Il nazionalismo di sinistra è un orientamento politico-ideologico che unisce la difesa dell'indipendenza, dell'autonomia o dell'identità nazionale a istanze democratiche o socialiste. Ha avuto diverse manifestazioni a seconda del contesto storico. Nella prima parte del XIX secolo, in Occidente il nazionalismo fu spesso associato alla sinistra, ma a partire dalla seconda metà del secolo fu progressivamente adottato dalla destra e respinto dalla sinistra. Il rifiuto del nazionalismo da parte della sinistra derivava dalla posizione del marxismo sulla questione nazionale, fondata sull'internazionalismo proletario, secondo cui la costruzione dello Stato nazionale è opera della borghesia mentre i proletari «non hanno patria». Nel XX secolo, al di fuori del mondo occidentale e nelle sue periferie, si svilupparono tuttavia diverse forme di nazionalismo di sinistra incentrate sulla lotta contro l'imperialismo e il colonialismo.
I movimenti di sinistra del XX secolo generalmente attribuivano al termine nazionalismo un'intrinseca connotazione negativa, associandolo strettamente al nazionalismo borghese da essi avversato. Di conseguenza, preferivano tendenzialmente definire il proprio legame con la nazione come patriottismo proletario, contrapponendolo al nazionalismo borghese e presentandolo come compatibile o complementare rispetto all'internazionalismo proletarioPer degli esempi di tale posizione in campo comunista: e .. Tuttavia, in sede scientifica il termine nazionalismo è utilizzato per designare ogni orientamento politico fondato sull'idea di nazione, intercambiabilmente con patriottismo e senza connotazioni valutative, non sussistendo un chiaro confine tra i due concetti..
Un altro termine impiegato in sostituzione di nazionalismo è nazionalitarismo, adoperato in riferimento ai nazionalismi del terzo mondoAd esempio dallo studioso egiziano Anouar Abdel-Malek, di orientamento panarabo e d'ispirazione marxista, per definire i nazionalismi africani, asiatici e latinoamericani, con particolare riferimento all'Egitto di Nasser. Cfr. Marta Petricioli, Dal nazionalismo arabo al nazionalismo egiziano, in Realtà e memoria di una disfatta. Il Medio Oriente dopo la guerra dei Sei Giorni, a cura di Alberto Tonini e Marcella Simoni, Firenze, Firenze University Press, p. 11 n. e ai cosiddetti nazionalismi periferici., i quali si battono per l'indipendenza o l'autonomia di entità substatali.
In riferimento alla combinazione del nazionalismo con il comunismo si parla specificamente di nazionalcomunismo., termine che nel lessico delle correnti più a sinistra del movimento comunista (come il trockismo e il bordighismo) ha il significato di deviazione dall'internazionalismo e dunque possiede una connotazione negativaLev Trockij, Contro il nazional-comunismo. (Le lezioni del plebiscito rosso), 25 agosto 1931, in . La citata traduzione italiana dell'articolo reca per errore il titolo Contro il nazionalsocialismo..
Nel XXI secolo la definizione di nazionalisti di sinistra è stata applicata anche a partiti e movimenti su posizioni caratterizzate da populismo di sinistra, sovranismo, euroscetticismo, antiglobalismo e chiusura (o comunque cautela) verso l'immigrazione di massa, in un'ottica di protezione socio-economica dei ceti meno abbienti della nazione.., con particolare attenzione alla difesa dello Stato sociale nazionale.
Ideologia A livello nazionale, i nazionalisti di sinistra, come i nazionalisti di destra, si sforzano di promuovere la cultura nazionale e le norme e i valori dominanti in alcuni casi promuovendo l’identità etnica, in altri l’identità civica.
I nazionalisti di sinistra hanno tipicamente un background socialista (democratico o autoritario), socialdemocratico, progressista o socialmente conservatore (la sinistra conservatrice) combinato con una preferenza per la sovranità dello stato nazionale. I nazionalisti di sinistra si sforzano quindi di ridurre il divario di ricchezza nel paese, mantenere il controllo o nazionalizzare i servizi pubblici (come sanità, energia e trasporti pubblici). I movimenti nazionalisti di sinistra non tendono a sostenere la supremazia, tuttavia, alcune forme di nazionalismo di sinistra hanno adottato tesi etno-differenzialiste favorevoli a una società omogenea, con opposizione all’immigrazione."Arthur Calwell, Leader of the Labor Party, Defender of White Australia." , homeaffairs.gov.au“'How Sweden Became Multicultural'.”
In questo contesto, i nazionalisti di sinistra rifiutano completamente o in larga misura il neoliberismo e l’ingerenza sovranazionale. I nazionalisti di sinistra vogliono che i paesi decidano da soli su questioni come l’economia, la salute e la difesa.
Storia La Rivoluzione francese e l'ascesa dei nazionalismi La dicotomia politica tra destra e sinistra ebbe origine con la Rivoluzione francese, allorché nell'Assemblea nazionale costituente, riunitasi per la prima volta nel 1789, si sedettero a destra i sostenitori del re e a sinistra i sostenitori della Rivoluzione. Risale a quest'epoca anche l'associazione tra il nazionalismo e la sinistra, la quale allora si definiva variamente anche partito del popolo, partito della nazione o partito nazionale. Profondamente radicato nella Rivoluzione francese, il nazionalismo moderno nelle sue forme più aggressive fu consacrato per la prima volta sul campo di battaglia di Valmy (1792) e nei conflitti rivoluzionari successivi.François Furet, Denis Richet, La Rivoluzione francese, vol. I, Laterza, Roma-Bari, 1980. Gli autori sottolineano (p. 177) il perdurante legame tra la guerra rivoluzionaria, voluta dai girondini ma sostanzialmente accettata dall'intera Assemblea nazionale, e il nazionalismo francese. Più avanti (p. 188), nel riflettere sul mutamento del giudizio storiografico sui girondini tra il XIX e il XX secolo, gli autori scrivono: «la Gironda, associata alla guerra rivoluzionaria, destò nel nazionalismo del secolo scorso – che era un nazionalismo di sinistra – simpatie che la destra nazionalista e la sinistra pacifista di oggi le negano»..
