UniCredit (fino al maggio 2008 UniCredito Italiano)Il cambio della denominazione è stato deliberato dall'assemblea straordinaria dei soci in data 8 maggio 2008. è un gruppo bancario internazionale con la direzione generale e sede legale a Milano, nella Torre UniCredit. Dal 2011 fino al 2023 era stata l'unica banca con sede principale in Italia ad essere inclusa dal Financial Stability Board nella lista delle 30 istituzioni finanziarie più importanti a livello mondiale per la sua rilevanza sistemica globale. A causa del declino della sua influenza globale, nel 2023 è stata rimossa dalla lista, per cui il numero di istituzioni che ne fanno parte si è ridotto a 29.

La banca dispone di una vasta rete internazionale di uffici rappresentativi e filiali (18 paesi del mondo). La società è quotata nell'indice FTSE MIB della Borsa Italiana e nel Dax della borsa di Francoforte.

Storia

Nascita del gruppo LUnicredito Italiano nasce nel 1998 dalla fusione dei gruppi: Credito Italiano formato da Credito Italiano e Rolo Banca 1473 (risultato della fusione nel 1996 tra il Credito Romagnolo, la Cassa di Risparmio di Modena e la Banca del Monte di Bologna e Ravenna) che, dopo aver acquisito la Banca del Friuli, in quell'anno incorporò la Banca Popolare del Molise, all'epoca principale banca della regione; Unicredito costituito da Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona (Cariverona), Cassa di Risparmio di Torino e Cassamarca. Nel 1999 entrano nel gruppo Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto (Caritro) e Cassa di Risparmio di Trieste, la quale aveva incorporato nel 1979 la Cassa di Risparmio dell'Istria di Pola, con sede provvisoria in esilio a Trieste.

Tra il luglio e il settembre 2002, secondo la prima fase del "progetto S3", le sette banche di prima vengono fuse in Unicredito Italiano e le attività bancarie vengono scorporate in Credito Italiano.

Il 1º gennaio 2003, al termine del "progetto S3" (da Credito Italiano vengono create tre nuove banche divise per la categoria a cui si rivolgono: una banca per la clientela al dettaglio, privati, famiglie e piccole impreseUnicredit Banca, una banca per la clientela redditualmente elevataUnicredit Private Banking, una banca per le impreseUnicredit Banca d'Impresa), l'Unicredito Italiano adotta il marchio UniCredit e l1 del marchio viene arrotondato agli angoli piegato verso destra.

Sempre nel 2003 vengono fuse in UniCredit le già appartenenti al gruppo Banca dell'Umbria (ex Cassa di Risparmio di Perugia) e Cassa di Risparmio di Carpi.

Fusione con HVB Nel 2005 UniCredit annunciò l'OPA sulla banca tedesca HypoVereinsbank AG (HVB-Group), che portò alle OPA a cascata su Bank Austria Creditanstalt e Bank BPH (controllate da HVB). Il 17 novembre 2005 UniCredit raggiunse il 93,93% di adesioni all'Offerta Pubblica HVB.

L'OPA ebbe conseguenze importanti in Polonia, dove UniCredit (Gruppo Unicredito) controllava già la Bank Polska Kasa Opieki Spólka Akcyjna (Bank Pekao S.A.), acquistata il 23 giugno 1999, mentre Austria Creditanstalt AG controllava Bank BPH con il 71,03% delle azioni. Pekao e BPH erano due tra i maggiori istituti bancari polacchi e la loro fusione avrebbe dato vita al primo operatore del credito nel paese, superando la banca Pko controllata dallo Stato. Al momento dell'acquisto di Banca Pekao il Gruppo Unicredito aveva assunto un impegno con lo stato polacco di non acquistare altre banche e il governo di Kazimierz Marcinkiewicz ha preteso il rispetto di quest'accordo. La Commissione europea, attraverso i commissari alla Concorrenza (Neelie Kroes) e al Mercato interno (Charlie McCreevy), ha attivato l'8 marzo 2006 una doppia procedura d'infrazione contro il governo di Varsavia ritenendo l'accordo tra UniCredit e la Polonia contrario alle direttive europee e all'avvenuta approvazione della fusione nella sua interezza da parte dell'Unione europea.

