Solofra (pronuncia Solófra, La vocale tonica -o- ha cioè suono chiuso.; Sulofre in dialetto solofrano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Avellino in Campania. Fa parte dei comuni situati nella valle dell'Irno, benché in realtà il suo territorio appartenga al bacino idrografico del Sarno.

È uno dei quattro principali poli italiani per la lavorazione delle pelli.

Geografia fisica Territorio Solofra (400 m s.l.m.) si estende in una conca dei Monti Picentini (il Pizzo San Michele è la cima più elevata) aperta, attraverso Montoro, sulla piana di Mercato San Severino, un vitale nodo della Pianura campana che fa da collegamento tra il bacino dell'Irno e quello del Sarno. Questa posizione geografica ha giovato alla cittadina favorendone la realtà economica.

Confini Solofra confina con i comuni di Aiello del Sabato, Calvanico (SA), Contrada, Montoro e Serino.

Idrografia Sulle pendici del monte Garofano ha origine il torrente Solofrana, che ha sorgenti perenni. Le sorgenti più importanti per portata sono denominate Bocche, che si dividono in sottane e soprane. La maggior parte dell'acqua proveniente da queste sorgenti però è stata incanalata per rifornire l'acquedotto cittadino, quindi il torrente, è spesso a secco nella parte montana e submontana. A valle invece, in località Carpisano, il torrente viene alimentato dall'acqua proveniente dalle industrie, sottoposta a depurazione all'interno del consorzio idrico del Codiso S.p.A., che provvede a liberare le acque reflue dai principali inquinanti della lavorazione conciaria, forieri di elevato inquinamento ambientale.

Tornando a monte sono anche altre sorgenti a carattere stagionale facenti parte del medesimo bacino: il Pozzillo, o Pietra della Madonna, la sorgente del Rialbo (da rivus albus, per lo spumeggiare delle acque).

Altri valloni degni di nota che confluiscono nella Solofrana (sebbene di scarsissima portata) sono il vallone dei Granci, il vallone Cantarelle (o Ficocelle), il vallone Scuro, il vallone della Forna.

Orografia La conca solofrana è circondata a nord dal monte S. Marco (807 m s.l.m.) e dal Pergola (853 m s.l.m.), ad est dal Monte Vellizzano (1032 m s.l.m.) e a sud dal Monte Garofano (1496 m s.l.m.) e dai monti Mai. Di quest'ultimo gruppo di monti fanno parte: le Serre del Torrione (1415 m s.l.m.), il Pizzo San Michele (1567 m s.l.m.) ed il Tuppo dell'uovo (1525 m s.l.m.).

I monti di Solofra, ricchi di sorgenti, fanno parte del parco regionale dei Monti Picentini. Tanti sono i segni dell'attività umana presenti su di essi: vasi preistorici in località Passatoia, risalenti all'età del bronzo, il ponte medioevale sul Rialbo, nella medesima località, le calcare, e le carbonaie per la produzione, rispettivamente, di calce e carbone, e infine le neviere, grandi invasi artificiali posti intorno ai 1200m s.l.m utilizzati in passato per la conservazione della neve, che, grazie alle particolari caratteristiche del punto in cui sono state ricavate (il soleggiamento praticamente assente e la temperatura che anche d'estate si mantiene più bassa) riusciva a resistere fino ai primi di giugno. A servizio delle neviere vi era un sentiero, denominato Sentiero CAI 160, quasi totalmente ripristinato, con il quale veniva trasportato a valle il ghiaccio, per poi essere commercializzato. Sul sentiero, inoltre, sono presenti antiche incisioni su roccia in località Grotticelle, che servivano ad indicare la strada. Presso le neviere, poi, c'è un arco naturale, rara formazione carsica dei Picentini.

