Il Gatto e la Volpe sono due personaggi immaginari del libro Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino di Carlo Collodi. Sono raffigurati come poveri opportunisti che campano di soldi e truffe, e il protagonista Pinocchio è vittima dei loro inganni. Inoltre i due si fingono invalidi: volpe si finge zoppa e gatto si finge cieco. Dei due, Volpe è la mente ed è lei a elaborare i piani e le convinzioni, mentre Gatto si limita quasi unicamente a fargli da eco, con pochissime frasi originali per conto suo.

Ruolo nella storia I due ingannatori fanno la loro apparizione nel capitolo XII, non appena Pinocchio si congeda dal burattinaio Mangiafoco dopo che egli gli ha regalato cinque monete d'oro. I due dicono di conoscerlo, avendo visto Geppetto attenderlo preoccupato sull'uscio di casa mentre pativa il freddo. Pinocchio li rassicura che la sofferenza di suo padre è conclusa, essendo lui diventato ricco; quando i due ridono di tale esclamazione, la marionetta mostra loro incautamente le monete, e la loro reazione quasi manda in fumo la loro finzione da invalidi. Un merlo tenta di avvertire Pinocchio di fare attenzione con loro, ma il Gatto lo divora prima che Pinocchio possa capire qualcosa. I due chiedono cosa abbia intenzione di fare con le monete: Pinocchio spiega che vuole comperare una giacca per il padre e un abbecedario per ritentare con la scuola, ma i due dichiarano che il troppo studio li abbia ridotti così e che esistono metodi più facili per fare fortuna. Pinocchio dapprima non è interessato, ma con i due che lo ammaliano di stare "dando un calcio alla fortuna", ci ripensa e i due gli raccontano del paese dei Barbagianni, dove ci sarebbe un luogo chiamato campo dei miracoli, in cui sotterrando una moneta da essa germoglierà un albero colmo di zecchini d'oro. Pinocchio si interessa e già da subito propone di spartire i frutti dell'albero che otterrà, ma i due rifiutano, aumentando in Pinocchio il rispetto per il duo, poi si dirige con loro al campo.

Durante il tragitto i tre sostano all'osteria del Gambero Rosso per cenare e riposarsi; i due compari ordinano una grande cena a spese di Pinocchio, che non mangia nulla avendo preso «un'indigestione anticipata di monete d'oro». Mentre Pinocchio dorme qualche ora, il Gatto e la Volpe escono segretamente e si accordano con l'oste perché svegli a mezzanotte il burattino per riprendere il cammino verso il Campo dei miracoli, ovviamente, lasciando la cena sul suo conto che pagherà con una delle cinque monete.

Quando Pinocchio si avvia nella notte oscura, dove il fantasma del Grillo Parlante tenta di avvertirlo come il merlo del pericolo a cui va incontro, ma senza successo, incappa in due briganti incappucciati con sacchi di carbone, che il racconto rende chiaro si tratti del Gatto e la Volpe, per quanto Pinocchio non riuscirà mai a capirlo. Dal panico, il burattino si nasconde le monete in bocca e quando i due lo acciuffano, minacciando di morte lui e poi il padre, scoprono il nascondiglio e tentano di forzargli la bocca prima manualmente e poi Gatto prova con un coltello, ma Pinocchio gli amputa la zampa destra anteriore con un morso e la sputa. Liberatosi quindi dalla presa, segue un intero capitolo di inseguimenti per il bosco, dove i due appiccano il fuoco ad un albero dove Pinocchio si era arrampicato e poi cadono in un fiume dopo un fallito salto. Da come viene descritta la loro corsa, sembra che nel racconto i due siano normali animali e non antropomorfi che camminano sulle zampe posteriori.

Infine, poco dopo l'alba, i due lo raggiungono quando Pinocchio bussa disperato alla casetta della bambina dai capelli turchini (adibita a casa per i morti nel finale originale) e, dato che il suo legno è talmente duro da spezzare i loro coltelli, Pinocchio viene quindi impiccato ad una Grande Quercia lì vicino (che nella realtà è identificata nella Quercia delle Streghe) con l'idea di farlo morire strozzato così che apra la bocca. Dopo diverse ore, i due si arrendono e promettono di tornare più tardi. Nella stesura originale, questa doveva essere la fine del romanzo, quando al burattino cedono le forze.

