La Logica trascendentale è la seconda parte dell'opera Critica della ragion pura (1781; seconda edizione 1787), del filosofo prussiano Immanuel Kant (1724-1804).. Rispetto alla prima parte (Estetica trascendentale), essa è assai più vasta. L'estetica trascendentale e la logica trascendentale fanno parte di quella "dottrina degli elementi" che intende raccogliere le parti costitutive essenziali di ogni cognizione. La prima studia le intuizioni (Anschauungen), la seconda i concetti (Begriffe)..

A sua volta, la logica trascendentale è divisa in due parti, l'analitica trascendentale (che Kant definisce una "logica della verità") e la dialettica trascendentale (che è per Kant una "critica [dell']illusione dialettica" o "critica dell'intelletto e della ragione riguardo al loro uso iperfisico", cioè "al di là dei limiti dell'esperienza")..

La Critica della ragion pura è così suddivisa: Dottrina trascendentale degli elementi Estetica trascendentale Logica trascendentale Analitica trascendentale Dialettica trascendentale Dottrina trascendentale del metodo

Kant e la logica In termini generali, per Kant la logica è la scienza delle regole formali dell'intelletto e dell'uso che l'intelletto fa dei concetti..

La logica formale (ma Kant parla piuttosto di "logica generale", allgemeine Logik, analogamente a diversi predecessori, come Jungius, Leibniz, Knutzen, Baumgarten), insieme alla matematica e alle scienze naturali, ha per il filosofo di Königsberg natura di paradigma metodologico. Nel caso della logica, questo carattere è una conseguenza della sua stabilità e solidità, ottenuta fin dai suoi inizi con Aristotele (cui pure Kant rimprovera un approccio "rapsodico" nella determinazione completa delle sue categorie). La logica è una scienza breve e generale, ma apoditticamente certa.

Da un lato, Kant esclude che facciano parte della logica formale aspetti che più propriamente appartengono alla psicologia, all'antropologia o alla metafisica. Per altro verso, Kant distingue le verità logiche da quelle matematiche: le prime sono puramente analitiche (fondate, cioè, su proposizioni che illustrano il concetto, senza aumentare la conoscenza), le seconde sono sintetiche, perché fondate su giudizi sintetici (proposizioni, cioè, che non si limitano a illustrare il concetto, ma che aumentano la conoscenza). La logica formale è per Kant un sistema completo, dotato di primi principi.

Per quanto egli non abbia mai pubblicato un trattato interamente dedicato alla logica, tracce del suo pensiero sulla logica sono rintracciabili nella Critica della ragion pura e nelle sue note manoscritte per le lezioni di logica all'università (pubblicate nel 1800 da uno studente di Kant, Gottlob Benjamin Jäsche). Un intenso dibattito si è sviluppato tra gli studiosi in merito all'idea kantiana di una logica come sistema apodittico: in particolare, ha fatto molto discutere la pretesa completezza della sua tavola dei giudizi.

Il suo contributo più importante consisté nella fondazione della logica trascendentale, intesa come scienza della possibilità di una conoscenza universale e necessaria degli oggetti. La logica formale, secondo Kant, offre alla logica trascendentale una traccia per determinare i propri concetti puri (che egli chiama categorie). Le categorie kantiane sono il risultato di una reinterpretazione delle forme logiche del giudizio come forme fondamentali della conoscenza di oggetti dati come intuizioni alla sensazione. Analogamente, seguendo le regole di inferenza dell'intelletto, Kant ricava quelle che egli chiama "idee della ragione", come forme metalogiche di applicazione dei concetti al di là dei confini dell'esperienza (quindi al di là della sensazione, oggetto dell'estetica trascendentale). Le idee della ragione sono il tema centrale della Dialettica trascendentale.