Il 5 aprile 2006, presenti Kazimierz Marcinkiewicz e l'amministratore delegato di UniCredit Alessandro Profumo, fu firmato un accordo tra UniCredit e il ministero del Tesoro polacco che prevedeva la vendita di 200 dei 480 sportelli di Bph, l'integrazione dei rimanenti nella rete di Pekao e l'impegno a non ridurre il personale delle due banche fino al 31 marzo 2008. La Commissione europea, in risposta ad un'interrogazione europarlamentare riguardo alla vicenda, il 21 ottobre 2010 concluse: «in riferimento alla preoccupazione espressa circa la possibilità che il comportamento di UniCredit abbia potuto essere in contrasto con le regole della concorrenza applicabili nell’ambito dell’Unione europea, sembra che tali regole, in particolare quelle antitrust, non siano gli strumenti appropriati per affrontare le questioni sollevate e le presunte pratiche di UniCredit o dei suoi dirigenti. Tali questioni, infatti, non si riferiscono a una collusione, né a un accordo anticoncorrenziale tra aziende di uno stesso gruppo, né a una qualunque forma di abuso di posizione dominante».

La fusione con HVB ebbe effetti anche in Croazia: in tal modo, UniCredit si trovava in possesso di Zagrebačka banka (acquisita nel 2002 insieme ad Allianz) e in maniera indiretta di Splitska banka (già acquistata da UniCredit a fine anni '90 e poi rivenduta proprio a Bank Austria Creditanstalt, poi rilevata da HVB, per evitare problemi antitrust dovuti al possesso della maggiore banca croata), primo e terzo tra gli istituti bancari del paese. La controllata austriaca vendette nel 2006 la banca dalmata a Société Générale. L'incorporazione in Zagrebačka Banka della CRTrieste Banka d.d. di Zagabria (già controllata della Cassa di Risparmio di Trieste) completa lo scenario croato.

Fusione con Capitalia Il 20 maggio 2007 i CdA di UniCredit e Capitalia, riunitisi rispettivamente a Milano e Roma, Profumo e i suoi vice Fiorentino e Milanta con il direttore generale Schiattarella e il suo vice Donisi, approvarono il progetto di fusione per incorporazione di Capitalia S.p.A. in Unicredito Italiano S.p.A. sulla base di un rapporto di concambio di 1,12 nuove azioni ordinarie di UniCredit per ogni azione ordinaria di Capitalia. Seguirono le assemblee degli azionisti e l'approvazione con riserva da parte dell'antitrust.

La fusione diventò operativa dal 1º ottobre 2007. La sede legale fu trasferita da Genova a Roma e furono mantenuti i marchi di Capitalia (tranne Bipop Carire). Dal 1º novembre 2008 fino al 1º novembre 2010 fu attuato il consolidamento di tre banche territoriali: Nel centro e sud Italia con il marchio UniCredit Banca di Roma (nel quale confluirono tutti gli sportelli UniCredit Banca, Bipop Carire e Banco di Sicilia del centro e sud Italia); Nel nord Italia con il marchio UniCredit Banca (nel quale confluirono tutti gli sportelli della Banca di Roma, Banco di Sicilia e Bipop Carire del nord Italia); In Sicilia con il marchio Banco di Sicilia (nel quale sono confluirono tutti gli sportelli UniCredit Banca, Banca di Roma e Bipop Carire dell'isola).

La fusione portatò nelle casse di UniCredit un ulteriore 9% del capitale di Mediobanca in aggiunta al 9% che già possedeva. Per evitare di alterare gli equilibri all'interno del patto di sindacato di Mediobanca, UniCredit si impegnò a cedere ai componenti del patto la quota portata in dote da Capitalia.

Crisi del 2008 e aumento di capitale La crisi finanziaria 2007-2008 colpì anche UniCredit: il valore delle azioni crollò in poco tempo (a settembre 2008 UniCredit perse il 29%). Il 5 ottobre 2008 A. Profumo propose un aumento di capitale da 3 miliardi di euro per rafforzare la liquidità.

