Provenienza e cultura

Siriano di origine, Eliogabalo era, per diritto ereditario, l'alto sacerdote del dio sole (El-Gabal) di Emesa, sua città d'origine.

Il nome «Eliogabalo» deriva infatti da due parole siriache, El («dio») e gabal (concetto associabile a «montagna»), e significa «il dio [che si manifesta in una] montagna», chiaro riferimento alla divinità solare di cui era sacerdote, rappresentata da un betilo (una pietra sacra);The Journal of Juristic Papyrology, volume 23, p. 116. non fu mai usato da Avito Bassiano, né dai suoi contemporanei, ma è attestato solo a partire da una fonte del IV secolo. Con il sostegno della madre, Giulia Soemia, e della nonna materna, Giulia Mesa, fu acclamato imperatore dalle truppe orientali, in opposizione all'imperatore Macrino, all'età di quattordici anni.

Il regno di Eliogabalo fu fortemente segnato dal suo tentativo di importare il culto solare di Emesa a Roma e dall'opposizione a questa politica religiosa. Il giovane imperatore siriano, infatti, sovvertì le tradizioni religiose romane, sostituendo a Giove, signore del pantheon romano, la nuova divinità solare del Sol Invictus, che aveva gli stessi attributi del dio solare di Emesa; contrasse anche, in qualità di gran sacerdote di Sol Invictus, un matrimonio con una vergine vestale, che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto essere il matrimonio tra il proprio dio e Vesta.

La sua politica religiosa e la sua sessualità prorompente e non certo tradizionale (egli ebbe cinque mogli e due concubini maschi) portarono alla crescente opposizione del popolo e del Senato romano, che culminò col suo assassinio per mano della guardia pretoriana e coll'insediamento del cugino Alessandro Severo. Eliogabalo fu inoltre colpito dalla damnatio memoriae. Il suo governo si guadagnò tra i contemporanei fama di eccentricità, decadenza, depravazione e fanatismo..

La storiografia moderna restituisce un ritratto più articolato, riconducendone il fallimento al contrasto tra il conservatorismo romano e la dinamicità del giovane sovrano siriano, alla sua incapacità di scendere a compromessi e alla sua incomprensione della gravità e solennità del ruolo di imperatore.Icks, Martijn (2011). The Crimes of Elagabalus: The Life and Legacy of Rome's Decadent Boy Emperor. London: I.B. Tauris & Co. Ltd. p. 15. ISBN 978-1-84885-362-1. Il suo regno, però, permise alla dinastia dei Severi di consolidare il proprio controllo dell'impero, permettendo di preparare il terreno per il governo di Alessandro Severo.

Fonti e storiografia

Sono tre le fonti antiche pervenute che raccontano la vita del giovane imperatore siriano: quella più dettagliata è la contemporanea Storia romana di Cassio Dione, che però riporta il punto di vista della classe senatoriale e il cui autore fu sostenitore di Alessandro Severo; l'omonima opera di Erodiano, contemporaneo e conterraneo di Eliogabalo, dà al contrario un giudizio più sereno e bilanciato; la Historia Augusta, che gli storiografi moderni fanno risalire al IV secolo, fonde invece pettegolezzi e storie inventate da una fonte contemporanea agli eventi ora andata perduta (forse Mario Massimo)..

Di una certa importanza anche le fonti archeologiche, come monete, iscrizioni e costruzioni.

Biografia Origini familiari

Eliogabalo, nato nel 203 con il nome di Vario Avito Bassiano, era figlio di Sesto Vario Marcello e di Giulia Soemia, entrambi originari della città di Apamea in Siria.. Suo padre era membro dell'ordine equestre e aveva fatto la carriera amministrativa a Roma sotto l'imperatore Settimio Severo, fondatore della dinastia dei Severi, e fu in seguito nominato senatore dal figlio e successore di Severo, Caracalla, che concesse a Vario Marcello uffici di grande responsabilità, prima della sua morte, avvenuta nel 217 circa.

