Con l'espressione design italiano si fa riferimento a tutte le forme di design inventate e realizzate in Italia, compresa la progettazione di interni, la progettazione urbana, il design della moda e la progettazione architettonica.
Storia In genere, il termine "design" viene associato all'età della Rivoluzione industriale, che in Italia arrivò con un certo ritardo rispetto ad altri paesi europei, in un contesto caratterizzato dalla condizione geografica e politica frammentata dell'Italia ottocentesca, un paese che alle soglie del 1860 era agricolo. Dopo l'Unità d'Italia, nonostante il lento consolidamento dell'industria cotoniera e degli opifici, soprattutto al nord, non si poteva ancora parlare di industrializzazione del paese prima del 1870-1880. Tuttavia, in questo periodo iniziavano a nascere le fiere di paese e poi di città, le esposizioni, la nascita di scuole specialistiche e di "alfabetizzazione grafica".. Per esempio, nell'Esposizione italiana del 1861 tenutasi a Firenze, viene sancito un carattere legato ai tessuti e ai prodotti alimentari, mentre quella di Milano del 1881 è incentrata sull'industria meccanica e le grandi costruzioni navali e ferroviarie; a Torino, nel 1898, emergono le applicazioni elettriche e nel 1902 viene lanciata l'avanguardia liberty con le sue espressioni floreali. Nell'Esposizione di Milano del 1906 la trasformazione industriale italiana è data dalle macchine utensili..
Due grandi passi avanti per legare la didattica, la ricerca e le possibilità della produzione industriale: la legge Casati sull'istruzione pubblica del 1859 e la fondazione, nel 1863, del Politecnico di Milano. Nel 1885 il panorama didattico italiano della "cultura applicata" era composto da "scuole d'arti e mestieri", "scuole di arte applicata all'industria" e "scuole speciali" che avevano indirizzi più specifici. In occasione dell'Esposizione Universale di Milano del 1906, la Società Umanitaria promuove un concorso per l'arredo della casa operaia, in quanto comincia a vedersi l'industria come strumento capace di rispondere ai bisogni di una classe operaia che per la prima volta si affaccia sul mercato del consumo..
.
Nel Liberty italiano spiccavano alcune eccezionalità progettuali come Vittorio Ducrot, Eugenio Quarti, Carlo Bugatti ed Ernesto Basile.
Nonostante il decollo industriale del periodo giolittiano (1889-1915), il quadro dell'industria internazionale era talmente consolidato che era impensabile immaginare un'affermazione dell'Italia in questo settore, stante i problemi del paese nell'industria delle materie prime.. Dunque, intorno al 1910, l'Italia si inventa un asse portante alternativo, ovvero quello auto/aereo. Una delle caratteristiche del design italiano fu quindi la ricerca e sperimentazione in un quadro di diversificazione tipologica, andando anche "fuori mercato" rispetto alle prassi internazionali del settore. È in questo periodo che nascono la FIAT (1899), la Lancia (1908) e l'A.L.F.A. (1910), che diventerà Alfa Romeo nel 1918, anche se l'automobile rimane un mezzo sportivo e di lusso, almeno fino al 1912, quando viene costruita la Fiat Zero. In campo aeronautico, la cultura artigianale della costruzione delle scocche in legno sviluppata sin dal 1879 da Enrico Forlanini, porta, nel 1909, al primo corso di aeronautica presso il Politecnico di Milano. Per quanto riguarda l'aspetto agonistico, nel 1916 Gianni Caproni costituisce il consorzio Caproni-Fiat-Ansaldo.
Con lo scoppio della prima guerra mondiale, il prodotto industriale italiano, soprattutto nel campo dei trasporti, deve verificare la sua validità e solidità, pur senza abbandonare la componente artigianale per favorire la produzione industriale; in questo contesto emerge la cultura progettuale del Genio civile.
