La storia di San Giovanni in Fiore, riporta le principali vicende storiche relative al comune di San Giovanni in Fiore, una cittadina in provincia di Cosenza, Calabria, sita nel cuore della Sila.
Origine dello stemma Il sigillo dell'Ordine Florense Il sigillo dell'Ordine Florense stava attaccato a una pergamena conservata nell'archivio arcivescovile di Cosenza. L'emblema fu rinvenuto da Giacinto D'Ippolito che lo fece fotografare. L'immagine del sigillo che si vede pubblicata in diversi volumi è quella fatta riprendere da D'Ippolito. Il sigillo è a forma circolare e presenta al centro una figura che sembra un fiore con sette ramificazioni. Lungo il cerchio vi è una scritta incomprensibile ma dovrebbe essere il motto dell'ordine ovvero: "IN FLORE IUDITIA TUA COGNOSCUNTUR", questa immagine si vede a colori, ben chiara nell'Atlante delle fondazioni FlorensiP. Lopetrone ( a cura di), Atlante delle Fondazioni Florensi, Soveria Mannelli, 2006, vol. I. Un'altra immagine del sigillo Florense, barocchizzato, è visibile in R. NapolitanoR. Napolitano (1978) p. 41. Le sette ramificazioni del fiore o della pianta sintetizzano i contenuti della figura XII del Liber Figurarum.
Lo stemma dell'abbazia Florense Lo stemma dell'abbazia Florense è stato ricostruito da Pasquale Lopetrone, in base alla descrizione fatta da Nicola Venusio, Regio Uditore della Sommaria, nel 1774. Il funzionario regio ci informa che sopra i due archi dell'altare ligneo, che immettono nel coro dell'abside, v'erano riposti due blasoni di legno scolpito e intagliato, con scudi sovrastati da mitre e corone, alti tre palmi e larghi due palmi, colorati e indorati. Su uno scudo vi erano impressi i simboli della religione cistercense, sull'altro i simboli del monastero, questi ultimi consistenti in un'aquila e due pastorali incrociati sul petto dell'aquila e sporgenti fuori del corpo di essa. In quell'anno i blasoni erano conservati nella stanza posta sopra la spezieria- abitata dallo stesso speziale che li aveva attaccati sui muri per salvaguardarli da possibili danni durante i lavori di costruzione degli scenari barocchiP. Lopetrone, La Chiesa Abbaziale Florense di San Giovanni in Fiore, S. Giovanni in Fiore (Cs), Librare, 2002, pp.56-59. L'aquila dovrebbe essere l'emblema degli svevi, i due pastorali indicano i due poteri ecclesiastici, quello degli abati regolare dell'ordine florense (1189-1500) e quello degli abati commendatari che subentrarono nel (1500- 1783).
Lo stemma antico del paese Sulla prima pagina del Catasto Onciario di San Giovanni in Fiore (1752-53), conservato in originale presso l'Archivio di Stato di Napoli, vi è lo stemma dell'Università di San Giovanni in Fiore, composto da un cerchio con dentro impressa la figura intera di San Giovanni Battista, che sovrasta la cima di tre monti, accompagnata alla sua destra da una lucertola rampante e la scritta lungo il cerchio che recita: "S: IO: FLORE"R. Napolitano(1978) p. 75. Questa immagine è visibile anche sulla campana dell'abate claustrale Gioacchino Tambati, appesa sul campanile dell'abbazia florense, un'opera fusa nel 1744, qui si vede l'immagine di San Giovanni Battista contornata da un'iscrizione che recita: "FRA I NATI DI DONNE NON SORSE UNO MAGGIORE DI GIOVANNI BATTISTA"P. Lopetrone (2002) pp. 186-187.
Dalla fine del 1100 agli inizi del 1500 e la prima abbazia di Jure Vetere
San Giovanni in Fiore, pur essendo abitata e fondata verso la fine del 1100, è stata ufficialmente resa civica solo nel 1550. Nei primi quattro secoli della sua storia, la città florense è stata una città monastero governata attraverso una gerarchia monastica. Una tipicità molto rilevante e che ancora oggi si può intravedere nel contesto urbano storico, grazie al numero di chiese presenti.