Sua madre era la figlia maggiore di Giulia Mesa, vedova del console Gaio Giulio Avito Alessiano, sorella dell'imperatrice Giulia Domna e cognata dell'imperatore Settimio Severo; Giulia Soemia era dunque cugina dell'imperatore Caracalla, il quale aveva estinto, alla propria ascesa al trono, la discendenza maschile diretta della dinastia per timore di essere rovesciato. Altri parenti di rilievo erano la zia Giulia Mamea, lo zio Marco Giulio Gessio Marciano e loro figlio Alessandro Severo, cugino di Eliogabalo..

Il bisnonno materno di Eliogabalo, il padre di Giulia Domna e di Giulia Mesa, era Gaio Giulio Bassiano, il quale teneva per diritto ereditario il sacerdozio del dio solare El-Gabal a Emesa; lo stesso Eliogabalo ne era gran sacerdote. El è il nome della principale divinità semitica, mentre Gabal, che è legato al concetto di «montagna» (si confronti con l'ebraico gevul e l'arabo jebel), è la sua manifestazione a Emesa.. Tale divinità fu in seguito importata nel pantheon romano e assimilata al dio solare romano noto come Sol Indiges in età repubblicana e poi Sol Invictus nel II e III secolo..

Avito è dunque ricordato oggi con il nome del suo dio, Eliogabalo, che però non usò mai in vita.. La famiglia di Giulio Bassiano, il cui nome derivava probabilmente dal titolo sacerdotale orientale basus, a Emesa era tenuta in alta considerazione, grazie al fatto che controllava il culto di El-Gabal, tanto da esercitare sulla regione un notevole potere; la loro importanza non fu certo danneggiata dal matrimonio della figlia di Giulio Bassiano, Giulia Domna, con Settimio Severo, anche se avvenne nel 187, quando Severo non era ancora imperatore.

La stirpe di Bassiano aveva probabilmente origini arabe, discendendo forse dai principi arabi di Emesa (Samsigeramus e Sohaemus) che, ancora nel I secolo, regnavano come vassalli dell'Impero romano, fino a quando Domiziano non pose fine alla loro semi-indipendenza..

Ascesa al potere (217–218)

Quando l'imperatore Macrino assunse il potere dovette decidere come eliminare il pericolo costituito per il suo regno dalla potente famiglia del suo predecessore assassinato, Caracalla; il nuovo imperatore si limitò a esiliare Giulia Mesa, le sue due figlie, e il suo più anziano nipote, Eliogabalo, nella loro tenuta ad Emesa in Siria, senza confiscare i loro beni.. Dopo avere passato la giovinezza a Roma, Eliogabalo assunse il rango che nella sua città di origine gli spettava per diritto familiare, diventando gran sacerdote di El-Gabal..

Appena giunta in Siria Giulia Mesa iniziò a tramare con Gannys, il suo eunuco consigliere nonché tutore di Eliogabalo, per spodestare Macrino dal trono di imperatore e dare la porpora al nipote appena quattordicenne; le armi a sua disposizione erano l'enorme influenza locale che le veniva dal ruolo sacerdotale svolto dalla sua famiglia, le possibilità offerte dalla notevole ricchezza dei Bassiani, e l'insoddisfazione dell'esercito, che tanto aveva amato Caracalla quanto era ostile a Macrino per la sua politica di austerità.; .

A quel tempo il tempio di El-Gabal era molto frequentato, soprattutto dai soldati di stanza in Fenicia e quando essi venivano a visitarlo Mesa iniziò a diffondere una falsa voce: Eliogabalo era in realtà un figlio illegittimo di Caracalla che aveva giaciuto con entrambe le figlie mentre esse erano a Roma.. Tra i soldati si sparse quindi la voce che Mesa fosse molto ricca e che avrebbe pagato bene chi avesse restaurato la sua famiglia sul trono imperiale.. La Legio III Gallica, di stanza a Raphana, decise quindi di fare venire Mesa e la sua famiglia nell'accampamento durante la notte: insieme alle figlie e ai nipoti Mesa giunse nel campo militare e tutti furono accolti dai soldati, che acclamarono Eliogabalo figlio di Antonino.. All'alba del 16 maggio 218, Publio Valerio Comazone Eutichiano, comandante della III Gallica, dichiarò Eliogabalo imperatore.. Il giovane sovrano assunse lo stesso nome di Caracalla, Marco Aurelio Antonino, per rafforzare ulteriormente la propria legittimità.

