L'invasione italiana dell'Egitto fu un'offensiva italiana contro le forze del Impero britannico, durante le prime fasi della campagna del Nordafrica della seconda guerra mondiale. L'operazione aveva lo scopo di impossessarsi del canale di Suez, partendo dalla colonia libica e attraversando l'Egitto settentrionale. Dopo diversi problemi, l'obiettivo divenne semplicemente avanzare in territorio egiziano e attaccare le forze britanniche nella regione.

La 10ª Armata italiana avanzò per più di 100 km in Egitto ma si scontrò solo con il 7º Gruppo di Supporto britannico, in particolare con la 7ª Divisione Corazzata britannica. Il 16 settembre 1940, la 10ª Armata si fermò in posizioni difensive presso il porto di Sidi Barrani, in attesa dell'arrivo del genio militare per estendere la via Balbia con la via della Vittoria per ottenere più rifornimenti e continuare l'avanzata verso est.

Antefatti La Libia

All'inizio delle ostilità il comando superiore dell'Africa settentrionale era affidato al Governatore generale maresciallo dell'aria Italo Balbo. Il Comando Supremo in Libia possedeva due armate: la 5ª Armata, comandata dal generale Italo Gariboldi, al confine con la Tunisia e composta da 8 divisioni, 500 pezzi d'artiglieria di medio calibro, 2 200 autocarri e 90 carri leggeri da 3 tonnellate; al confine egiziano c'era invece la 10ª Armata del generale Mario Berti, con 9 divisioni con 13 000 uomini ciascuna, 3 divisioni di Camicie nere con 8 000 uomini ciascuna, 1 600 pezzi d'artiglieria, 1 000 autocarri e 184 carri leggeri.

In totale in Libia vi erano 214 654 uomini (7 024 ufficiali, 207 630 tra sottufficiali e soldati), 3 200 autocarri, 2 100 pezzi d'artiglieria, un migliaio di motociclette e 274 carri leggeri. Inoltre era presente la 5ª Squadra aerea della Regia Aeronautica, agli ordini del generale di squadra aerea Felice Porro e costituita da 315 aerei da guerra.. Il 28 giugno 1940 Italo Balbo rimase ucciso mentre era di ritorno da una ricognizione in territorio egiziano, quando il suo aereo, un Savoia-Marchetti S.M.79, venne abbattuto da una raffica antiaerea proveniente da un incrociatore italiano a Tobruch per un fatale errore di valutazione. A sostituire Balbo fu inviato il maresciallo Rodolfo Graziani, Capo di stato maggiore dell'esercito.

Il "Corpo libico", che prese parte in prima persona nell'invasione, includeva la 1ª e la 2ª Divisione libica e il Raggruppamento "Maletti" (un'unità motorizzata). Le altre unità italiane coinvolte sono state la 63ª Divisione fanteria "Cirene", la 62ª Divisione fanteria "Marmarica", la 1ª Divisione CC.NN. "23 marzo" e la 2ª Divisione CC.NN. "28 ottobre". L'invasione fu avviata da quattro divisioni e un gruppo armato che attraversarono la frontiera: si trattavano della 1ª Divisione libica, della 2ª Divisione libica, della 1ª Divisione Camicie Nere, della "Cirene" e del gruppo motorizzato "Maletti".

Due delle quattro divisioni italiane, oltre a parte del Raggruppamento "Maletti", erano costituite da truppe coloniali native della Libia. Ciascuna divisione libica era così costituita da:Fogli del comando superiore forze armate A.S. n. 03/200570 O.M. del 10 febbraio 1940 e n. 03/200678 O.M. del 20 febbraio 1940, dove si stabilisce anche la creazione delle due Divisioni Libiche ("Sebelle" e "Pescatori") il primo marzo 1940.

1 Comando; 2 Raggruppamenti di fanteria libica (livello reggimentale), ciascuno formato da 1 comando e 3 battaglioni; 1 Compagnia cannoni da 65/17; 2 Gruppi di artiglieria libica da 77/28, ciascuno formato da 1 comando e 3 batterie; 2 Batterie da 20 mm; 1 Battaglione misto del genio libico; Servizi (1 sezione di sanità, 1 sezione di sussistenza, 1 autogruppo)

Queste due divisioni libiche erano state create il primo marzo 1940 ed erano ancora in fase di preparazione ed addestramento al momento dell'attacco all'Egitto. Furono, peraltro, le prime ad essere attaccate dagli inglesi pochi mesi dopo (nel dicembre 1940) e la loro veloce sconfitta fu l'inizio del disastro italiano nell'Operazione Compass.

