Biografia Saffo era originaria di Ereso, città dell'isola di Lesbo nell'Egeo; le notizie riguardanti la sua vita sono state tramandate dal Marmor Parium, dal lessico Suda, dall'antologista Stobeo, e da vari riferimenti di autori latini (come Cicerone e Ovidio), oltre che dalle testimonianze dei grammatici. Ciò che sappiamo di Saffo è stato dedotto dalle liriche e frammenti a lei attribuiti, o riportato da storici dell'antichità le cui fonti erano di dubbia attendibilità, seppure essi avessero accesso a un numero molto maggiore di versi della poetessa.

Nacque in una famiglia aristocratica che fu coinvolta nelle lotte politiche tra i vari tiranni che allora si contendevano il dominio di Lesbo (tra cui Melancro, Mirsilo e Pittaco); per una decina di anni Saffo seguì la propria famiglia in esilio in Sicilia, probabilmente a Siracusa o ad Akragas (l'odierna Agrigento).Un frammento di Saffo citato in Strabone, Geografia, I,2,33, menzionerebbe la città di Palermo (); cfr. . Alcuni filologi leggono invece πάνορμος 'dal grande porto', aggettivo da riferire a Pafo; cfr. Successivamente ritornò a Ereso, dove fu direttrice e insegnante di un tiaso, una sorta di collegio in cui veniva curata l'educazione di gruppi di giovani fanciulle di famiglia nobile, incentrata sui valori che la società aristocratica di allora richiedeva a una donna: l'amore, la delicatezza, la grazia, la capacità di sedurre, il canto, l'eleganza raffinata dell'atteggiamento.

Ebbe tre fratelli, Larico, coppiere nel pritaneo di Mitilene, Erigio, di cui si conosce solo il nome, e Carasso, un mercante, che, secondo quanto emerge dalle poesie di Saffo, durante una missione in Egitto, si sarebbe innamorato di un'etera, Dorica, rovinando economicamente la propria famiglia. Nella Preghiera per Carasso Saffo prega affinché sia garantito un ritorno sicuro al fratello, perché possa essere riammesso in famiglia, e lancia una maledizione alla giovane donna.

La Suda dice che Saffo sposò un certo Cercila di Andros, nota probabilmente falsa e tratta dai commediografi; dal marito ebbe comunque una figlia di nome Cleide a cui dedicò alcuni teneri versi. Alcuni frammenti, inoltre, proverebbero che la poetessa raggiunse un'età avanzata, ma il dato non giunge a sicurezza, poiché era usanza comune tra i poeti lirici di utilizzare la prima persona in modo convenzionale. Fortuna nell'arte e leggende sulla vita e morte

Gli antichi furono concordi nell'ammirare la sua maestria: Solone, suo contemporaneo, dopo aver ascoltato in vecchiaia un carme della poetessa, disse che a quel punto desiderava due sole cose, ossia impararlo a memoria e morire.

In età imperiale, Strabone la definì "una creatura meravigliosa":

e una lode simile si trova anche in un epigramma attribuito a Platone:

Già nell'antichità Saffo, a causa della bellezza dei suoi componimenti poetici e della conseguente notorietà acquisita presso gli ambienti letterari dell'epoca, fu oggetto di grande interesse da parte di studiosi di tutte le epoche, specie nel momento in cui, a partire dal XIX secolo, la sua poesia divenne paradigma dell'amore omosessuale femminile, dando origine al termine "saffico"mentre la parola "lesbico/a" deriva dal nome della sua isola natale, Lesbo..

