La Provenza (Provence in francese, Prouvènço/Provença in provenzale) è una regione storica della Francia.
Essa si estende dalla riva sinistra del basso Rodano a ovest, fin quasi all'attuale confine con l'Italia a est (la zona di Mentone, Sospello e la Val Roia non ne fecero praticamente mai parte), ed è delimitata a sud dal Mar Mediterraneo. Forma gran parte della regione amministrativa di Provenza-Alpi-Costa Azzurra.
È, insieme alla Linguadoca, l'unica regione francese che accolse importanti colonie greche e, in assoluto, quella che subì più intensamente il processo di romanizzazione, iniziato fin dalla seconda metà del II secolo a.C. e protrattosi per ben seicento anni. In Provenza si sviluppò, in età medievale, una civiltà raffinata, che si irradiò in gran parte d'Europa e che conobbe il suo culmine a cavallo fra il XII e il XIII secolo. All'epoca la sua importanza fu tale da essere spesso citata da molti autori, come ad esempio da Dante Alighieri nella Divina Commedia.
La Provenza è nota per la lavanda, pianta aromatica che è tradizionalmente coltivata in gran parte del territorio. Inoltre costituisce una delle grandi mete del turismo internazionale, grazie alla mitezza del suo clima, al suo litorale, alle sue città d'arte e alla sua cucina.
Storia Preistoria La regione provenzale fu abitata sin dal paleolitico inferiore. La grotta di Vallonnet, a Roquebrune (Alpi Marittime) fu occupata già 950.000 anni fa. La grotta dell'Escale, a Saint-Estève-Janson, mostra tracce di bracieri dell'inizio della glaciazione del Mindel (verso 600.000 anni fa). I focolari della Terra Amata, a Nizza, datano a 400.000 anni fa.
Al tempo dell'acheuleano e del paleolitico medio (musteriano), l'uomo occupò il bacino e i versanti delle colline, rifugiandosi in grotte (Lazare a Nizza) e in abitati all'aperto (Ste-Anne d'Evenos). La grotta del Cosquer, a Cassis, è ornata di dipinti parietali che risalgono a 20.000 anni fa.
La Provenza presenta una certa originalità nel corso del Paleolitico superiore: il solutreano è sconosciuto ad est del Rodano e il maddaleniano non attraversa la Durance. I giacimenti che apportano le prove più antiche dell'addomesticamento ovino si situano in Provenza a Châteauneuf-les-Martigues. Le sepolture megalitiche (catacombe d'Arles) e le prime abitazioni sopraelevate munite di una cinta fortificata (a Miouvin e a Istres) apparvero nel neolitico finale e all'inizio dell'età dei metalli. Campi trincerati apparvero durante l'età del bronzo (camp de Laure) e numerosi oppida nell'età del ferro. I liguri autoctoni entrarono in relazione con commercianti etruschi e coloni greci della Focea.
In antichità le coste furono colonizzate dai greci nel VI secolo a.C.. Il territorio dell'attuale regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra entrò a far parte della provincia romana transalpina denominata Gallia narbonese o Provincia Romana da cui deriva il suo nome attuale, dal latino Provincia.
Marsiglia e i celto-liguri A partire dal IV secolo a.C. popolazioni celtiche giunsero in Provenza. Lasciarono occasionalmente sussistere le tribù degli antichi occupanti (circa una dozzina). Quelle delle valli alpine e della parte orientale della costa, Oxibeni e Deceati, furono interessati in modo superficiale. Nella bassa Provenza, d'altra parte, i celti si mischiarono con gli antichi abitanti e finirono per formare una popolazione celto-ligure. Essi raggrupparono le tribù in una confederazione, quella dei Salieni, la cui capitale era senza dubbio Entremont.
Poco dopo la sua fondazione ad opera dei greci focesi, Marsiglia dovette difendersi contro gli attacchi delle popolazioni liguri. La città non aveva un territorio molto esteso; la sua azione nel sud della Gallia non deve nemmeno essere sottostimato. Nella Valle del Rodano e della Saone, essa faceva defluire le materie prime venute da nord ed esportava i prodotti greci. Sotto l'influenza greca, gli indigeni si misero a coltivare la terra, a costruire bastioni, a coltivare le vigne e a piantare olivi. Le ceramiche modellate lasciarono il posto a ceramiche cotte nel forno, fabbricate in Grecia, a Marsiglia o nei centri indigeni. Gli abitanti si organizzavano in piani regolari e si circondavano di fortificazioni di grandi dimensioni su esempio greco (Saint-Blaise). Nel I secolo a.C. Glanum (Saint-Rémy-de-Provence) possedeva un vero centro monumentale come una città greca, con un'agorà circondata da portici.