Pizzo San Michele

Il Pizzo San Michele è una montagna che tocca i 1.567 metri a cavallo tra le province di Salerno e Avellino. La forma acuta della montagna e la sua posizione garantiscono un amplissimo panorama su tutti i Picentini, gli Alburni, la pianura di Salerno, Mercato San Severino, Avellino, i Lattari, il Vesuvio, il Partenio ed il Matese. Per raggiungerlo da Solofra è presente un sentiero, il numero 117 del CAI, che parte dalla fontana della Scorza come strada asfaltata, si inoltra nei castagneti fino ad arrivare ad un piazzale dove inizia il vero e proprio sentiero. Dopo pochi minuti si incontra la sorgente Pietra della Madonna, dopo la quale inizia un bosco selvatico di frassini, aceri, castagni selvatici ma soprattutto di faggi. A circa 2 ore di cammino si incontra il Pizzo dell'Uovo, per poi arrivare, dopo un'altra mezz'ora circa sulla vetta.

Sismologia

Il territorio comunale di Solofra è parte del distretto sismico dell'Irpinia. In occasione del terremoto del 1980 vi furono, nella sola cittadina di Solofra, 21 morti e 65 feriti. Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media)

Origini del nome Il toponimo "Solofra" potrebbe trarre le sue origini dal dialetto osco (facies sannitica), in uso presso i coloni Romani che ne abitavano il territorio. La radice etimologica, Solofri (in latino Saluber), starebbe ad indicare la salubrità del luogo.

Storia Preistoria e età preromana La conca solofrana, per le sue caratteristiche favorevoli, fu abitata fin dalla preistoria, più precisamente dall'Età del bronzo, da villaggi di pastori appenninici. A testimonianza di ciò, nel 1976 sono stati trovati dei reperti presso la località Passatoia, nelle vicinanze del torrente Rialbo, consistenti in due capanni contenenti vasi con motivi decorativi tipici della cultura appenninica, degli utensili in selce, delle fusarole e delle macine in basalto. Il primo vero insediamento nella valle, però, fu quello dei Sanniti, che si stanziarono costruendo un villaggio in essa, di cui sono state trovate tracce di abitazioni nell'area pedemontana. Oltre all'abitato urbano realizzarono una vasta necropoli, sulla collina della Starza, di cui sono giunte ai nostri giorni diverse tombe realizzate per ospitare dei guerrieri. La presenza di questo popolo è attestata, inoltre, da diversi toponimi di origine naturalistica, alcuni rimandanti anche a culti italici. Primo fra tutti il toponimo Solofra, già descritto sopra, poi i toponimi Sorbo, i monti Mai, il Melito, i Volpi etc.

Età romana Dopo le guerre sannitiche il territorio irpino, in particolare di Solofra, divenne parte della Repubblica Romana. Con la riforma agraria dei Gracchi, molte terre irpine furono date ai cittadini romani. In seguito, quando il dittatore Lucio Cornelio Silla vinse nella guerra civile contro Mario, assegnò molte di queste terre ai militari, fondando la colonia Veneria Abellinatium, che includeva anche il territorio di Solofra. Essi si stanziarono anche nella valle, soprattutto nella parte bassa, dove costruirono diverse villae rusticae, sorte nei pressi della via antiqua qui vadit ad sanctae Agathae, una via romana che collegava Salerno ad Avellino passando per Castelluccia. In totale è attestata la presenza di 14 villae, (di cui sono stati ritrovati resti). La villa più importante che è stata ritrovata è quella di Tofola, di età imperiale, presso la frazione di Sant'Agata. In essa sono state ritrovate anfore vinarie, torchi e pareti ad opus spicatum e opus incertum. Oltre alle ville, i romani costruirono una necropoli nelle vicinanze dell'odierno ponte di S. Nicola, della quale sono state ritrovate alcune tombe alla cappuccina. Con Alessandro Severo la colonia si ampliò e portò dall'oriente il culto del Sol Invictus (aggiunse, inoltre, alla colonia l'appellativo Alexandriana. Nel territorio di Solofra, fin da questo periodo si impiantò in loco la concia delle pelli. Molti antichi toponimi Vellizzano, Campo del lontro, Scorza, Cantarelle, Burrelli testimoniano la presenza di questa attività originariamente legata alla pastorizia. Un'altra attività presente al tempo dei Romani fu quella delle fornaci per laterizi, pavimenti e recipienti: esse trovarono naturale collocamento nell'odierna zona di Campopiano, sempre vicino alla via consolare, in quanto c'era, e c'è, abbondanza di acqua e argilla. Infatti questa attività è resistita fino al secolo scorso, nello stesso luogo. Altri toponimi che rimandano al periodo romano sono: Taverna dei pioppi, luogo di sosta lungo la via, Sferracavallo, per lo sforzo subito dai cavalli per la salita.