La contromossa di Macrino, che si trovava ad Antiochia di Siria, fu di tentare di debellare la ribellione inviando nella regione il proprio prefetto del pretorio, Ulpio Giuliano, con un piccolo contingente militare, ritenuto sufficiente a debellare l'usurpazione.. Quando le forze di Giuliano arrivarono all'accampamento il prefetto decise di iniziare un assedio per fare arrendere volontariamente i rivoltosi;. ma il giorno seguente i sostenitori di Eliogabalo convinsero i soldati nemici a passare dalla loro parte: gli ufficiali furono uccisi e la testa di Giuliano fu mandata a Macrino.; . Ogni giorno arrivavano nell'accampamento ribelle nuovi soldati disertori in piccoli gruppi, che aumentarono il numero di sostenitori di Antonino.. Macrino, in risposta, nominò prima di tutto il figlio Diadumeniano suo successore con il titolo di Cesare, e poi iniziò a fare grandi elargizioni ai soldati per guadagnarsi il loro favore;. inviò poi delle lettere al Senato, nelle quali denunciava Eliogabalo come il Falso Antonino e dichiarandolo pazzo.. Entrambi i consoli e altri importanti membri del governo di Roma condannarono l'usurpatore, e il Senato dichiarò conseguentemente guerra a Eliogabalo e a Giulia Mesa.. Macrino e Diadumeniano furono indeboliti dalla diserzione della Legio II Parthica in seguito alle elargizioni e alle promesse fatte da Giulia Mesa, e si scontrarono con le truppe comandate da Gannys nella battaglia di Antiochia dell'8 giugno 218.; . Macrino, vedendo che la battaglia era ormai persa, fuggì di nascosto insieme a qualche centurione.. I soldati, non vedendo più l'imperatore, iniziarono a scoraggiarsi ed Eliogabalo prese l'occasione per convincere i pretoriani che stavano combattendo per un codardo e ne fece quindi la sua guardia personale..

Il giovane imperatore mandò quindi degli uomini per cercare il fuggitivo; Macrino, che si dirigeva verso l'Italia travestito da corriere, aspettandosi lì aiuto dal Senato, venne catturato presso Calcedonia e giustiziato poco dopo in Cappadocia.; . Suo figlio Diadumeniano, mandato per sicurezza presso i Parti, fu invece catturato a Zeugma e messo a morte anche lui.; .

Eliogabalo entrò allora vittorioso ad Antiochia, distribuì denaro ai soldati e inviò lettere di riconciliazione a Roma, estendendo l'amnistia al Senato e riconoscendone le leggi, condannando al contempo il regno del suo predecessore, affermando che Macrino «prese a disprezzare la mia età, quando lui stesso nominò imperatore suo figlio di cinque anni».. Inviò messaggi anche alle legioni sparse per l'Impero per criticare il predecessore e considerò la data della sua vittoria come l'inizio del suo regno, tanto da assumere la titolatura imperiale (Imperatore Cesare, figlio di Antonino, nipote di Severo, Pio Felice Augusto, proconsole, detentore della Potestà tribuniziaImperator (generale acclamato dalle truppe) Caesar, Antonini filius, Severi nepos, Pius, Felix, Augustus (cioè imperatore), proconsul et tribunicia potestas.) senza la preventiva approvazione del Senato,. violando in questo modo la tradizione, ma iniziando una pratica poi ricorrente tra gli imperatori romani del III secolo.

I senatori ricambiarono l'atto di riconciliazione riconoscendo Eliogabalo imperatore e pater patriae («padre della patria»), accettandone la pretesa di essere figlio di Caracalla,. il quale fu deificato assieme a Giulia Domna, elevando sia Giulia Mesa sia Giulia Soemia al rango di auguste.. Infine, il comandante della III Gallica, Comazone, divenne il nuovo comandante della guardia pretoriana, mentre Gannys divenne il prefetto del pretorio..

Regno (218–222) I primi anni