Abile cacciatrice e cavallerizza esperta,. fu pratica dell'uso di diverse armi,Paolo Negri, Studi sulla crisi italiana alla fine del secolo, Archivio storico lombardo: giornale della Società storica lombarda, anno 51, fasc. 1-2 (1924), p. 130. Paolo Negri, Milano, Ferrara e Impero durante l'impresa di Carlo VIII in Italia, Archivio Storico Lombardo, (1917 dic, Serie 5, Fascicolo 3 e 4), p. 425. «vera intrepida amazzone e animosa seguace di Diana»,Motivi storici della educazione femminile, Gian Ludovico Masetti Zannini, M. D'Auria, 1982, p. 229. ma fu anche donna di cultura, importante mecenate e capofila della moda: al fianco dell'illustre consorte, rese Milano una delle massime capitali del Rinascimento.. Con la propria determinazione e l'indole bellicosa, fu l'anima della resistenza milanese contro il nemico francese durante la prima delle Guerre d'Italia, quando il suo intervento valse a respingere le minacce del duca d'Orléans, che era sul punto di conquistare Milano. .; .

«Ella mostrava il coraggio di un uomo, e quello di un uomo intrepido, di fronte al pericolo. [...] Era davvero una virago, nell'onorevole senso medievale della parola. Una donna, come la definisce Gregorovius, elevata per coraggio e comprensione al di sopra del suo sesso»."A fiftheenth-century virago" in The Saturday Review 1900-04-21: Vol 89 Iss 2321, p. 496.

«Principessa di somma perspicacia, benché giovane, versata nelle cose di stato, più che non soglion le donne, [...] dominava il marito irresistibilmente, eragli consigliera ed eccitatrice, e fu veduta più tardi sul campo di Novara rialzarne l'abbattuto coraggio» (Samuele Romanin).

La sua morte di parto a soli ventuno anni gettò Ludovico il Moro in un profondo dolore, da cui non si sarebbe più ripreso.

Biografia Infanzia Nacque il 29 giugno 1475 nel Palazzo Ducale di Ferrara, secondogenita di Ercole I d'Este, duca di Ferrara e della principessa Eleonora d'Aragona. Il duca desiderava ardentemente un erede maschio, pertanto la sua nascita fu accolta come una disgrazia.; .

Infanzia napoletana (1477-1485)

All'età di due anni venne condotta dalla madre alla corte aragonese di Napoli, in occasione del secondo matrimonio del nonno re Ferrante d'Aragona con Giovanna d'Aragona. Qui Eleonora diede alla luce il quartogenito Ferrante e quando, meno di un mese dopo, rientrò a Ferrara, decise di portare con sé soltanto la primogenita Isabella, in quanto il padre Ferrante la convinse a lasciare a Napoli sia il neonato sia Beatrice, della quale si era mostrato sin da subito innamoratissimo..

Beatrice visse così nella città partenopea per otto anni, affidata alle cure della balia Serena, che le rimarrà accanto per tutta la vita. Ferrante la considerava una "medesma cosa". con l'infanta Giovannella sua figlia, tanto che l'ambasciatore estense scriveva nel 1479 alla madre Eleonora che il padre le avrebbe pure restituito il figlio maschio, adesso che era più grandicello, ma non Beatrice, poiché «la maiestate sua vole maritarla e tenerla per sé». Formalmente adottata dal nonno, la bambina in quegli anni arrivò a firmarsi semplicemente "donna Beatrice de Aragonia" e imparò a esprimersi in un miscuglio di catalano, castigliano e italiano..Destava stupore la sua compostezza e precocità d'intelletto, poiché già a quattro anni dimostrò, durante una messa solenne, di conoscere perfettamente il cerimoniale di corte, tanto che "ogniuno domandava de quella puta [bambina] per la grande meraviglia che ogniuno se ne faceva". A meno di cinque anni dimostrava già tutta l'orgogliosa fierezza che l'avrebbe contraddistinta da adulta quando, nella sua prima lettera alla madre, lamentava il disinteresse dei genitori nei propri confronti: "Signora mia, credo che io non sia bastarda et peiore delli altri fillioli de Vostra Illustrissima Signoria". Era particolarmente legata al vecchio conte Diomede Carafa, già precettore di sua madre, che diceva di amare e che chiamava teneramente "el conte bello".. Questi descriveva i piccoli d'Este come due perle, ma la sua predilezione era tutta per Beatrice, la quale, diceva a Eleonora, "ey [è] lo mio spasso, che a pena me sente che me vene ad trovare et me c[h]iama lo Signor comte mio bello. Se io l’amo la Signoria Vostra lo pò penzare".Affection and loyalty in an Italian dynastic marriage, Bryant, Diana Rowlands, pp. 247 e 319.

