La concattedrale di Santissima Maria Assunta e San Catello è la principale chiesa di Castellammare di Stabia ed è concattedrale dell'arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia: eretta a partire dal 1587 ma consacrata solamente nel 1893, al suo interno si venera la statua del patrono della città stabiese, san Catello. È sede parrocchiale e regge la chiesa di Gesù e Maria, la chiesa di Maria Santissima del Caporivo, la chiesa di Santa Maria dell'Orto, la chiesa del Santissimo Crocifisso al Rivo e la chiesa del Santissimo Crocifisso e Anime del Purgatorio.
Storia La prima cattedrale di Castellammare di Stabia era situata nei pressi della collina di Varano; in seguito venne spostata nei pressi del castello ed infine nella zona dell'attuale piazza Quartuccio: a seguito del terremoto del 1436, l'edificio subì notevoli danni che portarono alla decisione di costruire un cattedrale ex novo: il 17 settembre 1517 una commissione di alcuni cittadini eletti dalla giunta municipale affidò all'architetto Giovanni Donadio il compito di disegnare la nuova chiesa, ma per motivi ignoti questo progetto non venne mai realizzato. Anche nel 1569 ci fu un secondo tentativo da parte del vescovo Antonio Laureo, anch'esso senza alcun esito. Ludovico Maiorano, salito all'episcopato nel 1581 vendette la cattedrale al castello, ormai ridotta in rudere, ricavando una discreta somma da poter investire nella costruzione della nuova: nel 1587 l'amministrazione della città concesse l'autorizzazione per l'avvio dei lavori sovvenzionando il progetto con una gabella, imposta ai cittadini, di un tornese su ogni chilo di carne, olio, formaggio ed altri generi alimentari comprati nelle botteghe della città o nella Regia Dogana: la nuova chiesa sorse sui resti di quella precedente al Quartuccio. I lavori furono affidati all'architetto Pietro Antonio De Sanctis e realizzati da Santoro Cortolano e Paolo Fasano: l'apertura del cantiere avvenne il 22 novembre 1587 come testimoniato dalla cerimonia della posa della prima pietra riportata in un libro conservato nell'archivio storico della cattedrale:
I lavori procedettero molto lentamente, anche per la continua mancanza di fondi economici, situazione che venne più volte risolta imponendo una gabella ai cittadini: l'apertura parziale al culto dell'edificio si avrà soltanto nel 1643, anno in cui vennero concesse alcune cappelle gentilizie a diverse famiglie nobili della città. La chiesa era però tutt'altro che conclusa: mancavano infatti ancora importanti elementi come l'organo, che venne installato nel 1668 e sistemato definitivamente nel 1774, l'atrio, realizzato nel 1713, come testimoniato da un'iscrizione oggi non più esistente:
e l'altare maggiore i cui lavori iniziarono nel 1753 e terminarono nel 1760, quando il vescovo Giuseppe Coppola, lo consacrò il 12 aprile. Mancava inoltre il campanile: nel 1774 si decise di ristrutturare quello già esistente ma il vescovo di oppose fortemente perché avrebbe dovuto cedere circa due metri del suo terreno; nel 1782, dopo l'intervento del re, si arrivò alla conclusione di costruire un nuovo campanile sul territorio comunale per una spesa pari a 7.323 ducati.
Tra il 1875 ed il 1893, su ordine del vescovo Petagna, la chiesa fu completamente modificata: assunse la forma a croce latina, fu creato il transetto e il presbiterio ed edificata la cappella dedicata a san Catello; durante lo scavo della cappella del santo patrono rivennero alla luce resti di una necropoli paleocristiana, segmenti di strade e soglie di abitazioni romane: questo luogo prese il nome di Area Christianorum. Nel 1893 la chiesa fu solennemente consacrata dal vescovo Sarnelli e dedicata a Maria Santissima Assunta, dopo oltre tre secoli dall'inizio della costruzione; nel 1930 ha subito alcuni lavori di restauro così come nel 1980 a seguito dei danni provocati dal terremoto dell'Irpinia.
