Il Polittico della Certosa di Pavia è un dipinto a olio su tavola (114x63,5 cm il pannello centrale, 114,7x56,6 cm quello sinistro e 113,3x56,5 cm quello destro) di Pietro Perugino, commissionato verso il 1495-1496, consegnato intorno al 1500 e messo in opera alcuni anni dopo. L'opera è stata smembrata in quattro tavole: tre (la Madonna in adorazione del Bambino, l'Arcangelo Michele, l'Arcangelo Raffaele con Tobiolo) sono oggi conservate alla National Gallery di Londra e la restante (Dio Benedicente) alla Certosa di Pavia.
Storia Il polittico fu commissionato da Ludovico il Moro per la Certosa di Pavia, un luogo simbolo del mecenatismo dei Visconti e degli Sforza.
Già nel 1490 il duca di Milano aveva inviato a Firenze un suo agente per sondare la scena artistica, ottenendo una descrizione e valutazione dei più grandi maestri sulla piazza: Sandro Botticelli, Domenico Ghirlandaio, Filippino Lippi e Perugino.
Nel 1494 Ludovico aveva commissionato una pala con la Deposizione a Filippino Lippi, ma l'opera non era stata portata a termine. Optò, infine, per Perugino, che, tra Quattro e Cinquecento, era uno tra gli artisti più celebri e richiesti d'Italia.
A seguito della soppressione della Certosa nel 1782, le tre tavole inferiori furono acquistate dal conte Giacomo Melzi d'Eril per la sua collezione, venendo poi cedute nel 1856 alla National Gallery di Londra. La sola cimasa con il Padre Eterno rimase in loco, mentre le tavole mancanti furono sostituite da copie.
Descrizione Lo scomparto centrale mostra la Madonna in adorazione del Bambino, che viene sorretto da un angelo; in alto, tre angeli cantano leggendo la musica su cartigli; al centro si dispiega un paesaggio lacustre, con colline punteggiate da alberelli sottili che digradano in lontananza. La stessa composizione venne anche usata qualche anno dopo per la Madonna del Sacco, oggi alla Galleria Palatina di Firenze. La tavola della Certosa è stata resecata sul lato inferiore, eliminando così sia la parte bassa della figura della Vergine sia il cuscino che peraltro appena si intravede.
Gli scomparti laterali mostrano rispettivamente l'Arcangelo Michele e l'Arcangelo Raffaele con Tobiolo. Michele in particolare indossa una scintillante armatura e ha uno scudo decorato col motivo antiquario della grottesca, presente in altre effigi del santo dipinte da Perugino.
La tavola con il Padre Eterno presenta un'iconografia spesso ripetuta dal Perugino nelle sue opere: il motivo della mandorla con teste di cherubini. L'impostazione frontale della figura, benedicente con il globo nella sinistra, tende a conferirle un aspetto sostanzialmente bidimensionale.
Il polittico non ha le dimensioni originali, essendo evidenti tagli, come alla base dello scomparto di Raffaele e Tobiolo dove il cagnolino, che nella leggenda accompagnò i due nel loro viaggio, è visibile solo per una parte della testa. Anche la linea dell'orizzonte non è alla stessa altezza negli scomparti, cosa che sicuramente non era così nell'opera originale. In foto degli anni cinquanta si vedono gli scomparti laterali che avevano anticamente una forma centinata con un arco sulla sommità, dovuta a un reintegro non originale, perciò oggi rimossa.
Ricostruzione
Note
Bibliografia Vittoria Garibaldi, Perugino, in Pittori del Rinascimento, Scala, Firenze 2004 ISBN 88-8117-099-X Paola Bernardi, La Certosa di Pavia, Novara, De Agostini, 1980, p. 36.
Altri progetti
Collegamenti esterni
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