Età medievale Alto medioevo Dopo la caduta dell'Impero Romano, la situazione di instabilità e di pericolo per via delle incursioni barbariche, specialmente durante il periodo della Guerra greco-gotica, portò gli abitanti della fertilissima valle a trasferirsi più a monte, in posti dove le caratteristiche morfologiche della valle consentivano il controllo e gli abitanti erano più protetti. In generale, lo sviluppo di Solofra nell'Alto Medioevo fu proprio favorito dalla protezione della conca: la strettoia di Chiusa di Montoro era l'unico accesso, facilmente controllabile dai numerosi punti di controllo, come Castelluccia, o, in seguito, il Castello). Grazie a questo controllo, e quindi a questa sicurezza, si formarono due arroccamenti: le Cortine del Cerro, protette dalla collina di Chiancarola e le Cortine di Sant'Agata, protette da Castelluccia.

Questi nuovi insediamenti riprendevano come tipologia abitativa le villae di campagna della valle, delle curtes, in piccolo, che avevano la peculiarità di essere praticamente inespugnabili, chiudendo l'unico accesso. Un ruolo fondamentale fu svolto dal Cristianesimo, che fin da subito si introdusse nel Meridione, e rappresentò una certezza per gli abitanti, trovatisi di fronte ad una continua insicurezza. Solofra, d'ora in poi si avvicinerà sempre di più a Salerno, (città emergente, che dal dominio bizantino in poi si afferma come ricca potenza mercantile e costiera) diventando amministrativamente parte del suo entroterra, sia per l’appartenenza al medesimo bacino vallivo, sia perché Abellinum era stata distrutta.

Il vescovo di Salerno istituisce dei distretti pievani, quattro, in tutta la parte interna del territorio. Uno di questo fu Solofra. Lo scopo era portare un’aggregazione, una sorta di istituzione locale che sopperisse alla mancanza di uno stato. La pieve, infatti chiesa del popolo, era il luogo dove si svolgeva il battesimo e il seppellimento dei morti. Essa, inizialmente, era dedicata a Santa Maria, poi, con la venuta dei Longobardi, promotori del culto a San Michele Arcangelo, fu aggiunta la seconda denominazione alla pieve.

Nel frattempo la città di Salerno crebbe sempre di più, per il commercio e l’artigianato, tanto che ad un certo punto si staccò dal Ducato (Divisio Ducatus Beneventani), e si formarono due principati: quello di Benevento e di Salerno. Solofra entrò a far parte di quest’ultimo, essendo ancora inserita nel Gastaldato di Rota (Mercato San Severino). Il confine di quest’ultimo, e quindi del principato salernitano, passava per i monti di Montoro, di Forino, per Aiello e per Serino, (nel punto in cui sorge San Michele di Serino), dove vi era una stazione per i pellegrini diretti al santuario micheliano del Gargano. Il territorio di Solofra, quindi, acquisì un ruolo fondamentale, di confine, insieme a Montoro e Serino, motivo per il quale nacquero diverse fortificazioni, tra cui il castello solofrano, probabilmente ancora piccoli presidi militari che successivamente avranno maggiore sviluppo.

Basso medioevo