La psicopatia è un disturbo di personalità caratterizzato da meschinità d'animo e una marcata mancanza di empatia e rimorso, che include immunità allo stress, audacia, disinibizione ed egocentrismo, spesso mascherati da un fascino superficiale e un'apparente normalità.

Può includere segni secondari quali narcisismo, resilienza emotiva, impulsività, ipocrisia, sadismo, capacità intellettuale particolarmente elevata o scarsa, uso deliberato e malevolo di seduzione, manipolazione e utilizzo di altre persone per i propri scopi personali.

Fino agli anni ottanta, la psicopatia era riferita a un disturbo della personalità caratterizzato dall'incapacità di attaccamentoHelfgott, J. B. (2000) CRJS 450: The Psychopath [PowerPoint slides]. Retrieved from http://jhelfgott.pageout.net/page.dyn/student/course/course_home?course_id=63357 e da un'anomalia del sistema di gestione delle emozioni.

La pubblicazione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-III) cambiò il nome del disturbo in disturbo antisociale di personalità e incrementò il criterio diagnostico verso le scienze comportamentalihttp://www.psychiatrictimes.com/dsm-iv/content/article/10168/54831 Psychiatrictimes.com.

Il gruppo di lavoro sul DSM-5 comunque, consiglia una revisione del disturbo antisociale di personalità, in modo da includerlo nel "Antisocial/Psychopathic Type", con criteri diagnostici che diano più risalto ai modelli comportamentali... Anche la tassonomia diagnostica dell'Organizzazione Mondiale della Sanità considera la psicopatia un disturbo della personalità con influenze antisociali Mentalhealth.com.

La psicopatia e i termini correlati, come "psicopatico", sono ampiamente utilizzati dai professionisti della salute mentale e della criminologia.

Lo psicologo Robert Hare, ha ideato la Hare Psychopathy Checklist, una scala atta a differenziare il disturbo antisociale di personalità dalla psicopatia.

Secondo alcuni studi, la diffusione del disturbo antisociale di personalità è due/tre volte maggiore rispetto alla psicopatia.

Insieme al machiavellismo e al narcisismo, la psicopatia è uno dei tratti di personalità della triade oscura.

Storia L'attuale concetto di psicopatia è da farsi risalire all'opera di Teofrasto, allievo di Aristotele, che nel suo celebre lavoro “Αναισχυντια” aveva scritto in questi termini pp. 169, 430,:

Nel 1801 Philippe Pinel descrisse alcuni pazienti che erano mentalmente disturbati ma non abbastanza da denotare atti autolesionistici.

Si disse all'epoca che erano “malati non deliranti” (fr. la folie raisonnante) e cioè persone che comprendevano il proprio status irrazionale ma continuavano ad agire di conseguenza.

All'inizio del XX secolo, Henry Maudsley pubblicò un'opera sul "moral imbecile" nella quale descriveva i casi di quelle persone irrecuperabili mediante i tradizionali sistemi di correzionecap. 3, p. 77.

Maudslay comprese che tale resistenza derivasse dagli effetti punitivi della risocializzazione, facendo in modo che i pazienti attivassero in qualche modo una sorta di meccanismo di difesa contro gli eventuali propri fallimenti futuri.

Nel 1904 Emil Kraeplin descrisse quattro tipi di personalità affini al disturbo antisociale di personalità e nel 1915 li definì come un deficit di volontà, dividendo le seguenti tipologie in differenti categorie, alcune delle quali corrispondevano all'attuale descrizione del disturbo di condotta antisociale pp. 173-177, riscontrando una carenza o l'assenza di rimorsi nelle proprie azioni. Pinel percepì i propri pazienti come moralmente neutrali, riflettendo un approccio umanistico verso la salute mentaleDavid Kelley, "Stalking the Criminal Mind", Harper's, agosto 1985, pp. 53-59..

Nel 1909 Karl Birnbaum aveva introdotto il termine sociopatico, intendendo enfatizzare i fattori scatenanti del comportamento.

