La battaglia di Dak To fu uno degli scontri più violenti e sanguinosi della guerra del Vietnam; combattuta nell'autunno 1967, nella provincia di Kontum, al confine tra il Vietnam del Sud ed il Laos.
Rappresentò la fase finale di quasi un anno di dure battaglie combattute nella regione dalle crescenti forze americane, dipendenti dalla I Field Force, Vietnam, per affrontare e distruggere le consistenti forze regolari nord-vietnamite impegnate ad infiltrarsi nel territorio montuoso del confine per sferrare (secondo le nuove e più aggressive direttive della dirigenza nordvietnamita di Hanoi) attacchi più pesanti e infliggere maggiori perdite alle forze americane.
Considerata parte delle cosiddette battaglie delle frontiere dell'estate-autunno 1967, insieme agli scontri di Loc Ninh, Con Thien e Khe Sanh, la battaglia di Dak To (originata dalla operazione americana MacArthur, quarta offensiva dell'anno nella provincia di Kontum), costò perdite sanguinose alle due parti, e, anche se terminò tatticamente con un successo americano, confermò la pericolosità e la intatta efficienza dell'esercito nordvietnamita, capace di sferrare attacchi sanguinosi, di resistere saldamente alla micidiale potenza di fuoco americana, e quindi di sfuggire alla distruzione per continuare a combattere. Operazioni sugli Altipiani centrali Nella provincia di Kontum Nel gennaio 1967, la 4ª Divisione fanteria americana, schierata in Vietnam del Sud dal settembre 1966 e raggruppata intorno a Pleiku nella regione montuosa centrale, diede inizio a massicce operazioni attive dirette ad agganciare e distruggere le forze regolari nordvietnamite individuate nelle aree di confine con il Laos e minacciosamente posizionate per penetrare in profondità oltre il fiume Nam Sathay nelle province di Pleiku e KontumAA.VV., NAM-cronaca della guerra del Vietnam, p. 293..
Il generale William Westmoreland, comandante in capo del MACV, intendeva proseguire con la massima energia anche nel 1967 la sua strategia di attrito basata su grandi operazioni offensive alla ricerca del nemico per costringerlo a combattere e infliggergli perdite insostenibili a lungo termine, contando sulla superiorità tecnologica delle sue crescenti forzeS.Karnow, Storia della guerra del Vietnam, p. 344.. Alla luce della strategia perseguita da Westmoreland, l'individuazione di consistenti reparti nordvietnamiti apparentemente aggressivi e a portata tattica, rappresentava una invitante occasione per impiegare le truppe americane offensivamente nella II Regione militare, sperando di costringere finalmente il nemico a combattere quelle grandi battaglie convenzionali così lungamente ricercate dal comando americano e da cui si attendevano risultati decisiviS.Karnow, Storia della guerra del Vietnam, p. 360..
A questo scopo, la I Field Force, Vietnam (responsabile delle operazioni nella II Regione militare del Vietnam del Sud) guidata dal tenente generale Stanley Larsen diede quindi ordine, secondo le direttive di Westmoreland, alla 4ª Divisione fanteria (maggior generale William Peers) di organizzare una massiccia operazione di "individuazione e distruzione" (Search and Destroy) nella regione degli altipiani centrali per annientare le forze regolari nordvietnamite apparentemente disposte a combattere in campo aperto; fu l'Operazione "Sam Houston" che sarebbe durata da gennaio fino al 5 aprile 1967.
Le operazioni ebbero inizio con il sistematico rastrellamento delle aree pianeggianti delle province di Pleiku e Kontum, prima di iniziare la difficile manovra in direzione del territorio collinare e fittamente boscoso contiguo al confine cambogiano, dove erano presenti in forze reparti nordvietnamiti appartenenti alla 1ª e alla 10ª Divisione. A metà febbraio la 2ª Brigata della 4ª Divisione fanteria si inoltrò a ovest del fiume Nam Sathay, incappando in continue imboscate nordvietnamite nella giungla, subendo forti perdite e finendo in una situazione difficile; l'intervento di una seconda Brigata (la 1ª), trasportata con gli elicotteri nella zona di operazione, migliorò la situazione e le forze americane si diressero lentamente verso il confine affrontando duri scontri con il nemico nordvietnamita.
