Zambrone (Zambrònë in calabrese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Vibo Valentia in Calabria.
Geografia fisica Territorio Zambrone sorge su un altopiano a 222 m di altitudine dal mare che dista circa 2 km; il Comune con le sue frazioni di San Giovanni, Daffinà e Daffinacello si estende su una superficie di 14,36 km². Il territorio ordinato a terrazzamenti si presenta con valli e profonde incisioni fluviali. Dal punto di vista paesaggistico Zambrone è caratterizzato dalla varietà degli ambienti marini e dal litorale che passa repentinamente dalle lunghe e basse spiagge alle scogliere granitiche come punta Capo Cozzo. Fa parte della Costa degli Dei, un tratto di litorale ricadente nella provincia di Vibo Valentia.
Storia Le origini di Zambrone sono antichissime. I primi insediamenti umani, infatti, risalgono ad 800.000 anni fa, nell’era del Paleolitico, allorquando l’Homo Habilis abitò queste terre. A conferma di ciò, i ritrovamenti archeologici, presso il sito di Zambrone scalo hanno portato alla luce numerosi reperti di manufatti chopper, si tratta di un primitivo strumento ottenuto mediante scheggiatura della pietra per ottenere un lato tagliente. Sempre a Zambrone sono stati rinvenuti altri reperti, presso le località di Madama e Priscopio, alture di origine rocciosa. Nell’età del Bronzo (3500-1200 a.C.) a Zambrone vivevano numerose popolazioni indigene, ben organizzate e sviluppate, che intrattenevano vantaggiosi rapporti di carattere sia commerciale che culturale con la Civiltà Micenea. Queste popolazioni fondarono una città-stato, protetta lungo il perimetro da una fortificazione e da un fossato di circa ottanta metri. La sua posizione consentiva un ottimo controllo visivo di tutto il Tirreno Meridionale. Nella parte marina era stato edificato un importante porto, epicentro di navigazioni e scambi, che conferiva alle genti locali un ruolo di primaria importanza nei rapporti commerciali del Mediterraneo. Di ciò vi è testimonianza grazie agli scavi archeologici effettuati dall’Università di Napoli Federico II, nella località “Capo Cozzo” di Zambrone. Il sito archeologico sorge su un promontorio granitico di forma allungata, denominato “Punta di Zambrone”. Qui, tra i vari reperti, è stata rinvenuta una statuina d’avorio proveniente da Creta, oggetto unico di enorme valore, realizzata seguendo i canoni dell’arte minoica e rappresentante la più antica riproduzione della figura umana finora scoperta in Italia. Attualmente la statuetta è esposta al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria.
Origine del nome e Aramoni Antichi testi narrano che, in tempi remoti, sorgeva sul Monte Poro “luogo lieto di pascoli e di seminati”, la città di Aramoni. Forse per dispute con le tribù vicine, o forse per volere del re Roberto d'Angiò, essa fu distrutta intorno al 1310. Si narra che gli aramonesi sfuggiti alla devastazione, si riversarono sulle coste in cerca di rifugio e si stabilirono lungo la fiumara Potame, in località San Giovannello, oggi nota come località Madama, che insiste a ridosso del centro abitato di Zambrone. In quegli anni le coste erano continuamente minacciate dalle incursioni dei pirati, come testimoniano i resti delle torri disseminate lungo il litorale dall’Angitola a Tropea, che avevano il compito di avvisare dell'imminente pericolo. Gli aramonesi furono quindi costretti ad abbandonare ancora una volta le case per cercare dimora sicura verso l'interno collinoso. Qui trovarono riparo e costruirono tre villaggi che, in memoria della loro consanguineità chiamarono con tre nomi inizianti con la medesima lettera e cioè: Zambrone, Zaccanopoli, Zungri. Altre fonti, invece, sostengono che il toponimo Zambrone, derivi da Zambros, nome appartenuto a un'antica e nobile famiglia che avrebbe abitato nei tempi remoti queste terre, dando qui origine a una laboriosa masseria che nel corso dei secoli si sarebbe ingrandita attraverso i discendenti della stirpe, diventando un vero e proprio punto di riferimento per le zone circostanti. Altre fonti, ancora, fanno derivare il nome Zambrone dal promontorio su cui sorge, anticamente detto Zambrone. Secondo quanto scrive Gabriele Barrio, studioso del XVI secolo nel libro De antiquitate et situ Calabriae, il nome, invece, deriverebbe dal greco e significherebbe: “Nobile per vino ed olio”.
