Biografia La formazione

Simone Simoni nacque nel 1532La data di nascita si deduce dalla lapide sepolcrale, poi andata distrutta in un incendio, posta nella chiesa di San Francesco, a Cracovia, nella quale era scritto che il Simoni «ultimum diem clausit III non. aprilis A. D. 1602» all'età di 70 anni. Il testo della lapide è in S. Ciampi, Viaggio in Polonia, 1831, pp. 162-163. a Lucca da Polissena, donna di una famiglia originaria di Vimercate, e da Giovanni Simoni, un modesto mercante lucchese di seta, la cui famiglia era originaria di Vagli, in Garfagnana. Ebbe anche due fratelli, Cesare e Lodovico, che intrapresero il mestiere delle armi.Queste notizie biografiche si apprendono dallo scritto del Simoni, Scopae, quibus verritur confutatio, ..., 1589, pp. G1b-G3b. Per secoli gli storici locali discussero del luogo di nascita del medico toscano.

A Lucca studiò umanità con Antonio Bendinelli e Aonio Paleario, due umanisti in «odore di eresia» - il Paleario finì sul rogo a Roma nel 1570 - e dal 1549 iniziò gli studi universitari. Sostenuto economicamente dal padre, che per farlo studiare dovette vendere alcune proprietà, e poi anche dal patrizio veneziano Lazzaro Mocenigo, peregrinò nei maggiori Studi d'Italia: prima a Bologna, poi a Pavia, a Ferrara, a Padova, a Napoli, ancora a Bologna e finalmente si laureò nel 1562 a Padova in filosofia e medicina.M. Verdigi, Simone Simoni, filosofo e medico nel '500, 1997, pp. 63-64.

Diversi ma tutti autorevoli i suoi professori: da Vincenzo Maggi a Girolamo Cardano, da Niccolò Boldoni ad Antonio Musa Brasavola. La sua formazione era di stampo aristotelico-averroistico, come s'insegnava nello Studio padovano, con una forte esigenza razionalistica che aveva riflessi nel campo religioso, tale da mettere in dubbio l'immortalità dell'anima e a creare sospetti di eresia tra i professori e gli studenti di quella Università.C. Madonia, Simone Simoni da Lucca, 1980, p. 162. Con questa preparazione, Simoni fece ritorno a Lucca, dove fu tra i fondatori del Collegio medico, esercitò la professione medica e sembra aver scritto i suoi primi saggi di argomento filosofico.C. Lucchesini, Opere edite e inedite, XVII, 1833, p. 136.

Nall'infanzia del Simoni, Lucca aveva vissuto un periodo concitato di aperti conflitti sociali e poi di tentativi di riforme politiche e religiose, portate avanti dal gonfaloniere Francesco Burlamacchi e dal circolo di intellettuali riuniti intorno a Pietro Martire Vermigli, priore di San Frediano. Quando Simoni era ritornato a Lucca, quella fervida attività era già stata spenta dalla reazione cattolica guidata dal vescovo inquisitore Guidiccioni, ma certo quelle idee di Riforma circolavano ancora sotterraneamente in città, e forse lo stesso Simoni le aveva già raccolte durante i suoi trascorsi nelle diverse Università da lui frequentate.

Sta di fatto che nel 1564 Simoni fu chiamato dalle autorità lucchesi a dare spiegazioni sulle proprie opinioni religiose: per tutta risposta il nostro medico, «non fidandosi troppo delle sue forze»,Come scrive egli stesso: S. Simoni, Synopsis brevissima ..., 1577. cercò la salvezza con la fuga: «munito solo di un cavallo e dei propri risparmi, dopo aver preso commiato dalla famiglia, fuggì, accompagnato da un servitore, alla volta di Ginevra».C. Madonia, Simone Simoni da Lucca, cit., p. 162. Negli atti ufficiali della Repubblica di Lucca, la sua condanna per eresia risulta formalizzata il 17 novembre 1567.G. Tommasi, Sommario della storia di Lucca, 1847, p. 450.