Fu il poeta Anacreonte,Fr. 13 Gentili = 358 PMG. vissuto una generazione dopo Saffo (metà del VI secolo a.C.), uno dei primi ad accennare il fatto che la poetessa nutrisse per le fanciulle, che nel tiaso educava alla musica, alla danza, al culto della dea Afrodite e alla poesia, un amore omosessuale: secondo la tradizione, fra l'insegnante e le fanciulle nascevano rapporti di grande familiarità, talora anche sessuale.Foster, Jeannette H. (1985). Sex Variant Women in Literature, Naiad Press. , p. 18.. Sicuramente dalle poesie traspare una grande connessione tra la poetessa e le sue allieve, tuttavia il fatto va inquadrato anche secondo il costume dell'epoca, come forma di iniziazione per la futura vita matrimoniale e di preparazione all'amore eterosessualeNella Grecia classica questo costume rimase costante nell'educazione dei giovinetti e nel diverso approccio del mondo greco nel confronto della pederastia rispetto alla sensibilità moderna. È invece probabile che nei confronti delle ragazze sia stato proprio solo dell'isola di Lesbo, forse per una componente di influenza anatolica in un'isola così vicina all'Asia e così aperta ai traffici.. Tale pratica non era affatto immorale nel contesto storico e sociale in cui Saffo viveva: infatti, per gli antichi Greci l'erotismo paideutico (che si teneva strettamente distinto dalla pedofilia, tutelando i bambini d'ambo i sessi che non avessero compiuto una certa età da figure estranee) si faceva canale di trasmissione di formazione culturale e morale nel contesto di un gruppo ristretto, dedicato all'istruzione e alla educazione delle giovani, qual era il tiaso femminile, preparando le giovani donne a vivere in una società che prevedeva in quasi tutta la Grecia una stretta separazione dei sessi, e una visione della donna quasi unicamente come fattrice di figli e impegnata nelle faccende domestiche.

La poetica di Saffo s'incentra sulla passione e sull'amore per vari personaggi e per tutti i generi. Le voci narranti di molte delle sue poesie parlano di infatuazioni e di amore (a volte ricambiato, a volte no) per vari personaggi femminili, ma le descrizioni di atti fisici tra donne sono poche (considerato il fatto che molto materiale è andato perduto) e tutt'oggi oggetto di dibattitoCampbell 1982, p. XI-XII..

Saffo compose degli epitalami, struggenti canti d'amore per le sue allieve destinate a nozze, lasciando supporre un innamoramento anche con componenti sessuali, come si evince dal componimento Ode della gelosia.Aldrich, Robert, ed. (2006). Gay Life and Culture: A World History, Thames & Hudson, Ltd. , p. 47–49. Saffo, affezionata alle sue allieve, li scrisse poiché le vedeva destinate ad un triste destino: lasciavano infatti l'isola dove si trovavano, dove erano accudite e felici, per andare nella casa dei loro mariti, da cui non sarebbero uscite quasi mai; lì sarebbero state in pratica rinchiuse a vita, come voleva la tradizione greca. Questo andava ad amplificare la principale fonte di struggimento per la poetessa: il rammarico del fatto che l'amore provato per le proprie allieve sarebbe sempre stato effimero, data la loro partenza.