Nel periodo futurista Giacomo Balla e Fortunato Depero, nel 1915, redigono la proclamazione della Ricostruzione Futurista dell'Universo, che coglie al suo interno istanze di rinnovamento estese anche al mondo dell'arredo. È proprio di Balla la camera di bambini progettata e realizzata di suo pugno per la figlia Elica, a cui si accompagna, in seguito, anche un soggiorno; entrambe le stanze sono decorate con la linea della velocità.. Il colore appare l'elemento dominante nel Bal Tic Tac di Roma (1921), mentre nella sala futurista alla Casa d'Arte Bragaglia gli arredi sembrano fuoriusciti dalle tele degli artisti, appunto, futuristi.
Con Francesco Cangiullo si passa ad una concezione del mobile che abbraccia l'idea di abitare svelto, con tecniche costruttive veloci e semplici.. La Casa futurista Zampini di Ivo Pannaggi, costruita tra il 1925 e il 1926 appaiono sintetizzati gli echi del De Stijl, piuttosto che un nuovo "interno futurista". Gli interni di Nicola Diulgheroff rivelano, tra il 1928 e il 1936, l'impiego del tubo di metallo cromato e curvato e influssi modernisti..
Secondo Antonio Gramsci:
1900 - 1930 Dopo l'entrata in guerra contro l'Austria, il 24 maggio 1915, le commesse statali all'industria nazionale crebbero in maniera esponenziale per rifornire l'esercito di cannoni, armi, mezzi di trasporto e vestiario: la produzione di automobili crebbe di oltre il 100%, arrivando a unità all'anno (nel 1914 erano 9500), e raddoppiò anche la produzione di energia elettrica. Anche l'industria siderurgica registrò un notevole aumento di richieste. Aumentarono anche gli aumenti di capitale delle aziende: per esempio, la FIAT aumentò il suo dai 17 milioni del 1914 ai 200 milioni del 1919, ciò nonostante il forte processo inflazionistico in atto.. In questo periodo la produzione è in gran parte controllata da pochi gruppi quali FIAT (con Giovanni Agnelli), Società Adriatica di Elettricità (con Vittorio Cini), Pirelli (con Alberto Pirelli) e la Falck (con Giorgio Enrico Falck).
Tra il 1922 (anno della marcia su Roma) e il 1929 l'Europa e gli Stati Uniti stavano vivendo una situazione economica favorevole. Nel 1929 la produzione industriale registrò un incremento del 50% rispetto ai dati del 1922.. In questo contesto nascono iniziative per promuovere il disegno del mobile della casa, tra le quali la Biennale delle arti decorative promossa da Guido Marangoni del 1923 presso la Villa Reale di Monza.
Nel 1922 nacque il movimento artistico Novecento, formatosi intorno al salotto di Margherita Sarfatti. Questo movimento artistico riguardava principalmente la pittura, ma ben presto andò ad influenzare la progettazione d'interni e di pezzi d'arredo. Tra gli esponenti di questa corrente troviamo gli architetti Giò Ponti, Giovanni Muzio, Giuseppe De Finetti, Alberto Alpago Novello, i pittori Mario Sironi, Achille Funi, Leonardo Dudreville, Anselmo Bucci, Gian Emilio Malerba, Pietro Marussing e Ubaldo Oppi e lo scrittore Massimo Bontempelli. Nel breve romanzo di Bontempelli 522. Racconto di una giornata del 1926, l'automobile (la Fiat 522) diventa soggetto letterario e, oltre che simbolo della nuova modernità industriale..
Ad uno degli architetti qui sopra citati, Giò Ponti, in collaborazione con Emilio Lancia, si deve il progetto di arredi Domus Nova (1928-29) pensato per il grande magazzino La Rinascente di Milano, con l'intento di rinnovare l'immagine dell'arredo e dei complementi per la casa medio-borghese..
La III Biennale di Monza del 1927 e la IV Triennale, tenutasi anch'essa a Monza prima del trasferimento a Milano, sanciscono il superamento dello stile rustico, facendo emergere gli architetti del Novecento quali protagonisti del nuovo arredo. Per la V Triennale di Milano venne costruito il Palazzo dell'Arte ad opera di Giovanni Muzio.
