Lacropoli di Atene è un sito archeologico situato su uno sperone roccioso che domina la città di Atene; conserva i resti monumentali di numerosi edifici dell'Età antica, di grande rilevanza architettonica e storica, tra cui il Partenone, il più famoso monumento dell'antica Grecia e una delle massime espressioni dell'architettura greca classica. L'altura raggiunge i 156 m s.l.m.; la sommità è pianeggiante, con pendii ripidi su tutti i lati tranne quello occidentale, ed è cinta da poderose mura da oltre anni.
Come tutte le acropoli, anche quella di Atene originariamente era un'area fortificata, che nel corso dei secoli divenne il principale luogo di culto della città. Sulla sommità pianeggiante si trovano i principali monumenti, tutti risalenti all'età classica greca: oltre al Partenone, i Propilei, il Tempio di Atena Nike e l'Eretteo. Questi edifici furono realizzati nel V secolo a.C. nell'ambito del programma edilizio promosso da Pericle dopo le distruzioni dovute alle guerre contro i Persiani, per testimoniare la ritrovata grandezza di Atene.
Per il suo straordinario valore universale, l'Acropoli di Atene è iscritta dal 1987 nella Lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO ed è il sito archeologico più visitato della Grecia, con oltre 4,5 milioni di visitatori nel 2024. min|upright=1.3|sinistra|L'Acropoli e il Partenone nell'età classica, in un dipinto moderno di Leo von Klenze
Storia
Antefatti Le evidenze materiali più antiche attestano l'occupazione della sommità rocciosa almeno dal Neolitico medio (circa 5000–4000 a.C.), mentre ceramiche dell'Età del Bronzo antico e medio rinvenute presso l'Eretteo indicano continuità d'uso dell'Acropoli in età preistorica. In età micenea (XVI–XI secolo a.C.) la sommità fu sede del potere locale e nel XIII secolo a.C. venne rinforzata con una poderosa fortificazione. Originariamente, l'Acropoli era detta Cecropia (Κεκροπία), dal leggendario uomo-serpente Cecrope, ritenuto il primo re di Atene.
Alla rocca è legato il mito della contesa fra Atena e Poseidone per il patronato della città. Secondo il racconto dello Pseudo-Apollodoro, i due dèi comparvero davanti a Cecrope e offrirono ciascuno un dono: Poseidone colpì la roccia dell'Acropoli con il tridente facendo scaturire una sorgente di acqua salata, mentre Atena piantò un ulivo. Il dono di Atena fu giudicato più utile e la dea divenne divinità poliade della città, che prese il suo nome; anche Poseidone continuò però a essere venerato sull'Acropoli, in stretta associazione con il culto di Atena e di Eretteo. La contesa era rappresentata nel frontone occidentale del Partenone, come testimoniato da Pausania.
Nascita dell'Acropoli Tra la fine dell'VIII e il VI secolo a.C. l'Acropoli si trasformò progressivamente da centro palaziale a santuario della polis, diventando il principale luogo di culto cittadino di Atena. Nella prima metà del VI secolo a.C. vi fu edificato l'Hekatompedon, primo grande tempio arcaico in calcare dedicato ad Atena, sorto sulla sommità nella posizione in cui in seguito si sarebbe eretto il Partenone; nella seconda metà dello stesso secolo fu costruito l'Antico tempio di Atena Poliàs (Archaios Neos), sede del culto della dea poliade e del suo xoanon ligneo, situato a sud dell'Eretteo.
Dopo la vittoria di Maratona (490 a.C.) gli Ateniesi intrapresero, nella posizione dell'Hekatompedon, la costruzione di un nuovo tempio monumentale in marmo, il cosiddetto "pre-Partenone", ancora incompleto quando nel 480 a.C. i Persiani di Serse saccheggiarono Atene e devastarono i santuari della rocca, incendiando anche l'Antico tempio di Atena Poliàs.
Dopo alcuni decenni di interruzione, nella seconda metà del V secolo a.C. un ampio programma edilizio promosso da Pericle e diretto artisticamente da Fidia trasformò la rocca con la costruzione del Partenone (447–432 a.C.), dei Propilei (437–432 a.C.), del Tempio di Atena Nike (circa 427–424 a.C.) e dell'Eretteo (421–406 a.C., con interruzioni).
