Le ricerche condotte nella regione hanno messo in luce una grande varietà di manifestazioni riconducibili a pratiche rituali. I siti che hanno restituito tracce legate all'espletazione di culti si trovano sia in grotta che in abitato e riguardano il Neolitico antico, medio e recente. Allo stato attuale delle ricerche per il Neolitico antico i siti interessati sono Grotta Sant'Angelo, Grotta delle Marmitte di Ofena, Grotta dei Piccioni, Marcianese, Fonti Rossi a Lama dei Peligni, Santo Stefano di Ortucchio e Grotta Continenza. Per il Neolitico medio le evidenze materiali riguardano Grotta Sant'Angelo, Catignano, Villa Badessa, Grotta dei Piccioni; il Neolitico recente ha lasciato tracce a Grotta Sant'Angelo, Grotta delle Marmitte di Ofena, Grotta dei Piccioni, Grotta Maritza, Villaggio di Ripoli, Villa Badessa, Settefonti, Fossacesia, Paterno.

I dati finora raccolti permettono di ricostruire l'esistenza di tre principali forme di culto: Rituali di offerta e propiziatori: Sono connessi alla sfera agraria e collegati probabilmente anche al mondo dei morti vista la presenza in tali contesti di resti umani derivati da ipotetici sacrifici. Si tratta nella maggior parte dei casi di resti di bambini le cui morti sono da accostare probabilmente al significato che si dava alla rigenerazione periodica della vegetazione: la morte seguita dalla rinascita. Culti dedicati alle acque: L'acqua, intesa come fonte di ogni forma di vita, acquista un'importanza fondamentale soprattutto a partire dal Neolitico, quando agricoltura e allevamento diventano le principali forme di sostentamento. Essa probabilmente era adorata sia in quanto forza della natura che per le sue forme vivificanti, germinative, fecondanti e, in alcuni casi, medicamentose. Riti di fondazione: Sono connessi alla presenza di crani o deposizioni particolari all'interno di ambienti domestici. Oggetti correlati ai culti

Nei contesti cultuali è presente una serie di manufatti connessi alla sfera religiosa, tra cui alcuni prodotti esclusivamente per fini cultuali, altri, concepiti inizialmente per svolgere attività legate alla vita quotidiana, acquistano in un secondo momento una valenza magico-religiosa. A quest'ultimo caso si connette spesso la presenza di schemi iconografici, aventi valore sacro, su oggetti della vita quotidiana: simbolo della compenetrazione tra il mondo sacro e profano. Ci sono vari tipi di manufatti.

Fosse l'uso per fini rituali è attestato fin dalle fasi più antiche della Cultura delle ceramiche impresse (6800-6100 BP). Le fosse sembrano connesse a un tipo di religione ctonia in cui esse con il semplice atto di scavare permettevano all'uomo di congiungersi alla terra, intesa come madre dispensatrice di cibo. Le dimensioni variano dai 30 cm a oltre 1,5 m di profondità e larghezza. Una variante è costituita dalle fosse rivestite in argilla le quali possono avere un significato cultuale ma possono anche rispondere a un'esigenza funzionale ancora sconosciuta. Sono attestate due diverse procedure per il riempimento delle fosse: alcune contengono oggetti vari o resti scheletrici deposti intenzionalmente, altre sembrano essere state scavate contemporaneamente e riempite subito dopo con il materiale di risulta comprendente anche oggetti provenienti da altri livelli del terreno, senza traccia visibile di deposizioni intenzionali.

Recinti litici Sono attestati a partire dal Neolitico medio (6100-5900 BP) ma sono tipici del Neolitico recente (5900-5400 BP). La tipologia di recinto posto a completare una fossa ha origine più antica ed è stata rinvenuta in contesti appartenenti alla fase delle ceramiche impresse (Neolitico antico). In tali recinti si sono ricercati vari significati quali la volontà di delimitare uno spazio sacro inteso come una primitiva forma di santuario, un recinto vero e proprio volto a tutelare il profano dal pericolo cui si esporrebbe penetrandovi dentro senza avvedersene. Nel caso di delimitazione di una sepoltura, potrebbe trattarsi di un modo per rendere inoffensivo lo spirito del defunto.