Estenuate dalle difficoltà del terreno e dall'aspra e abile resistenza nordvietnamita, le due brigate americane dovettero essere richiamate a metà marzo a est del fiume Se Sanh; l'operazione "Sam Houston" continuò fino ai primi di aprile ma si concluse con un sostanziale fallimento strategico. Gli aggressivi e pericolosi metodi tattici nordvietnamiti imposero una revisione delle tattiche americane, e il generale Peers si trovò costretto ad emanare nuove direttive operative più prudenziali al fine di mantenere maggiormente la coesione dei reparti e rafforzare il sostegno reciproco e l'appoggio di fuocoE.Murphy, Dak To, p. 37..
Operazioni Francis Marion e Greeley Il comando americano, insoddisfatto dei risultati raggiunti e deciso a ingaggiare il nemico e provocarne la sconfitta o la ritirata oltre il confine cambogiano, passò quindi a organizzare rapidamente una nuova operazione (denominata "Francis Marion") con l'obiettivo iniziale di bonificare la regione sul confine della provincia meridionale di Pleiku, impegnando nuovamente le due brigate della 4ª Divisione fanteria, rinforzate con l'arrivo della 3ª Brigata della 25ª Divisione fanteria. Il 17 maggio ebbe quindi inizio questa difficile e costosa missione di controllo e rastrellamento sulla frontiera con la Cambogia.
La campagna proseguì per circa un mese, con la 1ª Brigata impegnata a nord della città di Duc Co, e con la 2ª Brigata in azione a sud di quella località; vennero inflitte circa 1000 perdite alla 1ª Divisione nordvietnamita che ripiegò, dopo aver effettuato alcuni riusciti agguati, più a nord, apparentemente per raggrupparsi con la 10ª Divisione. A metà giugno la 3ª Brigata della 25ª Divisione fanteria venne ritirata dall'ordine di battaglia della I Field Force, Vietnam e rischierata nella I Regione militare per rafforzare i Marines della III MAF (III Marine Amphibious Force) costituendo il primo nucleo della cosiddetta Task Force Oregon.
Al suo posto, il generale Westmoreland fece affluire dalla regione di Saigon la 173ª Brigata aviotrasporta del generale di brigata John L. Deane, che entrò in azione il 17 giugno nella regione di Dak To, a nord delle forze della 4ª Divisione impegnate nella Operazione "Francis Marion". Totalmente all'oscuro dei metodi e della pericolosità dei reparti nordvietnamiti (avendo combattuto fino a quel momento solo contro le forze irregolari vietcong), la brigata aviotrasportata avrebbe presto sofferto un sanguinoso esordio nel difficile teatro operativo degli altipiani centraliE. Murphy, Dak To, p. 33-34..
La nuova operazione, denominata "Greeley", prevedeva l'intervento da sud (provincia di Pleiku) delle due brigate della 4ª Divisione fanteria, e da nord-est (regione di Dak To) della 173ª Brigata aviotrasportata. Con questa azione combinata il nuovo comandante della I Field Force, Vietnam, tenente generale William B. Rosson, intendeva rastrellare la provincia più settentrionale di Kontum e schiacciare le numerose forze nordvietnamite che si stavano raggruppando in quest'area al confine con il Laos.
L'inizio dell'offensiva fu immediatamente segnato dalle difficoltà incontrate dalla 173ª Brigata aviotrasportata: di fronte alle forze nordvietnamite (appartenenti al 32º reggimento) sempre pronte a ricercare il combattimento ravvicinato per ridurre la superiorità in potenza di fuoco degli americani grazie all'artiglieria e all'aviazione ("prendere il nemico per la cintura", secondo la terminologia dell'esercito nordvietnamita), gli aviotrasportati furono colti di sorpresa già il 20 giugno su Quota 1338 a sud della base delle forze speciali di Dak To. Fu una terribile trappola, l'intera compagnia Alpha venne distrutta e gli americani contarono 76 morti e 123 feriti; nella boscaglia dopo la ritirata tattica delle forze nemiche vennero individuati solo 15 cadaveri nordvietnamitiE. Murphy, Dak To, pp. 77-78..