Sensibilità e intelletto Se un oggetto (o uno stato di cose) viene dato, esso modifica l'animo (Gemüth) attraverso una molteplicità di dati sensibili che lo rappresentano... Un'intuizione è per Kant tanto una forma particolare di rappresentazione (Vorstellung), derivata dalla capacità dell'animo di ricevere sensazioni, quanto il processo che permette al soggetto di acquisire la rappresentazione stessa.. L'attività intellettuale è invece espressione di spontaneità: tramite essa e i suoi concetti gli oggetti vengono pensati. Il concetto è la rappresentazione di base richiesta per l'attività di pensiero: i concetti sono rappresentazioni generali, mentre le intuizioni rinviano a rappresentazioni singolari (o particolari). Tutti i pensieri (Denken) devono riferirsi direttamente (directe) o indirettamente (indirecte) a intuizioni..

Come nella parte dedicata all'estetica trascendentale Kant aveva isolato la sensibilità, in quanto capacità di ricevere intuizioni e quindi recettività della conoscenza, nella logica trascendentale egli intende isolare l'attività dell'intelletto, inteso come spontaneità della conoscenza.. La spontaneità del pensiero consiste nel fatto che l'intelletto "produce da sé le rappresentazioni": la sua attività è dunque esercitata a prescindere da che l'animo riceva un'intuizione sensibile. Scrive Kant:

Sensibilità e intelletto sono, secondo Kant, le "due fonti basilari" da cui emana la conoscenza umana. La prima fa sì che un oggetto ci venga (come dice Kant) "dato" come impressione, mentre il secondo che l'oggetto venga "pensato" mediante concetti. Nessuna delle due fonti può sostituire l'altra: una conoscenza, per dirsi tale, non potrà mai contenere concetti privi di intuizione o intuizioni prive di concetto.. Come osserva Kant, in una delle frasi più celebri dell'intera opera:

I pensieri senza contenuto non dicono nulla di ciò che esiste né è in alcun modo misurabile la loro applicabilità a ciò che esiste. Essi non possono essere giudicati veri o falsi, perché mancano di un riferimento al mondo. Quanto al molteplice offerto dai sensi, esso è indifferenziato, indiscriminato, per cui non rinvia né a oggetti né a stati di cose (che sono frutto di discriminazione).. Né i ruoli di sensibilità e intelletto possono essere scambiati: "L'intelletto non può intuire nulla, e i sensi non possono pensare nulla".

Tanto le intuizioni quanto i concetti possono essere empirici o puri, a seconda che queste rappresentazioni abbiano in sé qualcosa di originato in una sensazione o meno. Se la sensazione è la materia della conoscenza sensibile, "l'intuizione pura contiene [...] unicamente la forma, sotto cui un qualcosa viene intuito" e, altrettanto, "il concetto puro contiene soltanto la forma del pensiero di un oggetto in generale"..

Anche se entrambe le fonti della conoscenza sono necessarie perché possa esserci conoscenza, è importante per Kant distinguerle. L'estetica, affrontata nella parte precedente, è "la scienza delle regole della sensibilità in generale", mentre la logica è "la scienza delle regole dell'intelletto in generale".

