La recessione o il ritiro dei ghiacciai è un fenomeno idrogeologico osservato all'incirca a partire dagli anni '50 del XIX secolo, per cui le superfici e gli spessori dei ghiacciai terrestri sono generalmente diminuiti rispetto ai valori che avevano nel 1850: le catene montuose delle medie latitudini come Himalaya, Alpi, Montagne Rocciose, Catena delle Cascate e Ande meridionali, non escluse le vette tropicali isolate come il Kilimangiaro in Africa, stanno mostrando i segni più evidenti di questa perdita glaciale.

Descrizione

Si tratta di un processo che ha influenza a medio e lungo termine sul livello di mari e oceani, sulla disponibilità di acqua dolce per l'irrigazione e per uso domestico, su animali e piante che dipendono dalla fusione del ghiacciaio e non ultimo sulle attività escursionistiche/alpinistiche in montagna. Studiata dai glaciologi di tutto il mondo, la coincidenza del fenomeno con l'aumento di gas serra atmosferici è spesso citata dalla comunità scientifica a sostegno probatorio del riscaldamento globale di natura antropogenica come uno degli effetti macroscopici, mentre per altri sarebbe da ricercare nella fine della cosiddetta piccola era glaciale e l'inizio di un periodo caldo simile al periodo caldo medioevale di natura ciclica e cause evidentemente catastrofi naturali come per esempio terremoti.

La piccola era glaciale, da non confondere con una vera glaciazione, copriva l'arco di tempo ristretto che va da circa il 1550 fino al 1850 quando il mondo sperimentò temperature relativamente più fredde rispetto a quelle attuali ed a quelle precedenti contigue. Successivamente, fino a circa il 1940, i ghiacciai in tutto il mondo si ritirarono in quanto il clima sostanzialmente si andava riscaldando. Il ritiro glaciale rallentò e addirittura mutò temporaneamente tendenza, in molti casi, tra il 1950 e il 1980 come se ci fosse stato un leggero raffreddamento globale.

Fin dal 1980, un significativo riscaldamento globale ha portato alla recessione dei ghiacciai sempre più rapida e onnipresente, in modo così forte che alcuni ghiacciai sono scomparsi completamente.

In regioni come le Ande nel Sud America e l'Himalaya in Asia, la scomparsa dei ghiacciai avrà un potenziale impatto sulle risorse idriche. Il ritiro dei ghiacciai montani, particolarmente nel Nord America occidentale, Asia, Alpi, Indonesia e Africa, e nelle regioni tropicali e subtropicali del Sud America, è stato utilizzato per fornire prove qualitative in merito all'aumento delle temperature globali fin dal XIX secolo. Il sostanziale ritiro attuale e l'accelerazione del tasso di recessione dal 1995 di un certo numero di ghiacciai di sbocco chiave della Groenlandia e degli inlandsis dell'Antartico Occidentale, possono prefigurare innalzamento del livello marino, producendo un effetto potenzialmente drammatico sulle regioni costiere di tutto il mondo.

Bilancio di massa del ghiacciaio

Cruciale per la sopravvivenza di un ghiacciaio è il suo equilibrio di massa o bilancio di massa, ovvero la differenza tra l'accumulo e l'ablazione (fusione e sublimazione). Il mutamento climatico può causare variazioni sia nella temperatura che nelle precipitazioni nevose, oltre a determinare mutamenti nel bilancio di massa. Un ghiacciaio con un bilancio negativo non è in equilibrio e tenderà a ritirarsi. Un ghiacciaio con un bilancio positivo sostenuto si trova ugualmente in una condizione di disequilibrio, ma avanzerà per ristabilirlo. Attualmente, ci sono alcuni ghiacciai in avanzamento, sebbene il loro modesto tasso di crescita suggerisca che non siano lontani dall'equilibrio.

Il ritiro del ghiacciaio si manifesta nella perdita della sua regione che si trova a bassa altitudine. Dal momento che le altitudini maggiori sono più fredde, la scomparsa della porzione più bassa del ghiacciaio riduce l'ablazione complessiva, aumentando così il bilancio di massa e ristabilendo potenzialmente l'equilibrio. Se il bilancio di massa di una parte significativa della zona di accumulo del ghiacciaio è negativo, si ha una situazione di disequilibrio con il clima e tenderà a fondere, se non subentra un clima più freddo e/o un aumento delle precipitazioni solide.