Adattamenti di particolari cavità naturali: la grotta ha da sempre richiamato il “Sacro”, anche durante le epoche storiche; probabilmente tali cavità erano il luogo più adatto per instaurare un legame con la Terra Madre e le divinità infere che si attuava attraverso riti misterici di iniziazione e incubazione.

Statuine femminili Sono documentate soprattutto nei siti di abitato e distribuite su tutta la penisola durante l'arco del Neolitico; la loro origine culturale è da ricercare nel mondo est europeo e balcanico con profonde radici nel Neolitico preceramico del Vicino Oriente. Rappresenterebbero una sorta di Grande Madre connessa alla fertilità. La resa formale è diversa rispetto alle “Veneri” Paleolitiche: le statuine neolitiche presentano i tratti del viso, gli elementi del vestiario e la capigliatura in risalto. Sono attestate nella regione le statuine a modulo piatto o cosiddette della “Dea seduta” e quelle a modulo cilindrico.

Idoli Si tratta di produzioni tipiche di determinate culture o siti e con caratteri piuttosto eterogenei, difficilmente riconducibili a precise categorie iconografiche e stilistiche. I supporti utilizzati sono osso, legno, terracotta e pietra, presentano decorazioni antropomorfe e geometrico-lineari incise, dipinte o a basso rilievo. Per il tipo di supporto utilizzato sembrerebbero dei retaggi mesolitici misti a un nuovo simbolismo neolitico.

Elementi fittili antropomorfi e zoomorfi Per questo gruppo sono stati individuati vasi con decorazioni impresse, plastiche, dipinte o graffite: si tratta di protomi antropomorfe su orlo di vasi (attestate soprattutto durante il Neolitico antico), sopraelevazioni di anse di vaso (attestate dal Neolitico antico al recente), raffigurazioni di schematiche figure umane su pareti di vaso (a partire dal Neolitico medio). Ancora nella categoria rientrano alcune statuine la cui produzione riporta all'areale balcanico dove sono numerosissime, mentre andando verso occidente diventano più sporadiche; infine pochissimi esemplari di vasi zoomorfi tra cui uno proveniente dal sito di Santo Stefano di Ortucchio (Neolitico antico). Si pensa potessero contenere offerte votive.

Pintadere Sono “punzoni” fittili che hanno un certo legame con pratiche magiche aventi scopo terapeutico. Sulla penisola italiana si concentrano prevalentemente nell'area meridionale, dal Neolitico antico al medio, e settentrionale, durante il Neolitico medio; in Abruzzo vi sono solo rare attestazioni.

Tokens Rondelle fittili con foro centrale che si trovano in vari contesti cultuali sia dell'Italia centro-settentrionale che meridionale del Neolitico medio e recente. In Abruzzo si è rilevata una mediocre presenza. Alcuni studiosi più che connetterli alla sfera cultuale li hanno interpretati come strumenti da gioco.

Deposizione di macine: Evocativa di una ritualità collegata al raccolto e tipica degli ambienti in grotta; spesso si rinvengono con la faccia d'uso rivolta verso il basso e con tracce d'ocra.

Ciottoli dipinti Provengono soprattutto da contesti in grotta del Neolitico medio e recente; spesso vi si ritrovano pitture lineari effettuate con ocra rossa o bitume. Tali decorazioni mostrano somiglianze iconografiche con i ciottoli aziliani per cui si potrebbe pensare a un possibile retaggio ideologico della tradizione mesolitica.

Presenza di ocra e argilla L'ocra è un elemento vitale connesso al sangue; compare già nei contesti funerari del Paleolitico superiore ma con il Neolitico anziché sulle ossa si ritrova su macine o all'interno di vasi. L'argilla è un elemento primordiale per la stretta relazione che ha con la Terra; è presente sotto forma di diverse manifestazioni che vanno dal rivestimento di fossette a quello di vasi o all'imitazione di oggetti solitamente costruiti in altro materiale.

