Il Castello ducale di Bisaccia è il castello federicianoA conferma del fatto che il castello di Bisaccia sia federiciano, si vedano i titoli di due opere del professore universitario Giovanni Coppola : G. COPPOLA, «Due testimonianze castellari federiciane in Irpinia: Solofra e Bisaccia», in G. COPPOLA, E. D'ANGELO, R. PAONE, a cura di, Mezzogiorno & Mediterraneo. Territori, strutture, relazioni tra Antichità e Medioevo, Atti del Convegno Internazionale, Napoli 9-11 giugno 2005, Napoli, Artemisia comunicazione, 2006, pp. 106-119. G. COPPOLA, C. MEGNA, «Tre castelli normanno-svevi in Irpinia: Bisaccia, Cervinara, Solofra», L'Irpinia illustrata, 2/24, 2007, pp. 4-41. di Bisaccia, paesino in provincia di Avellino, vicino alla cattedrale. Fu costruito dai Longobardi intorno alla seconda metà dell'VIII secolo. Distrutto dal sisma del 1198 il maniero fu ricostruito verso la fine del XIII secolo da Federico II di Svevia. Ai tempi di Federico II il feudo apparteneva a Riccardo di BisacciaHistoria diplomatica Frederici Secundi p. 376: "Domino Riccardo de Bisaccis fuit restutita Bisaccia, de qua fuit spoliatus ab Imperatore Friderico, tempore ribellionis Caputacii...". Nel XVI secolo fu trasformato in residenza signorile.
Architettura La struttura muraria è costituita da grossi ciottoli fluviali misti a blocchi di calcare squadrati e malta durissima. Nel castello sono presenti una cisterna con depuratore e tubi fittili, per il deflusso delle acque, una torre alta 12 metri e larga 8 metri e le rovine di una piccola chiesa absidata. Le stanze del castello sono 42.
Sul portone c'è lo stemma della famiglia Pignatelli d'Egmont che tenne il castello dalla fine del XVI agli inizi del XIX secolo.
La zona residenziale, dove soggiornava il feudatario, si trovava nell'ala Sud.
Storicamente era un bastione di controllo strategicamente importante, che faceva parte di una linea difensiva che aveva la funzione di proteggere i territori della Puglia occidentale e settentrionale. Questa linea di difesa, che correva lungo la via Appia e la via Traiana e di cui facevano parte, oltre alla fortezza di Bisaccia, quella di Sant'Agata di Puglia e il castello di Ariano, fu opera del catapano bizantino Basilio Boioanne, che la realizzò nel corso della sua riorganizzazione amministrativa della "Capitanata occidentale". Il castello di Bisaccia in quell'epoca si chiamava castrum Byzacium o Byzantii ed era un avamposto difensivo bizantino.Claudio Corvino, Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità della Campania, p. 42.
Storia I Normanni I primi documenti che attestano l'esistenza del castello sono di epoca normanna, anche se già i Longobardi intorno alla seconda metà dell'VIII secolo avevano costruito una primitiva fortezza.
Sotto i Normanni Bisaccia divenne un feudo governato da un feudatario. I feudatari vincolavano al feudo i contadini, che venivano venduti insieme al feudo (i cosiddetti servi della gleba). Vi erano due tipi di patti agrari tra feudatario e contadino: le concessioni enfiteutiche erano dei patti in cui il contadino riceveva un pezzo di terreno da coltivare e in cambio doveva pagare un canone annuo. il pastinato era invece un altro tipo di patto che differiva dalle concessioni enfiteutiche per il fatto che i contadini pagavano il canone solo se il feudo era pienamente produttivo. Al termine del contratto il feudo veniva diviso tra il proprietario e il coltivatore oppure il contadino riotteneva la concessione alle condizioni pattuite.
A Bisaccia veniva praticato il pastinato, che diede tra l'altro il nome a una frazione di Bisaccia, Pastina. Il pastinato fece sì che il castello di Bisaccia divenisse un centro di popolamento intorno al quale sorgevano nuove abitazioni, favorendo tra l'altro la diffusione della piccola proprietà contadina.
In seguito al matrimonio tra la regina dei normanni Costanza d'Altavilla e l'imperatore Enrico VI, le corone di Sicilia e del Sacro Romano Impero vennero unificate nelle mani di Federico II, re di Sicilia e imperatore.