Tuttavia, Pinocchio è tratto in salvo dalla bambina. Dopo averlo rimesso in sesto, ella dice di aver invitato Geppetto alla sua casa e Pinocchio decide di andargli incontro, ma fa l'errore di soffermarsi alla Quercia, dove incappa di nuovo nei due malandrini (ora senza costumi) e invocando maledizioni agli assassini di cui il burattino gli racconta, e giustificando la zampa amputata di Gatto dicendo che l'ha offerta ad un lupo affamato, cercano di continuare il loro piano iniziale. Quando Pinocchio dice di non avere tempo, Volpe gli mette fretta dicendo che il campo diverrà proprietà privata a breve e oggi è l'ultimo giorno per piantare le monete. Pinocchio ci casca e arrivano nel paese di Acchiappa-citrulli, dove si trova il campo. Seguite le istruzioni per la semina e l'annaffiatura, i due dicono a Pinocchio di farsi un giro in città, ricordandogli che non vogliono ricompense per il loro gentil gesto.

Non appena Pinocchio si assenta, i due dissotterrano le monete e scappano dopo aver ricoperto la buca. Un pappagallo li vede e poi si fa beffe del burattino quando continua ad annaffiare confuso che l'albero non sia ancora apparso e poi gli rivela tutto. Pinocchio quindi tenta di cercare giustizia denunciando il furto delle monete d'oro al giudice-gorilla, ma questi, paradossalmente, lo fa incarcerare. Non è mai rivelato, ma è possibile che anche questo dettaglio della giustizia di Acchiappa-citrulli fosse stato pianificato dai due.

Oltre che nei riassunti che Pinocchio fa alla Fata e poi a Geppetto, Gatto e Volpe sono allusi solo nel capitolo XXIII, quando Pinocchio piange sulla tomba della bambina dai capelli turchini, ipotizzando (ancora ignaro della loro identità) che gli assassini possano di nuovo farsi vivi e impiccarlo di nuovo e stavolta, senza di lei, non avrà più scampo.

All'inizio dell'ultimo capitolo, dopo essere tornati sulla terraferma, Pinocchio e Geppetto incontrano il Gatto e la Volpe ridotti in condizioni pessime: a suon di fingersi invalidi, ora lo sono diventati davvero e la volpe ha anche dovuto vendere la sua coda come scacciamosche. I due chiedono aiuto all'"amico", ma Pinocchio ignora i loro pianti e si burla di loro recitando proverbi sulla loro situazione.

Il compagno Pinocchio Nella versione russa della storia, narrata da Tolstoj, il Gatto e la Volpe, che posseggono rispettivamente i nomi di Basilio e Alice, hanno lo stesso identico ruolo nella versione di Collodi, con qualche differenza: dopo aver fregato Burattino con la storia del campo dei miracoli, istruendolo sul rito che deve fare, i due si dirigono dalla polizia locale (balzana quanto quella di Acchiappa-citrulli) a informare che Burattino sta lanciando un malocchio al capo della polizia e i gendarmi quindi catturano la marionetta e lo gettano da un ponte, mentre i due malandrini recuperano i soldi. Più tardi sono assoldati da Carabas (la malvagia controparte di Mangiafoco) per ritrovare Burattino e la chiave d'oro, condividendo con lui il fato di rimanere a becco asciutto sotto la pioggia a fine storia.

