Il duomo di Montefiascone, noto come cattedrale di Santa Margherita è intitolato a Margherita di Antiochia, patrona della città.

La sua cupola, dai 27 metri di diametro è una delle più grandi d'Italia, riconoscibile da quasi tutte le località della Tuscia e della provincia di Viterbo.

Nel febbraio del 1943 papa Pio XII elevò la cattedrale alla dignità di basilica minore.

Storia

La prima chiesa, piuttosto modesta, quando nel 1369 il papa Urbano V istituì la diocesi di Montefiascone venne scelta per assumere il ruolo di cattedrale per la sua posizione centrale e perché piuttosto frequentata.

Nel 1478 il cardinale Domenico della Rovere ordina la costruzione di una nuova chiesa più vasta, per sostituire la precedente ormai inadeguata e troppo piccola per essere una cattedrale. I lavori iniziano solo nel 1483, sotto la direzione del fiorentino Antico di Stefano, che viene congedato nel 1498. La costruzione dell'edificio, previsto fin dall'inizio a due livelli, composto di una chiesa inferiore ed una superiore, prosegue con una certa lentezza, tanto che nel 1506 è completata solo la parte inferiore, già officiata.

Nel 1519 il cardinal Alessandro Farnese affida i lavori all'architetto Michele Sanmicheli che, tradizionalmente con la collaborazione di Antonio da Sangallo il Giovane, si occupa soprattutto del progetto della cupola emisferica su tamburo, che doveva essere a doppia volta ricoperta di rame o di piombo. Sanmicheli lavora al cantiere della cattedrale fino al 1527 e successivamente l'edificazione della chiesa inferiore e della cupola procedono con estrema lentezza. Nel 1605 i lavori, per motivi economici, si fermarono al tamburo della cattedrale e si decise di coprire l'ambiente con un tetto ligneo.

Nel 1670 un terribile incendio durante la notte del venerdì Santo distrusse il tetto della cattedrale e parte del suo interno. Il cardinale vescovo Paluzzo Albertoni Altieri finanzia la ricostruzione della cattedrale e chiama Carlo Fontana a dirigere i lavori e a progettare la facciata e nuovamente la cupola. L'architetto modificò il disegno originale realizzando una cupola più vicina alle esigenze estetiche del proprio tempo e donando a Montefiascone una cupola costolonata e con evidenti scanalature che avrebbe caratterizzato il panorama della cittadina in maniera determinante. La nuova cupola venne inaugurata il 16 dicembre 1674 ma venne del tutto completata nel 1680.

Non essendo stata realizzata la facciata progettata da Carlo Fontana, nel 1840, su progetto dell’architetto piacentino Paolo Gazola, venne edificato l’attuale prospetto con le due torri campanarie.

Descrizione La facciata ottocentesca si presenta molto semplice: quasi completamente liscia, presenta un portale centrale concluso da un timpano classico sorretto da colonne ioniche e sormontato dallo stemma del cardinale vescovo Vincenzo Macchi, promotore dell'opera. Ai lati sono le nicchie contenenti le statue di San Flaviano e di Santa Margherita, patroni di Montefiascone. Concludono il prospetto le due torri campanarie.

L'interno, vasto e monumentale, è coperto dalla grandiosa cupola del Fontana. La prima cappella destra custodisce due notevoli monumenti funerari cinquecenteschi e all'altare una pala forse attribuibile a Pietro Gagliardi.

L'ultimo altare contiene un Crocifisso ligneo tardo quattrocentesco, del tipo doloroso di ispirazione germanica, molto venerato perché è sopravvissuto, secondo la tradizione miracolosamente, all’incendio del 1670, del quale le tracce sono ancora molto visibili sulla scultura.

La seconda cappella sinistra è dedicata al SS. Sacramento e contiene una pala in terracotta invetriata tradizionalmente attribuita a Benedetto Buglioni, ma anche a Santi, con una datazione al 1520 circaA. Marquand, An altarpiece by Santi Buglioni at Montefiascone, in Art studies, I (1923), pp. 3 - 6.. Raffigurante la Madonna con il Bambino tra san Benedetto e san Bibiana, la pala proviene dal Monastero benedettino di San Pietro, per il quale fu probabilmente commissionata, come farebbe supporre la presenza dei due santi, legati al monastero.

Il primo altare sinistro, pregevole opera del 1681 voluta dalla famiglia Pinieri, conserva un coevo Transito di San Giuseppe dipinto da Alessandro Mattia da Farnese (Farnese 1631 – post 1690)Almamaria Mignosi Tantillo, I Chigi ad Ariccia nel Seicento in “L’arte per i papi e per i principi nella campagna romana. Grande pittura del ‘600 e del ‘700”, catalogo della mostra vol II, Roma 1990, pp. 69-114 e A. Mignosi Tantillo, La famiglia e le collezioni, in “Palazzo Chigi”, a cura di C. Strinati e R. Vodret, Milano 2001, pp. 23-34. La riscoperta dell’artista si deve a Giovanni Incisa della Rocchetta, Notizie sulla fabbrica della chiesa collegiata di Ariccia (1662-1664), con una Appendice su “Alessandro Mattia, pittore da Farnese”, in “Rivista del R. Istituto d’Archeologia e Storia dell’Arte”, Anno I, fasc. III, 1929, pp. 349-392.. La pala mostra la sua cultura artistica classicheggiante, debitrice del Domenichino e soprattutto del Sassoferrato. Nella cimasa è un'altra più piccola tela dello stesso autore, con una dolcissima Santa Lucia. Un'altra piccola tela nel fastigio del terzo altare sinistro, raffigurante Santa Barbara, è anch'essa attribuibile al Mattia e databile nello stesso periodo.

La chiesa inferiore ospita al suo interno le reliquie di Santa Lucia Filippini, alla quale è stata dedicata nel 1962, e le spoglie del cardinale Marco Antonio Barbarigo.

Note

Bibliografia Agostino Ballarotto, Santa Margherita, la Basilica Cattedrale con le chiese di Sant'Andrea San Francesco Santa Maria della Neve e del Riposo, Montefiascone, 2008.

Voci correlate Cupole più grandi d'Italia

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