1930 - 1945
Fino alla fine degli anni venti, la FIAT riesce a produrre unità all'anno, utilizzando come modello di produzione quello americano del taylorismo. Questo modello di ispirazione si concretizzò con la Fiat 500 Zero A (1934), meglio conosciuta come Topolino, di Dante Giacosa.. È invece di due anni prima la Fiat 508 Balilla, auto di media cilindrata che contribuì alla diffusione di massa dell'automobile in Italia.
Già nel 1926 la Lancia Lambda era caratterizzata da una struttura tubolare leggera e da un alto grado di sperimentazione e qualità del prodotto.
Restando nel settore meccanico, ebbero significativi sviluppi la Olivetti nel campo delle macchine da scrivere, la Magneti Marelli nel campo dei materiali elettrici e le prime radio, e la Necchi per le macchine da cucire.
In particolare, la Olivetti venne fondata nel 1908 da Camillo Olivetti, e vide un grande sviluppo sotto la direzione del figlio Adriano Olivetti. Nel 1922 l'azienda produceva 2000 macchine da scrivere con 200 operai, ma già nel 1937 le maestranze raggiunsero le unità, per un totale di 27000 pezzi prodotti in un anno.. Nel 1935 nacque la Olivetti Studio 42, opera di Ottavio Luzzati, degli architetti Figini e Pollini e dell'artista Xanti Schawinsky, che cambiò radicalmente la forma della macchina da scrivere, sviluppandone il corpo in orizzontale e creando un prodotto meno voluminoso da utilizzare a casa come in ufficio. Nel settore della argenteria vide un grande sviluppo la Cesa 1882.
Tra i principali esempi di disegno industriale fu l'addizionatrice Summa del pittore Marcello Nizzoli.
FIAT e Olivetti rappresentano dunque due riferimenti fondamentali nella storia del nascente design industriale italiano. Ma la grande depressione del 1929 produsse sull'economia e sulla società italiane provocò ripercussioni profonde e durature in Italia che determinarono sostanziali mutamenti a livello economico e politico. Lo Stato diventò proprietario di una notevole parte dell'industria e fondò, nel 1933, l'Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI).
Il 1936 fu l'anno della VI Triennale di Milano, presso il nuovo già citato Palazzo dell'Arte presso il Parco Sempione. In questa occasione l'estetica razionalista si estende dall'architettura al campo dell'arredo diventando "stile".. L'arredo cominciò anche a diventare un utensile proiettato verso la produzione in serie, tema che verrà affrontato in modo diretto nella VII Triennale di Milano. Nel decennio tra il 1930 e il 1940 il mobile in tubo cromato curvato venne assunto quale immagine di rinnovamento anche degli ambienti domestici. Tuttavia, la produzione di mobili in metallo rimase circoscritta a pochi esempi d'autore a causa, principalmente, del costo di realizzazione, che era il doppio rispetto ai mobili in legno. Inoltre, nel 1937 fu vietato l'impiego del legno, che sviluppò l'impiego delle leghe di alluminio più facilmente reperibili. Il mobile in tubo di acciaio rimaneva comunque utilizzato per edifici pubblici come scuole e ospedali, a cui si aggiungono il settore degli uffici pubblici e le Case del Fascio, come quella progettata a Como nel 1935-36 da Giuseppe Terragni dove si trovano esemplari della storia del design italiano come la sedia-scagno o la sedia Lariana, ancora oggi in produzione. Pezzi esemplari per l'ambiente abitativo sono quelli di Gabriele Mucchi, come la chaise-longue regolabile del 1934.
Sempre in questo periodo, l'industria del vetro, autonoma rispetto all'importazione di materie prime, brevettò una vasta serie di prodotti, tra cui il Termulux, il Vetroflex e i cristalli di sicurezza VIS e Securit., che, in occasione della VI Triennale di Milano, vengono impiegati in soluzioni sperimentali per arredi e oggetti.
Questi anni segnano anche uno sviluppo del disegno delle radio, partendo dall'essenziale mobile radio grammofono di Figini e Pollini del 1933 all'apparecchio in vetro di Franco Albini del 1938, passando dal radioricevitore 547 a cinque valvole disegnato per Phonola da Luigi Caccia Dominioni, Livio e Pier Giacomo Castiglioni, presentato alla VII Triennale di Milano.