La lingua arbëreshe, nota anche come arberesco, lingua albanese d'Italia e italo-albanese (nome nativo arbërisht -ja o gluha, gljuha, gjuha arbëreshe nelle parlate albanesi locali) è una lingua parlata dalla minoranza etno-linguistica albanese d'Italia. Appartenente al gruppo della lingua albanese, è una varietà linguistica della parlata del sud dell'Albania (tosco) da dove ha avuto origine in massa la diaspora. Larbërishtja, quindi, è la lingua albanese locale comune a tutti gli italo-albanesiLa coscienza di appartenere ad una stessa etnia, ancorché dispersa e disgregata, si coglie in un motto molto diffuso, che i parlanti albanesi d'Italia spesso ricordano quando di incontrano: gjaku ynë i shprishur, che vuol dire "il sangue nostro sparso"., seppur dislocata a macchia di leopardo nelle molteplici regioni italiane dei parlanti e con le sue peculiarità relative alla zona di origine e ai suoi sviluppi.
Gli arbëreshë, discendenti delle popolazioni albanesi che in varie ondate, a partire dalla seconda metà del XV secolo, migrarono dall'Albania, dall'Epiro e dalle numerose comunità albanesi della Morea verso l'Italia meridionale e insulare, sono circa personehttps://icpi.beniculturali.it/arbereshe-comunita-e-lingua/. Con le ondate migratorie del XIX secolo numerosi albanofoni d'Italia vivono fuori l'Italia e l'Europa, dove continuano a parlare l'albanese come madrelingua in ambito familiare o parrocchiale.
La lingua albanese in Italia è tutelata dallo Stato in base alla legge-quadro n. 482 del 15 dicembre 1999.
Media Rai Calabria (TGR) vara programmi radio e tv in lingua arbëreshe.
Distribuzione geografica
La lingua albanese in Italia è parlata e tutelata nelle seguenti regioni: Abruzzo, provincia di Pescara (1 comunità) Basilicata, provincia di Potenza (5 comunità) Calabria, provincia di Catanzaro, Cosenza e Crotone (33 comunità) Campania, provincia di Avellino (1 comunità) Molise, provincia di Campobasso (4 comunità) Puglia, provincia di Foggia e Taranto (3 comunità) Sicilia, provincia di Palermo (3 comunitàDi cui 2 comunità, solo in alcuni casi e/o non interamente, sono parlanti attivamente.)
A causa delle migrazioni del Novecento, consistenti comunità italo-albanesi vivono nel centro e nord Italia e soprattutto negli Stati Uniti, in Argentina, in Brasile, in Canada e in Germania, dove continuano a parlare in contesto familiare o religioso la lingua albanese.
Località di lingua albanese in Italia
Le comunità italo-albanesi si trovano dislocate in sette regioni d'Italia: in Abruzzo, provincia di Pescara; Basilicata, provincia di Potenza; in Calabria, provincia di Catanzaro, Cosenza e Crotone; in Campania, provincia di Avellino; in Molise, provincia di Campobasso; in Puglia, provincia di Foggia e di Taranto; e in Sicilia, provincia di Palermo. Nelle 50 comunità larbërisht è ancora la lingua madre, continuando a essere ampiamente parlato e diffuso; in alcuni casi, insieme all'italiano, è lingua comunale co-ufficiale.
Secondo le stime del linguista statunitense Leonard Newmark, nel 1963 i parlanti arbëresh erano 80 000 persone su una popolazione totale, secondo lo scrittore gallese Meic Stephens, di 260 000 persone (dato del 1976), mentre secondo il linguista Fiorenzo Toso si tratterebbe di 100 000 personeFiorenzo Toso, Lingue d'Europa: la pluralità linguistica dei paesi europei fra passato e presente, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2006, p. 90-91Fiorenzo Toso, Le minoranze linguistiche in Italia, Il Mulino, Bologna 2008, p. 149 e seguenti., di cui una percentuale tra il 70% e l'80% in grado di parlare una delle varietà dellarbëresh.