Struttura Facciata
La facciata esterna della cattedrale di Maria Santissima Assunta, decorata con marmi, è aperta da tre archi che poggiano su quattro pilastri, formando un piccolo atrio interno al quale si accede tramite una scalinata realizzata in piperno di Soccavo. L'arco centrale è di maggiori dimensioni rispetto agli altri due e sulla sua sommità porta lo stemma della città: tale arco è incastonato in due colonne capitellate. Sul parapetto della facciata si trova un orologio con due piccole campane. L'accesso alla chiesa è consentito da tre porte in bronzo, dono nel 1985 della Banca Stabiese, opera dello scultore fiorentino Antonio Berti: quella centrale è di maggiore dimensione e con maggiori elementi decorativi, mentre le due laterali più piccole e di fattura semplice.
Navata centrale La chiesa di Maria Santissima Assunta è una basilica a forma di croce latina: l'interno è diviso in tre navate, una centrale e due laterali più piccole sulle quali si aprono cinque cappelle: la pavimentazione è con marmi in bianco e grigio, dalla forma ottagonali o quadrati, mentre al centro della navata maggiore è presente l'antico sepolcro dei sacerdoti stabiesi.
Sulla parete che delimita il fondo della chiesa sono presenti un monumento funebre con la scultura del volto di Tommaso Angelo d'Arco e tre lapidi marmoree: una ricorda la visita di papa Pio IX a Castellammare di Stabia il 22 ottobre 1849, una seconda è dedicata ai lavori di ristrutturazione sostenuti dal vescovo Giuseppe Coppola nel 1760 e la terza è dedicata ai lavori di ampliamento che si ebbero tra il 1887 e 1893. Sempre sul fondo, su di una sorta di soppalco retto da quattro colonne, è posto l'organo ai cui lati sono presenti due dipinti, uno raffigurante Noè, l'altro Abramo.
La navata centrale è divisa da quelle laterali tramite cinque arcate su ogni lato, che poggiano su dieci colonne realizzate in piperno e decorate con stucchi, medaglioni e dorature. La volta è affrescata da tre dipinti di Vincenzo Paliotti risalenti al 1893, raffiguranti scene della vita di san Catello: san Catello nel carcere di Roma, dove riceve la visita di san Gregorio Magno, san Catello libero dal carcere e il ritorno di san Catello a Stabia, che è quello di maggiori dimensioni. Dieci lunette circondano gli affreschi e rappresentano le virtù che caratterizzarono la vita di san Catello, ossia affidabilità, costanza, zelo, longanimità, perdono, elemosina, preghiera, fede, carità e speranza. Nei fregi della navata centrale si leggono i versi di un salmo che recita:
Cappelle della navata sinistra
Nella navata sinistra si aprono cinque cappelle. La cappella del Battistero, così chiamata per la presenza del battistero in marmo, è decorata con una tela incompiuta raffigurante la consegna delle chiavi a san Pietro, dipinta da Giuseppe Bonito e acquistata nel 1888 su consiglio del pittore Domenico Morelli. Alle pareti laterali due opere a tempera che rappresentano il Battesimo di Gesù e Gesù e i fanciulli, opera di Francesco De Nicola. In un lato della cappella si trova una colonna in marmo di epoca paleocristiana, con capitello in marmo, ritrovata durante gli scavi per la costruzione della cappella di san Catello.
La cappella di Lourdes, in precedenza dedicata a san Gaetano, è dedicata alla beata Vergine di Lourdes: sull'altare centrale è riprodotto uno scenario in stucco e sughero della grotta delle apparizioni di Massabielle a Lourdes, con al suo interno la statua della Vergine Maria e ai suoi piedi Bernadette in preghiera; sulle pareti laterali l'apparizione della Vergine a Massabielle e la processione con il Santissimo Sacramento, di Francesco De Nicola: entrambe le opere sono del 1929 e realizzate con tempere. In passato, nella cappella, era ospitata una pittura della Madonna con san Tommaso e san Gaetano, oggi spostata nel braccio sinistra della crociera.