A Ginevra

A Ginevra, patria del calvinismo, si era formata da decenni una numerosa colonia di emigrati italiani per motivi religiosi, e tra questi non pochi erano i lucchesi. La comunità italiana era inserita in una propria chiesa e Simoni vi ebbe l'incarico di catechista; ottenuta la cittadinza ginevrina, sposò Angela Cattani, figlia di Francesco, un concittadino da tempo stabilitosi a Ginevra, e ne ebbe una figlia. Preso a benvolere dall'influente teologo Teodoro di Beza, ottenne di insegnare filosofia all'Accademia di Ginevra: un incarico dapprima senza compenso, poi retribuito insieme con la nomina, nell'ottobre del 1565, a professore ordinario. Anche il padre Giovanni si stabilì a Ginevra nell'agosto del 1566: in quello stesso periodo gli venne aumentato lo stipendio, ottenne un alloggio gratuito e, nel successivo febbraio, nell'Accademia fu istituita appositamente per lui la cattedra di medicina.A. Pascal, Da Lucca a Ginevra. Studi sull'emigrazione religiosa lucchese nel secolo XVI, 1932, pp. 486-487.

A Ginevrà pubblicò i primi libri. Nel 1566 presso l'editore Jean Crespin apparve il suo In librum Aristotelis de sensuum instrumentis et de his quae sub sensum cadunt commentarius unus: è il commento al De sensu et sensibilibus di Aristotele. In esso Simoni distingue dapprima le verità di fede dalle verità filosofiche - una premessa tipica dell'aristotelismo padovano - ma poi cerca di dimostrare che la ragione, indagando la natura, può giungere a Dio, rivelando le verità di fede. In tal modo, Simoni sostiene che anche le questioni teologiche hanno natura razionale e, qualora sorgano contrasti, la ragione è in grado di comporli, indicando la via da seguire per una corretta interpretazione: una conseguenza, seppure non esplicita nel commento del Simoni, della prevalenza della ragione sulla fede, è che il dogma - espressione della tradizionale subordinazione della ragione alla fede - non ha motivo di esistere.A. Fabris, Il rapporto tra filosofia e teologia in Simone Simoni, in M. Verdigi, Simone Simoni, cit., p. 118.

Il suo aristotelismo che poco concede alla teologia cristiana si conferma con i successivi commenti allEtica Nicomachea e al De anima, mentre dal 1567 Simoni condusse una lunga e dura polemica contro il medico e filosofo Jacob Schegk. Questi, proprio all'opposto del Simoni, usava argomenti tratti dalla teologia scolastica per dimostrare la realtà della teoria, allora caldeggiata in ambienti luterani, della ubiquità del corpo di Cristo. Simoni rispondeva con argomenti di carattere fisico dimostrando l'irrealtà di tale assunto: un solo corpo fisico non può che occupare, nello stesso tempo, un unico spazio determinato e anche Cristo, in vita, fu soggetto alla legge naturale. Dopo la morte, egli aveva mantenuto soltanto una natura divina, e non è sostenibile l'idea che Dio possa mutare le leggi naturali: ente perfetto e primo motore immobile - come l'aveva delineato Aristotele - Dio agisce sulla natura unicamente attraverso la sua perfezione che indirizza al bene gli esseri naturali.A. Fabris, Il rapporto tra filosofia e teologia in Simone Simoni, cit., p. 119.

Il suo carattere collerico e l'alta considerazione che egli aveva di sé lo portò a una lite clamorosa con Niccolò Balbani, un altro lucchese, catechista della comunità italiana. Durante il matrimonio della figlia di questi, Simoni lo coprì d'insulti, con grave scandalo delle autorità di Ginevra, che fecero imprigionare Simoni e lo espulsero dall'Accademia. A nulla valsero le scuse presentate dal Simoni: è del resto probabile che la severità del Consiglio e del Concistoro ginevrino fosse motivata anche dalla freddezza e dallo spirito d'indipendenza dimostrato dal medico lucchese, che pure si dichiarava calvinista, in materia di religione. Tuttavia Teodoro di Beza gli mantenne ancora la sua amicizia e lo fornì di una lettera di raccomandazione con la quale, nel luglio del 1567, Simone Simoni lasciò temporaneamente a Ginevra la moglie e la figlia per dirigersi alla volta di Parigi.

