Cronotassi

Le fonti per la cronotassi degli abati dell'abbazia di San Colombano a Bobbio sono varie, all'elenco compilato dall'Ughelli, che parte dal 950 fino al 1449 all'unione del monastero alla congregazione benedettina di S. Giustina, si aggiungono le fonti dell'elenco compilato dal Cantelli e poi con l'elenco compilato dall'abate Rossetti che protrasse la serie fino al 1792. San Colombano (24 luglio 613-23 novembre 615): fondatore dell'abbazia di San Pietro; Sant'Attala (615-10 marzo 627): il complesso monastico si ingrandisce ed aumentano i monaci (tra i quali Giona); San Bertulfo (627-19 agosto 639): ottiene l'11 giugno 628 da papa Onorio I la protezione pontificia sul cenobio ed il privilegio di nullius dioeceseos in cui riconosceva all'abbazia la più ampia immunità ed esenzione da ogni giurisdizione vescovile, Bertulfo al ritorno da Roma incarica Giona di scrivere la biografia di San Colombano; San Bobuleno (639-653): papa Teodoro I conferma il privilegio di esenzione e riforma con il consenso del papa la vita monastica; sotto di lui i monaci diventano 150; inoltre dal 643 è il primo abate mitrato; San Cumiano (653 - 725-744): monaco in Irlanda, vescovo in Scozia, si reca a Bobbio come semplice monaco; il re Liutprando gli farà dono di una stupenda lapide sepolcrale, oggi conservata nel museo dell'abbazia, probabilmente sotto il suo abbaziato si iniziarono i grandi lavori di ristrutturazione del monastero. San Congello (o Comogello o Comgall)., monaco irlandese, vissuto pochi mesi dopo la nomina abbaziale; Vorgusto; San Suniberto (o Suniperto)San Suniberto - ottavo abate di Bobbio, sul portale Saintcolumban.eu, raffigurato come abate fra i primi quattro santi (assieme ai monaci Allo, Walcario e Cuniberto) al centro della volta del transetto della basilica di San Colombano in quattro medaglioni del pittore Bernardino Lanzani. Anastasio (747-774), citato in un diploma di re Rachis del 5 agosto 747 per il reintegro dei beni del monastero di Carbonara al Ticino, dei beni sottratti all'epoca del re Liutprando verso i confini del torrente Nure e monti circostanti e la concessione di una peschiera, detta Burbure, collocata tra il Mincio e il Garda, primo nucleo della corte di Garda del futuro priorato di Bardolino; sempre lo stesso anno si ebbe l'ultimazione dei lavori di ristrutturazione del monastero e la nuova dedicazione a San Colombano che va ad affiancare la precedente agli apostoli Pietro e Paolo. Attorno al 750 il re Astolfo, grazie ai monaci di Bobbio che porteranno alcune reliquie di San Colombano, fonda nella valle di Bronda (vicino a Saluzzo) il monastero di San Pietro e San Colombano di Pagno come dipendenza bobbiese. Guinibaldo I (o Gundebaldo) (774-833), Carlo Magno, conquistata Pavia nel 774 e divenuto re dei Franchi e dei Longobardi, emana un diploma datato 5 giugno 774 in favore del monastero di Bobbio indirizzato all'abate Guinibaldo, confermando i possessi dell'abbazia e testimoniando la donazione della selva della corte di Montelungo (o Montelongo) di Ruino (PV) con tutti i terreni adiacenti e la selva di Alpe Adra della Val Petronio, il borgo marino e la zona attorno alla punta di Moneglia ed il suo territorio, che divenendo porto monastico permetteva al cenobio di Bobbio uno sbocco sul Mar Ligure. Wala (833-31 agosto 836): cugino, consigliere del re e primo ministro di Carlo Magno prima e di Ludovico il Pio dopo. A causa di dissapori con il nuovo imperatore Ludovico il Pio, Wala venne allontanato dalla corte imperiale, nel 816 prese la vita monastica ritirandosi nell'abbazia di Corbie e in seguito ne divenne abate governando anche l'abbazia di Corvey, ruppe definitivamente e politicamente con la corte e venne condannato a 7 anni di esilio. Scelse Bobbio nell'831 per la sua cultura e regola, e la protezione che gli dava re Lotario I di cui ne divenne consigliere, venne eletto dai monaci alla carica di abate nell'833 e si diede da fare per valorizzare il