai di arcangeli. e quindi come il profeta le avrebbe successivamente recitate ai fedeli durante il mese di Ramadan. L'ordine non riflette comunque la loro importanza, in quanto per i fedeli dell'Islam esse sono tutte egualmente importanti.

Analizzando l'ordine delle suwar da un punto di vista storico-sociologico, si può certificare l'influenza avuta dal periodo storico e del contesto in cui esse furono trascritte. Conducendo un'analisi "laica", si può ipotizzare che il Corano fu così confezionato perché il contesto sociale imponeva che si fosse più attenti al lato politico del carisma del profeta, cioè come si era espresso a Medina, in un tempo cronologico più vicino a chi ne aveva assunto l'eredità religiosa e politica. Secondo questa ipotesi, tale struttura corrisponde a un disegno preciso, coerente con le esigenze di un potere che aveva bisogno di dare uno stabile fondamento di autorità ai nuovi ordinamenti sociali e politici.

Contenuto sinottico Il Corano, a differenza di altri testi sacri come per esempio i Vangeli, non è organizzato come una narrazione continua della vita di un personaggio. Le sure sono generalmente ordinate per lunghezza decrescente (con alcune eccezioni) e mescolano insegnamenti, esortazioni, norme, racconti profetici e riferimenti a eventi contemporanei a Muhammad. Tuttavia si può tracciare una sorta di percorso sinottico dei contenuti.

Dopo la breve sura iniziale, la Fātiḥa, una preghiera rivolta a Dio, il Corano si apre con una lunga esposizione sulla fede, sulla guida divina e sulla distinzione tra credenti, miscredenti e ipocriti. Viene poi raccontata la creazione di Adamo, la sua caduta e il ruolo dell'umanità sulla TerraNel Corano la vicenda di Adamo e della caduta dell'uomo non viene raccontata come un mito del peccato originale ereditario come nella tradizione cristiana, ma come un episodio di prova, errore individuale e successivo perdono divino. I passaggi principali si trovano in al-Baqara (2:30–39), al-A‘rāf (7:11–27), Ṭā-Hā (20:115–123) e in altri riferimenti sparsi.. Seguono ampi richiami alla storia degli Israeliti: Mosè, l'Esodo, il vitello d'oro, l'alleanza e le infedeltà del popolo.

Nelle sure successive vengono stabilite molte delle norme fondamentali della nuova comunità musulmana: preghiera, digiuno, elemosina, pellegrinaggio, matrimonio, divorzio, eredità e rapporti sociali. Parallelamente si sviluppa un confronto teologico con ebrei, cristiani e politeisti, insistendo sull'unicità di Dio e sulla continuità del messaggio profetico.

Compaiono poi lunghe sezioni dedicate ai profeti del passato. Si raccontano episodi riguardanti Noè e il diluvio, Abramo e la lotta contro l'idolatria, Lot, Giuseppe e la sua permanenza in Egitto, nonché vari profeti inviati ai popoli antichi poi distrutti per la loro ribellione. Il racconto di Giuseppe costituisce la narrazione più continua e sviluppata dell'intero Corano.

Proseguendo, il testo torna spesso agli stessi personaggi ampliandone alcuni aspetti. Vengono ripresi Mosè e il Faraone, le piaghe d'Egitto, l'Esodo e la rivelazione della Legge. Viene presentata la figura di Gesù come grande profeta nato miracolosamente da Maria, autore di miracoli per volontà divina, ma non considerato figlio di Dio. La sura dedicata a Maria contiene il racconto più ampio dell'annunciazione e della nascita di Gesù.

Una parte consistente delle sure centrali insiste sul Giorno del Giudizio: resurrezione dei morti, pesatura delle opere, Paradiso e Inferno. Il Corano richiama continuamente i segni di Dio nella natura, nella storia e nella coscienza umana, invitando alla conversione prima dell'arrivo dell'ora finale.

Le sure rivelate nel periodo medinese affrontano più direttamente la vita della comunità musulmana. Si trovano riferimenti alle battaglie combattute dai primi musulmani, alle relazioni con le tribù arabe, ai trattati, alle questioni giuridiche e ai problemi interni della comunità. Vengono disciplinati i rapporti familiari, la guerra, la pace, l'amministrazione della giustizia e la distribuzione delle ricchezze.

Verso la parte finale del Corano le sure diventano generalmente più brevi e assumono un tono sempre più solenne e profetico. Ritornano in forma concentrata i grandi temi già esposti: l'unità di Dio, il destino dei popoli che rifiutarono i profeti, la creazione del mondo, la responsabilità morale dell'uomo, la resurrezione e il giudizio finale. Ricompaiono brevi richiami a figure come Mosè, Abramo e Noè come esempi di fedeltà a Dio.

Le ultimissime sure, molto brevi, costituiscono una sorta di conclusione liturgica e spirituale: affermazioni della trascendenza divina, condanna dell'idolatria, richiami alla sincerità della fede e preghiere di protezione contro il male. L'ultima sezione termina quindi non con un evento narrativo, come accade nei Vangeli con la Passione e la Risurrezione di Gesù, ma con una riaffermazione della sovranità assoluta di Dio e dell'affidamento del credente a Lui.

Temi Emigrazione

Infedeli: pagani, cristiani ed ebrei

Controversa è l'interpretazione di chi sarebbero gli "incorsi nell'ira di Dio" e gli "sviati", nel versetto 7 della prima sura, (al-Fātiḥa, "l'Aprente".Nella traduzione mondadoriana di Zilio Grandi, si propone l'inusuale traduzione "L'Esordio") Piccardo, nel suo commento, sostiene come "tutta l'esegesi classica, ricollegandosi fedelmente alla tradizione, afferma che con questa espressione Allah indica gli ebrei (yahūd) ".Magdi Cristiano Allam, Grazie Gesù, Mondadori, Milano, 2008 Quindi gli ebrei sarebbero "coloro che sono incorsi nella Tua ira", non avendo riconosciuto come profeta ʿĪsā (Gesù); i cristiani sarebbero invece "gli sviati", in quanto trasgrediscono il Primo Pilastro dell'Islam (vedi: Cinque pilastri dell'Islam), quello dell'unicità di Allāh, poiché adorano la Trinità.

Studiosi non musulmani invece dissentono da un'interpretazione così "personalizzante" del versetto giacché, riferendosi esplicitamente a ebrei e cristiani, sminuirebbe il valore universale del Libro. Si preferisce quindi riferirsi a due possibili errori nel seguire la Via, concettualmente opposti: uno, quello riconducibile alla maggior parte degli ebrei, sarebbe quello di perdersi in un astratto ed eccessivo formalismo nell'ubbidire al Messaggio Divino, l'altro, quello riconducibile alla maggior parte dei cristiani, sarebbe quello al contrario di seguire troppo lo spirito della Legge e non il suo dettato formale (antinomismo) e di fatto perdere la Via.