Con l'appellativo di Protosardi, Paleosardi. o, anticamente, Sardiani<<Sardiano: Ant. Di Sardegna, Sardo.>> Battaglia, Salvatore (1961). Grande Dizionario della lingua italiana, UTET, Torino, V. XVII, p.160., si indicano gli abitanti della Sardegna nel periodo prenuragico e nuragico; per quest'ultima epoca è comune l'appellativo di SardiSardi in "Dizionario di storia", Treccani, 2011 (etnonimo ed endonimo con cui si indicano i nativi dell'isola anche oggigiorno) o anche di antichi Sardi.
Etnonimo
L'etnonimo "S(a)rd" appartiene a un antico substrato linguistico presumibilmente pre-indoeuropeo (o secondo altri indoeuropeo). Esso fa la sua prima apparizione riportata per iscritto nella stele di Nora, in cui la parola Šrdn reca testimonianza dell'esistenza di tale nome quando i mercanti Fenici approdarono sulle coste sarde.Ingrassia, Blasco Ferrer, I prontuari della lingua Vol.3, 2009, p.26 Secondo il Timeo, uno dei dialoghi di Platone, la Sardegna e la sua gente avrebbero ricavato il proprio endonimo da "Sardò" (), una leggendaria donna proveniente da Sardi (), capitale dell'antico regno di Lidia in AnatoliaPlatonis dialogi, scholia in Timaeum (edit. C. F. Hermann, Lipsia 1877), 25 B, pag. 368.M. Pittau, La Lingua dei Sardi Nuragici e degli Etruschi, Sassari 1981, pag. 57.Sanna, Emanuele (2009). Nella preistoria le origini dei sardi, CUEC, Cagliari, p. 76.. Pausania e Sallustio sostengono invece che i Sardi riportino il nome di Sardo, un leggendario antenato giunto dall'antica Libia (regione con cui allora si identificava non l'omonimo stato, bensì l'intera porzione del Nordafrica a ovest dell'Egitto), figlio di Ercole o di Melqart / Macheride (derivato dal nome Mecur/Macer, a sua volta originato dal berbero imɣur "crescere"), riverito come Sardus Pater Babai ("Padre Sardo" o "Padre dei Sardi") che diede all'isola il proprio nomeSerra, Marcello (1978). Enciclopedia della Sardegna : con un saggio introduttivo intitolato Alla scoperta dell'isola, Pisa, Giardini editori e stampatori, p. 29: "Origine e carattere dei Sardi"Sallustio, Historiae, II, fr.4Pausania, Ελλάδοσ περιήγησισ, X, 17Silio Italico, Punica, XII, 360.Gaio Giulio Solino, Collectanea rerum memorabilium, IV, 1Isidoro di Siviglia, XIV, Etymologiae, Thapsumque iacentem, 39. Secondo alcuni studiosi, tra cui Giovanni Ugas, Sebastiano Tusa, Robert DrewsRobert Drews, The end of the bronze age, changes in warfare and the Catastrophe c.a 1200 b.C., Princeton, 1993 p.218-219 e Vassos KarageorghisVassos Karageorghis, Handmade Burnished Ware in Cyprus and elsewhere in the Mediterranean (2011), le popolazioni nuragiche, o parte di esse, sarebbero identificabili con il popolo del mare degli Shardana (šrdn in lingua egizia)E. De Rougè (1867), Révue Archéologique, XVI, p.35 ff.F. J. Chabas (1872), Étude sur l'antiquité historique d'après les sources égyptiennes et les monuments réputés préhistoriques, impr. de J. Dejussieu (Chalon-sur-Saône), p.191-192, 314. L'etnonimo venne poi sottoposto a un processo di romanizzazione, diventando sardus/-i e sarda/-ae. L'elemento "proto" denota uno stadio ancestrale, primigenio, cui si fa risalire l'ipotetico stadio unitario di un gruppo etnico-linguistico.
Storia
Età della pietra Le prime testimonianze dellHomo sapiens in Sardegna provengono dalla grotta Corbeddu di Oliena, dove è stata rinvenuta una falange umana risalente al 18.000 a.C. (Paleolitico superiore). I dati morfologici paleolitici indicherebbero un forte isolamento della popolazione che mostrava segni di endemismo.