monastero e la biblioteca; muore misteriosamente nell'836. Dungallo (o Dungal) (?)Paolo Sangiorgio, Cenni Storici sulle due Università di Pavia e di Milano, Milano 1831, pag 27-28, ricordato in tarda età come abate in un poema del vescovo irlandese San Donato di Fiesole. Monaco irlandese, maestro di retorica e scienza, astronomo e poeta, formatosi nella celebre abbazia di Bangor da dove proveniva Colombano, durante le invasioni vichinghe lasciò Bangor agli inizi del IX secolo portando nel continente europeo numerosi volumi della celebre biblioteca per salvarli alla distruzione, ed infine giunse a Bobbio come monaco ed insegnante e dove arricchì la biblioteca dello Scriptorium di Bobbio con 27 volumi di scuola irlandese fra cui il celebre Antifonario di Bangor. Il 25 maggio dell'anno 825 l'imperatore Lotario I promulga il capitolare di Corteolona e nomina Dungallo rettore della Schola Papiense (oggi Università degli Studi di Pavia). Ebbone (836-843), teologo franco, già arcivescovo di Reims (814-835, 840-841) e consigliere di Ludovico il Pio. Principale esponente nell'Assemblea di Compiègne (833) che destituì l'imperatore Ludovico il Pio, in seguito alla restaurazione dell'imperatore nell'835 e alla decisione del concilio di Thionville, venne esiliato a Bobbio, dove nell'836 succedette all'abate Wala. Nell'843 lasciò Bobbio e passò in Germania, dove re Ludovico il Germanico gli offrì il vescovado di Hildesheim (843-851) che resse fino alla morte. Amalrico (1º governo: 22 agosto 843-849), abate e poi vescovo di Como (844–865) ed abate commendatario di S. Colombano. L'imperatore Lotario I il 22 agosto 843 indirizza all'abate Amalrico il privilegio fiscale preceptum immunitatis, in cui vi è la concessione a favore del monastero di eventuali pretese del fisco regio verso uomini liberi o servi di quella comunità, negli stessi anni (tra l'844 e l'847) anche papa Sergio II dispone più volte in favore del monastero; Hilduino (o Ilduino) (850-859), abate e presunto 1º conte di Bobbio, già arcicancelliere imperiale e di Lotario I e arcivescovo di Colonia (842-848/849 dimessosi) e poi abate di S. Colombano, durante il suo abaziato, il 20 agosto 850 San Donato vescovo di Fiesole offre al cenobio la chiesa piacentina di Santa Brigida d'Irlanda con tutte le sue pertinenze, disponendo che vi sia costituito un prevosto e lo xenodochio dedicato alla Santa Risurrezione per pellegrini irlandesi e iro-scoti, suoi conterranei. A lui venne riferito il celeberrimo diploma falso dell'imperatore Lotario I a conferma del titolo comitale di Bobbio, cui molti abati in seguito ne faranno ricorso per legittimare la loro giurisdizione feudale del territorio, giurisdizione falsamente riconosciuta universalmente fino al processo di Cremona del 1208 in cui si proverà il falso diploma e si sottoporrà il monastero sotto l'autorità del vescovo di Bobbio. Infatti il titolo di conte di Bobbio, non risulta mai esser stato conferito personalmente ad alcun abate e - men che meno - genericamente al reggitore pro tempore del cenobio stesso. Il documento si ritiene sia collocabile tra i falsi del 1172, in pieno periodo di lotta tra il monastero e il vescovo, quando, cioè, un titolo comitale costituiva un'ottima arma di difesa; Amalrico (2º governo: 860-863), vescovo di Como (844–865) ed abate commendatario di S. Colombano (rielezione del precedente), durante la sua reggenza con il diploma imperiale del 7 ottobre 860 l'imperatore Ludovico II riconferma al monastero tutti i diritti e gli antichi privilegi, vengono determinati e ribaditi i possedimenti del monastero della corte di Calice, conteso tra il cenobio e il conte di Piacenza Vifredo I, ammonendo i successori del predetto conte o i suoi «funzionari» a non riaprire la questione. Vengono inoltre ribaditi tutti i diritti di navigazione delle flotte del monastero già goduti ed i diritti di navigazione sul Po e sul Ticino e nelle peschiere sul Lago di Garda della corte di Garda