Pozzuoli (PezzuleAntonio Altamura, Dizionario dialettale napoletano, 1968, 2ª ediz., Fausto Fiorentino (Napoli) in lingua napoletana, nella variante puteolana, talvolta anche Pezzuole) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Napoli in Campania. Fa parte dell'area urbana di Napoli, risultando strettamente conurbato con la città capoluogo.
Geografia fisica Territorio
Situata sull'omonimo golfo, Pozzuoli si trova in un'area vulcanica, i Campi Flegrei (cioè campi ardenti), una grande caldera attiva.
Gran parte del territorio è collinare, comprendendo diversi crateri di origine vulcanica, tra cui uno dei più noti è quello della Solfatara, formatosi circa anni fa. Altri crateri vulcanici sono gli Astroni, Monte Nuovo (formatosi durante l'ultima eruzione dei Campi Flegrei, nel 1538) e quello che ospita il lago d'Averno. Da questa zona il suolo scende abbastanza ripidamente verso sud (golfo di Pozzuoli), mentre più graduale è la discesa verso ovest, ove insiste un'area pianeggiante presso il Litorale Domitio.
Un fenomeno geofisico tipico di questa città e dell'intera area dei Campi Flegrei è il bradisismo, ossia il sollevamento e l'abbassamento della superficie terrestre a seguito di variazioni di pressione sotterranea legate ad attività magmatico-idrotermale. Il rapido innalzamento del livello del suolo che coinvolse negli anni ottanta l'area Flegrea, rese necessario il riposizionamento del porto di Pozzuoli di circa 50 metri più avanti rispetto alla collocazione precedente.
Origini del nome Fondata con il nome di Dicearchia (governo giusto), nel 338 a.C. fu conquistata dai Romani che le cambiarono il nome in Puteoli (piccoli pozzi) forse per le numerose sorgenti termominerali presenti in zona.
Storia
Dicearchia Nel 530 a.C. alcuni profughi provenienti dall'isola greca di Samo, sfuggiti alla tirannide di Policrate, approdarono presso le coste puteolane e fondarono, con il consenso di Cuma, la città di Dicearchia, che in greco significa "(città) del giusto governo". Fino a oggi di Dicearchia esiste solo una fonte scritta pervenuta a noi, ma della presunta città non è stato rinvenuto alcun resto.
Non è noto se lo sbarco sulle coste puteolane avvenne per caso o se i Sami si mossero secondo un piano prestabilito. Charles Dubois, uno dei più illustri studiosi della storia antica di Pozzuoli, avanza un'ipotesi che, per la sua fondatezza, merita di essere presa in considerazione: «I contatti tra i Sami e i Cumani che erano originari di Calcide, furono verosimilmente facilitati dal ricordo delle vecchie tradizioni di amicizia che esistevano tra Samo e Calcide. Quest'amicizia che il Pais rileva a tal proposito, s'era manifestata durante la lotta che mise alle prese le città euboiche di Eretria e di Calcide nella seconda metà del VII secolo, lotta provocata dalla rivalità delle due città in relazione ai loro rapporti commerciali in Oriente ed in Occidente. In questa guerra che ebbe carattere internazionale o interellenico, i Sami si posero accanto a Calcide. L'amicizia dei Sami, dei Calcidesi e delle colonie euboiche dell'Italia e della Sicilia, ebbe certamente peso sulla fusione che si operò tra le genti di Cuma ed i fuggiaschi di Samo».
Dicearchia visse alle dipendenze di Cuma e, pertanto, difese con essa l'ellenismo della Campania, prima contro gli etruschi e poi contro i sanniti.
Pozzuoli sotto i sanniti: Fistelia?
