Per moneta in senso generale si intende tutto quello che viene utilizzato come mezzo di pagamento e intermediario degli scambi e che svolge le funzioni di: misura del valore (moneta come unità di conto); intermediaria tra gli scambi nella compravendita di beni e servizi e in genere nelle transazioni commerciali (moneta come strumento di pagamento); fondo di valore (moneta come riserva di valore);

La funzione "centrale" della moneta è quella di strumento di pagamento, visto che le altre funzioni sono o conseguenza di essa o condizione favorevole per il suo svolgimento. La distinzione tra unità di conto e mezzo di pagamento era più evidente nelle economie antiche, quando esistevano monete "virtuali", oggi si direbbe scritturali (come il talento, la lira medioevale ecc.) che non esistevano fisicamente e non venivano coniate, ma servivano solo per contare e stipulare i contratti (unità di conto); le monete reali (mezzi di pagamento) si usavano per saldare l'obbligazione.

Scrive il premio Nobel Samuelson:

Antropologicamente il sociologo Karl Polanyi ritiene la moneta un sistema semantico «simile, in senso generale, al linguaggio, alla scrittura, o ai pesi e alle misure».Karl Polanyi, Economie primitive, arcaiche e moderne,Semantica degli impieghi della moneta,Note sulla moneta primitiva, Torino, Einaudi, 1980

In numismatica moneta viene intesa nell'accezione di oggetto materiale specifico, in genere dischetti di metallo che rappresentano i soldi, che può essere moneta corrente o fuori corso.

La moneta metallica compare nel mondo antico nel VII secolo a.C.Secondo Erodoto (Storie, I 94) i Lidi furono il primo popolo ad introdurre l'uso di monete d'oro e d'argento (cfr Lydian Lion) e consisteva solitamente in dischi di varie dimensioni e composizione, usati come strumenti di pagamento o tesaurizzati. Nelle economie moderne alla moneta metallica si è affiancata o sostituita la moneta cartacea, più facile ed economica da produrre e utilizzare, nonché diversi altri tipi di "monete" immateriali, a cominciare dal deposito bancario (in quest'ultimo caso si parla di "moneta" intesa in senso lato, come strumento di pagamento complementare rispetto alla moneta in senso stretto). Il concetto di moneta è ampiamente studiato nell'ambito dell'economia monetaria, mentre in ambito applicativo si parla comunemente di politica monetaria dove il diritto di emissione di moneta appartiene solitamente ad uno Stato e va sotto il nome di sovranità monetaria.

Descrizione Le origini del nome Nella nostra esperienza quotidiana la moneta è essenzialmente uno strumento di pagamento, un mezzo di scambio con cui paghiamo e siamo pagati.

In realtà la moneta ha avuto ed ha anche altre funzioni, ma nessuna di queste può essere rintracciata dall'etimo del suo nome che risulta particolarmente affascinante e che si deve alla famosa storia delle oche del Campidoglio.

Nel 390 a.C. Roma si trovava sotto l'assedio dei Galli di Brenno; sulla cittadella del Campidoglio vi era il tempio di Giunone dove venivano allevate delle oche sacre alla dea.

Una notte, al sopraggiungere dei Galli, le oche presero a starnazzare e svegliarono l'ex-console Marco Manlio che diede l'allarme. L'attacco fu quindi sventato grazie alle oche sacre. Manlio aggiunse al suo nome il cognomen Capitolinus.

Da quel momento la dea Giunone acquisì l'appellativo di Moneta, dal verbo latino monere che sta per avvertire, ammonire, in quanto si credeva che avesse lei destato le oche per avvertire dell'arrivo dei Galli.

Successivamente, verso il 269 a.C., in prossimità del tempio di Giunone Moneta sul Campidoglio venne edificata la zecca che venne messa proprio sotto la protezione della Dea Moneta. A quel punto fu il linguaggio popolare a trasmettere l'appellativo della Dea dapprima alla zecca e poi a ciò che lì si produceva.

Il nomisma dei greci ed il nummus dei latini divenne quindi moneta.

