Il Giornale LUCE è stato il primo cinegiornale di massa italiano e nacque in concomitanza con l'affermarsi del Fascismo e terminò con la caduta della dittatura fascista e l'avvento della Repubblica. Al suo posto furono prodotti altri cinegiornali, fra i quali la Settimana Incom. L'ultimo di questi a essere proiettato nelle sale italiane prima del film fu il "Settimanale Ciac", le cui ultime edizioni risalgono ai primi anni '90.

Storia

Cinematografia Il cinema, nato alla fine del XIX secolo, divenne immediatamente, oltre che un mezzo di intrattenimento, anche un potente mezzo di comunicazione di massa. Per circa vent'anni rappresentò la primaria fonte di notizie per la maggior parte degli italiani, sebbene venissero filtrate attraverso l'occhio del regime.

In pochi anni si passò dal cinema chiamato “delle attrazioni mostrative”, fatto di brevi filmati di scene di vita quotidiana, a veri e propri film (muti), di cui è indicato come capostipite Cabiria, Colossal italiano del 1914 diretto da Giovanni Pastrone o per altri critici Nascita di una nazione del 1915 dell'americano David W. Griffith.

Durante il primo conflitto mondiale diverse nazioni coinvolte intervennero nella cinematografia con sistematicità a fini propagantistici. Inghilterra, Francia, Germania, Italia usarono il neonato strumento di comunicazione per influire sull'opinione pubblica. La popolazione era chiamata a partecipare a imprese economiche e belliche ed occorreva istillare coraggio a chi era stato chiamato alle armi e fiducia ai cittadini che rimanevano in patria.

Mussolini fece tesoro del successo della cinematografia in questo campo e la rese il più importante strumento di propaganda del fascismo. A riprova dell'importanza che venne data alla cinematografia durante il Ventennio, si può prendere una fotografia scattata nel 1937 durante l'inaugurazione della seconda sede dell'Istituto LUCE. Vi è inquadrato il gigantesco apparato scenografico raffigurante Mussolini dietro ad una macchina da presa e la scritta "La cinematografia è l'arma più forte" allestito in occasione della cerimonia di posa della prima pietra dell'Istituto.

Istituto LUCE Prima dell'avvento del fascismo e la nascita dell'Istituto Luce (1924), fra gli italiani era già diffuso il gusto per film documentaristici, scientifici e di attualità. La Cines (Società Italiana Cines), casa cinematografica attiva dal 1906, che durante il Ventennio si affiancò al LUCE, nel solo 1911 editò 56 esemplari di film e verso la fine dello stesso anno in molte città era nata l'abitudine di organizzare il Venerdì artistico, riservato a documentari di viaggi e film dal vivo.

La radio contava sempre meno ascoltatori (solamente 26.865 utenti nel 1926), dunque era chiaro che il futuro dei mass-media fosse costituito dal cinema e dai giornali.

Mussolini, consapevole dell'influenza dei mezzi di comunicazione sull'opinione pubblica, una volta salito al potere, decise di monopolizzarli al servizio del partito. In particolare era intenzionato a far diventare il cinema “pupilla del regime”, alla stregua della milizia volontaria e l'OVRA istituiti nel 1923, in quanto avrebbe contribuito a difendere il fascismo dai nemici interni.

L'idea era quella di sviluppare il cinema “non di finzione”, che avesse scopo didattico, attraverso film istruttivi, cinegiornali e documentari.

Nell'estate del 1924 Mussolini entrò in contatto con il Sic (Sindacato istruzione cinematografica) ed ebbe occasione di visionare alcune pellicole. La piccola azienda cinematografica votata alla produzione di film istruttivi e di propaganda fascista (Dove lavora per la grandezza dell'Italia, reportage sul Duce nelle stanze di palazzo Chigi), rappresentava proprio ciò di cui il partito aveva bisogno. Così Mussolini decise di finanziarla. Chiamò organismi parastatali a partecipare come enti fondatori e il Sic mutò nome diventando LUCE, Unione Cinematografica Educativa. Nel luglio del 1925, “Mussolini esortò i ministeri della pubblica istruzione, dell'economia nazionale, delle colonie e dell'interno a servirsi del LUCE e il ministro della pubblica istruzione a stendere un programma per introdurre il cinema nelle scuole e le federazioni del partito, i sindacati e i patronati scolastici, i comuni e le prefetture a dare la massima cooperazione affinché dei film ci si valesse quali mezzi ausiliari di insegnamento”.

