Conosciuto anche come "il Certaldese", fu una delle figure più importanti nel panorama letterario europeo del XIV secolo. Alcuni studiosi (tra i quali Vittore Branca) lo definiscono come il maggior prosatore europeo del suo tempo, uno scrittore versatile che amalgamò tendenze e generi letterari diversi facendoli confluire in opere originali, grazie a un'attività creativa esercitata all'insegna dello sperimentalismo..

La sua opera più celebre è il Decameron, raccolta di novelle che nei secoli successivi fu elemento determinante per la tradizione letteraria italiana, soprattutto dopo che nel XVI secolo Pietro Bembo elevò lo stile boccacciano a modello della prosa italiana. L'influenza delle opere di Boccaccio non si limitò al panorama culturale italiano ma si estese al resto dell'Europa"Boccaccio's contribution to the literature of the Western world is of impressive and all but unique dimensions" in, esercitando influsso su autori come Geoffrey Chaucer, figura chiave della letteratura inglese, o più tardi su Miguel de Cervantes, Lope de Vega e il teatro classico spagnolo..

Boccaccio, insieme a Dante Alighieri e a Francesco Petrarca, è una delle cosiddette «tre corone» della letteratura italiana. È inoltre ricordato per essere uno dei precursori dell'umanesimo"Boccaccio is said to be one of the Western world's first important humanists. Humanists during Renaissance times were concerned not with the supernatural but with morality and decency for all human beings, despite class, religion, or education." in, del quale contribuì a gettare le basi presso la città di Firenze, in concomitanza con l'attività del suo contemporaneo amico e maestro Petrarca. Diede inoltre inizio alla critica e filologia dantesca, dedicandosi a ricopiare codici della Divina Commedia, e promosse l'opera e la figura di Dante.

Nel Novecento, Boccaccio fu oggetto di studi critico-filologici da parte di Vittore Branca e Giuseppe Billanovich, e il suo Decameron fu anche trasposto sul grande schermo da Pier Paolo Pasolini, regista di Il Decameron (1971).

Biografia

L'infanzia fiorentina (1313-1327) Giovanni Boccaccio nacque tra il giugno e il luglio del 1313 da una relazione extraconiugale del mercante Boccaccio di Chellino con una donna la cui identità è sconosciutaIl primo a sottolineare l'illegittimità dei natali di Giovanni Boccaccio fu Filippo Villani, come ebbe a ricordare ... Non si conosce esattamente il luogo di nascita, se Firenze, Parigi, o CertaldoSe era in dubbio tra le due località toscane, la più recente critica letteraria lo vuole nato più probabilmente a Firenze. Si veda in , quanto riportato: Completamente screditata è la notizia secondo cui la madre sarebbe stata una parigina, come rievocato da Filippo Villani nella sua Vita. Cfr. .: la firma "Johannes de Certaldo", usata da Boccaccio, indicherebbe, secondo Vittore Branca, la patria della famiglia piuttosto che il luogo fisico di nascita..

Il fatto di essere figlio illegittimo dovette pesare notevolmente sulla sensibilità del Boccaccio: nelle opere in volgare egli costruì infatti una sorta di biografia mitica, idealizzata, nella quale appariva come figlio di una donna della famiglia dei Capetingi; prese a tal proposito spunto dai viaggi mercantili che il padre compiva a Parigi...

Riconosciuto in tenera età dal padre, Giovanni fu accolto, verso il 1320., nella casa paterna sita nel quartiere di San Piero Maggiore. Grazie ai buoni uffici del padre compì i primi studi presso la scuoletta di Giovanni Mazzuoli da Strada, padre di Zanobi. Durante la giovinezza, Boccaccio imparò quindi i primi rudimenti del latino e delle arti liberali, e studiò la Divina Commedia di Dante Alighieri, in quanto il padre era sposato, poco prima del 1320, con la nobildonna Margherita de' Mardoli, imparentata con la famiglia PortinariPiù che Margherita, fu probabilmente la madre di lei, Lippa de' Mardoli, coetanea di Dante e di Beatrice, a raccontare al giovane Boccaccio della loro vicenda. Si veda : , da cui avrà un figlio, Francesco. Successivamente il padre, dopo la morte di Margherita, si sposerà con Bice de Nespoli nel 1343 da cui avrà un altro altro figlio, Jacopo.