I sanniti occuparono Dicearchia nel 421 a.C. dopo aver conquistato Cuma. Con i sanniti Dicearchia, che secondo alcuni studiosi avrebbe cambiato il nome in quello di FisteliaE. T. Salmon, Samnium and the Samnites, Cambridge 1967, pp. 71, 72 n. 3, 117 n. 4. Altri autori però sostengono che la collocazione di Fistelia sia al confine tra Campania e Sannio o nella pianura campana: Arthur Sambon, Les monnates antiques de l'Italie. Étrurie, Ombrie, Picenum, Samnium, Campanie (Cumes et Naples), Parigi, 1903, pag. 33 e ss 826-847 e pl. IV; Ettore Pais, i Daunii e gli Umbri della Campania in "Rendiconti della Reale Accademia dei Lincei - Classe di Scienze Morali, Storiche e Filologiche", serie V vol XV, Roma 1906 seduta del 21 gennaio, pp. 31-32, 35-36; id. Ricerche di storia e geografia storica, Bologna, 1922, II, pp. 201 e seguenti., godette di una notevole autonomia politica e commerciale, favorita, quest'ultima, dalla ottima posizione del suo porto e dai contatti che essa ebbe con il retroterra campano.
Puteoli
L'occupazione romana della Campania, avvenuta nel 338 a.C., segnò la romanizzazione anche della città greco-sannita, come dimostra l'uso del nuovo nome latino di Puteoli (che significa piccoli pozzi, forse a causa delle numerose sorgenti di acque termo-minerali che vi si trovano). A quanto si evince dal lessico di Sesto Pompeo Festo (II sec. d.C.), è lecito pensare che probabilmente l'attribuzione alla località del nome di Puteoli (‘piccoli pozzi putidi’) avvenne in modo alquanto superficiale e frettoloso da parte dei Romani. Questi ultimi, infatti, forse assimilarono impropriamente fumarole, fangaie e laghetti termali, formazioni naturali dal forte odore simile a quello delle uova marce, ai puticoli, cioè ai fossi puzzolenti scavati nelle rozze campagne protostoriche per seppellirvi alla spiccia i cadaveri.Sesto Pompeo Festo, De verborum significatione, Parte I, pp. 272-273, Budapest, 1889.
Roma, che durante la seconda guerra punica (218-201 a.C.) aveva sperimentato l'importanza strategica del porto di Puteoli, vi stabilì nel 195 a.C. una colonia marittima. La conquista romana dell'Oriente e l'esigenza di avere uno scalo aperto ai traffici con esso, fecero di Puteoli il porto mediterraneo di Roma. «Le possibilità che offriva il retroterra campano di scambio di prodotti agricoli e industriali con le mercanzie d'oltremare e speciali tariffe doganali» - scrive Amedeo Maiuri - «assicurarono al porto puteolano un regime di preferenza rispetto a quello di Napoli e di concorrenza al porto di Delo. Una moltitudine varia e poliglotta, vi affollava il quartiere del suo emporio marittimo, vi stabiliva aziende (stationes) di commercio e di trasporto; vi formava corporazioni professionali di arti e mestieri e associazioni religiose professanti i culti della loro patria d'origine e della loro fede; Greci delle isole e della costa d'Asia, Tiri ed Eliopolitani, Ebrei e Cristiani con la loro prima comunità, legata al ricordo dello sbarco dell'Apostolo Paolo nel febbraio dell'anno 61».
«Nabatei ed Etiopi le dettero presto il carattere, il colore, il costume di un porto greco-orientale, sicché Lucilio poteva chiamarla fin dal 126 a.C. Delus minor e Stazio all'età di Domiziano, litora mundi hospita».
Un lungo, e non sempre tranquillo, periodo di vita municipale diede a Puteoli il carattere e il titolo di colonia; altrettanto fece Vespasiano (69-79 d.C.) che le assegnò anche una parte dell'agro capuano come premio per essere stata dalla sua parte nella lotta contro Vitellio.
Con la sistemazione del porto di Ostia, iniziato da Claudio nel 42 d.C., terminato da Nerone nel 54 d.C. e ampliato da Traiano fra gli anni 100 e 106 d.C., la fortuna di Puteoli cominciò a declinare lentamente, sebbene il suo porto svolgesse ancora il ruolo di scalo principale della Campania al tempo di Antonino Pio (138-161 d.C.) che nel 139 d.C. ne riparò il molo dissestato da una mareggiata. Un'operazione analoga di ristrutturazione del porto, danneggiato dal mare, è attestata ancora al tempo dell'imperatore Teodosio, alla fine del IV secolo.