Altri media

In molti media, grazie alla versione Disney, i due sono raffigurati come i protagonisti di Uomini e topi: la Volpe come il capo del duo e il Gatto come una spalla comica e inetta, vittima di sfortunate vicende, oltre che alle sgridate del suo collega. Talvolta, sebbene il romanzo usi pronomi al maschile per tutti e due, la Volpe è spesso dipinta come una femmina come nella versione di Tolstoj (più verosimilmente dovuto al fatto che il suo nome sia un sostantivo femminile, ma potrebbe anche essere dovuto alla versione russa che la dipinge come una lei). Spesso inoltre i due sono al soldo degli altri antagonisti. Nel primissimo adattamento del 1911, sostituiscono le faine quando Pinocchio si ritrova a far da cane da guardia per colpa dei suoi compagni, ma il burattino avvisa il padrone e i due scappano. Quando rincontrano Pinocchio lo impiccano per vendicarsi. Più tardi mettono in atto il piano del campo dei miracoli, ma Pinocchio li ritrova in un'osteria dopo il furto e si azzuffa con loro, venendo poi portato al tribunale e arrestato. Non vengono poi più rivisti. Nel film del 1947 Le avventure di Pinocchio di Giannetto Guardone, sono interpretati da due ragazzi in maschera e doppiati rispettivamente da Stefano Sibaldi e Margherita Bagni. La cecità di Gatto è ridotta a un solo occhio e gira vestito similmente al gatto con gli stivali, con tanto di sacco con la selvaggina. Nel finale, i due sono ridotti in povertà, chiedendo la carità suonando e danzando e quando domandano perdono a Pinocchio in cambio di aiuto, questi chiama i gendarmi, e i due scappano via. Nel film animato italiano del 1971 Un burattino di nome Pinocchio di Giuliano Cenci, sono doppiati da Manlio De Angelis e Sergio Tedesco, e ricalcano fedelmente il loro ruolo, con l'unica eccezione che nessuno dei due finisce con alcun arto mutilato. Nell'anime del 1972 Le nuove avventure di Pinocchio, chiamati in inglese Willie e Jack, vede il gatto sostituito da una donnola. Sebbene riprendano bene la loro controparte originale di truffatori e criminali ai danni del burattino (spesso con la complicità del Topolino di Geppetto), dalla seconda parte della serie aiuteranno Pinocchio, pensando sempre di meno a mettere davanti il loro benessere personale. Un effettivo gatto cattivo nella serie è però Nora, che appare in alcuni episodi. Nello sceneggiato TV del 1972 Le avventure di Pinocchio di Luigi Comencini, sono interpretati da Franco e Ciccio e sono due suonatori al servizio di Mangiafoco, con i costumi dei due animali. Quando il loro capo vuole bruciare Pinocchio per far cuocere il suo montone, i due trovano il Pinocchio umano, sostenendo che Mangiafoco si sia sognato tutto, venendo per questo licenziati e privati dei costumi di scena. Poi facendo i mendicanti e fingendosi zoppi e ciechi con un paio di occhiali da non vedenti e un bastone (che si scambiano ogni giorno), incolpano Pinocchio della loro sventura e volendo in qualche modo vendicarsi del loro ex-datore lo raggirano con la storia del Campo dei miracoli. Dopo averlo derubato, non ricompaiono più, salvo una menzione da parte di Geppetto in cui si lamenta che, nonostante quello che ha passato per colpa loro (mettendo inoltre insieme i pezzi che erano gli assassini), Pinocchio li reputa ancora simpatici e buffi. Nel film Il tempo che ci vuole, ambientato durante la produzione della miniserie, Luca Massaro e Giuseppe Lo Piccolo interpretano Franco e Cicco. Nell'anime Pinocchio del 1976, i due sono chiamati Volpe Rognosa e Gatto Randagio e sono rappresentati in modo fedele al libro, con tanto di zampa fasciata e occhiali da non vedenti. Inoltre qua hanno un esteso ruolo da antagonisti principali, perseguitando Pinocchio anche ben dopo che il loro ruolo originale termina, continuando a turlupinarlo, derubando la gente mentre sono coperti da lenzuoli o talvolta condividendo con la marionetta i guai (tra cui l'essere pure tramutati in asini o il naufragare sull'Isola delle Api Industriose). Nel film animato del 1987 I sogni di Pinocchio, un seguito della storia, i personaggi del procione Scallawag e la scimmia Igor rimpiazzano il Gatto e la Volpe, ripetendo perlopiù le azioni delle loro controparti disneyane: ingannano la gente con giochi truccati, lo convincono a vendergli il prezioso cofanetto commissionato al sindaco con un gioiello falso, poi si ritrovano indebitati con Pupazzettino e sono privati del cofanetto finché non gli riporteranno Pinocchio. Mentre così fanno, il ragazzo li salva da un luccio e si ravvedono, cercando di aiutarlo a scappare dai pericoli dell'Imperatore della Notte. Nel film anime Doraemon - The Movie: Le 1000 e una notte del 1991, la Volpe è vista fugacemente sulla copertina del libro di Pinocchio.