L'adolescenza napoletana (1327-1340) Un ambiente cosmopolita: la formazione da autodidatta

Boccaccino desiderava che il figlio si avviasse alla professione di mercante, secondo la tradizione di famiglia. Dopo avergli fatto fare un breve tirocinio a Firenze, nel 1327 decise di portare con sé il giovane figlio a Napoli, città dove egli svolgeva il ruolo di agente di cambio per la famiglia dei Bardi.. Boccaccio arriva quattordicenne a Napoli, «... città antichissima e forse così dilettevole, o più, come ne sia alcuna altra in Italia»Giovanni Boccaccio, Decamerone, e-book, La letteratura italiana Einaudi, 2000, p. 251 in una realtà, quindi, totalmente diversa da quella di Firenze. Se Firenze era una città comunale fortemente provinciale, Napoli era invece sede di una corte regale e cosmopolita, quella degli Angiò. Il re Roberto d'Angiò (1277-1343) era un sovrano estremamente colto e pio, un appassionato della cultura tanto da avere una notevole biblioteca, gestita dall'erudito Paolo da Perugia. Il legame di Boccaccio con Napoli fu intenso e proficuo. A Napoli egli visse per diversi anni «... intra nobili giovani», frequentò la ricca biblioteca reale e gli intellettuali di corte, si appassionò agli studi letterari, scoprì il suo amore per la scrittura e incontrò Fiammetta, la sua musa ispiratrice. Insomma, Napoli con la sua vita tumultuosa eppure affascinante e con la sua umanità variegata esercitò un'influenza significativa nella vita di Boccaccio e nella ispirazione della sua arte.

Il padre Boccaccino, dopo sei anni di apprendistato del figlio come mercante, vide ben presto però, con suo grande disappunto, che quel suo figliolo non si trovava a suo agio negli uffici dei cambiavalute e di come preferisse dedicarsi agli studi letterari. Pertanto, dopo aver cercato di distoglierlo da questi interessi del tutto estranei alla mercatura, iscrisse il figlio a giurisprudenza all'Università di Napoli. Boccaccio, secondo Natalino Sapegno, vi seguì per un anno accademico (1330-31) le lezioni del poeta e giurista Cino da Pistoia, ma, anziché studiare con lui il diritto, preferì accostarsi alle lezioni poetiche che il pistoiese impartiva al di fuori dell'ambiente accademicoCosì , mentre i biografi di Cino escludono che Boccaccio sia stato suo allievo e dubitano persino del loro incontro di persona ( ).. Boccaccio approfondì la grande tradizione stilnovistica in lingua volgare di cui Cino da Pistoia, che aveva intrattenuto amichevoli rapporti con l'amato Dante, era uno degli ultimi esponenti.

Inoltre, Giovanni incominciò a frequentare la corte angioina (dove conobbe, oltre a Paolo da Perugia, anche Andalò del Negro) e a occuparsi di letteratura: scrisse sia in latino, sia in volgare, componendo opere come il Teseida, il Filocolo, il Filostrato e la Caccia di Diana. Un elemento inusitato per l'educazione tipica dell'epoca è il probabile apprendimento di alcune nozioni grammaticali e lessicali del greco da parte del monaco e teologo bizantino Barlaam di Seminara, già conosciuto da Petrarca.

La giovinezza napoletana non si esaurisce, però, soltanto nella frequentazione degli ambienti accademici e di corte: le fiabe e le avventure dei mercanti che Boccaccio sente mentre presta servizio al banco commerciale saranno fondamentali per il grande affresco narrativo che prenderà vita col Decameron rievoca la figura di Vittore Branca e sottolinea l'importanza dell'ambiente napoletano prima e fiorentino dopo per la nascita di varie novelle boccacciane:.

