La difesa costiera di Genova indica le fortificazioni e le strategie difensive adottate dalla città di Genova, nel corso della sua storia.
La città fu spesso sotto la costante minaccia di incursioni nemiche: francesi, spagnoli, inglesi e piemontesi hanno da sempre avuto mire di conquista sulla città, cingendola d'assedio, bombardandola e attaccando le sue coste. I genovesi hanno cercato di fronteggiare tale minaccia costruendo nei secoli una serie di fortificazioni difensive costiere, con mura, bastioni, porte, batterie, ostacoli marini, pontoni e quant'altro potesse difendere il territorio dal nemico.
Le premesse teoriche della difesa costiera Con questa frase l'ingegnere Gabriello Busca, nel suo trattato, pone il risalto una delle maggiori cause – la guerra di pirateria – che costringeva le popolazioni costiere ad escogitare ogni mezzo di difesa capace di affrontare una minaccia apparentemente perenne.. Questa necessità fu un'esigenza vitale, che dalla seconda metà del Quattrocento al primo Seicento, in forme e modi diversi, affrontarono vari architetti militari.. Il Busca tese a emanciparsi dal concetto di "città-darsena recinta", per proporre invece un sistema di torri d'avvistamento, batterie, fortezze e grandi torrioni con cannoniere "a pelo d'acqua", per sbarrare l'entrata nel porto.
Gerolamo Maggi, nella sua opera del 1564 Della fortificazione delle città..., Libro III, illustrò come a queste opere fortificative potesse integrarsi un ingegnoso sistema di sbarramento all'entrata del porto. Innanzitutto il Maggi consiglia di realizzare dei parapetti per cannoniere per offendere il nemico attaccante, e consiglia poi l'uso di ostacoli artificiali nascosti sott'acqua come catene e cassoni.
Ma soprattutto il Maggi puntava sulla costituzione di quanto più imponente flotta da guerra, che fosse in grado di contrastare un attacco, ma che in primo luogo dissuadesse i nemici da un eventuale scontro.
I concetti del Busca e del Maggi esulano da un concetto di città fortezza, anzi, puntano a una difesa integrata e mobile, da attuarsi con il supporto navale e terrestre, e grazie a diversi punti d'avvistamento e batterie dislocate lungo una costa più ampia della sola zona cittadina.
Ma ancora nei primi decenni del Seicento, l'eredità del Rinascimento italiano, con il suo modello di città ideale, condizionava in Europa le scelte teoriche della difesa costiera delle città. Le opere teoriche erano ancora legate al concetto di difesa circoscritta fondata sull'applicazione della geometria e del calcolo matematico..
Molti autori ancora valutano l'arte delle fortificazioni come una disciplina scientifica, incontestabile, alla stregua di una legge matematica, con poligoni, bastioni simmetrici, modelli stereotipati e metodi costruttivi legati a concezioni ormai superate.
Antoine de Ville diede inizio alla promozione su basi scientifiche della fortificazione moderna, fu il primo a rinunciare al modello di città-portuale ideale, a favore di una difesa basata sull'analisi critica delle diverse situazioni ambientaliAntoine De Ville, Les fortification du chevalier Antoine De Ville, contenant la maniere de fortifier toute sortes de places tant regulierement, qu' irregulierment,... . Avec l'attaque... . Puis la defense..., à Lyon 1628. Des Ports de Mer, Chapitre LXIV, pp. 216-220 Il De Ville capisce che bisogna sfruttare le diverse situazioni geografiche in cui sono poste le città portuali, analizzando le situazioni, ed edificando fortezze e torrioni, sfruttando i rilievi le scogliere e i promontori che dominavano le coste, ed enunciando principi ugualmente validi, come il fiancheggiamento tra opere difensive e il dominio dall'alto sul porto.
Questo metodo fu utilizzato per molto tempo in molte città portuali europee, tra cui Genova, anche a causa della crescita delle flotte nazionali e il continuo progresso dell'artiglieria delle nazioni ostili alla Repubblica. Le basi per la moderna tecnica difensiva erano gettate, e, d'ora in poi, innumerevoli scoperte e tecniche si susseguirono nel corso dei secoli nell'evoluzione delle tecniche difensive costiere.