Il 23 giugno, durante un nuovo agguato del nemico, altri reparti della 173ª aviotrasportata subirono dure perdite sulla Quota 664, lamentando 22 morti e 62 feriti; i nordvietnamiti lasciarono sul terreno solo tre corpiE. Murphy, Dak To, p.108.. Il comandante della 173ª Brigata venne duramente criticato per questi sanguinosi scacchi (e sarebbe stato sostituito il 23 agosto dal generale di brigata Leo Schweiter), anche se ufficialmente il comando del MACV e della I Field Force rivendicarono la vittoria finale nelle operazioni sulla base di una discutibile "conta dei corpi" dedotta empiricamente dal servizio informazioni americanoE. Murphy, Dak To, pp. 78-79..
Nelle settimane successive le forze americane e sudvietnamite intensificarono gli sforzi per snidare e respingere le truppe nordvietnamite; ci furono grandi difficoltà sulla Quota 1258 dove un reparto sudvietnamita venne attaccato e quasi distrutto, mentre grazie all'impiego in massa dell'artiglieria e dell'aviazione le altre formazioni della 4ª Divisione fanteria avanzarono faticosamente verso il confine con il Laos. Nelle ultime tre settimane dell'operazione "Greeley" non ci furono più contatti significativi con il nemico che apparentemente era svanito nella boscaglia o sembrava essersi ritirato oltre il confine laotiano. L'operazione "Greeley" ebbe ufficialmente termine il 11 ottobre, mentre la 4ª Divisione e la 173ª Brigata rimanevano nei dintorni di Dak To.
Battaglia a Dak To Si prepara la battaglia
In realtà, durante l'estate, la dirigenza politico-militare nordvietnamita aveva analizzato approfonditamente la situazione del conflitto e le implicazioni derivanti dal sempre più massiccio intervento diretto americano; di fronte alle gravi perdite subite e alla micidiale potenza di fuoco terrestre e aereo del nemico, i personaggi più importanti del Vietnam del Nord discussero le varie opzioni disponibiliS.Karnow, Storia della guerra del Vietnam, p. 296..
Ben lontani dal rinunciare alla lotta o passare ad una condotta più prudente, centrata principalmente sulla guerriglia vietcong (come sembrerebbe sia stato prospettato dallo stesso Ho Chi Minh e anche dal generale Giap), alcuni dirigenti, principalmente Lê Duẩn, il generale Văn Tiến Dũng e i capi militari presenti nel Vietnam del Sud, richiamati per l'occasione ad Hanoi (Nguyễn Chí Thanh, Tran Do, Trần Văn Trà) decisero di adottare una strategia più ambiziosa ma politicamente più efficaceS.Karnow, Storia della guerra del Vietnam, pp. 356-359..
Le infiltrazioni dei reparti regolari nordvietnamiti, equipaggiati con armamenti moderni di provenienza cinese o sovietica, furono intensificate, si decise di sferrare attacchi massicci contro le forze americane nelle regioni di confine per infliggere perdite maggiori e possibilmente distruggere interi reparti organici del nemico; sarebbero state attaccate alcune importanti postazioni americane (Con Thien, Loc Ninh, Dak To e Khe Sanh), mentre contemporaneamente si sarebbe sviluppato un progetto di offensiva generale anche nelle regioni urbane del Vietnam del Sud (la successiva offensiva del Têt). Si contava, in questo modo, di logorare maggiormente le truppe americane e di ottenere anche decisivi vantaggi propagandistici e psicologici anche alla luce delle difficoltà interne dell'Amministrazione americanaS.Karnow, Storia della guerra del Vietnam, p. 356 e pp. 359-360..