Nel novembre 1924 il debutto del LUCE con il film Aethiopia (ammonimento agli italiani di pensare alla politica di oltremare, alle necessità imperiali di espansione). Nel 1926 venne creato un nuovo statuto e l'Istituto venne posto alle dipendenze del governo, del suo ufficio stampa e, successivamente, anche del Minculpop.

Lo stesso Mussolini non perse mai l'abitudine di visionare i cinegiornali e i documentari LUCE , almeno fino al luglio 1943.

Fra marzo e aprile 1926 venne resa obbligatoria, in tutte le sale cinematografiche aperte al pubblico, la proiezione di film di propaganda nazionale editi dall'istituto nazionale LUCE. Nello stesso anno, l'ente acquisì l'esclusiva fotografica e cinematografica di avvenimenti che interessassero il governatorato. Si convenzionarono con il LUCE alcune fra le più rinomate agenzie europee e americane.

Se pur con qualche inciampo finanziario (con l'avvento del sonoro si dovettero comprare nuove attrezzature e ampliare la sede), il LUCE divenne un'azienda sempre più grande e con più personale. Tanto da potersi permettere numerose trasferte: dal 1926 al 1927 vennero girati filmati per documentari e cinegiornali in molti stati stranieri, come India, Cina e Giappone.

Giornale LUCE all'estero I primi accenni alle mire espansionistiche del governo fascista si ritrovano nel film Aethiopia e in un ciclo sui domini italiani fra 1928 e 1930. Questi filmati introducevano al tema del “posto al sole” che diventerà centrale dal 1935.

Africa Negli anni '30 dalla propaganda fascista venne istillata l'idea che l'Etiopia spettasse di diritto all'Italia. I mass media si occuparono di accrescere il nazionalismo nel popolo, che cominciava a considerare necessaria la guerra coloniale Africana. L'Etiopia venne idealizzata come terra piena di ricchezze a cominciare dalle materie prime.

Così, il LUCE, si organizzò prontamente: per rifornire di materiali audiovisivi la propaganda: fu insediata oltremare (ad Asmara), una succursale dell'Istituto e vi si trapiantò parte del suo personale tecnico, giornalistico e amministrativo. Su ordine del regime non si badò a spese.

Tre o quattro volte la settimana, in Italia, i cinegiornali narravano sunti della guerra ed in Etiopia, venivano proiettati documentari e cinegiornali ai soldati e alle popolazioni locali usando autocarri-cinesonoro che si spostavano.

Il Duce desiderava che tali filmati fossero intrisi di drammaticità e mostrassero un grande spostamento di masse di soldati, in modo che l'intera operazione fosse riconosciuta come un'impresa grandiosa. Questo però non fu possibile poiché la guerra si risolveva in innumerevoli azioni isolate che sul grande schermo non avrebbero riscontrato grande impatto emotivo. Inoltre la maggior parte delle truppe era composta da contadini ed operai spaesati.

I filmati girati erano fatti per essere visti, oltre che in patria, anche all'estero, in particolare dagli italiani in America e dagli americani stessi.

Nei cinegiornali gli italiani venivano raffigurati come eroi protagonisti di gloriosa avventura. Davano prova di gentilezza e clemenza verso il popolo assoggettato per convalidare l'immagine di gente buona e clemente. Veniva sottolineata la superiorità tecnologica dei bianchi, confrontando le armi italiane con quelle della popolazione locale. Gli abissini venivano mostrati come persone irascibili e pronte a tutto per difendere il proprio paese.

I cinegiornali raccontavano come alla fine della guerra fosse nata una situazione di convivenza pacifica fra italiani e popolazione locale. Quest'immagine era del tutto fuorviante, in realtà continuarono ad accendersi innumerevoli focolai ribellistici.