Le prime strutture di difesa del porto di Genova Con l'espressione "difesa costiera di Genova" si intendono tutte quelle soluzioni che la città di Genova adottò – fin dai tempi dei primi insediamenti – allo scopo di difendere il suo golfo dagli attacchi nemici. Fin dai tempi più remoti, le piccole o grandi comunità che traevano le loro risorse dal mare, hanno avuto a che fare con pirati, mercenari, ma anche con flotte navali di città o nazioni nemiche, che dal mare assediavano, razziavano o cercavano di conquistare le popolazioni marittime. La necessità di fronteggiare queste scorrerie piratesche e di difendersi da avversari con flotte navali, fu al centro delle architetture militari anche nella Repubblica di Genova, fin dall'alto Medioevo.
Già intorno all'anno mille, Genova si munì di un sistema difensivo, attorno al nucleo originario della città, focalizzato sul colle di Sarzano, dove fu eretta una prima cerchia di mura. Nel corso dei secoli, l'abitato si sviluppò verso ponente, mentre le mura difensive venivano o ampliate, o ricostruite ex novo, cambiando conseguentemente anche i confini della città. Verso la fine del Duecento, iniziò la costruzione delle prime opere fortificate lungo la riva, a difesa della costa e del porto. Quindi, sul finire del XIII secolo, a partire dall'anno 1276 fu cinto di mura il borgo del Molo, che si protendeva sul mare. Partendo dalla Chiesa delle Grazie, la linea muraria si allungò dietro la piazza dei Macelli e percorrendo la Malapaga raggiunse la torre del Molo, e di lì tornava a riunirsi con la vecchia cinta nel luogo detto Bordigotto, antistante la chiesa dei Santi Cosma e Damiano. Un tratto delle citate Mura del Molo fu soprannominato appunto "Mura della Malapaga" in quanto partiva appunto dalle omonime carceri per i debitori inadempienti.R. Delle Piane, op.cit. pag.14.
Per alcuni secoli, la difesa costiera di Genova fu limitata alla cinta di mura sopra descritta, ampliata solo con la costruzione di una cinta muraria, che in linea con l'ampliamento delle mura interne del 1320 difendeva la nuova Darsena, all'interno del porto, in quanto, insieme al Molo Vecchio, erano i più importanti scali commerciali del porto..
Ancora nel 1536 furono approvati nuovi lavori di ampliamento della cinta muraria intorno alla città, è in questo contesto che si fortificano, il Molo di S. Tommaso, la costa tra Carignano e il Molo Vecchio, e fu edificata su progetto dell'ingegner Galeazzo Alessi tra il 1550 e il 1553, la Porta del Molo (oggi erroneamente denominata Porta Siberia). Dal 1577 la linea difensiva tra Porta del Molo, Mura della Malapaga e Mura delle Grazie, poi fino a Carignano fu modificata, ampliata e provvista di armamenti con la batteria della Malapaga incassate nelle omonime mura, la batteria delle Grazie e della Cava.
La cinta del 1536 era diventata, in un certo senso, "pericolosa" oltre che obsoleta e inadeguata ai progressi compiuti nel campo delle artiglierie; essa infatti seguiva fedelmente il perimetro dell'intero abitato. Il nemico, accampandosi a poca distanza dalle mura, avrebbe facilmente recato danni alla popolazione con l'uso dell'artiglieria.
Fu dunque decisa la realizzazione di una nuova e possente cinta muraria (l'ultima). nel 1630, che sfruttava, secondo le nuove tecniche difensive, l'anfiteatro naturale con vertice il Forte Sperone, e scendeva lungo due crinali verso la foce del Bisagno e verso la Lanterna; lasciando l'abitato ben distante dalle mura in quanto la potenza sempre maggiore delle nuove artiglierie avrebbe facilmente causato danni alle case e ai suoi abitanti, se questi fossero rimasti ai margini delle mura..