Proposte matrimoniali Nel 1480 il duca di Bari Ludovico Sforza, detto il Moro, progettava di farsi duca di Milano sposando la vedova cognata Bona, ma quest'ultima, pazzamente innamorata del suo cameriere Antonio Tassino, pensò di liberarsene dandogli moglie. Domandò perciò a suo nome ad Ercole d'Este la primogenita Isabella. Ciò non fu possibile poiché era appena stata promessa a Francesco Gonzaga. Ercole non volle però rinunciare alla parentela col Moro, che era all'epoca uno degli uomini più ricchi e influenti della penisola, e gli avanzò la proposta della secondogenita Beatrice. Consultato dalla cognata solo a trattative già in atto, Ludovico non poté che mostrarsene contento; in verità lo turbava sia la grande differenza d'età (23 anni) sia l'interferenza coi suoi progetti.; Carteggio degli oratori mantovani alla corte sforzesca (1480-1482), vol. XII, Ministero per i beni e le attività culturali, 2002, pp. 93-94. Ferrante acconsentì al fidanzamento e il 30 aprile 1480 si tennero gli sponsali fra i due. L'alleanza si rivelò molto utile al Ducato di Ferrara, costantemente minacciato dall'espansionismo veneziano.. Nel 1484 la zia Beatrice d'Aragona, regina d'Ungheria, propose alla sorella Eleonora uno scambio: la primogenita Isabella avrebbe sposato il re di Boemia Ladislao II, Beatrice Francesco Gonzaga e il Moro un'altra nobile napoletana. Eleonora rispose che questa "permuta" non era possibile, sia perché Isabella era amatissima dai Gonzaga, sia perché Beatrice era sotto l'assoluta potestà del nonno Ferrante. Propose tuttavia di trattare con Ferrante per fidanzare segretamente Beatrice a Ladislao, così da garantirle un marito di riserva nel caso in cui Ludovico avesse cercato una moglie "più conforme a la sua età".Enrica Guerra, Il carteggio tra Beatrice d'Aragona e gli Estensi (1476-1508), Aracne, 2010, pp. 41-43. Nel 1485 il marchese Bonifacio III di Monferrato, ultrasessantenne, vedovo e senza eredi, ma ancora "viripotens", accennò a sposare Beatrice; la proposta non ebbe seguito, probabilmente, sia per l'enorme differenza d'età (51 anni), sia perché necessitava di una moglie in età immediatamente fertile.Moro! Moro! storie del Ducato Sforzesco, Guido Lopez, Camunia, 1992, p. 108.

Traumatica separazione da Napoli Al principio del 1485 Ludovico insistette coi suoceri affinché Beatrice gli fosse mandata a Milano, così da poterla educare a suo modo. A dispetto della disponibilità dei genitori, re Ferrante gliela negò con "buone et vive ragioni", dicendo che aveva soltanto dieci anni, che l'aveva presa per figlia e che non era pronta per le nozze. Temeva infatti che il Moro volesse consumare precocemente il matrimonio. Quest'ultimo si accontentò pertanto che la bambina rientrasse quantomeno a Ferrara, affinché fosse educata in una corte più consona al suo ruolo e con la scusa di poterla più facilmente visitare (cosa che poi non fece mai). Non fu mai chiara la ragione di tanta insistenza, ma i milanesi avevano senz'altro una pessima opinione dei napoletani, ed era nota la perversione di re Ferrante. Questi insistette ugualmente a negargliela, adducendo fra le varie motivazioni che, se Ludovico fosse morto precocemente, il padre non sarebbe stato in grado, come lui, di trovarle un buon marito. Si offrì perfino di farle la dote al suo posto, pur di convincerli a desistere.Corrispondenza degli ambasciatori fiorentini a Napoli: Giovanni Lanfredini (13 aprile 1484-9 maggio 1485), Francesco Senatore, 2002, p. 149..