Ricostruzione del castello ad opera di Federico II Dal 1230 al 1246 il feudo di Bisaccia appartenne al feudatario di Bisaccia e di Lavello Riccardo I di Bisaccia, il cui figlio, Ruggero di Bisaccia, aveva sposato Mabilia De Amicis, parente stretta del poeta della scuola siciliana Ruggero De Amicis; dal matrimonio nacque Riccardo II di Bisaccia.Studi di letteratura italiana, Volume V, p. 229. Nel 1246, tuttavia, il Signore di Bisaccia Riccardo I venne privato del suo feudo dall'Imperatore Federico II e successivamente giustiziato insieme al figlio, a causa del suo coinvolgimento nella congiura di Capaccio.Ferrante della Marra, Ottavio Beltrano, Discorsi delle famiglie estinte, forastiere, o non comprese ne' ..., p. 140. Vedi anche qui: «Riccardo di Bisaccia, a cui nel 1230 Guglielmo affidava la tutela delle figlie minorenni, fu certamente tra que' baroni congiurati a' danni di Federico II, quibus castra fuerunt confiscata». Che si tratti della Congiura di Capaccio è confermato dall'Historia diplomatica Frederika Secundi p. 376: «Domino Riccardo de Bisaccis fuit restutita Bisaccia, de qua fuit spoliatus ab Imperatore Friderico, tempore ribellionis Caputacii...» Federico II ricostruì quasi interamente il castello di Bisaccia, quasi interamente distrutto dal terremoto del 1198, e ne usò i sotterranei come prigione.Vittorio Glejsesses, Castelli in Campania, p. 37. La torre quadrata del castello, tipicamente sveva, è riconducibile all'epoca di Federico II e fu sicuramente elevata «in modo che la sua parte più alta potesse essere collegata visivamente con la rete dei castelli federiciani circostanti fino a quelli della contigua Basilicata». Federico II, inoltre, visitò Bisaccia nel 1250, come risulta dalla Historia Diplomatica Friderica II, che riporta che il 28 giugno 1250 l'Imperatore emanò «nel campo nelle vicinanze di Bisaccia» il seguente mandato:Sulla visita di Federico II a Bisaccia, cfr. anche C. D. Fonseca, Frederick's itineraries in Apuglia: a journey among the castles and residences of Frederick II of Swabia, Mario Adda Editore, 1997, p. 5: «L'ultimo soggiorno in Puglia comincia nell'autunno 1249 a Foggia con puntate a Bisaccia, Lagopesole, a Venosa».
Nelle vicinanze di Bisaccia, si trovava il Formicoso, colle ribattezzato da Federico II "Monte Sano" ("Mons Sanum"), a conferma dell'apprezzamento dell'Imperatore per il luogo.Niccolò Iamsilla, p. 191. Secondo l'edizione del 1980 dell'archivio storico per le province napoletane, infatti, «Federico II [...] volentieri, è dato supporre, si recava [...] a cacciare [...] nella località detta, ancora oggi, Formicoso», e ciò spiegherebbe anche perché l'Imperatore ribattezzò il Formicoso "Monte Sano".Enrico Cuozzo, Archivio storico per le province napoletane, 1980, pp. 75 -76 . Secondo il sito dei beni culturali, è verosimile che Federico II avesse usato il castello di Bisaccia come residenza di caccia, considerata la passione dell'Imperatore per la caccia col falcone e la vicinanza del borgo con il Formicoso, dove la selvaggina abbondava. Non è da escludere, inoltre, che il castello fosse stato sede saltuaria della scuola poetica siciliana.
Nel 1254 il castello di Bisaccia fu proprio il luogo dove l'Imperatore Manfredi, figlio di Federico II e braccato dall'esercito del Papa, si rifugiò e si salvò:
Manfredi successivamente donò il feudo di Bisaccia dapprima al conte di Acerra e poi a Matteo di Monticchio.Ferrante della Marra e Ottavio Beltrano, Discorsi delle famiglie estinte, forastiere, o non comprese ne' seggi di..., p. 140. Morto Manfredi nella battaglia di Benevento (1266), in seguito alla quale gli Angioini conquistarono il Regno di Sicilia, nel 1267 Corradino, nipote di Manfredi, discese in Italia per tentare di riconquistare il regno, ma fu sconfitto. Nel frattempo, all'epoca del tentativo di riconquista di Corradino, Riccardo II di Bisaccia, avolo del barone di Bisaccia Riccardo I, organizzò il matrimonio combinato tra la sorella e Matteo di Monticchio, pur senza l'autorizzazione del re angioino; la sorella gli portò così in dote metà del feudo di Bisaccia. Sconfitto Corradino e fatto giustiziare Matteo di Monticchio per tradimento, nel 1268 Carlo I d'Angiò assegnò il feudo di Bisaccia ad Anselme de Chevreuse.Sylvie Pollastri, Gli insediamenti dei cavalieri francesi del mezzogiorno alla fine del XIII secolo, p. 28. Riccardo II fece appello e nel 1271 ritornò in possesso del feudo di Bisaccia, nonostante fosse il cognato di Matteo di Monticchio, traditore del re:Sylvie Pollastri, Gli insediamenti dei cavalieri francesi del mezzogiorno alla fine del XIII secolo, p. 17.