La scultura è il dominio dove si manifesta la migliore sintesi tra le tradizioni indigene e le forme dell'arte ellenica (le colonne d'Entremont, le sculture di Roquepertuse, i capitelli lavorati di Glanum). È a Marsiglia che i siti gallici della Provenza entrarono nell'economia monetaria e che si elaborò la scrittura gallo-greca, adattamento dell'alfabeto greco a scrittura dei Galli.
L'arrivo dei Romani in Gallia Furono i marsigliesi che chiamarono i romani in Provenza e più tardi in Gallia. Con l'aiuto dei romani i marsigliesi ruppero la coalizione etrusco-cartaginese e, dopo la presa di Roma da parte dei Galli nel 387, li aiutarono a pagare il tributo preteso dai vincitori. Un trattato assicurava una perfetta uguaglianza tra le due città e il mutuo obbligo d'assistenza in caso di guerra. Al tempo della seconda guerra punica, Marsiglia rese a Roma importanti servizi: partecipò alla vittoria navale dell'Ebro nel 217 e contro Annibale essa fornì ai romani lo scalo nel proprio porto.
Marsiglia si appellò a Roma quando, nel secondo secolo, gli Oxibiani e i Deceati minacciavano le sue colonie di Nizza e di Antibes. I romani intervennero due volte, nell'181 e nel 154, senza richiedere nulla in cambio.
Nel 125 una coalizione di Liguri, Salieni, Voconzi e Allobrogi minacciarono Marsiglia. I marsigliesi fecero ancora appello ai romani. Questi ultimi arrivarono, ma decisero questa volta di agire per loro conto. I romani in effetti riuscirono a portare la pace in Spagna e vollero assicurare un collegamento via terra tra le Alpi e i Pirenei. La guerra durò dal 125 al 121. I romani batterono i liguri, i Salieni, i Voconti, gli Allobrogi e gli Arverni. Nel 122, Sesto Calvino fondò ai piedi di Entremont, Aquae Sextiae Salluviorum e vi stabilì una guarnigione.
Poco dopo il console Gneo Domizio Enobarbo cominciò, nel territorio oltre il Rodano, la costruzione della via Domizia in direzione dei Pirenei. Una frazione dell'aristocrazia romana ottenne l'invio di un gruppo di cittadini per fondarvi la colonia Narbo Martius nel 118.
La nuova colonia di Narbona aveva un ruolo strategico fondamentale. La Provincia della Gallia Transalpina, di cui essa era la piazzaforte più importante, era sottomessa all'autorità di un capo militare. Era anche una barriera contro i barbari, particolarmente i Cimbri e i Teutoni. Nel 102 Gaio Mario batté i Teutoni e salvò così Roma e Marsiglia.
La Gallia del Sud da Mario ad Augusto Il controllo romano non fu totalmente accettato durante la prima metà del primo secolo a.C. Veniva esercitato attraverso quadri politici preesistenti. Le comunità della Gallia del Sud avevano uno status differente secondo le loro particolarità e attitudini verso Roma. Marsiglia aveva pure uno status privilegiato; le tribù indigene controllavano le loro istituzioni e magistrature. Roma favoriva l'accesso al potere ai capi indigeni.
Il controllo romano in Gallia meridionale si esercitava a favore di Roma, che esigeva le imposte, reclutava gli ausiliari per le proprie legioni e imponeva le corvées. Favoriva anche il profitto di "negoziatori" romani e dell'aristocrazia locale alleata.
Al principio degli anni 40 a.C. la sola comunità romana era la colonia di Narbona. Fino all'inizio del regno di Augusto le province vivevano al ritmo delle lotte intestine di Roma. Le guerre tra Giulio Cesare e Pompeo ebbero come conseguenze la perdita di importanza di Marsiglia e la fondazione di nuove colonie militari. Marsiglia si era in effetti pronunciata a favore di Pompeo. Cesare la assediò nel 49 a.C. e la città dovette capitolare. Conservò il suo governo e la sua situazione di città federata, ma perse i suoi vascelli, i suoi bastioni e i suoi territori, ad eccezione di Nizza e delle isole d'Hyères.