Al 9.000 a.C. circa (Mesolitico) viene datata una colonizzazione da parte di genti provenienti per mare dalla penisola italiana, le cui tracce sono state scoperte nella grotta Su Coloru di Laerru, nell'Anglona. La navigazione deve aver ricoperto un ruolo importante già in quel remoto passato, vista la diffusione dell'ossidiana proveniente dal Monte Arci in contesti liguri preneolitici.
Nel Neolitico antico si ebbe l'avvento della cultura della ceramica cardiale da est, che segnò l'inizio della rivoluzione agricola sull'isola. Nel Neolitico recente si sviluppò la cultura di Ozieri che mostrava influenze orientali, in particolare egeiche e cicladiche, mentre la Gallura si contraddistingueva per la civiltà pastorale e "aristocratica" detta cultura di Arzachena, dove compaiono le prime avvisaglie del megalitismo ("tombe a circolo") di ispirazione pirenaica. Secondo moderne indagini archeogenetiche i protosardi neolitici mostravano una maggiore affinità con le popolazioni cardiali dell'Iberia e della Francia del Sud.
Età dei metalli
La comparsa della metallurgia caratterizzò il III millennio a.C. sull'isola, che avrebbe visto la nascita della cultura di Abealzu-Filigosa e della cultura di Monte Claro, quest'ultima forse propiziata dal sopraggiungere di nuove gentiFoschi Nieddu, Alba (2000) I Nuovi dati sull'Eneolitico sardo dagli scavi 1993 nella necropoli di Filigosa-Macomer (NU). In: L'ipogeismo nel Mediterraneo: origini, sviluppo, quadri culturali: atti del Congresso internazionale, 23-28 maggio 1994, Sassari-Oristano, Italia. Sassari, Università degli studi di Sassari, Facoltà di Lettere e filosofia, Istituto di Antichità, arte e discipline etnodemologiche e Dipartimento di Scienze umanistiche e dell'antichità. V. 2, p. 803-818: ill. Contributo in congresso., probabilmente provenienti dall'area egeico-anatolica attraverso la Sicilia.
Durante il tardo Eneolitico e la prima Età del bronzo, in concomitanza con la comparsa della cultura del vaso campaniforme e di quella di Bonnanaro, si diffusero nell'isola nuove popolazioni, giunte in più ondate in piccoli gruppi da varie regioni dell'Europa continentale (Spagna, sud della Francia, Centro Europa, Italia), che si sovrapposero alle popolazioni indigene fino a fondersi con esse... Alcuni individui protosardi di quest'epoca e della successiva fase nuragica, erano portatori di geni dei pastori delle steppe occidentali, che si ritiene abbiano diffuso le lingue indoeuropee in EurasiaManjusha Chintalapati, Nick Patterson, Priya Moorjani (2022) The spatiotemporal patterns of major human admixture events during the European Holocene eLife 11:e77625 https://doi.org/10.7554/eLife.77625.
Nell'epoca dei nuraghi l'isola appariva popolata da tre grandi gruppi tribali i quali, normalmente organizzati in tribù distinte, si coalizzavano in caso di pericolo esterno: gli IliensiMotzo, Bacchisio Raimondo (1933). Iliensi in Enciclopedia Italiana, citato in Treccani, i BalariMotzo, Bacchisio Raimondo (1933). Balari in Enciclopedia Italiana, citato in Treccani e infine i CorsiPlinio, Naturalis Historia, III, 7, 85.».
I protosardi subirono a partire dal I millennio a.C. l'influenza fenicia, circoscritta perlopiù alle coste, e poi l'espansionismo militare e politico punico e romano, opponendo a essi resistenza ma assimilandosi gradualmente all'elemento linguistico di quest'ultimo. Nelle fonti classiche del tempo gli antichi abitanti dell'isola vengono già citati con l'attuale denominazione di Sardi in latino e di "Sardonioi" o "Sardianoi" (Σαρδονιοί / Σαρδιανοί) in greco antico.
Società
La società protosarda paleolitica e mesolitica era basata principalmente su un'economia di sussistenza di caccia e raccolta. A partire dal neolitico la società, di stampo egalitario e matriarcale, divenne di tipo stabile con la costruzione dei primi villaggi di capanne, e incentrata sull'agricoltura e l'allevamento. La società del periodo nuragico era al contrario una società fortemente gerarchizzata divisa in classi sociali, con al vertice guerrieri e sacerdoti, e votata principalmente ad attività agro-pastorali e alla metallurgia.
