Collelongo (Chellonghe in dialetto marsicano) è un comune italiano di abitanti della provincia dell'Aquila in Abruzzo.

Geografia fisica Il paese è situato nella Vallelonga a quota 915 alle pendici dei monti Cona e Malpasso (circa ), cime incluse nel gruppo montuoso della Serra Lunga. Il territorio si estende tra l'area di protezione esterna del parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e la Vallelonga, propaggine meridionale della piana del Fucino. Il monte Longagna ( ) segna il confine con il comune di Trasacco; altri comuni confinanti sono Balsorano, Civita d'Antino, Lecce nei Marsi, Ortucchio, San Vincenzo Valle Roveto e Villavallelonga (AQ). A nord est del suo territorio si trova l'area d'interesse archeologico della valle di Amplero. A ovest il monte Breccioso ( ) sulla Serra Lunga, separa la Vallelonga dalla valle Roveto.

Storia Alcuni storici, come ad esempio Walter CiancusiWalter Cianciusi, Collelongo: Abruzzo ulteriore II, Edigrafital, Sant'Atto (Teramo), 1972 (Estratto), hanno ipotizzato la nascita di questo paese intorno all'anno mille, in una diversa ubicazione da quella contemporanea: alle pendici della montagna detta "del Calvario". Prima del 1220 Collelongo disponeva di un castello alle pendici del monte, ma Federico II lo fece distruggere insieme a più di duecento altri castelli dopo l'assise di Capua.

Preistoria Le più antiche testimonianze della presenza umana nel territorio della Vallelonga e di Collelongo risalgono al periodo Paleolitico medio, circa 400.000 anni fa: sono oggetti di selce che attestano l'attività prevalentemente venatoria di popolazioni nomadi. Presenze stanziali risalgono al periodo Neolitico, circa 7.000 anni fa, di cui sopravvivono sparuti resti di villaggi, e all'Età del ferro (IX secolo a.C.-VIII secolo a.C.), di cui restano scorci delle recinzioni murarie degli “ocres”, fortificazioni rinvenute su alcuni colli, e di necropoli di tombe circolari a tumulo. Dai corredi funerari di chiaro stampo guerriero si evince che questi popoli erano in continuo conflitto tra di loro. Solo nel V secolo a.C. tutti questi "ocres", che erano comunità indipendenti ("touta") rette da magistrati della nobiltà guerriera, si riunirono sotto un'unica denominazione: i Marsi, popolo di guerrieri che dal V secolo a.C. combatterono per le potenze mediterranee>.

I Marsi e il periodo romano

Nel 302 a.C. i Marsi si allearono con Roma, è in quest'epoca che venne costruito il vicus di Amplero, mirabile esempio di architettura ed urbanistica di quel popolo. L'insediamento italico-romano di Amplero è l'elemento più importante del patrimonio archeologico di Collelongo. Verso la fine degli anni sessanta il pastore contadino Vincenzo Grande scoprì casualmente reperti italici e medievali: ciò diede l'avvio alla campagna di scavi che portò alla luce i resti della civiltà marsa e romana disseminati lungo la Vallelonga.

L'insediamento di Amplero consta di un'acropoli, un villaggio e due necropoli, con numerosi reperti di grande interesse: edifici templari, cisterne in muratura, tombe con corredi funerari. L'acropoli, che sorge sul colle La Giostra, racchiude due edifici templari, una cisterna per la raccolta di acqua piovana e una stipe votiva.

Qui sono stati rinvenuti diversi elementi artistici e religiosi, con ex voto che rappresentano quasi sempre figure femminili, o modelli di arti inferiori, nonché una statuetta raffigurante una madre che allatta il bambino, da riferirsi probabilmente ad una divinità.

Alla base del colle su cui poggia l'acropoli, in località San Castro, sorge il vicus italico-romano, fulcro della ricerca archeologica, con resti ben visibili e consistenti. È stata accertata la presenza di edifici di carattere monumentale per uso pubblico e l'esistenza di una zona, prima residenziale, poi adibita a sepoltura.

La cospicua quantità di reperti rinvenuti, soprattutto materiali edilizi, ha consentito una puntuale ricostruzione del sito nonché un'accurata disamina dello stile di vita degli abitanti del luogo. Poco distante sorge una piccola necropoli con non più di dieci tombe.

