Rai 1 è il primo canale televisivo italiano della Rai, l'azienda pubblica italiana concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiotelevisivo in Italia.
Ha iniziato le proprie trasmissioni ufficiali nel 1954, dopo un periodo di trasmissioni sperimentali. In passato era noto anche come Programma Nazionale, poi come Rete 1 e Raiuno e infine Rai Uno.
Storia Nascita e primi anni Il primo canale televisivo ricevibile in Italia iniziò nel 1934 le trasmissioni in via sperimentale. Dopo l'interruzione causata dalla seconda guerra mondiale, riprese nel 1949 dalla Triennale di Milano e alla conduzione venne scelto Corrado Mantoni già noto per la sua attività alla radio e soprattutto per aver annunciato ufficialmente la fine del conflitto. Le trasmissioni regolari cominciarono alle ore 11:00 di domenica 3 gennaio 1954, con il nome Programma Nazionale. Inizialmente, il canale non aveva alcun nome ufficiale, perché era l'unico in Italia, perciò identificato direttamente con Rai TV, la denominazione dell'azienda. E i giornali, nel pubblicarne i programmi, lo chiamavano semplicemente televisione, a partire dal Radiocorriere, che, per l'occasione, da "Settimanale della radio italiana" aveva assunto - e aggiunto sotto la testata - la denominazione "Settimanale della radio e della televisione".
L'apertura delle trasmissioni del canale, diretto da Giuseppe Matteucci, fu sancita dall'annunciatrice Fulvia Colombo, la quale annunciò la telecronaca dell'inaugurazione televisiva. Al termine, alle 14:30, dopo una pausa di tre ore e mezza, iniziò la trasmissione inaugurale Arrivi e partenze, condotta da Mike Bongiorno.
Altri personaggi di spicco della televisione dei primi anni furono Walter Chiari, il frate cappuccino Padre Mariano, Sandra Mondaini, Mario Riva, Delia Scala, Ugo Tognazzi, Enzo Tortora, Raimondo Vianello, la coppia Abbe Lane e Xavier Cugat.
La storia dei primi anni di vita della televisione italiana coincide con quella della ricostruzione: la televisione fu certamente uno degli strumenti principali della rinascita post-bellica che avrebbe portato al boom economico e si rivelò assai utile per unificare linguisticamente un paese ancora diviso in questo senso non solo da regione a regione ma anche da città a città.
Tra le prime trasmissioni si annoverano il Telegiornale e La Domenica Sportiva. A partire dal 1954 la Rai, successivamente alla messa in onda del primo originale televisivo Domenica d'un fidanzato, incominciò a produrre gli sceneggiati televisivi, antesignani delle odierne fiction, tratti dai più famosi romanzi italiani e stranieri specialmente dell'epoca ottocentesca o ricostruenti fatti storici oppure narranti biografie di famosi personaggi. Il primo sceneggiato ad andare in onda fu Il dottor Antonio. Nello stesso anno nacque inoltre la TV dei ragazzi, spazio pomeridiano dedicato ai più giovani. Successivamente vennero prodotte e trasmesse altre serie televisive come Aprite: polizia! e quelle riguardanti il tenente Sheridan all'interno di Giallo club - Invito al poliziesco. Le avventure di Rin Tin Tin fu la prima serie statunitense a essere ritrasmessa in Italia.
Attraverso i varietà e i quiz la TV s'impose nell'immaginario del paese, grazie a programmi come Un due tre, Il Musichiere, Campanile sera, Canzonissima e Lascia o raddoppia?, il primo telequiz italiano condotto da Mike Bongiorno.
Il Festival di Sanremo, fino ad allora diffuso via radio, fu trasmesso a partire dal 1955, e dal 1956 (e per parecchi anni in alternanza alle altre reti dell'azienda) venne trasmesso l'Eurovision Song Contest, che proprio dal Festival di Sanremo trae spunto.
Nel 1957 andò in onda per la prima volta Carosello, il primo esempio di trasmissione pubblicitaria in televisione. Fino al 1959, era l'unico spazio che la rete aveva concesso alla pubblicità.