Il Partenone fu progettato dagli architetti Ictino e Callicrate con la supervisione di Fidia, i Propilei da Mnesicle e il Tempio di Atena Nike da Callicrate.
Oblio Nel corso dei secoli successivi i monumenti dell'Acropoli subirono profonde trasformazioni. In età bizantina il Partenone fu convertito in chiesa cristiana dedicata alla Vergine Maria sotto l'epiteto di Theotokos ("Madre di Dio"); dalle fonti medievali è attestato almeno dal VI secolo. Dopo la Quarta crociata, a partire dal 1205, l'Acropoli divenne centro amministrativo del Ducato di Atene: il Partenone rimase la chiesa principale, sempre dedicata alla Madonna, mentre i Propilei furono inglobati in un palazzo fortificato a più piani costruito per i duchi.
Si perse progressivamente in Occidente la memoria della natura antica della rocca, chiamata nei testi occidentali "palazzo dei duchi d'Atene" o semplicemente "rocca".
Riscoperta min|upright=0.8|Ciriaco d'Ancona, che nel 1436 rivelò la vera natura dell'Acropoli di Atene
La riscoperta della vera natura dell'Acropoli avvenne in età umanistica ed è dovuta a Ciriaco d'Ancona, mercante-umanista considerato iniziatore dell'epigrafia moderna, che visitò Atene una prima volta nel 1436 allo scopo di vedere ciò che restava dell'antichità, facendosi guidare dalla lettura di Pausania; vi tornò nel 1444.
In una lettera del 29 marzo 1444 all'amico mercante-umanista genovese Andreolo Giustiniani, Ciriaco riferisce di aver incontrato il signore della città in Acropoli summa civitatis arce, recuperando così, dopo secoli, il nome antico della rocca, nel frattempo chiamata "palazzo dei duchi d'Atene" o semplicemente "rocca". Nella stessa lettera descrive il Partenone con un'accuratezza allora senza precedenti, assegnandone correttamente la paternità a Fidia sulla scorta di Plinio e dello pseudo-aristotelico De mundo, e identifica la "Thessalica Centaurorum et Lapitharum pugna" delle metope del fregio dorico. La mancata identificazione iconografica delle figure frontonali suggerisce però che l'anconetano non conoscesse il passo di Pausania dedicato ai gruppi del Partenone. I suoi appunti di viaggio hanno trasmesso all'Europa occidentale i primi disegni noti del tempio ateniese, fra i quali la copia di mano di Giuliano da Sangallo conservata nel codice Vaticano Barberiniano Latino 4424.
Durante la dominazione ottomana Durante la dominazione ottomana, insediatasi ad Atene dal 1458, la chiesa che riutilizzava le strutture del Partenone fu trasformata in moschea, con l'aggiunta di un minareto all'angolo sud-ovest.
Nel 1687, durante l'assedio veneziano della rocca nell'ambito della Guerra di Morea, il tempio, utilizzato dagli ottomani come deposito di polveri, fu centrato da un colpo di mortaio: l'esplosione provocò il crollo della cella, di gran parte del colonnato e di buona parte dell'apparato scultoreo.
Tra il 1801 e il 1804 Lord Elgin, ambasciatore britannico presso la Sublime porta, fece rimuovere da maestranze al suo servizio gran parte delle sculture superstiti del Partenone, comprese larghe porzioni del fregio e delle metope e alcune statue dei frontoni; i marmi furono trasferiti a Londra e nel 1816 acquistati dal Parlamento britannico per il British Museum, dove rimangono esposti.
Età contemporanea Dopo la Guerra d'indipendenza (1821–1832) e la nascita del Regno ellenico, l'Acropoli fu restituita alla sua funzione di sito archeologico: le strutture medievali e ottomane che si erano sovrapposte ai monumenti antichi vennero progressivamente rimosse, a partire dal minareto e dalle abitazioni addossate al Partenone, e furono avviate le prime campagne di scavo sistematico.
Nel 1852–1853 Charles Ernest Beulé mise in luce la porta fortificata d'età tardoantica che costituisce l'accesso occidentale, detta Porta Beulé: fiancheggiata da due torri e inquadrata da una scalinata monumentale, era stata costruita nel III secolo circa riutilizzando elementi del monumento coregico di Nicia e inglobata nella fortificazione tardoantica.