In località Cantone si trova invece la grande necropoli in uso tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. Con le sue oltre cinquanta tombe, la necropoli ha fornito dati a sufficienza per ricostruire non solo lo svolgimento dei culti funerari, ma anche le caratteristiche fisiche ed antropiche degli antichi abitanti del vicus di Amplero. Fra gli oggetti di corredo funerario, oltre a numerose lapidi e steli, spicca il letto in osso custodito nel museo archeologico nazionale di Chieti.

Questo periodo di splendore venne interrotto dalla guerra sociale del 91-87 a.C., che ridimensionò gran parte dei centri descritti. In seguito vennero costruite numerose ville della nobiltà locale e, più tardi, monumentali mausolei di età imperiale.

Da menzionare anche l'area archeologica di Fonte Jò, con reperti che si collocano nell'Età del bronzo e ruderi di un piccolo vicus italico-romano.

Medioevo

Con la fine del mondo antico il territorio della Vallelonga subisce le distruzioni legate alle invasioni barbariche, soprattutto durante la guerra Gotico-Bizantina che interessò la Regione Valeria (537-538 d.C.). Con l'arrivo dei Longobardi (571-574 d.C.) e l'eliminazione dei superstiti esponenti della gentes locale, il territorio collassa e solo sul finire dell'VIII secolo si notano i primi segni di ripresa ad opera delle comunità monastiche farfensi e cassinesi.

Ai Longobardi è da assegnare la nascita del culto dedicato a sant'Angelo e, quindi, anche della chiesa di Sant'Angelo a Collelongo citata successivamente nella bolla di Papa Clemente III del 1188.. Nel 774 la Marsica longobarda (denominata Marsia nelle carte ecclesiastiche dell'epoca) viene conquistata dai Franchi di Carlo Magno pur rimanendo inserita nel ducato di Spoleto.

A partire dal 789 si ha la prima documentazione sulla presenza di stanziamenti monastici nella Vallelonga (Valle Transaquana) con la curtes di San Leucio in Moscusi di Villavallelonga, la più importante fondazione farfense in questo settore della Marsica dall'VIII al XII secolo.

Nell'859-860 la Marsica diventa sede della contea autonoma ad opera di Lotario I. All'opera dei monaci di Farfa (RI) si affianca quella di Montecassino con la prepositura di Santa Maria in Luco che dal 970 avrà controllo diretto di gran parte dei possedimenti agrari della Vallelonga e della sua terminale Valle Marculana (Prati d'Angro) con il monastero di San Martino in Valle Transaquana e le chiese di Santa Maria in Collelongo (chiesa di Santa Maria delle Grazie), San Bartolomeo in Arce e Santa Maria in Valle Marculana..

Normanni e Saraceni Nel 1076 si assiste ai primi tentativi di conquista della Marsica da parte dei Normanni che solo nel 1143 avranno la resa definitiva dei conti dei Marsi. Della chiesa di Santa Maria a Collelongo si fa ulteriore cenno nel 1089 e nel 1137..

Verso la fine dell'Alto Medioevo la Valle Transaquana vede nascere i castelli-recinti medievali, eretti dai feudatari Franco-Longobardi e dai Monaci dopo le scorrerie dei Saraceni (Agareni) e degli Ungari del IX-X secolo. La Marsica, terra di frontiera, viene ora a trovarsi sui confini settentrionali del nuovo Regno normanno d'Italia, mentre precedentemente era sui confini meridionali del ducato di Spoleto.

È proprio in un documento normanno del 1167-1188, il Catalogus baronum, che si trova l'elenco completo dei castelli della Vallelonga, inseriti nella contea di Albe: Collelongo e Rocca de Cerri, feudi di quattro militi di Rogerius de Albe (circa 500 abitanti)..

I due incastellamenti, strettamente collegati e complementari, sono riconoscibili sul costone nord di Colle Cerri, (Rocca de Cerri), e sulla sommità di Monte Calvario (Collelongo); quest'ultimo era collegato ad una torre avanzata sul sito della contemporanea piazza San Rocco.