Fin dall'inizio (e anche nel corso degli anni successivi) la televisione italiana risentì molto dell'influenza del Governo italiano, all'epoca presieduto in maniera prevalente dalla Democrazia Cristiana, sia nell'informazione sia nel tipo d'intrattenimento proposto, con un codice di autoregolamentazione che applicava una rigida censura, posta come spada di Damocle su tutti i programmi, sui conduttori e persino sulle soubrette: ad esempio all'inizio era espressamente vietato in televisione l'uso di parole volgari, vigeva il divieto di prendere minimamente in giro qualsiasi personaggio politico o ecclesiastico sia italiano sia straniero, così come il divieto assoluto di esibizione di parti del corpo nude come le gambe (che dovevano essere coperte sempre da calze nere). Sulla rigidità della censura televisiva degli anni cinquanta si ricorda il famoso caso della soppressione del varietà La piazzetta nel 1956, quando la ballerina Alba Arnova, andando in scena in diretta con una calzamaglia color carne, diede l'impressione (per via del bianco e nero) di essere nuda, o la sospensione del varietà Un due tre e l'allontanamento dei conduttori Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi, colpevoli di aver parodiato una caduta di cui era stato protagonista il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi.
Il 24 settembre 1959 andò in onda per la prima volta lo Zecchino d'Oro, festival internazionale della canzone del bambino; lo Zecchino è un evento che pian piano è divenuto parte del costume e patrimonio culturale italiano delle generazioni nate a partire dagli anni sessanta. Tale valore è testimoniato dall'attribuzione, nell'aprile 2008, della targa "Patrimoni per una cultura di pace", consegnata nel corso di una cerimonia organizzata dai Club e Centri UNESCO. L'intuizione e l'idea di uno spettacolo per bambini che promuovesse la musica a loro dedicata si devono al presentatore Cino Tortorella.
Anni sessanta Negli anni sessanta, con l'avvento del boom economico, la televisione, fino ad allora un bene di lusso, si trasformò in un oggetto di massa. Il 4 novembre 1961 venne inaugurato il Secondo Programma (l'attuale Rai 2) mentre il primo canale Rai assunse la denominazione di Programma Nazionale.
Dal 1960 al 1968, fu trasmesso Non è mai troppo tardi, celebre programma condotto dal maestro Alberto Manzi e realizzato in collaborazione con il Ministero della Pubblica Istruzione, che si occupava di alfabetizzazione per gli adulti italiani.
Questi anni rappresentarono l'epoca d'oro del varietà televisivo, con trasmissioni iconiche come Studio Uno e Quelli della domenica, animate da talenti straordinari come Antonello Falqui, Cesarini da Senigallia, Johnny Dorelli, Lelio Luttazzi, Mina, Marisa Del Frate, Bice Valori, e nuovi volti come Pippo Baudo e Paolo Panelli. A questi si aggiunsero già noti protagonisti dello spettacolo come Bongiorno, Chiari, Corrado, Mondaini e Vianello. In quegli anni, fece il suo esordio anche il genere della candid camera con Specchio segreto di Nanni Loy.
Anche molte star del cinema italiano si affacciarono sul piccolo schermo, regalando sketch comici che sono rimasti nella storia: Peppino De Filippo, Aldo Fabrizi, Ave Ninchi, Alberto Sordi, Totò e Franca Valeri. Grande successo ottennero inoltre gli sceneggiati tratti da romanzi, tra cui Il mulino del Po, I promessi sposi, La cittadella e La freccia nera.
Dal punto di vista dell'informazione, il Telegiornale si arricchì di nuove risorse e professionalità con la presenza di giornalisti di grande levatura come Enzo Biagi, Ennio Mastrostefano, Emilio Rossi, Ugo Zatterin, Ruggero Orlando e Tito Stagno. Questi ultimi furono noti per la conduzione della storica diretta dell'allunaggio del 1969 durante la missione spaziale Apollo 11, visibile grazie all'avvento della Mondovisione. In questi anni, il notiziario si dotò di corrispondenti dalle principali capitali estere e dalle città italiane più importanti. Nacquero inoltre Tribuna elettorale, una rubrica di dibattiti in occasione delle elezioni, inizialmente moderata da Gianni Granzotto, e Tribuna politica, curata per anni da Jader Jacobelli e Ugo Zatterin, che divenne un appuntamento fisso per i confronti politici, soprattutto durante le campagne referendarie, prima dell'avvento delle televisioni private che poi cambiò il modo di comunicare la politica in TV.