La situazione della 10ª Armata Le divisioni della 10ª Armata del generale Berti erano divise nei Corpi XX, XXI, XXII, XXIII e nel Corpo delle nuove divisioni libiche. Queste divisioni erano unità standard di fanteria, camicie nere o divisioni coloniali libiche. Il Corpo libico, il XXIII Corpo e il XXI Corpo vennero impiegati nell'invasione.. I Corpi libici era composto da due divisioni di fanteria libiche e dal Raggruppamento "Maletti" un'unità ad hoc composta da sei battaglioni motorizzati libici, agli ordini del generale Pietro Maletti. Il Raggruppamento "Maletti" incorporava molti dei corazzati italiani disponibili e quasi tutti i carri medi Fiat M11/39. Proprio Maletti avanzò con l'esercito mentre il Comandante Supremo Rodolfo Graziani rimase nel quartier generale a Tobruch..

Il generale Berti preferì un'avanzata lungo la via costiera con il XXI Corpo di Fanteria, poiché le divisioni non avevano alcuna esperienza di guerra nel deserto. Sarebbero stati affiancati a sud dalle divisioni libiche, molto più esperte nel deserto, e dalle unità motorizzate di Maletti. Le forze di terra furono supportate dalla 5ª Squadra della Regia Aeronautica, con 300 velivoli di differenti tipi. Il comando aereo aveva quattro unità di bombardieri, una di caccia e altri tre gruppi da caccia, oltre a due gruppi da ricognizione e due squadroni velivoli da ricognizione coloniale, con bombardieri Savoia-Marchetti S.M.79, velivoli da supporto a terra Breda Ba.65, caccia Fiat C.R.42 e aerei da ricognizione IMAM Ro.37, Caproni Ca.309 e Caproni Ca.310.. La 5ª Squadra aerea era organizzata in modo da supportare l'esercito al fronte e Berti poteva contare solo su un ridotto supporto della Regia Marina, poiché dieci sottomarini sono stati persi dalla dichiarazione di guerra e la flotta era troppo importante per rischiare altre perdite, oltre ad essere a corto di carburante.

Le forze inglesi in Egitto e i francesi

Occupato dalle truppe britanniche nel 1882 e divenuto protettorato britannico nel 1914, l'Egitto era indipendente dal 1922 ma gli inglesi vi mantennero truppe in base al Trattato anglo-egiziano del 1936. Le poche forze inglesi e del Commonwealth in Egitto raggiungevano un totale di 36 000 uomini, che arrivavano a 63 500 se si comprendevano i soldati in Palestina.. Lo scopo principale delle unità britanniche era proteggere il canale di Suez e le rotte del Mar Rosso, vitali per l'impero. Il comando di tali truppe, a metà 1939, venne affidato al generale Archibald Wavell, assieme a tutte le truppe britanniche nei teatri del Mediterraneo e del Medio Oriente.

Le forze britanniche includevano la Divisione Mobile egiziana, del generale Percy Hobart, una delle due formazioni corazzate britanniche addestrate che a metà del 1939 venne rinominata Divisione Corazzata e, successivamente, il 16 febbraio 1940, divenne infine la nota 7ª Divisione Corazzata. Nel 1940, il confine egiziano era difeso dalla Forza di frontiera egiziana e, solo nel giugno dello stesso anno, il comando del deserto occidentale venne dato alla 6ª Divisione di Fanteria del generale Richard O'Connor, con l'ordine di respingere indietro gli italiani se fosse scoppiata la guerra con l'Italia.

Nel frattempo, la maggior parte dei bombardieri della Royal Air Force in Egitto furono spostati sul confine mentre Malta fu rinforzata per minacciare le rotte di rifornimento italiane verso la Libia. Il quartier generale della 6ª Divisione di Fanteria inglese, che mancava completamente di unità ben addestrate, venne rinominato Western Desert Force (Forza del Deserto Occidentale), il 17 giugno. In Tunisia, i francesi avevano 8 divisioni, in grado di compiere solo limitate operazioni e in Siria vi erano solo 3 divisioni male armate e male addestrate, con circa 40 000 uomini e guardie di frontiera, occupate a tenere sotto controllo la popolazione civile.