Dal dizionario arbëresh-italiano del 1963 di Papàs Emanuele Giordano, il Fjalor i Arbëreshvet t'Italisë (Dizionario degli Albanesi d'Italia), si evince che i paesi albanofoni sono 55 (50, con 5 oscillantiPer oscillanti si intendono quelle comunità albanesi che non sono più albanofone, o almeno non integralmente, e i parlanti in lingua albanese sono pochi.: Cervicati, Mongrassano e Rota Greca in Calabria; Mezzojuso e Palazzo Adriano in Sicilia) con 135 811 abitanti, e i paesi albanesi ormai italofoni, che hanno perso la lingua d'origine, sono 40, con 182 128 abitanti.
All'interno di alcune comunità dellArberia viene purtroppo segnalata una generale tendenza alla dismissione dell'uso della lingua albanese, causata da vari fattori (dal non insegnamento della lingua nelle scuole locali, dai matrimoni misti, da altre situazioni particolari). Secondo stime recenti si assegna tra l'80% e il 90% dei residenti una competenza linguistica totale a livello di comprensione orale, mentre il restante 10% parlerebbe l'italiano mantenendo una comprensione passiva dell'albanese. Ancora oggi continua a essere una lingua tutt'al più tramandata oralmente. C'è, comunque, oggi la controtendenza dei giovani non solo di esprimersi e di riscoprire la lingua, ma di scriverla, di solito adottando l'alfabeto italiano.
Fino al secolo scorso i centri a radice albanese in Italia erano un centinaio. Successivamente, molte di esse, più di trenta, dall'Emilia-Romagna fino in Sicilia, hanno perso l'uso della lingua e delle tradizioni d'origine. Attualmente le località dove si parla la lingua albanese sono circa cinquanta, di cui la maggior parte nella provincia di Cosenza.
Le comunità di lingua albanese in Italia sono cinquanta:
Acquaformosa: Firmoza Andali: Andalli Barile: Barilli Campomarino: Këmarini Cantinella (frazione di Corigliano Rossano, già Corigliano Calabro): Kantinela Caraffa di Catanzaro: Garafa Carfizzi: Karfici Casalvecchio di Puglia: Kazallveqi Cerzeto: Qana Castroregio: Kastërnexhi Cavallerizzo (frazione di Cerzeto): Kajverici Chieuti: Qefti Civita: Çifti Contessa Entellina: Kuntisa Eianina (frazione di Frascineto): Purçilli Falconara Albanese: Fallkunara Farneta (frazione di Castroregio): Farneta Firmo: Ferma Frascineto: Frasnita Ginestra: Zhura Greci: Katundi Lungro: Ungra Macchia Albanese (frazione di San Demetrio Corone): Maqi Marcedusa: Marçëdhuza Marri (frazione di San Benedetto Ullano): Allimarri
Maschito: Mashqiti Montecilfone: Munxhufuni Pallagorio: Puhëriu Piana degli Albanesi: Hora e Arbëreshëvet Plataci: Pllatanë Portocannone: Portkanuni San Basile: Shën Vasili San Benedetto Ullano: Shën Benedhiti Santa Caterina Albanese: Picilia San Cosmo Albanese: Strigari San Costantino Albanese: Shën Kostandini San Demetrio Corone: Shën Mitri San Giorgio Albanese: Mbuzati San Giacomo di Cerzeto (frazione di Cerzeto): Shën Japku San Martino di Finita: Shën Mërtiri San Marzano di San Giuseppe: Shën Marcani San Nicola dell'Alto: Shën Koll San Paolo Albanese: Shën Pali Santa Cristina Gela: Sëndahstina Santa Sofia d'Epiro: Shën Sofia Spezzano Albanese: Spixanë Ururi: Rùri Vaccarizzo Albanese: Vakarici Vena di Maida (frazione di Maida): Vina Villa Badessa (frazione di Rosciano): Badhesa
Storia
Evoluzione linguistica
La lingua arbëreshe, in alcuni luoghi italianizzata in "arberesco"Giovanni Giudice, Poesie di Giuseppe Gangale, Rubbettino editore, 2003, pp. 29, 30, 93 e ss., 111 e ss., 316., si è conservata e poco evoluta in cinquecento anni, mantenendo la struttura fonetica e morfosintattica d'origine. L'aspetto interessante è che, essendosi distaccata dall'Albania del tempo e dai territori dell'attuale Grecia e Macedonia del Nord durante le diaspore albanesi, avvenute a partire dalla fine del Quattrocento, essa si presenta sostanzialmente immutata, con tratti arcaici della lingua albanese e altre caratteristiche del tosco. La lingua albanese d'Italia ha: dei prestiti linguistici dal greco antico, usati come parole "auliche" nell'influenza della Chiesa Italo-Albanese - che usava il greco koinè nelle liturgie, li dove alcune parole albanesi erano decadute o in disuso; più recentemente ha avuto prestiti dai dialetti meridionali. L'influenza dalla lingua turca, come invece è accaduto per certi versi per l'albanese parlato nei Balcani, è minuto e presenta soltanto poche parole.