Il progressivo sprofondamento del litorale puteolano, causato dal bradisismo, costrinse gli abitanti a lasciare, verso la fine del V secolo o agli inizi del VI secolo, la parte bassa e i quartieri portuali della città e a stabilirsi sull'altura che un tempo fu, quasi certamente, l'acropoli di Dicearchia. Questa fu cinta di mura e diventò, così, il castro puteolano ossia il centro fortificato per difendere la popolazione dalle incursioni nemiche.
Il Cristianesimo L'esistenza a Pozzuoli di una comunità cristiana ben organizzata sin dal I secolo è testimoniata dal libro degli Atti degli Apostoli: in viaggio da Reggio Calabria a Roma, a causa di un forte vento di scirocco, la nave di Paolo si fermò nella città campana e l'apostolo, accogliendo l'invito di alcuni fratelli, vi rimase una settimana (At ).
Puteoli ebbe anche i suoi martiri: Artema, Procolo, Acuzio ed Eutiche, Gennaro, Sosso, Festo, Desiderio.
Età medievale
In epoca tardo imperiale, Puteoli risentì certamente delle crisi imperiali sempre più frequenti, ma come dimostrato alcune iscrizioni relative a lavori pubblici, restauri e personaggi civici illustri si può dedurre che continuò ad avere benessere. Dal IV secolo si presentarono problemi di insabbiamento dovuti al bradisismo che porteranno la costa all’immersione fino al livello massimo di 4 metri sotto il livello del mare nel X secolo. Dal sacco di Roma di Alarico si perdono le notizie di Puteoli. Dato il suo passaggio per Capua e Nola, è lecito supporre che abbia razziato anche la città di Puteoli, cosa asserita ad esempio da Scipione Mazzella. Ciò comportò certamente un abbandono delle attività marittime e l'arroccamento della popolazione sul castrum, ovvero la zona pari all'attuale Rione Terra.
La zona costiera, nonostante il decadimento, a quanto pare rimase ancora frequentata, grazie alla presenza anche di sorgenti termali che continuarono a essere utilizzate per tutto il Medioevo: autori come Felice, Cassiodoro e Beniamino di Tudela documentano l’interesse per i bagni flegrei da parte dei vari invasori Vandali, Goti e Longobardi. La zona flegrea subì una nuova razzia da Totila, re degli Ostrogoti. Nel 715, Romualdo II di Benevento promosse un nuovo saccheggio di Pozzuoli, e nel 866 capitò all'insediamento di Miseno, da parte degli arabi.
Fino alla fine del XII secolo, l'intera zona dei Campi Flegrei divenne dunque una terra di razzie e incursioni, sia via terra che via mare, e il Castrum Putheolorum fu conteso tra il Ducato di Napoli e il Regno normanno, fino alla vittoria di quest'ultimo.
Nel 1198, secondo alcune fonti storiche, ci fu un'eruzione della Solfatara, sebbene di modeste dimensioni, che peggiorò ulteriormente le condizioni di vita in zona, che testimonianze dell'epoca dipingevano come molto decadenti.
Con l'avvento del Regno di Federico II, la situazione per l'area puteolana migliorò: rimanendo comunque un castrum territorialmente differenziato da quello cumano, senza alcun titolo politico o amministrativo, con la nuova monarchia angioina Puteoli fu concessa in feudo da Carlo I d’Angiò a Jean de Maflers nel 1271, poi a Ludovico de Mons nel 1283 e da Carlo II d’Angiò a Ermengardo de Sabran nel 1294.
Il 9 maggio 1296, infine, fu dichiarata città demaniale da Carlo II d'Angiò, divenendo così questa la data ufficiale della fondazione dell'attuale Pozzuoli.
Luniversitas di Pozzuoli era richiesta dai Puteolani sin dal 1254, quando si ribellarono al loro signore feudale Guido Filangieri. L’autonomia favorì lo sviluppo dell’economia locale che si fondava su pesca, agricoltura, estrazione di allume e sull’attività termale. Ci fu un forte sviluppo di alcuni centri, in particolar modo il centro di Tripergole, che verrà poi distrutto dall’eruzione del Monte Nuovo nel 1538. Lo status di città fu confermato anche dagli Aragonesi nel XV secolo, e durante questo periodo la città subì due terremoti, nel 1448 e nel 1468, che portarono il regno a esentare Pozzuoli dal pagamento del focatico.
Età moderna