Per ricompensa ai propri soldati Cesare fondò delle colonie. Le colonie di Narbona e d'Arles furono così create con dei soldati della 10ª e 6ª legione. Nel 31 a.C. all'indomani della battaglia di Azio, Augusto installò a Frejus una parte della propria flotta. Ivi vi stabilì poco dopo i veterani della 8ª legione.
Durante il primo secolo a.C. i capi politici delle città ricevettero il diritto di cittadinanza romana e furono così integrati nel sistema romano delle clientele. Alla fine del secolo i loro discendenti facevano carriera a Roma. Molti furono iscritti tra i cavalieri, e anche senatori. Nel primo secolo d.C. questa romanizzazione riguardava le élite politiche e culturali, con anche l'adozione del modo di vita urbano.
I magistrati municipali ricevettero, per sé e per i propri parenti, il diritto di cittadinanza romana. Trentasette colonie latine furono fondate sotto Augusto e i primi imperatori. Tre ricevettero successivamente il diritto di cittadinanza (Valence, Vienne e Aix-en-Provence).
Gli agglomerati si dotarono di monumenti romani: cinte fortificate, archi di trionfo, fori, templi, teatri, anfiteatri e circhi (Arles, Nîmes, Cimiez, Orange, Vaison-la-Romaine) e acquedotti.
Dalle invasioni barbariche al Regno di Provenza
La cristianizzazione della regione si sviluppa a partire dal III secolo d.C., quando un vescovo è presente ad Arles. Nuovi vescovadi appaiono verso gli anni 400 e durante tutto il V secolo a Aix-en-Provence, Avignone, Antibes, Carpentras, Cavaillon e Riez.
Dal V al IX secolo, il territorio della Provenza si costituisce progressivamente, integrata in regni effimeri o occupata da popoli barbari germanici come Ostrogoti e Burgundi. Nel 534, dopo la caduta della Borgogna e di Arles, tutte le truppe franche guidate da Teodeberto I furono situate vicino alla Provenza. Nel 536, gli Ostrogoti in conflitto in Italia contro i Bizantini e incapaci di difendere la Provenza, devono cederla ai Franchi che la integrano nel Regno franco di Borgogna (534-843).
Nel 575 i Longobardi con il duca di Pavia Zabano, assieme ai duchi Amo e Rodano, invasero la Provenza fino alla valle del RodanoPaolo Diacono, Historia Langobardorum, III, 8. ma vennero sconfitti da Ennio Mummolo, generale gallo-romano della Borgogna del re Gontrano. Amo passando da Embrun si accampò vicino a Manosque. Rodano assediò Grenoble e Zabano passando per la valle della Durance, verso Die, assediò Valence. Mummolo salvò la città di Grenoble fermando il duca Rodano, egli quindi con il suo esercito di 500 uomini si unì alle forze di Zabano. I due quindi marciarono su Embrun, la saccheggiarono e incontrarono l'esercito di Mummololo. Sconfitti, si ritirarono di nuovo a Susa, in Italia, che allora era ancora un possedimento Bizantino del magister militum Sisinnius. Amo invece sottomise con successo le regioni di Arles e Marsiglia, grazie anche alla presenza di un esercito di Sassoni che aveva accompagnato i Longobardi fino a Estoublon. L'esercito sassone principale, in ogni caso, scelse la pace. Quando però i Sassoni giunsero al Rodano, furono fermati da Mummolo, che astutamente gli concesse il passaggio, dietro pagamento di un alto prezzo in oro di parte dei loro saccheggi in Provenza. Amo rimasto solo dovette fuggire con i suoi rincorso da Mummolo e dovette persino abbandonare il suo bottino mentre riattraversava le Alpi. Mummolo invase quindi l'Italia e costrinse Zabano, Amo e Rodano a ritornare nei loro ducati. Il regno franco di Borgogna di Gontrano fu quindi esteso a spese dei Longobardi, includendo le città e le valli cisalpine di Aosta e SusaHodgkin, V, p 223..