Dai Bizantini a Casale di Tropea Dopo il periodo ellenico e quello romano, per i quali scarseggiano le fonti scritte relativamente al Comune di Zambrone, vi furono, in Calabria, sei secoli di dominazione bizantina. Gli zambronesi per lunghi secoli vissero in condizioni di estrema povertà. Le terre che coltivavano erano di proprietà dei nobili di Tropea, ai quali, ogni abitante, doveva versare enormi tributi. I continui soprusi dei proprietari terrieri esasperarono il popolo di Zambrone tanto che alcuni coraggiosi uomini, decisero di ribellarsi. In modo particolare, ciò avvenne nel 1647 – 1648, nel 1712 e nel 1722. Tuttavia, i tentativi non ebbero sorte positiva e il contado dovette continuare a consegnare i guadagni e i suoi raccolti ai ricchi potenti latifondisti ancora per molti anni. Nonostante ciò, la vita continuò con i suoi ritmi, le sue credenze e i suoi riti laici e religiosi. Nascite, matrimoni, funerali e festività furono i momenti salienti della socialità e, per molti versi, lo sono ancora oggi.
Comune autonomo e il ruolo di re Gioacchino Murat La storia di Zambrone ha incrociato il suo destino con quello di re Gioacchino Murat. Con il Regio Decreto numero 922 del 4 maggio 1811, Murat riorganizzava l’amministrazione meridionale. Grazie ad esso, vennero istituiti numerosi Comuni, fra cui quello di Zambrone. Grazie al monarca francese, gli Zambronesi conquistarono l’autonomia municipale e, con essa, l’agognata libertà. In segno di gratitudine, il consiglio comunale conferì, alla memoria di Gioacchino Murat, la cittadinanza onoraria con deliberazione consiliare del 14 ottobre 2016. Venne poi realizzata un’imponente statua equestre “Gioacchino Murat sul cavallo rampante”, tuttora presente nella Piazza VIII Marzo, dinnanzi al municipio, in acciaio corten, realizzata dal maestro Antonio La Gamba a seguito di un concorso per idee e inaugurata il 4 maggio 2019, data in cui venne celebrato il gemellaggio con il Comune di Ateleta (Aq).
L’esperienza comunale Poche le fonti sui primi sindaci. Notizie più ampie su quelli dai primi del Novecento in poi. Alcune figure risultano particolari. Per esempio, Giuseppe Romano ricoprì tutti i ruoli della rappresentanza istituzionale locale: consigliere di minoranza e maggioranza, assessore, sindaco e podestà. Il primo sindaco dell’era repubblicana fu Giuseppe Cono Grillo, appartenente al Partito comunista italiano. Poi, una lunga vicenda di sindaci legati alla Democrazia cristiana. Il 4 maggio 1967, Giacomo Mancini, ministro per i Lavori pubblici, visitò Zambrone. Grazie al suo intervento vennero realizzate case popolari (via P. Mancini nel capoluogo e nella frazione San Giovanni, via A. Giannini), rete fognaria, strade, sistema di pubblica illuminazione. Negli anni Settanta e Ottanta, la contrapposizione vivace fu tra lo schieramento della Democrazia Cristiana e quello del Partito socialista italiano. Un’epoca scandita da battaglie accese, da speranze e da un’elevata intensità politica. Carlo Cognetto fu espressione della Democrazia cristiana. Salvatore L’Andolina, per il Partito Socialista Italiano. Dagli anni Novanta in poi, con la caduta dei partiti tradizionali, i sindaci risultano espressione di liste civiche. Il garibaldino e i Caduti in guerra Tra le schiere dei garibaldini va segnalata la presenza di uno Zambronese che si chiamava Antonio Starapoli (fu Gennaro, maternità Eleonora Valloni). Il Comune di Zambrone ha registrato un morto nella guerra di Libia (1912), ventisei caduti nella Prima guerra mondiale e diciannove nella Seconda guerra mondiale. Per onorare la loro memoria è stato istituito l’Albo d’oro dei caduti in guerra con delibera del Consiglio comunale del 23 settembre 1986.