La zecca si trovava dove sorge la Basilica di Santa Maria in Aracoeli.

Denaro e moneta È necessario fare un'importante distinzione tra il concetto di denaro e quello di moneta.

Il denaro è il circolante accettato dal mercato, ossia da tutti, in un distinto periodo storico. I gettoni telefonici, i miniassegni degli anni settanta, le caramelle date di resto al bar, le hours di Ithaca (New York) sono un esempio di denaro. In antichità, prima della nascita della moneta in senso stretto, il denaro era costituito da oggetti di vario genere e non solo: semi di cacao, conchiglie, barrette di ferro, spiedi, sale (da cui salario), bestiame (da cui pecunia), panetti di tè e così via. Questa valuta primitiva, sottolineano gli antropologiDavid Graeber, Debito. I primi 5000 anni. Il Saggiatore. pag. 128, era in realtà una “moneta sociale”, cioè non veniva usata per comprare e vendere merci, bensì per creare, conservare e riorganizzare relazioni tra persone, ad esempio per contrarre matrimoni o per ottenere il perdono nel caso di un crimine.

La moneta (in senso stretto) è il circolante emesso dallo Stato in un distinto periodo storico. Fa parte della categoria del denaro fino a quando viene accettata dal mercato: le monete fuori corso e le monete svalutate non sono più denaro in quanto nessuno le accetta.

Storia Sistemi di scambio premonetali

La moneta vera e propria è un'invenzione relativamente recente, ponendosi attorno alla metà del VII secolo a.C.

Prima della comparsa della moneta la gestione degli scambi veniva effettuata tramite la reciprocità ossia il baratto, successivamente con moneta naturale o moneta-merce ed infine con metallo-utensile..Karl Polanyi, La sussistenza dell’uomo. Il ruolo dell’economia nelle società antiche, Torino, Einaudi, 1983. ISBN 88 06 055 82 8

Il baratto

In assenza di moneta, lo scambio di beni e servizi può valersi col ricorso al baratto. Lo scambio di beni o servizi contro altri beni o servizi tipicamente risulta funzionale in economie caratterizzate da ridotta frequenza delle transazioni.

Qualora il venditore non desiderasse ricevere, in cambio del bene ceduto, il bene che gli viene proposto, può rifiutare lo scambio oppure accettare il bene proposto per poi rivenderlo ad altri in cambio di un bene gradito oppure di un bene che a sua volta consenta di ottenere quanto desiderato.

Così il venditore può ottenere il bene desiderato solo dopo una serie di scambi (baratto multiplo), che non facilitano la compravendita di beni e servizi: l'assenza di un mezzo di pagamento di diffusa accettazione frena certamente gli scambi (scarsa efficienza allocativa), impedendo così anche l'evoluzione della specializzazione produttiva e il conseguente aumento di produttività (scarsa efficienza nella produzione).

In assenza di moneta è quasi impossibile accumulare il risparmio e tantomeno nutrire il concetto di interesse. Chi produce un bene deve consumarlo o venderlo prima che deperisca (si pensi ai generi alimentari) e solo una piccola parte dei beni può essere conservata e consumata in futuro.

Inoltre il baratto diventa difficile da realizzare per beni indivisibili. Un esempio può essere offerto dai capi di bestiame vivo o schiavi.

La moneta merce

Con la nascita di economie agricole, la maggiore sedentarietà ed organizzazione del lavoro resero sempre più evidente la necessità di un sistema di commercio più articolato del baratto. All'aumentare della frequenza degli scambi, diventa perciò necessario che subentri in gioco uno strumento accettato in pagamento da tutti gli operatori economici, consistente di fatto in beni con un proprio valore intrinseco. Tale moneta merce (o merce-campione o moneta naturale) poteva essere estremamente varia ma doveva possedere per fungere da mezzo di scambio (e quindi "moneta" in senso lato) alcune specifiche caratteristiche: non deperibilità, caratteristica che permette di conservarne il valore nel tempo (altrimenti verrebbe meno parte dell'accettazione) e ne favorisce la tesaurizzazione in attesa di scambi futuri desiderati ma incerti; disponibilità, per incentivarne la diffusione negli scambi, la quale a sua volta determina una diffusa accettazione, che a sua volta ne accresce ulteriormente la diffusione, innescando un meccanismo moltiplicativo. Ovviamente si intende qualcosa di diffuso ma non di abbondante in senso lato; verificabilità, caratteristica che riduce le incertezze legate al pagamento e aumenta quindi l'accettazione di tali beni come mezzo liberatorio di pagamento; divisibilità, la moneta-merce deve essere in qualche misura frazionabile.