Fiammetta A questo punto il poeta, divenuto un autodidatta colto ed entusiasta, crea il proprio mito letterario, secondo i dettami della tradizione stilnovistica. Il primo incontro di Boccaccio con quella che sarebbe diventata la sua musa ispiratrice avvenne nella basilica di San Lorenzo Maggiore. Era il 30 marzo 1336. Alla «quarta ora del giorno», mentre nella chiesa si celebravano i riti del sabato santo, presenti il re, la regina e tutti i dignitari della corte angioina, gli occhi del poeta incrociarono quelli di una nobildonna di «mirabile bellezza». Nonostante gli studi recenti (in particolare quelli di Lucia Battaglia Ricci e Marco Santagata) abbiano definitivamente smentito, come voluta dalla scuola storica di fine '800, l'identificazione di Fiammetta con Maria d'AquinoL'identificazione di Fiammetta con tale principessa angioina è stata smentita da , lasciando però aperte supposizioni di una sua identificazione con una donna realmente esistita: Anche scrive chiaramente che la "Maria d'Aquino" descritta da Boccaccio è un "fantasma letterario"., figlia illegittima di Roberto D'Angiò. e della sua amante provenzale Sibila Sabran. Per i dettagli, guardare sempre a p. 62 nota 1., si è voluto comunque riportare in questo paragrafo una descrizione dettagliata della musa ispiratrice di Boccaccio. I dettagli del primo incontro con lei li desumiamo dallo stesso Boccaccio quando nel Filocolo afferma che l'incontro avvenne il sabato («un giorno, la cui prima ora Saturno avea signoreggiata»Filocolo, I, I) della settimana santa (quando si celebra «il glorioso partimento del figliuolo di Giove dagli spogliati regni di Plutone») e il luogo («in un grazioso e bel tempio in Partenope, nominato da colui che per deificare sostenne che fosse fatto di lui sacrificio sopra la grata»), cioè nella basilica dedicata a San Lorenzo. Fu quello l'inizio di un amore travolgente tra il poeta e Maria d'Aquino, idealizzata poi in molte sue opere come FiammettaIl nome Fiammetta è un senhal, ossia un nome fittizio, un espediente utilizzato dai poeti provenzali per rivolgersi alla donna amata nascondendone la vera identità.. E sempre da Boccaccio apprendiamo che Maria discendeva dalla famiglia di san Tommaso e che la stirpe della madre proveniva dalla «togata Gallia». La storia d'amore tra i due giovani andò avanti per tre anni fino a quando la volubile Maria-Fiammetta non si innamorò di un altro uomo abbandonando il poeta al suo tormento d'amore.

L'inizio del secondo periodo fiorentino (1340-1350) Il ritorno malinconico a Firenze

Il periodo napoletano di Boccaccio si concluse improvvisamente nell'autunno del 1340, quando il padre lo richiamò a Firenze per un forte problema economico dovuto al fallimento di alcune banche nelle quali aveva fatto importanti investimentiGenealogia deorum gentilium, XV, 10. L'orizzonte di Boccaccio, col ritorno a Firenze agli inizi degli anni quaranta, cambia totalmente dal punto di vista economico e sociale; insofferente verso la vita troppo ristretta e provinciale di Firenze, cercherà per tutta la vita di ritornare nell'amata Napoli, iniziando già nel 1341 con la stesura dellEpistola V indirizzata al vecchio amico Niccolò Acciaioli, ormai divenuto connestabile del Regno di Napoli.. Nonostante questa insofferenza emotiva per l'abbandono della città partenopea, Boccaccio cercò di inserirsi nella vita culturale fiorentina attraverso la realizzazione della Comedia delle Ninfe fiorentine, dellAmorosa visione e del Ninfale fiesolano:. Infatti, come scrisse Marco Santagata: «a Firenze per quasi un decennio Boccaccio è un privato cittadino; mentre Boccaccino avrà incarichi pubblici...per il Comune e per le associazioni professionali lui non esiste: Giovanni è solo il figlio di suo padre». Da qui il tentativo di farsi notare attraverso le opere prima ricordate.

L'intermezzo ravennate (1345-1346) e forlivese (1347-1348)