Il golfo di Genova tra XVII e XIX secolo L'assedio francese del 1684
Le “Mura Nuove” costiere di Genova, dovettero però cedere sotto il bombardamento navale francese nel maggio 1684: la mattina del 17 maggio centosessanta navi francesi formarono uno schieramento dalla Lanterna alla Foce, per un totale di 756 bocche da fuoco, guardate ai lati da grosse imbarcazioni a remi, occupate da moschettieri in assetto da guerra. Il bombardamento causò danni ingentissimi, soprattutto a causa dei nuovi mortai da 330 mmMire francesi sul mediterraneo – Il re Sole contro Genova - Secolo XIX, 28 giugno 1973. Genova resistette, ma nel timore di un nuovo attacco, il Governo genovese si rivolse alla Santa Sede e a Papa Innocenzo XI preoccupato delle complicazioni diplomatiche con la Corte di Francia. Durante questo assedio, comunque finito senza occupazione territoriale, furono chiari i limiti delle batterie costiere e in generale della difesa costiera del Golfo di Genova, i pezzi erano obsoleti e di scarsa portata, mentre l'artiglieria francese era nettamente superioreAll'epoca all'avanguardia nelle tecniche di impiego dell'artiglieria, come all'avanguardia nella tecnologia bellica stessa, solo due anni prima infatti, aveva impiegato per la prima volta in assoluto le bombarde da 330 mm contro la città di Algeri, con ottimi risultati. Vedi: ..
E leggendo una relazione sulla difesa genovese si evince che:
La relazione segnalava che comunque le navi francesi non si avvicinarono mai all'imboccatura del porto, guardate a vista dalle batterie della Lanterna e del Molo Vecchio, ma ciò non fu sufficiente a impedire alle nuove bombarde francesi, di colpire la città, con lanci che raggiunsero perfino il quartiere di Oregina. Ma l'impreparazione del personale di difesa, era comunque mal supportato dall'approssimativa sistemazione di alcune batterie genovesi manovrate da artiglieri non capaci di affrontare le nuove tattiche di guerra e sfavoriti dalla presenza di pezzi con portata inferiore di quelli francesi.. Le batterie della Malapaga, della Lanterna, della Cava e della Strega, non furono mai in grado di impensierire la flotta francese, nonostante la strepitosa reazione, e il sistema di fortificazioni costiere ai margini, troppo a ridosso dei limiti cittadini, non fermarono due sbarchi, a Sampierdarena e alla Foce. Oltre 4.000 fanti francesi presero terra, e seppur ricacciati in mare dalla tenacità dei difensori, dimostrarono la pochezza delle difese..
Fondamentale fu anche la conoscenza, da parte francese, del fondale, delle coste, delle spiagge e delle difese costiere (numero, portata e cadenza di fuoco), fattori che permisero alla flotta di disporsi nel miglior modo per offendere e non essere offesa, al riparo dalle batterie genovesiCiò fu possibile grazie al paziente lavoro di spionaggio, con l'invio anni prima, di emissari francesi in incognito con il compito di studiare le difese e il porto della città, e mettere a punto il miglior piano offensivo per la flotta francese. Vedi ..
Ma nonostante tutto, la vittoria navale francese, non fu supportata da una vittoria terrestre, gli sbarchi fallirono, la città tenne, e gli attaccanti furono costretti a ritirarsi dopo aver finito tutte le riserve di polvere da sparo.
1684-1745: Dalla pace alla guerra di Successione
In Francia il bombardamento divenne subito un avvenimento da esaltareL.C.Forti, op.cit. pag. 41 monete di commemorazione, trattati, dipinti, stampe e incisioni, spopolavano in tutta la nazione, a dimostrazione della incredibile potenza marina che possedeva la Francia del re Luigi XIV. In realtà però la potenza navale francese fu bloccata dall'assidua e tenace resistenza di una città con difese deboli e con poche risorse economiche, che per ragioni, che oggi chiameremmo di propaganda, fu invece rappresentata, alla popolazione francese, come una città inespugnabile, con mura gigantesche e difensori agguerriti. In questo modo si cercò di rendere meno evidente l'inefficacia dell'azione francese, nonostante l'impegno profuso..