The Mask of Sanity di Hervey M. Cleckley, Doctor of Medicine, pubblicato nel 1941Cleckley H.M. The Mask of Sanity: An Attempt to Reinterpret the So-Called Psychopathic Personality, 5th Edition, revised 1984, PDF file download, è considerato uno studio che fornisce una notevole serie di casi clinici di pazienti, per lo più detenuti, descritti come psicopatici. Cleckley propose sedici caratteristiche per la definizione di psicopatico. Il titolo deriva dalla maschera di pseudo normalità che l'autore aveva pensato fosse sottesa a tale disturbo mentale.

Una ricerca nel 1977, sulle caratteristiche di Cleckley, comunque, concluse che il concetto era stato utilizzato in maniera troppo ampia e dispersiva.

Il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM) pubblicato dalla American Psychiatric Association incluse diversi concetti di psicopatia/sociopatia/personalità antisociale nelle prime edizioni ma, a partire dal 1980, attribuì una diagnosi sul disturbo antisociale di personalità che era basato su uno dei criteri già impiegato da Cleckley ma modificato in maniera diversa e, inoltre, più specificatamente correlato alla criminologia. La tassonomia (ICD) dell'Organizzazione mondiale della sanità attualmente include una diagnosi simile. Sia l'ICD che il DSM stabiliscono che psicopatia e sociopatia sono sinonimi della medesima diagnosi.

Nel 1980 Hare sviluppò la Psychopathy Checklist basata sulle ipotesi avanzate da Cleckley e successivamente revisionate.

Descrizione La psicopatia consiste in un deficit per diverse aree: relazioni interpersonali, emozione, e comportamento.

Gli psicopatici ottengono soddisfazione dal loro comportamento, e non provano colpa né rimorso per le proprie azioniJill S. Levenson, John W. Morin (2000) Treating Non-offending Parents in Child Sexual Abuse Cases, p. 7, Sage, ISBN 0-7619-2192-3..

Su qualsiasi minaccia o danno causato a terzi, gli psicopatici non provano vergogna né senso di colpa, mentre invece razionalizzano il proprio comportamento, incolpando qualcun altro o omettendo qualsiasi responsabilità.

Gli psicopatici, inoltre, non provano alcuna emozione verso terzi in generale, dimostrando mancanza di tatto, insensibilità e disprezzo.

Possono avere un fascino superficiale, ed essere capaci di esprimersi senza preoccuparsi della rilevanza o della realtà dei fatti, altri descrivono un freddo contegno.

Tendono a essere impulsivi e irresponsabili, spesso non riuscendo a perseguire i propri obiettivi socialmente tollerati quali ad esempio nel cercare un lavoro retribuito o nel rispettare un impegno finanziario.

Recenti studi compiuti nel 2010 alla Vanderbilt University hanno scoperto una sostanziale sottovalutazione dei rischi o delle conseguenze delle proprie azioni, caratterizzate, quindi, da un elevato livello di impulsività.

Hare descrisse gli psicopatici come dei "intraspecies predators".Simon R. I. Psychopaths, the predators among us. In R. I. Simon (Ed.) Bad Men Do What Good Men Dream (pp. 21-46). Washington: American Psychiatric Publishing, Inc.1996. Hare e altri criminologi scrissero sul fenomeno come «l'utilizzo di un particolare carisma, manipolazione, intimidazione, rapporti sessuali e violenza» al fine di controllare le altre persone e perseguire i propri interessi:

Seguendo Hare, molti psicopatici sono apparentemente capaci di colpire l'attenzione altrui in quanto possono fingere perfettamente le più comuni emozioni umane, e possono aggirarsi, in incognito, in una varietà di ambienti, incluse corporazioni o altre simili associazioni pp. 21, 39, 41, 48, 184.

Empatia La psicopatia impedisce di comprendere gli stati emozionali delle altre persone, eccetto nel senso puramente intellettuale dell'espressione.

Quando una persona normale vede qualcuno in pericolo, istintivamente percepisce quella sensazione di pericolo, ma ciò è impossibile per uno psicopatico.

Pertanto, la psicopatia può indurre a commettere atti di una crudeltà impressionante, in quanto non è possibile alcun feedback sulle emozioni provate dalla vittima.