Ludovico, adirato, arrivò a minacciare lo scioglimento delle promesse nuziali: ciò non turbò Ferrante, pronto a trovarle un partito migliore; turbò invece grandemente i genitori, bisognosi dei favori del Moro. Eleonora supplicò accoratamente il padre di restituirle la figlia, cosicché, dopo mesi di trattative, Ferrante accettò a malincuore di separarsene.; «Si capisce che il nonno Ferdinando, di sentimenti affettuosi verso i suoi più di quanto non lasci supporre l'indole sua, quale ci è dipinta dagli storici, non aveva voluto separarsi dalla nipotina [...]» (). Pentito e a tratti riluttante, egli ritardò, con vari pretesti, di altri due mesi la partenza, che avvenne nondimeno ai primi di settembre: Beatrice partì tra il compianto generale dei parenti e dell'intera città di Napoli. Inconsolabili furono la regina Giovanna e l'infanta Giovannella, per lei una madre e una sorella, il fratellino Ferrante, che "lacrimava cym tanti singulti", e lo stesso Diomede Carafa. Più forte si mostrò re Ferrante: egli l'accompagnò tenendola per mano, poi a cavallo, per una parte del tragitto, infine la salutò "abrazandola et basandola, et dicendoli alcune molto benigne et filiale parole", benché Beatrice piangesse disperatamente. Subito dopo la sua partenza, egli scrisse amareggiato alla figlia Eleonora: «Dio sa quanto ne è rencresciuto, per lo singulare amore li portavamo per le virtù sue [...] che videndo epsa et havendola in casa ne pareva haverce vui».

Adolescenza ferrarese (1485-1490) Salutata tanto calorosamente a Napoli, Beatrice fu accolta freddamente a Ferrara, dove non trovò neppure il padre ad attenderla. Considerata l'importanza dello sposo, i genitori tentarono di anticipare le nozze al 1488, ma Ludovico fece intendere al suocero di essere troppo occupato negli affari di Stato e che la sposa era ancora troppo giovane. La data fu fissata per il maggio 1490 e si dispose una dote di ducati; da maggio Ludovico rimandò però all'estate, poi disdisse per l'ennesima volta, sconcertando i duchi di Ferrara, che a questo punto dubitarono della sua reale volontà di sposare Beatrice. Il motivo di questo comportamento fu attribuito alla nota relazione che Ludovico intratteneva con la bella Cecilia Gallerani.. Per scusarsi dei continui rinvii, nell'agosto 1490 egli offrì in dono alla promessa sposa una splendida collana e fissò le nozze per il gennaio successivo..

A Milano (1491-1497) Le nozze Il 29 dicembre 1490 Beatrice lasciò Ferrara accompagnata dalla madre Eleonora, dal fratello Alfonso, dallo zio Sigismondo e da un corteo di nobili e damigelle. A causa dell'inverno particolarmente rigido il Po era ghiacciato e si dovette ricorrere all'uso di lizze fino a Brescello, dove Galeazzo Visconti li raggiunse con la flotta sforzesca. Il 16 gennaio 1491 approdarono a Pavia, calorosamente accolti da Ludovico, e il 18 furono celebrate le nozze nel castello.. Tra il 26 e il 28 gennaio si tenne a Milano una spettacolare giostra cui parteciparono un gran numero di personalità illustri con vesti e armature dalle fogge stravaganti. Essa vide quale vincitore Galeazzo Sanseverino, genero di Ludovico e capitano generale sforzesco.. Quest'ultimo fu una delle persone più care che Beatrice ebbe a Milano,. insieme a Bianca Giovanna, figlia illegittima del marito e moglie del suddetto Galeazzo, all'epoca ancora bambina, ch'ella voleva con sé in ogni occasione..Il matrimonio fu dichiarato subito consumato, in verità rimase segretamente in bianco per oltre un mese:. Beatrice, inizialmente entusiasta all'idea delle nozze, all'arrivo a Pavia s'era fatta improvvisamente schiva e silenziosa; "mezza persa" la definisce l'ambasciatore estense Giacomo Trotti.. Ella non provava alcuna attrazione verso il trentottenne marito e si ribellava a ogni suo tentativo di possederla, ma se Ludovico ebbe rispetto dell'innocenza della sposa quindicenne e non volle forzarla, attendendo con pazienza che fosse disposta a concedersi spontaneamente, i duchi di Ferrara premevano invece per affrettare la consumazione: solo così il matrimonio sarebbe stato ritenuto valido, viceversa era passibile di annullamento, con grave disonore della famiglia.