Simboli
Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con il decreto del Presidente della Repubblica datato al 19 luglio del 1986.
Monumenti e luoghi d’interesse Piazza VIII Marzo Sul territorio insistono numerose opere e monumenti d’interesse storico, culturale e architettonico. L’opera più importante è Piazza VIII Marzo, nel capoluogo Zambrone. La piazza sorge negli anni Ottanta. Al suo posto, all’epoca, insistevano le baracche realizzate nel 1905/1908 a seguito dei due devastanti terremoti. Per realizzare un progetto appropriato venne indetto un concorso per idee (delibera del consiglio comunale numero 52 del 9 febbraio 1984). La piazza, assolutamente unica ed originale nel suo genere venne rivestita con marmo e porfido. Il suo progetto fu così importante da essere oggetto di apposita pubblicazione nella prestigiosa rivista: Arch’it, molto diffusa all’epoca. La Piazza fu poi oggetto di un lento degrado fin quando, nel 2017 è stato avviato un percorso di restauro della Piazza, ormai pienamente definito. Attualmente, l’area centrale, d’ispirazione architettonica Vitruviana, registra la presenza di due gradinate dalla capienza di circa 400 posti a sedere. L’ampio spazio consente rappresentazioni e spettacoli di ogni genere: teatro, concerti e così via. Nella stessa piazza sono presenti la storica fontana, una stele dedicata a tre scrittori calabresi (Saverio Strati, Corrado Alvaro, Giovanna Gullì) e un cubo riproducente le lettere dell’alfabeto, in ferro battuto, denominato: “Tutti i libri del mondo”. Realizzato, inoltre, nella piazza, sia un campo di calcetto, sia un campo di bocce. Nell’area è stata piantumato il prato misto e un insieme di piante appartenenti alla “Macchia Mediterranea”.
Museo a cielo aperto – Calabria al femminile Il pezzo forte della Piazza è rappresentato da un’opera unica in Italia. In Piazza VIII Marzo, infatti, insistono ben diciotto statue dedicate a 23 figure della storia calabrese. Ecco a chi sono dedicate queste opere: Nosside, Brettia, Beata Theodora, Giuditta di Evreux - Cusina de Pastino, Enrichetta Ruffo di Calabria, Diana Recco, Cecilia Faragò, Bruzia Crispina Presente, D. Mariantonia Lucifero, Eloisa Furgiuele, Giuseppina Amarelli (queste ultime quattro immortalate in un unico polittico), Carmela Borelli, Ada Furgiuele e Irma Scrugli (queste ultime due immortalate in un polittico, insieme al beato don Francesco Mottola), Virginia Cundari, Giuditta Levato, Gianna Maria Canale, Natuzza Evolo, Mia Martini, La contadina Zambronese, Donna tra presente e futuro (polittico composto da tre statue). Le statue sono state realizzate dal maestro Antonio La Gamba tra il 2019 e il 2024 a seguito di un concorso per idee. Esse sono in acciaio corten e ricoprono un’importanza culturale e artistica di primo livello.
Altre statue Di primaria importanza anche le altre statue presenti sul territorio comunale. Oltre quella dedicata a re Gioacchino Murat, la più affascinante è quella realizzata dal maestro Michele Zappino, già docente presso la Galleria di Brera nel 1988: “Madre che sorregge caduto”. Un tutto tondo bronzeo dedicato ai Caduti in guerra e che insiste su Piazza San Carlo. Sempre a Zambrone, nella Piazza VIII marzo è posizionata anche la statua dedicata ai Caduti sul lavoro, denominata: “Il canto del pettirosso” e realizzata, nel 2021, in acciaio inox dal maestro Antonio La Gamba. Altra statua è quella dedicata al mondo contadino: “Seminatore” anch’essa realizzata negli anni Ottanta dal maestro Michele Zappino e che è collocata in Via G. Grillo della frazione San Giovanni. A Daffinà, in Largo Francesco Conca, è stata posizionata la statua realizzata sempre negli anni Ottanta e denominata: “Emigrante”.