Logica generale e logica trascendentale Sempre nell'introduzione alla logica trascendentale, Kant opera una serie di distinzioni tra le varie forme di logica, per chiarire che la logica trascendentale è una certa forma di logica pura che è a priori e che però non prescinde dalla diversità degli oggetti pensati.... Schematizzando: Logica Logica particolare (besondere Logik): consiste di regole dell'intelletto riferibili "ad una certa specie di oggetti"; è "lorganon di questa o quella scienza" cioè l'insieme di "regole sul modo in cui si possa costituire una scienza di [determinati] oggetti". Logica generale (allgemeine Logik): è la "logica elementare" (o quel che generalmente si chiama logica), un insieme di regole dell'intelletto che (al contrario di ciascuna logica particolare e della logica trascendentale) prescinde dalla diversità degli oggetti, in quanto considera soltanto le relazioni tra i pensieri.. Tale logica generale verifica solo che una conoscenza "non contraddica se stessa". e consiste dunque solo dell'"accordo della conoscenza con se stessa".. Logica generale pura: fa "astrazione da tutte le condizioni empiriche"; "si occupa [...] soltanto di principi a priori, ed è un canoneNella Dottrina trascendentale del metodo, scritta quasi certamente prima dell'introduzione alla Logica trascendentale, Kant chiarisce che per "canone" (Kanon) bisogna intendere "il complesso dei principi a priori del retto uso di certe facoltà conoscitive in generale" (cfr. ). dell'intelletto e della ragione, solo però riguardo al carattere formale del loro uso" (in quanto astrae dal contenuto). Nell'astrarre da qualsiasi contenuto, la logica generale pura si occupa soltanto di relazioni tra pensieri. Logica generale applicata: contiene anch'essa regole d'uso dell'intelletto, ma non astrae dalle condizioni empiriche studiate dalla psicologia e cioè "dall'influsso dei sensi, dal gioco dell'immaginazione, dalle leggi della memoria, dalla forza dell'abitudine, dall'inclinazione, ecc., e quindi anche dalle fonti dei pregiudizi"; la logica generale applicata è ancora un logica che prescinde dalla diversità degli oggetti, ma ha principi empirici; in tal senso, dice Kant, essa non sarà mai "né un canone dell'intelletto in generale (Kanon des Verstandes überhaupt), né un organon di scienze particolari (Organon besonderer Wissenschaften)", limitandosi ad essere "uno strumento purificatore dell'intelletto comune (Katharticon des gemeinen Verstandes)". La logica applicata è "una rappresentazione dell'intelletto e delle regole del suo necessario uso in concreto, cioè sotto le condizioni accidentali del soggetto [...]. Essa tratta dell'attenzione, degli impedimenti e delle conseguenze di questa, dell'origine dell'errore, dello stato di dubbio, di scrupolo, di convinzione, ecc."

La logica generale pura "è propriamente scienza, benché breve e arida".. Astrae dal contenuto e dalla diversità degli oggetti (siano essi puri o empirici) e non ha principi empirici; per questo essa non ha alcun rapporto con la psicologia (osserva Kant contro lo psicologismo). È interamente a priori.

Ora, in analogia con quanto risulta dall'estetica trascendentale, che ha constatato l'esistenza di intuizioni empiriche e di intuizioni pure, possono forse esistere, suppone Kant, anche concetti empirici e concetti puri, cioè concetti che si riferiscano a priori agli oggetti. Una logica che astraesse da tutti i contenuti empirici e che pure non rinunciasse ad un riferimento al contenuto puro studierebbe l'origine di questi pensieri in quanto essa non è data dagli oggetti stessi (non è cioè empirica); la logica generale, al contrario, resta indifferente all'origine dei pensieri considerati. Questo nuovo tipo di logica, la logica trascendentale, si occupa dunque delle origini delle conoscenze e dunque, proprio in quanto trascendentale, delle condizioni di possibilità e di validità di tali conoscenze. Le forme del pensiero sono per Kant strumenti per ridurre il molteplice sensoriale a unità nella coscienza. La coscienza rappresenta l'istanza più estrema di questa unificazione. Quest'unità astratta non va intesa come un mero principio di associazione tra rappresentazioni, che in ultimo dipende da stati soggettivi e non può determinare alcuna autentica unità. L'approccio di Kant alla logica è, secondo Kovač, mentalista e antipsicologista.

Mentre la logica generale astrae dal contenuto della conoscenza, la logica trascendentale ha un contenuto, dato però alle condizioni poste dalla sensibilità e dalle forme pure di intuizione (spazio e tempo). Senza il molteplice sensibile, la stessa logica trascendentale resterebbe vuota.. Quando Kant parla di un "contenuto" in relazione alla logica trascendentale, intende, osserva Buroker, "il riferimento ad un dominio esistente. Dato che gli esseri umani hanno accesso alle cose che esistono solo attraverso l'intuizione, il molteplice dei dati nello spazio e nel tempo restringe il dominio dei nostri giudizi sulla realtà"..

La logica trascendentale implica tre domande di fondo: qual è l'origine dei concetti puri?