Materia di leggenda è la presunta passione amorosa del poeta lirico conterraneo Alceo per Saffo. Alceo le avrebbe dedicato i seguenti versi: «Crine di viola, eletta, dolceridente Saffo» (Fr. 384 Voigt)cfr. in AA.VV., I lirici greci, a cura di Filippo Maria Pontani, Torino, Einaudi, 1969, p. 223. riportati nel secolo II da Efestione nel suo Manuale di metrica (14, 4)cfr. . Da tali versi sarebbe stata desunta l'esistenza di un amore tra i due poeti, tuttavia essa è considerata da diversi autori moderni un autoschediasmo«Autoschediasma» o «autoschediasmo», singolare maschile, viene dal greco (autoskediàsma) e «improvvisazione», derivativo di (autoschediàzo) «agire/parlare improvvisando e, quindi, senza preparazione/senza riflettere/con precipitazione» (pl. -i). Insieme al termine fratello «autoschediastico», è usato in letteratura con una duplice connotazione. Dal punto di vista dell'arte retorica, nel senso di «improvvisazione, discorso improvvisato, pronunciato all'impronta, che si costruisce estemporaneamente», ha in genere una valenza positiva: infatti, anche l'uscita più estemporanea suscita dei precisi effetti, e può celare espedienti sottili. Al contrario, in contesto filologico, ha il senso di «costruzione evanescente basata su un'invenzione aneddotica» e viene sovente utilizzato per stigmatizzare un'interpretazione abborracciata o autoricavata dal contesto, che non sta in piedi; ciò specie come critica rivolta agli autori dell'antichità classica, soliti ad utilizzare come fonti storiche citazioni testuali, anche di opere letterarie e poetiche, quindi frutto di fantasia, senza cercarne riscontri ed effettuare verifiche. Si veda il termine «autoschediasma»: in e ha dato vita a controversie. In epoca contemporanea, il filologo classico Luciano Canfora ha osservato che i suddetti versi potrebbero essere riferiti non a Saffo, ma ad un'altra donnaSecondo tale interpretazione, le ultime parole del verso () possono anche essere rese con una differente separazione letterale (), la quale, attestata da Efestione stesso, sembra preferibile, stando all'orientamento del filologo classico tedesco Paul Maas, nel qual caso il nome della donna oggetto degli appellativi amorosi non sarebbe più quello di Saffo, bensì quello di Απφοι o, secondo un altro filologo classico tedesco, Rudolf Pfeiffer, (mentre la grafia per Saffo sarebbe, stando a Maas, ). Cfr. L. Canfora, cit.. Secondo il filologo Gentili, il verso è dedicato a Saffo, ma non rappresenta un canto d'amore, bensì una riverenza verso la poetessa e la sua dignità sacrale;Gentili, B. (2017). Poesia e pubblico nella Grecia antica: da Omero al V secolo. Feltrinelli. invece Achille Danesi aderisce alla tradizione classica. Ad ogni modo, tali versi non rappresentano l'unica testimonianza, infatti a sostegno della leggenda figurano autori come Aristotele, che narra di ciò nella Retorica,«Ci si vergogna dicendo, facendo e progettando cose turpi; come anche Saffo ad Alceo che diceva: ‘Vorrei parlare, ma mi trattiene il pudore’, rispose: ‘Se tu avessi desiderio di cose nobili o belle, e se la lingua non si muovesse a dire qualcosa di cattivo, la vergogna non ti coprirebbe gli occhi, ma parleresti intorno a una cosa che fosse giusta» Aristotele, Retorica, trad. it. di A. Plebe, in Id., Opere, vol. II, Mondadori, Milano 2008, pp. 832-833. ed Ermesianatte, nella sua raccolta elegiaca Leonzio;«Sai bene Alceo di Lesbo a quante baldorie dovette sobbarcarsi, cantando il suo delizioso desiderio di Saffo» (Ateneo, XIII, 598B, vv. 47-49) tuttavia non è chiaro se i due autori si siano basati soltanto sui versi originali o anche rielaborazioni artistiche. In conclusione (come fa notare Canfora), la narrazione rischia di essere stata influenzata da una tradizione romanzesca, tuttavia la veridicità di tali affermazioni non può essere negata a priori.

Da riconoscere è inoltre che Alceo conobbe effettivamente la poetessa, prima che questa fosse costretta a fuggire al seguito della famiglia a causa delle guerre tra i tiranni Melancro, Mirsilo e Pittaco.

Se effettivamente i versi di Alceo si riferissero a Saffo, descritta come una donna bella e piena di grazia, dal fascino raffinato, dolce e sublime, verrebbe sfatata un'altra leggenda legata alla poetessa di Lesbo diffusa da alcuni contemporanei per screditarla, quella della sua non avvenenza fisica, che l'avrebbe portarta a togliersi la vita gettandosi dalla rupe di Leucade a causa del suo amore, non corrisposto, nei confronti del giovane Faone. Anche il pittore olandese-britannico Sir Lawrence Alma-Tadema mostra di non aderire alla leggenda sulla bruttezza di Saffo: infatti nel suo dipinto Saffo e Alceo (Sappho and Alcaeus), realizzato nel 1881, la poetessa è ritratta con fattezze tutt'altro che sgradevoli.

Opere

Saffo scrisse probabilmente circa 10.000 versi di poesia; oggi ne sopravvivono soltanto 650 circa, e rappresentano principalmente poesie liriche, e in minore percentuale anche epigrammi, giambi e elegie.

Gli studiosi della Biblioteca di Alessandria suddivisero l'opera della poetessa in otto o forse nove libri, organizzati secondo criteri metrici: il primo libro, ad esempio, comprendeva i carmi composti in strofe saffiche, ed era composto da circa 1320 versi.