La cappella della Madonna del Carmine, di patronato della famiglia Longobardi, era in origine dedicata a san Michele Arcangelo: sull'altare centrale la tela della Vergine che libera le anime del Purgatorio, del 1793, dipinta da Angelo Mozzillo. Sulla parete destra la tempera di santa Teresa del Bambino Gesù e una lapide in marmo che rievoca un restauro effettuato nel 1853, mentre sulla parete sinistra un'altra tempera raffigurante santa Luisa di Marillac.
La cappella di san Francesco di Sales era di patronato della famiglia Cotticelli: presenta una statua lignea del santo e sulle pareti laterali due dipinti in tempera che raffigurano diversi momenti della vita di san Francesco: quella di destra è opera di Salvatore Franciosa e risale al 1932, mentre quella di sinistra è di Francesco De Nicola.
La cappella del Santissimo Crocifisso presenta sull'altare centrale un crocifisso in legno risalente al XVII secolo: il Cristo ha con il capo rivolto leggermente verso sinistra, i piedi sono fissati alla croce da un unico chiodo e sul costato e al petto si aprono due grosse ferite. Nelle pareti laterali della cappella si aprono due nicchie in cui sono poste due statue lignee, entrambe del XIX secolo, una di san Biagio e l'altra dell'Addolorata, la quale era in origine collocata nell'attuale cappella dell'Ara Pacis: la statua, realizzata tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo, è in stoppa, con la testa, le mani, le braccia, i piedi e le gambe in legno, occhi di cristallo ed è vestita con abito nero adornato di merletti in oro; molti anni fa, durante il venerdì santo, alla statua veniva cambiato l'abito con uno in seta nera in stile spagnolesco ricamato in oro. Sulla parete centrale è presente una porta che da l'accesso all'antica sagrestia.
Cappelle della navata destra
Nella navata destra si aprono cinque cappelle: la cappella di san Nicola fu creata nel 1268 dalla famiglia De Rogatis, i cui stemmi gentilizi sono posti ai lati del transetto e viene così chiamata per la presenza di un dipinto sull'altare centrale di Giovanbattista Spinelli, raffigurante san Nicola di Mira; sulle pareti laterali sono affrescate le effigie di santa Barbara nell'atto di inginocchiarsi, con una veste bianca e un mantello rosso e sul capo il diadema del martirio e sant'Antonio di Padova mentre si inginocchia davanti al bambino Gesù posto su di una nuvola: entrambe le opere sono di Salvatore Mollo e risalgono al 1776. Ai piedi dell'altare, una statua raffigurante Cristo deposto.
La cappella della Vergine del Rosario, in origine della famiglia Cacace e ceduta nel 1825 a quella Giordano, ha al centro dell'altare un dipinto del 1570, probabilmente di Ludovico De Maio o secondo altri di un pittore ignoto del '500, che raffigura la Madonna del Rosario: il quadro in principio si trovava nella basilica di San Lorenzo Maggiore a Napoli, nella cappella gentilizia della famiglia De Caro, in seguito andata in successione allo stabiese Giovan Camillo Cacace che portò il quadro a Castellammare di Stabia sostituendo quello di Napoli con uno nuovo. I personaggi sono tutti a grandezza naturale: al centro è posta la Madonna del Rosario ed ai suoi piedi, da un lato santa Caterina da Siena, santa Lucia da Siracusa e santa Margherita d'Antiochia, mentre dall'altro san Domenico di Guzman, san Francesco di Paola e san Francesco d'Assisi; il quadro presenta diversi problemi di conservazione, soprattutto si notano le spaccature, segno delle giunture delle sottostanti assi in legno. Sulle pareti laterali due opere del XVI secolo di Giovan Vincenzo D'Onofrio da Forlì del Sannio: l'Assunzione che raffigura gli apostoli presso il sepolcro vuoto della Vergine che a sua volta è seduta su un trono di nuvole e la Natività con la Vergine in veste rossa e manto azzurro, san Giuseppe in preghiera ed un gruppo di pastorelli. Sulla parete sinistra è presente il sacello del vescovo Agostino D'Arco.