In questo periodo, si affermarono anche nuovi programmi didattici come Sapere e trasmissioni di divulgazione scientifica come Orizzonti della scienza e della tecnica.
Anni settanta Nel 1975 la riforma della Rai introdusse nuove norme in materia di riforma televisiva: tra le altre cose, il controllo del servizio pubblico passò dal Governo al Parlamento, vennero regolamentate le trasmissioni via cavo (favorendo quindi la nascita di TV private locali) e a ciascun canale venne assegnata una direzione propria. Il Telegiornale, che fino ad allora era un'unica testata che produceva bollettini, sia per il Programma Nazionale sia per il Secondo Programma, si divise in due testate differenti: il TG1 per il primo canale e il TG2 per il secondo. I primi telegiornali sotto le nuove denominazioni andarono in onda a partire dal 15 marzo 1976. Il 5 aprile 1976, il Programma Nazionale assunse la denominazione di Rete 1.
La riforma previde anche l'istituzione della figura del direttore di rete, figura garante per i contenuti trasmessi dal canale, così come quella del direttore del telegiornale; primi direttori della Rete 1 e del TG1 furono rispettivamente Mimmo Scarano ed Emilio Rossi, entrambi di espressione democristiana, nominati il 2 dicembre 1975.
Continuava la grande stagione del varietà televisivo con Doppia coppia, Milleluci, Teatro 10, Speciale per noi, Formula due, Dove sta Zazà, Mazzabubù, Fatti e fattacci, Rete 3 e l'affermazione di nuovi personaggi come Raffaella Carrà, Loretta Goggi, Alighiero Noschese, Enrico Montesano, Pippo Franco e Gabriella Ferri. Anche gli sceneggiati continuavano ad avere un enorme successo, tanto che incominciarono a essere realizzati anche sceneggiati dai soggetti originali come Il segno del comando.
90º minuto, per anni condotto dal giornalista Paolo Valenti, divenne un appuntamento irrinunciabile per milioni di appassionati di calcio.
Nel 1976, a seguito della riforma, nacquero TG l'una, rubrica del TG1 in onda la domenica dalle 13 alle 14 con all'interno un'edizione flash del telegiornale alle 13:30, e lAlmanacco del giorno dopo.
Nella seconda metà del decennio esordirono programmi come Domenica in, primo contenitore della TV di Stato, comprendente tra l'altro il programma musicale Discoring, e Fantastico; inoltre si ebbe l'esordio del genere talk show, tenuto a battesimo da Luciano Rispoli con L'Ospite delle 2 e da Maurizio Costanzo con i suoi Bontà loro, Acquario e Grand'Italia. Trovarono spazio nel palinsesto anche programmi comici come Non stop e La sberla, composti da sketch e tempistiche tipici del cabaret.
Nel 1977 si concluse dopo vent'anni di programmazione la rubrica Carosello; nello stesso anno la Rai, dopo sei anni di sperimentazioni, iniziò a trasmettere ufficialmente i propri programmi a colori dando inizio alla cosiddetta neotelevisione.
Anni ottanta La Rai, dopo aver perso nel decennio precedente il monopolio su scala locale, perse anche quello su scala nazionale, di fatto: nel 1980 incominciarono infatti le trasmissioni di Canale 5 (di proprietà della Fininvest dell'editore milanese Silvio Berlusconi), e nel 1982 quelle dei network Italia 1 (di proprietà del gruppo editoriale Rusconi) e Rete 4 (di proprietà di Mondadori).
Proprio dopo la nascita di Rete 4, i tre canali pubblici cambiarono denominazione: il 10 ottobre 1983 i tre canali eliminarono la parola "Rete" sostituendola con l'attuale "Rai". Nello stesso anno vennero creati i loghi per le tre reti: quello di Rai 1 è rappresentato da una sfera blu. Il cambio di nome avvenne per evitare che Rete 4 fosse scambiata per un'emittente RAI.