Nel 1865 sulla spianata fu fondato il primo Museo dell'Acropoli per accogliere i rinvenimenti delle campagne di scavo sulla rocca, ampliato con un secondo edificio nel 1888. Fra le scoperte più note di fine Ottocento figurano le statue arcaiche delle korai, rinvenute nel 1886 nei cosiddetti "Pozzi delle Korai" a nord-ovest dell'Eretteo, parte della cosiddetta colmata persiana: il più ricco deposito archeologico della rocca, formato dagli Ateniesi con i resti dei monumenti distrutti dai Persiani nel 480 a.C., interrati cerimonialmente dopo la seconda guerra persiana.
Una nuova sede museale, progettata da Bernard Tschumi, fu inaugurata ai piedi della rocca nel 2009: vi sono esposte le sculture dei frontoni, la maggior parte delle metope e le lastre originali del fregio del Partenone non conservate a Londra, oltre alle statue originali delle cariatidi dell'Eretteo, sostituite in situ da copie. Le grandi campagne di restauro dei monumenti furono avviate nel 1975 sotto la supervisione del Comitato per la Conservazione dei Monumenti dell'Acropoli (ESMA) e del Servizio di Restauro dei Monumenti dell'Acropoli (YSMA).
Nel 1987 l'Acropoli di Atene è stata inserita dall'UNESCO fra i patrimoni dell'umanità: il sito protetto misura 3,04 ha, la relativa zona di rispetto 116,71 ha.
Resti archeologici L'ingresso all'Acropoli è costituito da un portale monumentale, i Propilei, costruiti fra il 437 e il 432 a.C. su progetto dell'architetto Mnesicle. A sud dell'ingresso, su un bastione al margine sud-occidentale della rocca, sorge il piccolo Tempio di Atena Nike, opera di Callicrate (circa 427–424 a.C.).
Sulla sommità, un'area pianeggiante di circa 170×350 m, si trova il tempio di Atena Parthenos, il Partenone (447–432 a.C.), progettato da Ictino e Callicrate con la supervisione artistica di Fidia. A nord del Partenone sorge l'Eretteo (421–406 a.C., con interruzioni), caratterizzato dalla loggia meridionale sostenuta dalle sei cariatidi.
Sul pendio meridionale si conservano i resti del Teatro di Dioniso, più volte rimaneggiato in età antica e ritenuto il luogo di nascita del teatro occidentale, dove furono rappresentate per la prima volta le tragedie di Eschilo, Sofocle ed Euripide e le commedie di Aristofane. Poco oltre, sullo stesso versante, si trova l'Odeo di Erode Attico, edificato nel 161 d.C. dal retore e benefattore Erode Attico: distrutto dagli Eruli nel 267 d.C., è stato restaurato a metà del XX secolo e rimane sede di spettacoli del Festival di Atene.
Molti reperti provenienti dalla rocca e dalle sue pendici sono conservati nel Museo dell'Acropoli, situato a circa 300 m a sud-est del Partenone.
Museo dell'Acropoli
Molti reperti provenienti dalla rocca e dalle sue pendici sono conservati ed esposti nel Museo dell'Acropoli, situato a poca distanza. Il museo tematico culmina nella Galleria del Partenone, concepita per accogliere il fregio, le metope e le sculture frontonali alle stesse dimensioni e nell'orientamento originale del tempio.
Pianta del sito Planimetria dell'Acropoli con i principali resti archeologici e il percorso del Peripatos:
Sulla sommità della rocca: Partenone Antico tempio di Atena Poliàs Eretteo Statua di Atena Promachos Propilei Tempio di Atena Nike Santuari di Afrodite Pandemos, Ghe Kourotrophos e Demetra Chloe Santuario di Artemide Brauronia o Brauroneion Calcoteca Pandroseion Arrephorion Altare di Atena Poliàs Santuario di Zeus Polieus Santuario di Pandion
Sul pendio meridionale: Odeo di Erode Attico Stoà di Eumene Santuario di Asclepio o Asclepieion Teatro di Dioniso Odeo di Pericle Santuario di Dioniso
Sul pendio settentrionale e attorno alla rocca: Fonte micenea Peripatos Klepsydra Grotte di Apollo Hypoakraios, Pan e Zeus Olimpio Santuario di Afrodite ed Eros Iscrizione del Peripatos Grotta di Aglauro (Aglaureion) Via Panatenaica
Progetto di restauro dell'Acropoli