Religione
La religione prenuragica si esprimeva attraverso il culto dei defunti e delle divinità. Il culto dei morti veniva esplicato nei sepolcri ricavati scavando la roccia, le Domus de janas. All'era prenuragica è legato specialmente il culto della Dea Madre, testimoniato dal rinvenimento di numerose statuine con tratti femminili accentuati. Una delle più importanti costruzioni religiose di questo periodo è l'altare di Monte d'Accoddi, la cui struttura ricorda per certi aspetti le ziqqurat mesopotamiche.
Col diffondersi dei metalli e delle prime armi in rame il culto della Dea Madre venne lentamente sostituito, sebbene non soppiantato, da una spiritualità più aggressiva, guerriera e "maschile" testimoniata dalle statue stele prodotte dalla cultura di Abealzu-Filigosa alla metà del III millennio a.C.. Nel periodo di transizione fra l'epoca prenuragica e quella nuragica (antica età del bronzo) secondo l'illustre archeologo Giovanni Lilliu avvenne un'ulteriore rottura che porta a rivalutare in toto le antiche credenze proprie di una società pacifica e agricola.
Nel periodo nuragico assunse importanza il culto delle acque che veniva esplicato in particolari templi sotterranei chiamati pozzi sacri. Importante era anche il culto degli antenati-eroi quali Sardo, Norace, Aristeo e Iolao.
Usanze funebri
I protosardi praticavano in genere sia l'inumazione che la deposizione secondaria tramite scarnificazione. Al periodo prenuragico risalgono le domus de janas, sepolture ricavate scavando nella roccia, mentre sono databili al periodo nuragico le tombe dei giganti, imponenti costruzioni megalitiche tipiche della Sardegna. Altre tipologie di sepoltura meno frequenti utilizzate dai protosardi nelle varie epoche comprendono: riparo sotto roccia, tafone, grotta, dolmen, fossa, pozzetto, Allée couverte e cista litica.
Sino all'Età del ferro le sepolture erano quasi sempre di tipo "collettivo" ma a partire dalla fase nuragica detta delle "aristocrazie" cominciano diffondersi le sepolture singole (già apparse in periodo prenuragico) forse per via delle influenze portate dai Fenici, che contemporaneamente introdussero in alcune aree dell'isola il rito della cremazione del defuntoJosé-Ángel Zamora-El hombre fenicio: estudios y materiales p.260, usanza che cadde in disuso nel periodo punico, per poi ritornare in auge in età romana.
Lingua
La lingua (o le lingue) parlata dai protosardi è sconosciuta. Sono state proposte negli ultimi decenni varie teorie basate soprattutto sullo studio di alcuni fitonimi e toponimi di origine pre-latina riscontrabili in alcune località dell'isola, in particolare nelle zone montagnose dell'interno come la Barbagia e l'Ogliastra.
Secondo alcuni studiosi, tra cui Massimo Pittau, la lingua parlata dalle popolazioni nuragiche era di matrice differente rispetto a quelle parlate dalle genti prenuragiche mentre altri, come Eduardo Blasco Ferrer, riconoscono una sostanziale continuità.
Architettura
Fra le più importanti costruzioni prenuragiche si segnala l'altare megalitico di Monte d'Accoddi (Sassari), edificato e poi restaurato fra il IV e III millennio a.C.. Di rilievo anche i numerosi dolmen tra cui spicca il dolmen di Sa Coveccada, nei pressi di Mores, e le Domus de janas.
Al periodo nuragico appartengono vari edifici tipici fra cui il più noto il Nuraghe, prima di tipo semplice a corridoio (protonuraghe) poi con copertura a tholos e affiancato da varie torri, ma anche i pozzi sacri, i tempietti a "megaron" e le tombe dei giganti.
Scultura
I più antichi esempi di scultura protosarda risalgono al neolitico con le statuine-idolo rappresentanti la Dea Madre. Successivamente vengono eretti i Menhir e le Stele, legate anch'esse alla sfera del sacro. Evoluzioni di queste ultime sono le statue stele di tipo sia femminile che maschile e risalenti all'eneolitico che raffigurano spesso, in maniera stilizzata, guerrieri armati di pugnale.