Ai due castelli-recinti citati si affiancano le fortificazioni monastiche di Castelluccio-Torricelle della Valle Canale dei Cassinesi (Castello-recinto) e quella di Costa Fonte Astuni dei Farfensi (Torre-cintata). Ai monaci volturnensi è da assegnare il monastero di Sant'Elia posto sopra la fonte omonima dei Prati di Sant'Elia, di cui si possiede, però, una documentazione dal XIV al XVII secolo come grangia di Sancti Johannis de Collibus e da cui provengono i resti ossei di San Diodato, conservati nella chiesa del borgo antico di San Giovanni Valle Roveto.

La bolla pontificia di papa Clemente III del 1188 elenca le chiese che appartenevano alla diocesi dei Marsi con l'esclusione dei monasteri affiancati: San Martino in Valle Trasaccana, Sant'Angelo e Santa Maria a Collelongo, San Leucio e San Nicola in Rocca de Cerri, Sancti Laurenti nei Prati d'Angro. Vi compare per la prima volta la chiesa di Sant'Angelo, la più antica di Collelongo, distrutta dal terremoto del 1915; era nell'area della piazza Sant'Angelo posta a monte della chiesa parrocchiale.

Precedentemente, nel privilegio del 1137 dell'imperatore Lotario II a Montecassino, sono elencate le chiese monastiche della Vallelonga: San Leucio in Muscosi, San Bartolomeo in Arce, Santa Maria a Collelongo.. Nel secolo XIII Collelongo e Rocca de Cerri sono inserite nella contea di Celano ed assistono alle lotte fra il conte di Celano e del Molise Tommaso ed il sovrano svevo Federico II, lotte che porteranno alla distruzione di Celano nel 1223.

Agli inizi del secolo viene realizzata, per l'arredo della chiesa di Santa Maria, la tela dipinta e incollata su tavola raffigurante la Madonna delle Grazie con Bambino e sottostanti figure di santi.

Dal duecento al cinquecento

Il dominio svevo termina poi nel 1268 con la battaglia di Tagliacozzo e con la fine di Corradino di Svevia. Il vincitore, Carlo I d'Angiò, divide l'Abruzzo in due Giustizieriati posti sopra e sotto il fiume Pescara con i due incastellamenti della Vallelonga, Rocca de Cerri e Collelongo, inseriti nel giustizierato Aprutium ultra flumen Piscariae come documentato dal diploma di Alife il 5 ottobre 1273..

Nell'ottica delle ricompense dell'angioino Carlo I verso i suoi servitori d'arme, si assiste all'assegnazione nel 1279 al cavaliere francese Giovanni Matteo della quarta parte di Rocca de Cerri, Collelongo e Trasacco. Nel 1293 i due feudi sono nelle mani di Ottone de Toucy, poi nel 1316 della contessa Filippa di Celano. Successivamente, dal 1339 al 1343, nella contea albense di Oddo de Tumato e poi di Maria d'Angiò; nel 1390 Collelongo è inserita nella contea di Albe, proprietà per poco tempo del viceré d'Abruzzo e governatore di Aquila, Luigi di Savoia.

Sul finire del secolo il feudo della contea di Albe passò sotto il francese Ramundo d'Artus... Nel Trecento si conosce anche la consistenza fiscale delle sue chiese nelle decime vaticane (tar. = "tarini", moneta dell'epoca); nel 1308: "Clerici Rocche de Cerri solvit tar. VI." e "Clerici Castri Longi solverunt tar. XXVIII".

Nel 1324 la chiesa di Santa Maria a Collelongo era diretta dall'abbate Rainaldo e dai clerici Pietro, Simone ed Alessandro, mentre l'arciprete Angelo reggeva, con l'ausilio dei canonici Pietro e Odorisio, la chiesa di San Giovanni a Collelongo (sul sito dell'attuale chiesa parrocchiale); non conosciamo, invece, il nome del sacerdote che reggeva la chiesa di Sant'Angelo..

È questo il secolo in cui ha inizio il fenomeno del sinecismo, di concentrazione degli abitanti del territorio di Collelongo intorno alla vecchia torre quadrata normanna di piazza San Rocco, torre dotata nel Trecento della scarpa di base.