A Parigi

Nella capitale francese Simoni ottenne una buona accoglienza: i calvinisti - qui chiamati ugonotti - erano ancora tollerati e le lusinghiere referenze gli fecero ottenere una cattedra di filosofia al Collège Royal, dove le sue lezioni ottennero subito un grande concorso di pubblico. Come scrisse al Beza il 22 settembre 1567, alle sue lezioni assistevano sei o settecento «huomini barbati, dottori, professori, et altri di robba lunga, preti, frati, giesuiti et altra simil razza d'uomini». Si ebbe le congratulazioni di Pietro Ramo, che volle incontrarlo e lo chiamò «felicissimum et praestantissimum ingenium italicum», non però quelle del collega Jacques Charpentier, che temeva che il Simoni fosse stato mandato da Ginevra «per turbare questa scuola».S. Simoni a Teodoro di Beza, in A. Pascal, Da Lucca a Ginevra, cit., p. 490, e in M. Verdigi, Simone Simoni, cit., pp. 77-78.

Sapeva che la sua permanenza a Parigi era precaria: «il nome di Ginevra mi nuoce più che il nome di ugonotto», né poteva valere molto la protezione del cardinale Odet de Coligny, passato al calvinismo. Simoni riferiva di aver rifiutato offerte sostanziose da parte cattolica per insegnare in loro collegi, a prezzo di una sua conversione, e di attendersi un prossimo editto che avrebbe affrontato il problema della convivenza tra cattolici e ugonotti.S. Simoni a Teodoro di Beza, in M. Verdigi, Simone Simoni, cit., pp. 78-79.

Un editto effettivamente ci fu, emanato da Carlo IX alla fine dell'anno, con il quale si proibiva ai protestanti l'insegnamento pubblico. Così, perduti anche i suoi libri che gli furono sequestrati, Simoni fu costretto ad abbandonare la Francia.

In Germania

Si apriva un nuovo periodo di difficoltà per il Simoni, cui morirono la moglie Angela e il fratello Lodovico. Non potendo insegnare a Ginevra, cercò di ottenere un incarico a Zurigo e a Basilea, sollecitando in tal senso altri emigrati italiani come l'editore Perna e l'umanista Celio Curione, ma invano. I sospetti di antitrinitarismo che gravavano sul suo conto, da quando, nel 1566, aveva fatto visita nel carcere di Berna all'«eretico» Valentino Gentile poco prima che questi venisse giustiziato, e il recente scandalo provocato a Ginevra non agevolavano il suo inserimento nelle élite intellettuali delle città svizzere.

Ottenne bensì una raccomandazione dal Bullinger per un posto di insegnante a Heidelberg, ma anche qui rimase poco tempo: la sua amicizia con l'antitrinitario Thomas Erastus, il suo aristotelismo senza compromessi - dal nulla, nulla si crea, sostenne in una pubblica lezione tenuta il 28 dicembre 1567, cosicché anche Cristo era stato creato da Dio Padre - e il suo carattere spigoloso gli alienarono ogni simpatia e Simoni dovette riprendere la via di Basilea.D. Cantimori, Un italiano contemporaneo di Bruno a Lipsia, 1938, pp. 448-449.

Finalmente, nel 1569, ottenne una cattedra straordinaria di filosofia all'Università di Lipsia. Se Simoni poteva fregiarsi della stima dell'elettore di Sassonia Augusto I, non eguale considerazione ottenne dai suoi colleghi, che fecero gruppo a sé e lo isolarono. Simoni non si perse d'animo: molto popolare tra gli studenti per la vivacità delle sue lezioni e lo spirito critico che infondeva negli allievi, nel 1570 fondò, all'interno dell'Università, un'accademia sul modello umanistico italiano, battezzandola «Academia Acutorum», Accademia degli Acuti.

Di questa istituzione entrò a far parte un gruppo di suoi studenti: «Le discussioni dovevano vertere sulla interpretazione di passi aristotelici. Notevole la mancanza di ogni precetto di osservanza religiosa in senso specifico. I giovani così raggruppati intorno al Simoni dettero ben presto dello spirito critico e dell'idea di esser superiori agli altri, che il vivace professore aveva finito per insinuare nei loro animi. Pasquinate anonime contro un professore, e il giorno dopo, un litigio clamoroso tra questo e il Simoni, iniziarono nel 1571 una serie di incidenti che ebbero termine solo alla fine del 1573 con la soppressione dell'Accademia».D. Cantimori, Un italiano contemporaneo di Bruno a Lipsia, cit., p. 450.