2009 e nuovo aumento di capitale Il 29 settembre 2009 fu deciso un aumento di capitale di 4 miliardi di euro, che allineò definitivamente i coefficienti patrimoniali di UniCredit ai migliori standard mondiali e permise alla banca di non ricorrere agli aiuti statali, i cosiddetti "Tremonti bond".

2010 e l'uscita di Profumo Nel 2010 UniCredit superò lo "stress test" effettuato dal Committee of European Banking Supervisors (CEBS) che analizzava la solidità patrimoniale degli istituti bancari per verificare le capacità di resistenza alle crisi.

Il 21 settembre 2010 l'amministratore delegato Alessandro Profumo fu costretto alle dimissioni a seguito della sfiducia espressagli dalla maggioranza del CdA a causa della mancata comunicazione dell'avvenuto acquisto delle nuove azioni societarie da parte dei fondi libici Lia (detentrice del 7,58% del capitale sociale del gruppo), divenuti in tal modo azionisti di maggioranza relativa. La fiducia verso Profumo era già venuta parzialmente meno dopo il drastico crollo del titolo nei due anni precedenti, le forti richieste economiche ai soci per l'adesione ai due aumenti di capitale, il deciso taglio ai dividendi a partire dal 2009 e il progetto della Banca Unica che comportava circa 4.700 esuberi. Profumo uscì di scena, comunque con una buonuscita davvero rilevante: 40 milioni di euro, di cui 2 dati in beneficenza.

Dal 30 settembre successivo Federico Ghizzoni, già presente in UniCredit come responsabile per l'area dell'Europa centro-orientale, è il nuovo amministratore delegato del gruppo.

Nel frattempo prese corpo il nuovo modello organizzativo ONE4C ("Insieme per i clienti"), attuato per aumentare la soddisfazione dei clienti attraverso la specializzazione delle competenze e tempi di risposta sempre più rapidi. Con una semplificazione della struttura societaria del gruppo si cercò di accrescere la vicinanza ai territori e alle comunità in cui UniCredit opera, nonché di salvaguardare i marchi delle principali banche controllate (UniCredit Banca, UniCredit Banca di Roma, Banco di Sicilia). Il 1º novembre 2010 le società UniCredit Banca, UniCredit Banca di Roma, Banco di Sicilia, UniCredit Corporate Banking, UniCredit Private Banking, UniCredit Family Financing Bank, UniCredit Bancassurance Management & Administration entrarono a far parte del gruppo UniCredit Spa a seguito di delibera del CdA del 13 aprile precedente, approvata dalla Banca d'Italia il 25 giugno, con trasferimento di tutti i rapporti in capo a UniCredit Spa; ove ancora presenti, i marchi citati hanno il solo scopo commerciale.

Rimangono a sé FinecoBank con sede a Milano, specializzata nel trading on line; UniCredit Factoring, specializzata in operazioni di factoring, e UniCredit Credit Management Bank, specializzata nella gestione dei crediti insoluti (NPL) che è stata venduta il 1º novembre 2015 ad una cordata rappresentativa del gruppo americano Fortress, rinominandosi doBank S.p.A..

Strategie nella particolare contingenza del 2011 Il 2011 doveva essere un anno di transizione per UniCredit, ma la crisi estiva dei debiti sovrani europei porta al crollo delle azioni UniCredit che dal 16 febbraio al 16 settembre perdono il 63% del loro valore. Entro fine anno sarà varato il nuovo piano industriale, mentre un nuovo aumento di capitale diventa praticamente indispensabile.

La riorganizzazione in Italia A partire dal 7 novembre, nel mondo F&SME (Famiglie, Privati e Piccole Imprese) è stata attuata una politica di razionalizzazione dei distretti operativi, in modo da rafforzare la vicinanza con il cliente. Precedentemente la strategia operativa in Italia, vedeva 9 Direzioni Network da cui dipendevano le Aree Commerciali in cui operavano appunto i Distretti.

La riorganizzazione ha visto una riduzione di tali strutture con accorpamenti e razionalizzazioni nelle strutture delle singole Agenzie. Figura centrale e di rilevanza con la clientela e gli altri stakeholders locali è il DDD, Direttore di Distretto, che coadiuvato da un Vice e da un responsabile piccole Imprese, attua gli indirizzi commerciali nei territori presidiati.

Terzo aumento di capitale