del monastero di San Colombano del priorato di Bardolino, contesi sempre dal conte di Piacenza Vifredo e nel gardense dal vescovo e conte di Brescia Notingo; Ermerissione (863-865), dell'abate Ermerissione conosciamo solo il nome tramandatoci da una donazione del 19 giugno 863 riguardante possessi nel territorio di Tortona; Ermenrico (865-865)., l'abate Ermenrico è citato in un documento datato 2 febbraio 865 e redatto dall'imperatore d'Italia Ludovico II in Santa Sofia, frazione di San Pietro in Cariano (nel veronese) possesso del cenobio bobiense, qui l'abate di Bobbio ospita Ludovico II e le sue truppe dirette in spedizione contro i saraceni che avevano occupato l'Italia meridionale ed ottiene la riconferma dei diritti e dei privilegi al monastero concessi dal padre Lotario I; Guinibaldo II (o Winibaldo) (865-883), durante il suo abaziato si ha notizia di una bolla di papa Giovanni VIII (872) in favore del monastero e della riconferma dei diritti e dei privilegi da parte del re d'Italia Carlomanno con il diploma del 20 ottobre 877; Agilulfo (2 marzo 883 - 25 luglio 896): iniziò la grande ricostruzione ed ampliamento del monastero che raggiunse il massimo splendore. Nell'883 l'abate realizzò unadbreviatio dei beni del monastero, al fine di dirimere alcune controversie sorte sul possesso degli stessi. Difatti sotto il suo abaziato il monastero ebbe le riconferme dei diritti e privilegi da parte dei re d'Italia ed imperatori Carlo il Grosso (883), Berengario I (2 o 5 marzo 888), Guido II di Spoleto (11 aprile 893), Lamberto II di Spoleto (24 luglio 896) e Arnolfo di Carinzia (896); Liutvardo (o Liuterardo) (896-24 giugno 900 o 901), già monaco dell'abbazia di Reichenau divenne arcicancelliere di Carlo il Grosso, eletto arcivescovo di Vercelli (880-901) divenne abate commendatario di S. Colombano; perse la vita in uno scontro con gli Ungari il 24 giugno del 900 o 901. Raperto (aprile 901-903); Teodelassio (11 settembre 903 - 3 marzo 917), nell'aprile 915 il re Berengario I risolve a favore del monastero la contesa per i beni cenobiali relativa ai beni della corte di Barbada, cioè la zona di Santa Giuletta (PV); Silverado (917-927); Gerlanno (928-936), per ottenere protezione, decise di trasportare il corpo di san Colombano a Pavia davanti al re Ugo di Provenza nel 929. Il suo successo non sarà duraturo; Luifredo (o Liutefredo) (936-943); Giseprando (943-963), cancelliere di Lotario II e vescovo di Tortona, fondatore dell'abbazia di San Marziano di Tortona, riprende l'uso della commenda; Guberto (963-973); Pietro I Pietroaldo (11 luglio 973 - 980) in corrispondenza con Gerberto di Aurillac e l'imperatore sui tentativi di usurpazione del territorio monastico; Guinibaldo II (980-982); Gerberto di Aurillac (fine 982-999), arcivescovo di Reims e arcivescovo di Ravenna, futuro papa Silvestro II. Analogamente a molti predecessori, Gerberto rimase a Bobbio due anni circa, tornando a Reims nel 984 dopo la morte dell'imperatore, anche se continuò a rivestire il titolo abbaziale fino all'ascesa al soglio di Pietro, avvenuta nell'anno 999. Quindi per 15 anni l'abbazia fu priva di governo abbaziale subendo numerosi tentativi di spoliazioni del patrimonio abbaziale; Auderico (sec. X) Luniberto (sec. X) Abate-vescovo Pietroaldo (999 - 7 aprile 1017), era probabilmente nipote dell'abate Pietro I Pietroaldo, venne designato da papa Silvestro II. A lui si deve il progetto di trasformare il monastero in sede vescovile, per scongiurare i tentativi di usurpazione da parte dei vicini vescovi di Piacenza e Tortona. Nel Natale del 1013 l'abate incontrò a Pavia l'imperatore Enrico II e, nel febbraio 1014, l'imperatore ottenne dal papa Benedetto VIII l'assenso alla fondazione della nuova sede vescovile. Ciò conferì a Bobbio il titolo di città. Primo vescovo fu lo stesso Pietroaldo che, dal 1014 al 1017, cumulò le due cariche, inoltre Bobbio diventa diocesi "esente" ed "immediatamente soggetta alla Santa Sede".