San Giovanni in Fiore è stata fondata da «un uomo chiamato Gioacchino, allora abate di Corazzo». Dopo un pellegrinaggio effettuato nell'autunno del 1181, presso l'abbazia di Casamari, viaggio effettuato con lo scopo di migliorare i propri studi riguardo all'Ordine Cistercense, prendendosi così anche un periodo di riflessione che lo aiutò ad abbozzare un proprio ordine monastico (cosa che si formalizzerà alcuni anni più tardi). Nel ritorno a Corazzo, la sua inquietudine sfociò in una crisi spirituale causata anche dai contrasti che egli aveva con l'ordine di appartenenza, nel quale fu accusato di essere portatore di novità pericolose. Per cercare tranquillità, riordinare le idee, riflettere sul suo futuro e dedicarsi meglio alla meditazione, decise di ritirarsi presso l'eremo di Pietrata, nei pressi di Corazzo alle falde della Pre-Sila cosentina. Tale luogo però, non riuscì ad offrire a Gioacchino quella tranquillità sperata, dove poteva vivere secondo i canoni del suo ideale ascetico. Questo richiamo alla solitudine, insieme all'aspirazione ad una vita più intima e religiosa, lo spinse a «salire sui monti della Sila e cercare un luogo tra queste montagne freddissime, in cui si potessero in qualche modo abitare ». Partito insieme a due confratelli, si stabilì in un primo tempo nelle vicinanze del fiume Lese, poi decise di spostarsi andando a raggiungere cime più alte della Sila, cosicché passarono l'acrocoro dell'abitato di Acerenthia, raggiungendo una località alla quale fu dato il nome di Flos Fiore, a simboleggiare metaforicamente come là dovesse fiorire la speranza di un profondo rinnovamento dello spirito.
L'Abate Gioacchino
Gioacchino da Fiore è stato un religioso, abate, teologo e profeta del medioevo. È uno dei personaggi calabresi più importanti di sempreGrande Calabria, I Nomi Illustri . Fondatore dell'ordine monastico florense, poi assorbito dall'ordine cistercense, Gioacchino è l'ideatore dell'Abbazia Florense, edificio di culto e simbolo dell'avvento di una nuova generazione religiosa, pagina moderna di un rinnovato spirito per la fede. Nato a Celico nel 1130 circa si formò presso l'Abbazia di Casamari. Guidò altre abbazie in Italia, prima di decidere di intraprendere una forma di clausura salendo sulla Sila e formando l'ordine florense. In Sila fondò l'abbazia di Iure vetere e in seguito l'attuale Abbazia di San Giovanni in Fiore. Girovagò per la Calabria e per l'Italia, professando il suo ordine religioso, e fondando chiese e costruzioni. Morì presso la chiesa di San Martino in località canale di Pietrafitta, ove venne seppellito e restò per alcuni anni, prima di essere trasportato nell'Abbazia Florense, dove attualmente vengono custodite le sue spoglie.
San Giovanni civica
La data del 1500 è molto significativa per di San Giovanni in Fiore, poiché proprio in questo secolo, la città viene riconosciuta legalmente come centro urbano. Questo avvenne per decreto regio da parte di Carlo VGiovanni Greco,"La città monastica", Pubblisfera San Giovanni in Fiore (Cs), 2005, pagg. 161 - 162 che decise di istituire amministrativamente il piccolo paese che si stava formando, spinto dalla veloce crescita demografica che l'area intorno all'Abbazia stava subendo.
