La condizione postmoderna. Rapporto sul sapere (La condition postmoderne. Rapport sur le savoir) è un saggio del filosofo francese Jean-François Lyotard, pubblicato nel 1979 dalle Éditions de Minuit.

Nato come rapporto sullo statuto del sapere nelle società più sviluppate, il libro analizza le conseguenze dell'informatizzazione, delle trasformazioni tecnologiche e della crescente subordinazione della conoscenza a criteri di efficienza e potere. L'opera ha fornito una delle formulazioni più influenti della postmodernità, descritta attraverso la perdita di credibilità dei grandi racconti di legittimazione della modernità.

Storia editoriale Il testo deriva da un rapporto commissionato dal Conseil des universités del governo del Québec, originariamente intitolato Rapport sur les problèmes du savoir dans les sociétés les plus développées. Lyotard vi fu invitato a esaminare le trasformazioni della conoscenza nelle società postindustriali, con particolare attenzione all'università, alla scienza, alle tecnologie dell'informazione e ai rapporti fra sapere e potere.

La prima edizione uscì a Parigi nel 1979 nella collana «Critique» delle Éditions de Minuit. Il volume è articolato in quattordici capitoli, dedicati al sapere nelle società informatizzate, al problema della legittimazione, ai giochi linguistici, alla distinzione fra sapere narrativo e scientifico, alla performatività della ricerca e dell'insegnamento e, nella parte conclusiva, alla paralogia.

La traduzione inglese, realizzata da Geoff Bennington e Brian Massumi, fu pubblicata nel 1984 dalla University of Minnesota Press con il titolo The Postmodern Condition: A Report on Knowledge. L'edizione comprendeva una prefazione di Fredric Jameson e il successivo saggio di Lyotard Answering the Question: What Is Postmodernism?.

Contenuto L'indagine parte dall'ipotesi che il sapere cambi natura quando le società entrano nell'età postindustriale e la cultura nell'età postmoderna. Lo sviluppo dell'informatica rende sempre più importante la possibilità di tradurre la conoscenza in quantità di informazione, conservarla, trasmetterla e renderla operativa. Il sapere tende quindi a perdere il proprio valore come fine in sé e a diventare una risorsa economica e strategica, oggetto di scambio e strumento di competizione fra Stati, imprese e istituzioni.

Per descrivere il funzionamento sociale del linguaggio, Lyotard riprende la nozione di gioco linguistico: differenti tipi di enunciato (denotativi, prescrittivi, narrativi e interrogativi) obbediscono a regole diverse e non possono essere ricondotti senza residui a un unico criterio. Il legame sociale non è perciò concepito come un sistema omogeneo, ma come una molteplicità di giochi linguistici, istituzioni e pratiche locali.

Lyotard distingue inoltre il sapere scientifico dal sapere narrativo. Il primo deve dimostrare la validità dei propri enunciati secondo regole condivise dalla comunità scientifica; il secondo comprende racconti, consuetudini e modelli attraverso i quali una comunità trasmette valori, competenze e forme di comportamento. La scienza moderna, pur opponendosi spesso al racconto, ha avuto a sua volta bisogno di narrazioni capaci di legittimarne il valore e la funzione sociale.

Crisi dei grandi racconti Lyotard definisce il postmoderno attraverso l'«incredulità nei confronti dei metaracconti». Con questa espressione indica le grandi narrazioni filosofiche e politiche mediante le quali la modernità aveva legittimato il sapere, le istituzioni e il corso della storia.

Fra questi racconti rientrano la progressiva realizzazione della ragione, lo sviluppo dello Spirito, l'emancipazione dell'umanità e la liberazione del soggetto razionale o lavoratore. Pur essendo fra loro differenti, tali concezioni attribuiscono agli eventi storici una direzione complessiva e promettono una futura riconciliazione fra conoscenza, giustizia e libertà.

Nelle società postmoderne questi racconti avrebbero perso la capacità di fornire una legittimazione universalmente riconosciuta. Il sapere si disperde così in una pluralità di pratiche e giochi linguistici, ciascuno dotato di regole e finalità proprie. La delegittimazione non implica la scomparsa della conoscenza, ma la crisi di un discorso unitario capace di ordinarne e giustificarne tutte le forme.

Performatività del sapere Venuta meno la legittimazione attraverso i grandi racconti, ricerca e insegnamento tendono secondo Lyotard a essere valutati attraverso il criterio della performatività, cioè in base al rapporto fra risorse impiegate e risultati ottenuti. La domanda rivolta al sapere non riguarda più soltanto la verità di un enunciato, ma la sua utilità, efficacia e possibilità di essere impiegato o commercializzato.

Il controllo delle informazioni accresce la capacità di amministrare le prove, prendere decisioni e intervenire sulla realtà. Per questo il sapere diventa una posta in gioco nei rapporti fra potere politico, capitale e ricerca scientifica. I finanziamenti si orientano verso i settori capaci di migliorare le prestazioni del sistema, mentre le discipline meno facilmente traducibili in risultati operativi rischiano di essere marginalizzate.

La stessa trasformazione investe l'università. L'istruzione superiore tende a essere valutata in base alla capacità di produrre competenze richieste dal sistema economico e amministrativo, anziché in relazione alla formazione di ideali generali o all'emancipazione dell'umanità. L'informatizzazione modifica inoltre le modalità di conservazione e trasmissione della conoscenza, attribuendo crescente importanza alle banche dati e alla capacità di selezionare e combinare le informazioni pertinenti.

Paralogia Nella parte conclusiva, Lyotard rifiuta tanto il ritorno a una narrazione universale quanto l'identificazione della legittimazione con il consenso degli esperti. Alla ricerca di un linguaggio comune e stabile oppone la paralogia, intesa come produzione di nuove mosse, nuove regole e nuovi enunciati all'interno dei giochi linguistici.

La scienza postmoderna è descritta come ricerca delle instabilità, delle discontinuità, dei paradossi e dei casi che mettono in discussione i modelli consolidati. Il suo valore non risiede nell'unificazione definitiva del sapere, ma nella capacità di accrescere la sensibilità verso le differenze e di generare idee non previste dai sistemi esistenti.

Ricezione e dibattito La condizione postmoderna divenne nei primi anni ottanta uno dei testi centrali della teoria postmoderna. La sua influenza derivò anche dalla formulazione compatta e provocatoria con cui Lyotard definì il postmoderno, pur presentando una serie di intuizioni più che un'argomentazione filosofica sviluppata sistematicamente.

La traduzione inglese e la prefazione di Jameson contribuirono alla circolazione del libro nel dibattito angloamericano, estendendone l'influenza dagli studi filosofici e sociali alla teoria letteraria e culturale.

Una parte significativa della discussione riguardò il confronto con Jürgen Habermas. Dal punto di vista di Lyotard, il progetto habermasiano di fondare la razionalità sul consenso comunicativo rischiava di riproporre un nuovo racconto universale dell'emancipazione. Richard Rorty osservò tuttavia che, senza criteri condivisi di razionalità, diventa difficile distinguere la critica delle istituzioni dalla semplice contrapposizione fra giochi linguistici incompatibili.

Edizioni italiane La prima traduzione italiana, realizzata da Carlo Formenti, fu pubblicata da Feltrinelli nel 1981. Lo stesso testo è stato successivamente riproposto in diverse collane dell'editore.

Note

Bibliografia

Collegamenti esterni

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