La Western Desert Force

Il generale Wavell aveva in Egitto circa 36 000 uomini, inclusi unità amministrative e di supporto. Tutte le formazioni erano però incomplete e a corto di equipaggiamento e artiglieria. La 2ª Divisione neozelandese, del generale Bernard Freyberg, aveva una brigata di fanteria, un reggimento di cavalleria sotto organico, un battaglione mitragliatrici e un reggimento di artiglieri da campo; la 4ª Divisione di fanteria indiana, agli ordini del generale Noel Beresford-Peirse, aveva due brigate di fanteria e solo parte dell'artiglieria funzionante, la 7ª Divisione Corazzata britannica, comandata da Sir Michael O'Moore Creagh, aveva due brigate corazzate formate da due reggimenti ciascuna invece dei normali tre e quattordici battaglioni di fanteria non raggruppati in brigate. Wavell doveva difendere l'Egitto e il Canale di Suez contro 250 000 soldati italiani, secondo le stime inglesi, e circa altrettanti con base nell'Africa Orientale Italiana..

Il Gruppo di Supporto, con tre battaglioni di fanteria motorizzata, artiglieria, genio militare e unità di mitragliatrici, avrebbe dovuto contrastare gli italiani, se attaccato, in azioni di ritardo tra il confine e Marsa Matruh, mantenendo però la capacità di affrontare la forza principale italiana.. A Marsa Matruh, unità di fanteria avrebbero atteso l'attacco italiano mentre, dall'area desertica sul fianco, il grosso della 7ª Divisione Corazzata sarebbe stata pronta per il contrattacco. Il Gruppo di Supporto avrebbe poi usato la sua mobilità per coprire, a sua volta, il fianco dell'unità corazzata, mentre lungo la via costiera una compagnia del 1º Battaglione del King's Royal Rifle Corps (Corpi Fucilieri Reali del Re) e da una compagnia di Marine motorizzati della Francia libera, supportate da artiglieria e mitragliatrici, si sarebbero ritirate dal confine demolendo la strada che gli italiani avrebbero percorso... Alla fine di maggio del 1940, la Royal Air Force nel Medio Oriente contava 205 velivoli, inclusi 96 tra Bristol Bombay e bombardieri medi Bristol Blenheim obsoleti, oltre a 75 caccia Gloster Gladiator obsoleti e 34 altri velivoli. In luglio, giunsero quattro caccia Hawker Hurricane, di cui però solo uno poté essere usato per la Western Desert Force. Alla fine dello stesso mese, la Mediterranean Fleet (Flotta del Mediterraneo) aveva ottenuto il controllo del Mediterraneo orientale ed era in grado di bombardare le posizioni costiere italiane e i trasporti di rifornimenti lungo il mare in Libia..

Ordine di battaglia Italiani L'ordine di battaglia italiano, al 13 settembre 1940, era il seguente: Comando Superiore FF.AA. "A.S.I." (Gen. Rodolfo Graziani) 10ª Armata (Gen. Mario Berti) XXI Corpo d'Armata (riserva a Tobruch) 61ª Divisione fanteria "Sirte" 2ª Divisione CC.NN. "28 ottobre" LX Battaglione Carri Leggeri XXII Corpo d'Armata 64ª Divisione fanteria "Catanzaro" 4ª Divisione CC.NN. "3 gennaio" XXIII Corpo d'Armata (Gen. Annibale Bergonzoli) 62ª Divisione fanteria "Marmarica" (Gen. Ruggero Tracchia), parzialmente motorizzata per l'invasione LXIII Battaglione Carri Leggeri (in rinforzo alla "Marmarica") 63ª Divisione fanteria "Cirene" (Gen. Carlo Spatocco), parzialmente motorizzata per l'invasione LXII Battaglione Carri Leggeri, in rinforzo alla "Cirene" Gruppo Divisioni Libiche (Gen. Sebastiano Gallina) 1ª Divisione libica (Gen. Luigi Sibille), non motorizzata 2ª Divisione libica (Gen. Armando Pescatori), non motorizzata IX Battaglione Carri Leggeri, in rinforzo alla 2ª Divisione libica 1ª Divisione CC.NN. "23 marzo" (Ten. Gen. Francesco Antonelli), motorizzata per l'invasione Comando Carri Armati della Libia Raggruppamento sahariano "Maletti" (Gen. Pietro Maletti), parte del XXIII Corpo d'Armata II Battaglione Carri Medi Tre battaglioni di fanteria motorizzata libica Brigata corazzata speciale "Babini" (Gen. Valentino Babini) 1º Raggruppamento Carri, riserva del XXIII Corpo d'Armata al comando della 10ª Armata I Battaglioni Carri Medi (M11/39) XXI Battaglioni Carri Leggeri 2º Raggruppamento Carri XX Battaglione Carri Leggeri