A causa della mancata percezione delle esperienze altrui, tendono a identificare le persone alla stregua di semplici “oggetti” il cui unico scopo è l'utilizzo strumentale.

Gli psicopatici non percepiscono le proprie emozioni come le persone normali: alcuni medici le hanno descritte come semplici “proto-emozioni” ovvero «primitive risposte alle esigenze immediate».

Gli psicopatici non hanno paura delle persone normali e non manifestano nessuna delle risposte normali né agli stimoli né alle minacce.

La mancanza di paura li rende spesso considerati come se volessero assumere rischi maggiori. Questo non vuol dire che sono ignari sulle possibili conseguenze delle loro azioni, quanto piuttosto che il pensiero del dolore e della punizione non provoca alcuna reazione emotiva in loro e, quindi, ha un debole effetto inibitorio.

Gli psicopatici non sentono il bisogno di instaurare una relazione sentimentale e non sono in grado di formare legami emozionali con le persone. Anche se uno psicopatico può percepire il fascino di una persona o subire un'infatuazione, non può ricambiarne i sentimenti, ma solo fingere e trarre piacere da incontri sessuali.

Anche se gli psicopatici non sentono le emozioni in profondità, spesso fingono di farne esperienza. Tuttavia, le loro descrizioni delle emozioni fittizie sono spesso difettose e la loro capacità discorsiva può essere incongruente con il contesto o il tono di voce. Per esempio, uno psicopatico può esprimere dolore per la scomparsa prematura di un genitore, esprimendosi però con una voce monotona che tradisce la sua indifferenza. Gli psicopatici spesso hanno una vita di breve durata, un ventaglio drammatico di emozioni come scoppi d'ira, solo per tornare rapidamente alle condizioni di calma di prima come se non fosse accaduto nulla .

Nelle conversazioni, gli psicopatici non possono intuitivamente comprendere l'impatto delle loro parole sugli altri o loro stessi. Percepiscono invece delle reazioni degli ascoltatori per sommi capi su come dovrebbero essere. Per es., Hare scrive di un assassino condannato che ha parlato dei propri omicidi in maniera del tutto spassionata, in un modo disinteressato fino a quando ha notato l'espressione inorridita dell'interlocutore, a quel punto ha iniziato a fingere rimorso e angoscia sui suoi crimini.

I ricercatori hanno effettuato delle scansioni cerebrali su psicopatici mentre li esponevano a dei discorsi emotivamente carichi di termini come "stupro", "omicidio" e "amore". In una persona normale, queste parole provocano un aumento dell'attività nel sistema limbico, che governa le emozioni. Gli psicopatici non hanno mostrato tale attività, bensì reagivano in maniera del tutto indifferente (ad esempio "albero/amore", "sedia/stupro", "cucchiaio/omicidio"); tuttavia, mostravano la reattività nelle aree cerebrali associate con l'elaborazione del linguaggio, suggerendo che la loro risposta fosse più cognitiva che emotiva.

Plagio e manipolazione Gli psicopatici sono bugiardi incorreggibili e recidivi. Spesso e volentieri riescono a ottenere ciò che vogliono o a impressionare le persone, e lo fanno con tale maestria che gli investigatori, anche quelli con una notevole esperienza alle spalle, a volte sono ingannati. Tale talento si trova in coloro che non tradiscono segni di ansia, esitazione, o vergogna, anche quando sono di fronte a prove incontrovertibili o domande scomode in modo tale da sconcertare frequentemente i propri ascoltatori distraendoli dalle incongruenze nelle loro parole: credono che lo psicopatico sia onesto, perché è difficile per loro credere che un bugiardo possa essere così audace e imperturbabile.

Le persone normali di solito si sentono ansiose quando mentono, esitanti nei propri discorsi e soprattutto quando si confrontano con altri. Quando uno psicopatico mente, tuttavia, sono completamente indifferenti alla possibilità di essere colti in fallo, raramente sono perplessi o imbarazzati, senza esitare, semplicemente fanno in modo di rielaborare il racconto affinché appaia coerente.