Deposizione di vasi capovolti, senza fondo e oggetti frantumati I vasi capovolti vengono in genere interpretati come l'attuazione di una pratica di inversione: il mondo dei morti è opposto, capovolto rispetto a quello dei vivi. I vasi senza fondo e gli oggetti frantumati risponderebbero entrambi alla volontà di rendere inoffensivo il defunto o di impedire l'uso dei suoi oggetti. Quest'ultima è una pratica che avrà largo seguito durante l'Età dei metalli.

Presenza di resti umani, animali e vegetali La maggior parte delle ossa umane e animali presenti nei contesti cultuali, soprattutto in grotta, presenta tracce di combustione dovute molto probabilmente a fuochi accesi per funzioni che oggi è difficile comprendere: fattori rituali, parziale essiccamento, banchetti funebri? Nell'ambito del Neolitico italiano si sono registrati due soli casi di ossa cremate all'interno di contesti cultuali: uno di questi siti si trova proprio in Abruzzo, precisamente a Grotta Continenza. Alcuni studiosi attribuiscono tali resti cremati a culti legati alla fertilità. Altre ossa, soprattutto animali, presentano tracce di macellazione che farebbero pensare a offerte connesse a riti funebri. I resti vegetali associati ai resti umani, in particolari situazioni, sarebbero legati a culti agrari che prevedevano l'offerta di primizie.

I Siti Grotta Sant'Angelo sulla Montagna dei Fiori

Il sito si trova nella Valle della Vibrata, sulla riva sinistra del torrente Salinello; la grotta presenta una ricca serie stratigrafica che va dal Neolitico antico fino all'Età del Bronzo recente. All'interno il sito è ripartito in tre ambienti costituiti da una sala ovale, una camera con stalattiti e una piccola camera chiamata “grotta oscura”. La fase inerente al Neolitico ha mostrato un livello legato alla Cultura a ceramica impressa (tagli 16-13), un livello legato alla Cultura di Catignano (tagli 12-10) e un ultimo livello connesso alla Cultura di Ripoli (tagli 9-8). Nel susseguirsi delle culture le pratiche rituali sono rimaste connesse all'apertura di buche sacre. Esse sono in totale 25 (la maggior parte legate alla Cultura di Catignano) e hanno un diametro compreso tra i 30 e gli 80 cm, a parte due, la numero 13 e 15, di 1,5 m; la profondità varia tra i 20-30 e i 40–90 cm. Una eccezione è costituita da una grande fossa che attraversa tutto il deposito stratigrafico, profonda 1,75 m. Alcune buche presentano deposizioni intenzionali, altre sono state scavate contemporaneamente e riempite con lo stesso materiale di risulta secondo uno specifico rituale.

Per il livello caratterizzato dalla Cultura a ceramica impressa è stato dedotto che tali genti si insediarono sul crollo sovrastante un deposito di argilla, lì accesero fuochi (com'è dimostrato dalla presenza di un terriccio grigio-bruno misto a pietre, ceneri e carboni) e praticarono culti connessi alla sfera funeraria e agraria. Gli elementi sacri da ricondurre a tale periodo sono costituiti da tre fosse contenenti un frammento di macina su lastra di arenaria, resti umani, chicchi di grano e frammenti di mele e pere selvatiche bruciate. Una di queste fosse era chiusa da un pietrone. Sono stati rinvenuti resti ossei sparsi per tutto il deposito e anche se alcuni furono sottoposti all'azione del fuoco non è certo che si sia trattato di cremazione. Altri reperti sparsi sono rappresentati da industria litica, ossea e ceramica; quest'ultima rappresentata da alcune forme vascolari come dei vasi con fori sotto l'orlo o con alta piastra forata; la loro presenza fa ipotizzare una certa correlazione con alcune pratiche rituali, non è un caso se identiche tipologie vascolari si trovano solo in contesti cultuali come quello di Grotta Continenza. Per l'industria litica si può parlare di una prevalenza di elementi di falcetto i quali sarebbero da rapportare con i resti di cereali bruciati e dunque con culti agrari. La presenza di una imitazione del canino di cervo potrebbe avere un significato sacrale in quanto il cervo manca tra i resti di pasto.