Le comunità albanesi d'Italia si presentano come isole etniche e linguistiche, nel mezzo di un ambiente linguistico romanzo diretta erede del latino, ma che mantengono tenacemente la propria lingua madre. Le parlate arbëreshe, differenti già inizialmente dai luoghi di provenienza degli esuli albanesi, nell'arco dei secoli hanno registrato piccole variazioni, rendendo unici e particolari termini che, a volte, tra loro mutano da paese a paese arbëreshë. Così le parlate arbëreshe, pur mantenendo nella loro struttura fonetica, grammaticale e lessicale tratti comuni, registrano piccole variazioni. Partendo dal lessico si può constatare che l'arbëreshë ha saputo conservare la base del lessico fondamentale. Tale fatto si può chiaramente osservare non solo nella lingua parlata popolare e nel folclore, ma anche nelle pubblicazioni di vari autori italo-albanesi. La conservazione di questo fondo lessicale ha anche garantito il mantenimento e il ripristino della lingua, e ha fornito, da tempo e in vasta scala, unità lessicali della lingua scritta, contribuendo così allo sviluppo della letteratura albanese. Recentemente ha avuto contatti diretti e continui con altre parlate. Influenzano notevolmente i vari dialetti regionali e la lingua italiana. Per tali ragioni, pur mantenendo nella loro integrità la lingua, costantemente a rischio d'estinzione, è pienamente riconosciuta come lingua di minoranza etno-linguistica dallo stato, nell'ambito delle amministrazioni locali e dalle scuole dell'obbligo. La consapevolezza della necessità di una valorizzazione e tutela della cultura albanese ha favorito la nascita di associazioni e circoli culturali, e ha dato luogo a iniziative e manifestazioni culturali; anche se tra gli aspetti fondamentali della tradizione degli arbëreshë, un posto decisivo spetta alla religione cristiana di rito orientale. Si ritiene che l'arberesh abbia il 45% delle parole in comune con la lingua albanese parlata oggi in Albania., e che il 15% del lessico sia composto da neologismi creati dagli scrittori arbëreshë, entrati anche nell'albanese moderno. Il resto dei vocaboli arbëreshë deriva da prestiti linguistici.
Svolgimento della letteratura
La letteratura arbëresh fa parte organicamente della letteratura albanese. Gli scrittori e i poeti italo-albanesi hanno contribuito alla genesi e all'evoluzione di tutta la letteratura albanese. Sia per i contenuti sia per il valore poetico, gli autori arbëreshë, compaiono con grande rilievo in tutte le storie della letteratura dell'Albania. Tra l'altro le parlate arbëreshë hanno avuto anche un ruolo di fonte di arricchimento lessicale della lingua letteraria albanese.
La letteratura albanese nella variante tosca, nasce con "E Mbësuame e Krështerë" del 1592, scritta da Luca Matranga (Lekë Matrënga), papàs di rito bizantino-greco e scrittore arbëreshë di Piana degli Albanesi in Sicilia. In questa opera si trova la prima poesia religiosa in arbëreshë. Vari letterati e poeti produrranno poi componimenti con motivi religiosi e, più raramente, popolari, anche se i due elementi spesso si intrecciano.