L'acquedotto badiale Nel 1500 tutto l'impianto del paese era fortemente influenzato dall'acquedotto badiale, che captava le acque di Garga, arrivando sul cozzo dove attualmente vi si trova la fontana dei Cappuccini. Da qui l'acquedotto si diramava in due tronconi: il primo scendendo ad est, dalla fontana dei Cappuccini, faceva un percorso che oggi possiamo rintracciare nell'attuale via Panoramica, fino a giungere alla fontana di Fra Vincenzo, per poi cadere nel fiume Neto, posto sotto il costone della fontana; l'altro troncone percorreva il versante orientale di monte Difesa, alimentando un mulino e confluendo nel fiume Arvo. L'acquedotto badiale costituiva in questo modo, il limite urbano del paese, cingendo il casale a nord, ad est e ad ovest, mentre a sud il fiume Neto chiudeva il cerchio naturale. Nel 1550 l'abbazia, i locali annessi e le officine erano cintati da una muraglia che aveva funzioni giuridiche e difensive, oltrepassandole infatti, si perdevano i diritti d'asilo che il re Federico II aveva concesso nel 1221. Delle vecchie mura è rimasto solo l'arco ogivale, comunemente chiamato Normanno. Fino al 1530, le poche costruzioni esistenti, tutte interamente costruite con la pietra locale, erano interne a questa cinta muraria. Vi si trovavano, oltre ad alcune case realizzate di fronte alla piazzetta antistante l'ingresso dell'Abbazia Florense, un forno, le stalle e le botteghe artigiane. Vi era inoltre l'ospizio dei forestieri e l'ospedale degli infermi.Marilena Guzzo, “Il nuovo Corriere della Sila ”, novembre 2005, p. 10
Alle terre poste al di sotto dell'Abbazia e delle mura, fino a raggiungere il fiume Neto, furono realizzati numerosi ed ampi terrazzamenti a scopo agricolo, che seppur non più utilizzati, sono ancora oggi ben visibili agli occhi più attenti. Altri terrazzamenti furono realizzati a nord del primo nucleo abitativo e sopra di essi nelle aree più acclive e sui crinali, cominciarono a sorgere le prime case contadine. Gli acquedotti, i rigagnoli e il fiume vennero sfruttati per scopo irriguo delle terre coltivabili, grazie ad ingegnose chiuse. Tutto questo per affermare come nel XVI secolo, San Giovanni in Fiore è ancora una campagna abitata da alcuni monaci, ben lontana dal grosso centro abitato che diventerà pochi secoli dopo. L'abate commendatario del tempo, Salvatore Rota, si prodigò a conseguire uno sviluppo abitativo legato dunque allo sfruttamento dell'agricoltura e delle poche risorse infrastrutturali esistenti. In quel periodo non vi era una piazza o agorà nella quale ritrovarsi (ad eccezione della piazzetta antistante l'Abbazia), non vi erano vie pubbliche realizzate appositamente (ma solo mulattiere in terra) e soprattutto non vi era ancora una chiesa parrocchiale. Il beneficio concesso al casale, riuscì ad attirare sui monti della Sila, numerose persone, con una costante crescita demografica, che costrinse alla realizzazione degli uffici amministrativi e giuridici. La crescita demografica e la necessità di amministrare il piccolo paese che si stava costituendo, furono determinanti per ottenere la concessione da parte di Carlo V, del privilegio di urbanizzare ed amministrare l'intera zona. Il 12 aprile del 1530, nacque dunque la San Giovanni in Fiore civica. Dopo tale decreto l'area intorno l'Abbazia si urbanizzò velocemente ma in maniera piuttosto disordinata. Non vi erano normative in vigore che regolassero l'urbanizzazione in quel tempo, cosicché il paese si diffuse in un modo piuttosto sparso, con piccoli nuclei di case separati gli uni dagli altri. I primi nuclei di case furono quello che oggi è il quartiere Cortiglio, e quello che oggi il quartiere della Cona, distanti fra di loro 200-300 metri. Il primo vero elemento che diede ordine alle costruzioni abitative, fu l'attuale piazza Gioacchino da Fiore, che nacque in contemporanea alla realizzazione della Chiesa Madre. La piazza, che in quel tempo doveva con molta probabilità essere uno spiazzo rurale e coltivato, era attraversato da una strada ripida (sielica) che collegava i due nuclei abitativi, e che collegava la nuova chiesa con l'Abbazia.
XVI e XVII secolo
Sostanzialmente dopo la concessione di Carlo V di istituire una nuova universitas civium, San Giovanni in Fiore ebbe un rapido incremento demografico spinto “soprattutto dai benefici fiscali che i nuovi cittadini potevano avere, soprattutto per quel che riguarda l'immunità dei pagamenti fiscali dovuti allo stato, per un decennio”Rossana Sicilia, San Giovanni in Fiore Storia - Cultura - Economia, Rubbettino Editore, p. 68. In questi primi secoli il ruolo principale di governo e di politica del neonato paese, verrà preso in mano dagli abati commendatari, che governeranno per i prossimi 2 secoli, la città di Gioacchino.