Nel 1274 il feudo di Bisaccia fu assegnato a Guillaume de Cotigny.
Il castello di Bisaccia sotto gli Angioini e gli Aragonesi (1266-1503) Il feudo passò a Guglielmo di Cotignì, alla morte del quale il figlio Ruggiero ereditò il feudo ma, essendo ancora minorenne, venne affidato a vari tutori: Pietro de Narra (marito della sorella), Francesco di Montefusco, Nicola di Gesualdo. Diventato maggiorenne (1294) Ruggiero ottenne pieno potere.
Nel frattempo nel 1282 la Sicilia si era rivoltata (vespri siciliani) e si liberò dal giogo angioino passando agli Aragonesi. Gli Aragonesi si impadronirono in seguito anche del regno di Napoli, Bisaccia compresa. Nel 1419 il castello apparteneva ad Albanese Picciolo.Ricca, p. 91 Il suo successore, Giacomo Della Marra, si ribellò alla corona: fallì e venne punito con la perdita del feudo. Il feudo e il castello vennero assegnati dai sovrani aragonesi al capitano di ventura Giacomo Piccinino. L'8 settembre 1462 il re Ferrante I d'Aragona, saputo che Giacomo Piccinino era passato dalla parte del nemico (il duca Giovanni d'Angiò) donò il feudo di Bisaccia a Pirro del Balzo, duca di Venosa.
Periodo spagnolo (1503-1707) Nel 1503 Bisaccia divenne dominio spagnolo. Il 6 giugno 1504 Bisaccia, che era di proprietà reale (Federico d'Aragona aveva infatti sposato la proprietaria del feudo, Isabella del Balzo), venne venduta a Niccolò Maria De Somma.Ricca, p. 92 Nel 1518, morto De Somma senza eredi, il castello e il feudo di Bisaccia passò alla regia corte che assegnò il feudo al milite Giuliano Buccino. Il 29 luglio 1532 il feudo venne ceduto, per i servigi resi alla corona, ad Alfonso d'Avalos d'Aquino, marchese del Vasto.Ricca, p. 93
Nel 1533 il castello venne venduto per 3500 ducati a Giovan Battista Manso. Nel 1567 il feudo passò a Giulio Manso che morì nel 1571, lasciando il feudo al figlio minorenne Giovanni Battista Manso II sotto la tutela dell'ava Laura Manso. Quest'ultima, trovatesi in difficoltà economiche per i debiti accumulati dal nipote, fu costretta a vendere all'asta (1571) il feudo di Cuculo (Cuccari). A Gian Battista rimase comunque il castello, nel quale ospitò nel 1588 l'amico Torquato Tasso; come il Tasso, anche Gian Battista era un letterato, anche se di minor successo.
Torquato Tasso a Bisaccia
Verso la fine del 500' il castello di Bisaccia apparteneva a Giovan Battista Manso, amico del celebre poeta Torquato Tasso. Quest'ultimo, giunto a Napoli, si lasciò prendere dalla malinconia per le sue precarie condizioni di salute e per le ristretezze economiche a cui si aggiunsero le polemiche letterarie religiose sulla Gerusalemme liberata da parte dei pedanti. Fu così che accettò l'invito dell'amico G.B. Manso di accompagnarlo nel suo feudo di Bisaccia, dove poteva acchetarvi alcune discordie sorte tra quei suoi vassalli (cap. IV della Vita). A Bisaccia, dove si trattenne per il mese di ottobre e novembre 1588 il Tasso trovò grandissimo sollievo e, come si apprende da una lettera di Manso al principe di Conca, si diede alla caccia, mentre, quando le condizioni del tempo erano cattive, passava lunghe ore udendo suonare e cantare.