Tali caratteristiche sono comuni a vari beni che sono stati usati come mezzi di pagamento anche fino alla metà del Novecento dai popoli senza scrittura: vari tipi di metalli (non solo oro ed argento, ma anche rame e ferro), il sale, le conchiglie nell'area del Pacifico (cauri),. il tè, pezze di tessuto, pietre in diverse forme (nel mediterraneo neolitico, l'ossidiana era il più diffuso mezzo di scambio).

Anche alcune grandi civiltà o comunque civiltà dotate di scrittura hanno continuato a utilizzare beni come moneta fino a tempi recenti o quando forme di monetazione alternative esistevano. Nel mondo latino aveva grande importanza il bestiame e gli schiavi; in Giappone, dove il riso è rimasto l'unità di conto dei grandi feudi fino all'abolizione degli stessi; nel 1868, in Islanda, di ogni merce si stabiliva l'equivalente in pesce secco fino al XIX secolo; ma anche la Cina ha utilizzato dei veri e propri lingotti, i tael d'argento, fino agli anni trenta del Novecento.

La moneta dunque è una forma di pagamento astratta ed evoluta, ovvero una contropartita di un bene o servizio che sostituisce il baratto e offre al contempo un'ampia flessibilità d'acquisto di qualsiasi altro tipo di bene, anche frazionario, al prezzo del suo rispettivo valore, che è determinato dall'interazione di quattro fattori: costo di produzione, utilità, domanda e offerta.

Uso dei metalli Nel sistema di scambio in merce assumono importanza i metalli i quali hanno una notevolissima resistenza rispetto al trascorrere del tempo, sono frazionabili a piacere mantenendo le stesse caratteristiche fisiche ed hanno un uso industriale di rilievo. Inizialmente i metalli erano utilizzati come moneta merce nella forma di lingotti o sbarre, od anche polvere; gli Ebrei usano dal II millennio a.C. come unità di peso il kikkar (anello), e verso la seconda metà del millennio apparvero i pani di rame egeo-cretesi, all'inizio rettangolari e poi più simili a una "doppia ascia", che circolarono fino al X secolo a.C. grazie agli scambi marittimi nel Mediterraneo orientale..

Il sistema di pagamenti in metallo dà luogo a due inconvenienti. Innanzitutto chi riceve il lingotto in pagamento deve accertarsi che esso abbia il peso dichiarato. E perciò si deve sempre portare dietro una bilancia per effettuare il controllo. Inoltre c'è il rischio che il metallo non sia puro e perciò chi riceve il pagamento deve altresì portarsi dietro una pietra di paragone od altro strumento per verificare la purezza del metallo.

Nelle economie del Mediterraneo antico e dell'India i metalli preziosi si sono affermati come strumenti di pagamento, in particolare con la loro trasformazione in monete d'oro, d'argento e di rame.

Nascita della moneta

Le origini della moneta risalgono principalmente alla formazione degli Stati, quando la legislazione imponeva imposte, come tasse e tributi.

La tradizione vuole che la moneta sia stata coniata per la prima volta da Creso, re di Lidia, nel VI secolo a.C. Nel secolo successivo l'uso di coniare monete si è diffuso nell'Impero Persiano e nelle città greche. Quindi, attraverso i Greci, l'uso della moneta è stato introdotto nel Mediterraneo Occidentale. Infine al tempo di Alessandro Magno si è diffuso anche in India.