Finite le operazioni militari contro l'esercito regolare del Negus, il reparto fotocinematografico A.O. (Africa Orientale) del LUCE fu retrocesso all'ordinaria amministrazione e la sede traslocata da Asmara ad Addis Abeba.

Albania Nel 1939 l'esercito italiano invase l'Albania. Il sovrano, re Zog I, fu costretto all'esilio, ed il paese annesso all'Impero Italiano come regno indipendente.

Nei cinegiornali del LUCE questa vicenda venne sapientemente seguita e raccontata con la solita retorica e storpiatura della realtà voluta dal regime. La voce del narratore annunciava che gli albanesi che opponevano resistenza alle truppe italiane, appartenevano a bande di ex-reclusi.

Spagna Inizialmente né Hitler né Mussolini volevano che trapelasse dai cinegiornali la solidarietà con i franchisti. I cinegiornali italiani e tedeschi, grazie alle corrispondenze con la Spagna, riuscirono ad ottenere filmati locali ed a dare ogni giorno un servizio sulla situazione nella penisola Iberica.

Dal secondo semestre del 1936 alla seconda metà del 1937 le sequenze spagnole del cinegiornale furono ricavate da materiale della Paramount, ma a partire dalla seconda metà del 1937, affluirono in Spagna gli operatori del LUCE. Non si ripeté l'esperienza africana e non fu istituito un apposito reparto cinematografico in Spagna. Piuttosto LUCE supportava i cineasti spagnoli con attività collaterali, ad esempio con la stampa della pellicola (o in uno stabilimento di Lisbona o a Roma).

Man mano che Mussolini andò ad abbandonare l'atteggiamento di estraneità al dramma spagnolo, la propaganda filo-franchista cominciò a farsi sfrontata.

Il giornale LUCE sosteneva che i rossi, i repubblicani, possedessero una formidabile aviazione e che sganciassero bombe sulle case e sulla popolazione inerme. In realtà avevano pochissimi apparecchi e nella guerra aerea erano in testa i franchisti sostenuti ed affiancati dai nazisti.

A differenza della guerra di colonizzazione africana, le riprese della rivoluzione spagnola, nei cinegiornali, avevano fisionomia più cupa. Mostravano campagne arse dal sole, rovine, miseria, sparatorie, cadaveri e gente spaventata. Un paese caduto nell'oblio per colpa della sinistra, un nemico così crudele da doversi sterminare con una violenza necessaria. Dunque i franchisti venivano indicati come i salvatori di un paese in rovina che, anche in un'occasione del genere, si dimostravano onorevoli e corretti praticando assalti regolari e cannoneggiamenti leali.

Per l'occasione della fine della guerra, vista come una “liberazione” del paese dagli atei, il LUCE girò filmati di cortei che sfilavano con bandiere e ragazzi che portavano crocefissi come fucili.

La fine del regime Il 25 luglio 1943, Mussolini venne arrestato. I cinecronisti che avevano ripreso le oceaniche adunanze di Piazza Venezia e i discorsi del Duce, si gettarono nelle vie di Roma a filmare i manifestanti che calpestavano i ritratti di Mussolini e abbattevano dagli edifici pubblici i fasci, le aquile e gli emblemi del fascismo.

Sparì ogni traccia del fascismo, non se ne parlò più, neanche per criticarlo. L'istituto LUCE si preoccupò di non compromettersi politicamente, fu ideata una nuova testata su sfondo grigio-chiaro e si modificò la numerazione ripartendo da un ideale n.1 (5 agosto 1943), per poter separare il nuovo ciclo da quello fascista.

Sotto il governo Badoglio i cinegiornali si dilungavano a descrivere le conseguenze dei bombardamenti anglo-americani e non veniva mostrata più alcuna simpatia per i tedeschi. Le disfatte dell'esercito italiano servivano per far capire al popolo che le sorti della guerra erano ormai segnate.

Se sul fronte dei giornali di attualità l'istituto rimase comunque senza concorrenza poiché era il solo in grado di editarli. Invece i film e i documentari, finito il monopolio del LUCE imposto dal regime, entrarono in competizione con quelli delle altre case cinematografiche.