Dalla metà del XIX secolo, i movimenti democratici furono sempre più influenzati dal pensiero dei filosofi tedeschi Karl Marx e Friedrich Engels, fondatori del marxismo. L'elaborazione marxista sulla questione nazionale mancò di un approccio sistematico, risultando frammentaria. Nel Manifesto del Partito Comunista (1848), i due autori contrapposero al nazionalismo borghese l'internazionalismo proletario, sostenendo che «gli operai non hanno patria» e che l'ascesa del proletariato avrebbe eliminato gli antagonismi tra nazioniKarl Marx, Friedrich Engels, Il Manifesto del Partito Comunista, 1848, II. Proletari e Comunisti.. Nei decenni successivi, profondamente segnati dalle lotte nazionali, Marx criticò la visione, espressa dai socialisti francesi seguaci di Proudhon, secondo la quale le nazioni fossero dei "pregiudizi superati", temendo che potesse giustificare l'egemonia delle grandi nazioni, come nazioni-modello, sulle altre.. In sintesi, nell'ambito della Prima Internazionale, Marx si oppose sia al nazionalismo demo-liberale di Mazzini sia al nichilismo nazionale dei proudhoniani..
Nell'ambito del socialismo tedesco del XIX secolo si manifestarono anche posizioni nazionaliste. Ferdinand Lassalle, fondatore dell'Associazione generale dei lavoratori tedeschi nel 1863, fu fortemente influenzato dal nazionalismo sociale di Fichte e arrivò a intavolare delle trattative con il primo ministro prussiano Bismarck, esponente dell'aristocrazia Junker, per formare un'alleanza contro la borghesia liberale. Il nazionalismo di Lassalle contribuì al suo allontanamento da Marx ed Engels.
Dalla fine del XIX secolo alla prima guerra mondiale Se nella prima parte del XIX secolo il nazionalismo era legato soprattutto alla democrazia e al liberalismo borghesi, al tramonto del secolo fu «scoperto» dalle forze di destra come strumento di lotta contro la sinistra, per cui essere «nazionali» finì per significare prima di tutto essere ostili all'internazionalismo. Alla fine del XIX secolo il nazionalismo transitò dunque da sinistra a destra in molti Paesi tra cui la Francia, madrepatria del nazionalismo moderno, e con particolare accentuazione in Germania.
I movimenti nazionalisti che si svilupparono in Europa tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo (Action française, Lega pangermanica, Associazione Nazionalista Italiana) avversavano la lotta di classe condotta dai movimenti socialisti e cercavano di conciliare i conflitti sociali in nome degli interessi nazionali della patria. Al principio socialista della lotta di classe il nazionalismo contrapponeva il principio della lotta internazionale.
Negli anni 1890 Rosa Luxemburg, esponente della socialdemocrazia polacca, prese posizione contro l'indipendenza della Polonia e accusò di «socialpatriottismo» i socialisti che la sostenevano. Luxemburg riteneva l'indipendenza polacca utopistica e proponeva una mera autonomia nell'ambito di una repubblica democratica russa.. Tra i critici di tale posizione nell'ambito del movimento socialista internazionale vi fu il filosofo marxista italiano Antonio Labriola, convinto della compatibilità tra socialismo e interesse nazionale.
Luxemburg espose compiutamente la sua posizione nell'articolo Questione nazionale e autonomia (1908-1909), in cui criticò il diritto di autodeterminazione definendolo «astratto» e funzionale solo al nazionalismo borghese. Sostenne inoltre che l'indipendenza delle piccole nazioni, e in particolare della Polonia, fosse irrealizzabile nel quadro del sistema economico capitalista.. Nel 1914, il socialdemocratico russo Vladimir Lenin criticò le tesi di Luxemburg nel suo scritto Sul diritto di autodecisione delle nazioni. Sostenne che il diritto all'autodeterminazione implicasse la separazione statale delle nazioni oppresse e la creazione di Stati indipendenti. Secondo Lenin, Luxemburg ignorava il pericolo del nazionalismo grande-russo, che considerava un ostacolo maggiore alla democrazia. Lenin difese il diritto dei popoli oppressi all'indipendenza, separando le lotte democratiche da quelle esclusiviste del nazionalismo borghese..
Il fallimento della Seconda Internazionale e la nascita del movimento comunista Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, nell'Europa occidentale i partiti socialisti intrapresero un percorso di integrazione nei rispettivi sistemi parlamentari nazionali, che – secondo lo storico Edward Carr – determinò una «socializzazione della nazione» e una conseguente «nazionalizzazione del socialismo». Ciò portò a un progressivo allontanamento dei partiti socialisti dall'originaria impostazione internazionalista, che finì per ridursi a un generico atteggiamento pacifista e di sostegno alle nazionalità oppresse..
Il processo di trasformazione in partiti nazionali portò i partiti socialisti ad adottare, allo scoppio della prima guerra mondiale nel 1914, una politica di solidarietà con il proprio Stato nazionale che prevedeva una tregua parlamentare e sindacale (tale politica assunse il nome di Union sacrée in Francia e di Burgfrieden in Germania). Ne derivarono il fallimento della Seconda Internazionale e l'ampia confluenza della sinistra rivoluzionaria – di cui facevano parte Vladimir Lenin e Rosa Luxemburg – nel nascente movimento comunista.