Biografia Didimo, figlio di un commerciante di salamoia, visse ai tempi della seconda guerra civile, operando essenzialmente, dunque, tra il 44 ed il 10 d.C. Suda, s.v.; M. Schmidt, Didymi Chalcenteri grammatici Alexandrini fragmenta quae supersunt omnia, Amsterdam 1964, p. 2.. Egli visse tra Alessandria e Roma.

La sua attività di infaticabile compilatore (fu autore secondo Ateneo di Naucrati di 3500 libri e secondo Seneca di 4000Ateneo di Naucrati, Deipnosofisti IV 139; Seneca, Epistulae morales ad Lucilium, 88; Quintiliano, Institutio oratoria I 9, 19.) gli valse il soprannome di Calcentero (), ossia "viscere di bronzo". Gli fu dato anche il soprannome di , ossia "dimentico dei suoi libri", perché gli accadeva spesso di contraddire affermazioni fatte in altre opere.

Opere L'attività principale di DidimoDelle sue opere restano frammenti: cfr. un elenco esaustivo in Mauricius Schmidt, Didymi Chalcenteri grammatici Alexandrini fragmenta quae supersunt omnia, Amsterdam 1964, pp. 11-13, che restituisce 54 volumi. fu il commentario: Didimo, in effetti, fu un seguace della scuola di Aristarco di Samotracia e scrisse un trattato sull'edizione omerica del grande filologo alessandrino, intitolato, appunto, Sull'edizione di Aristarco (περὶ τῆς Ἀριστάρχου διορθώσεως), frammenti del quale sono conservati nel manoscritto Venetus A dell'Iliade Cfr. H. Erbse, Scholia Graeca in Homeri Iliadem, Berlin 1969-88, 7 voll.. Né, tuttavia, Didimo si limitò alla "classica" recensione omerica, scrivendo anche commenti su molti altri poeti e prosatori greci, dai lirici, in particolare Bacchilide e PindaroNe restano 73 frammenti negli scolii pindariciː cfr. l'edizione di B. K. Braswell, Didymos of Alexandria: Commentary on Pindar, Basel, Schwabe Verlag, 2017., e sui drammaturghi, specie su Sofocle, Ione, Frinico, Cratino, Menandro Ateneo IX 371; Etymologicum Gudianum, 338, 25., Euripide, Aristofane, come noto dagli scolii a tali autori, che ne citano spesso spiegazioni grammaticali, lezioni a margine e notizie erudite. Si occupò anche degli oratori, tra cui soprattutto, Demostene, Iseo, Iperide, Dinarco.

Oltre a questi lavori, abbiamo testimonianze di lavori lessicografici, altresì perduti: Sullo stile tragico (περὶ τραγῳδουμένης λεξέως), che comprendeva almeno 28 libri;Macrobio, Saturnalia, V 18. Lo stile comico (λέξις κωμική). Cfr. Scholia ad Apollonio Rodio, Argonautiche I 1139 e IV 1058.; un terzo lavoro linguistico sulle parole di significato ambiguo o incerto, di almeno sette libri; una quarta opera linguistica sulle espressioni false o corrotte.

All'erudizione storico-sociale apparteneva una raccolta di proverbi greci (πρὸς τοὺς περὶ παροιμιῶν συντεταχότας) comprendente tredici libri, ripresa dai più tardi paremiografi come Zenobio; Sulle leggi di Solone (περὶ τῶν ἀξόνων Σόλωνος), un lavoro di cui parla Plutarco; una risposta al ciceroniano De re publica, che comprendeva sei libri, a cui rispose Svetonio Ammiano Marcellino, XXII 16; Suda, s.v. Τραγκύλλος..

In più, ci sopravvivono estratti sull'agricoltura e la botanica, di un commento su Ippocrate e un trattato Su tutti i tipi di marmo e legno (περὶ μαρμάρων καὶ παντοίων ξύλων). In considerazione della differenza drastica dei tipi di argomento rispetto a quanto sappiamo di lui, è possibile che questi titoli rappresentino il lavoro di un diverso Didimo.

Su Demostene Nel 1901, fu acquistato da un antiquario al Cairo un papiroOggi P. Berol. 9780. proveniente da Ermopoli e contenente una parte del commento di Didimo a DemosteneSe ne veda l'edizione, con traduzione e commento, di P. Harding, Didymos: On Demosthenes, Oxford, Clarendon Press, 2006..

Il testo pervenuto analizza la III e la IV FilippicaColonne 1-10., la Risposta alla Lettera di FilippoCol. 10-11. e il discorso n. 13, che Didimo non ritiene, per l'argomento, inseribile tra le FilippicheCol. 13.. Il commentario, su 15 colonne, seppur molto danneggiato all'inizio, consente di farci una piena idea del metodo di lavoro e analisi del grammatico alessandrino, che, conformemente all'uso grammaticale del tempo, indica un lemma del testo dell'oratore con una diplè (>) e, a volte, una paragraphos (-) per indicare l'inizio e la fine di una citazione.

Uno degli elementi più caratteristici del commentario è, inoltre, la presenza di un folto numero di citazioni letterali da autori per chiarire passaggi oscuri o, comunque, difficiliː Anassimene di Lampsaco, Dinarco, Duride, Ermippo, gli attidografi Demone e Androzione tra quelli noti, mentre emerge il nome di Brione (forse di Chio), citato, per lo stesso passaggio, da Diogene LaerzioV 1, 11. con il nome di Ambrione. Didimo iniziava la sua trattazione delle orazioni discutendo della data e delle circostanze che l'avevano motivata, per poi concludere la sezione con un prospetto riassuntivo e proseguire, sulla scorta delle ampie testimonianze citate, sulla questione dell'autenticità nel caso ci fosse disaccordo tra gli autori.

Influenza Studioso certamente non originale, dunque, Didimo costituì la principale fonte attraverso cui i commentatori successivi attinsero alla tradizione filologica alessandrina: il numero e la varietà delle fonti utilizzate nei commentari era impressionante, specie nello spazio di poco meno di dodici colonne di scrittura. Ciò conferma, appunto, come fosse essenzialmente un compilatore, che non consultava le fonti di prima mano, ma attraverso il lavoro di intermediari.

Note

Bibliografia M. Schmidt, Didymi Chalcenteri grammatici Alexandrini fragmenta quae supersunt omnia, Amsterdam 1964 (ristampa dell'edizione ottocentesca). Didymos: On Demosthenes, edited with a translation by P. Harding, Oxford, Clarendon Press, 2006.

Voci correlate Aristarco di Samotracia Trifone di Alessandria

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