Il sintomo chiave di un ghiacciaio in disequilibrio è l'assottigliamento lungo l'intera lunghezza del ghiacciaio. Questo indica l'assottigliamento nella zona di accumulo. Ne risulta una recessione marginale della zona di accumulo, non propriamente del termine. In effetti, il ghiacciaio non possiede più una consistente zona di accumulazione e senza questa non può sopravvivere. Per esempio, il ghiacciaio Easton (vedi sotto) è decenni si riduca a metà della sua dimensione, ma con un rallentamento del tasso di riduzione, stabilizzandosi a queste dimensioni, nonostante la temperatura più calda. Tuttavia, il Ghiacciaio Grinnell (vedi la foto alla voce bilancio di massa del ghiacciaio) si ridurrà ad un tasso crescente fino a scomparire. La differenza sta nel fatto che la sezione superiore del Ghiacciaio Easton resta "in salute" e coperta di neve, mentre la sezione superiore del Ghiacciaio Grinnell resta spoglia, fondendosi e assottigliandosi. I ghiacciai piccoli ad altitudini minime sono più propensi a cadere in disequilibrio con il clima.

I metodi di misurazione per il ritiro del ghiacciaio comprendono lo staking della posizione del termine, mappatura del posizionamento globale, mappatura aerea e altimetria laser.

Ghiacciai polari

Nonostante la vicinanza e la loro importanza per le popolazioni umane, i ghiacciai montani e vallivi tropicali di media latitudine e quelli tropicali ammontano soltanto a una piccola percentuale del ghiaccio esistente sulla Terra. Circa il 99% di tutta l'acqua dolce si trova nelle grandi calotte polari e subpolari dell'Antartide e della Groenlandia. Queste immense distese continue di ghiaccio su scala continentale, di o più di spessore, coprono gran parte della massa della terra polare e subpolare. Similmente ai fiumi che fluiscono da un enorme lago, i numerosi ghiacciai di sbocco trasportano ghiaccio dai margini delle distese glaciali all'oceano.

Artide Si registra un progressivo ritiro negli ultimi 30 anni della banchisa artica come evidenziato dai dati del telerilevamento satellitare.

Groenlandia

In Groenlandia, è stata osservata la regressione dei ghiacciai di sbocco, derivante da un incremento della velocità di flusso glaciale e dalla destabilizzazione del bilancio di massa della piattaforma di ghiaccio che ne era la fonte. La perdita netta in volume e perciò il contributo versato a livello marino dell'Inlandsis della Groenlandia (GIS, Greenland Ice Sheet) in anni recenti è raddoppiato da a l'anno. I ricercatori hanno anche notato che nel 2005 l'estesa accelerazione colpiva tutti i ghiacciai a sud del 70º N. Il periodo che va dal 2000 in poi ha fatto regredire di parecchio ghiacciai molto estesi, che erano a lungo rimasti stabili. I tre ghiacciai che sono stati esaminati — Helheim, Kangerdlugssuaq e Jakobshavn Isbræ — congiuntamente drenano più del 16% dell'inlandsis della Groenlandia. Nel caso del ghiacciaio Helheim, i ricercatori hanno impiegato immagini satellitari per determinare il movimento e il ritiro del ghiacciaio. Le immagini satellitari e le fotografie aeree degli anni 1950 e 1970 mostrano che il fronte del ghiacciaio era rimasto nello stesso posto per decenni. Nel 2001 il ghiacciaio inizia a regredire rapidamente, e nel 2005 si è ritirato complessivamente di , accelerando durante questo periodo da a l'anno.

Lo Jakobshavn Isbræ nella Groenlandia occidentale, uno dei principali ghiacciai di sbocco dell'inlandis groenlandese, è stato il ghiacciaio che si muoveva più veloce al mondo da mezzo secolo a questa parte. Si muoveva regolarmente alla velocità annuale di oltre con un termine stabile fin da almeno il 1950. Nel 2002 il termine fluttuante del ghiacciaio lungo entrava in una fase di rapida regressione, con il fronte glaciale che fondeva e il termine fluttuante che si disintegrava accelerando con un tasso di regressione annuale di oltre . Su una scala di tempo più breve, le porzioni del tronco principale del ghiacciaio Kangerdlugssuaq, che stava scorrendo dal 1988 al 2001 di al giorno, risultavano fluire alla velocità di al giorno nell'estate del 2005. Non solo il Kangerdlugssuaq si era ritirato, ma anche assottigliato di oltre .

Il rapido assottigliamento, l'accelerazione e il ritiro dei ghiacciai Helheim, Jakobshavns e Kangerdlugssuaq nella Groenlandia, tutti in stretta correlazione l'un l'altro, suggerisce un meccanismo comune di innesco (triggering), come l'aumentata fusione di superficie a causa del riscaldamento climatico regionale o un mutamento di forze nel fronte del ghiacciaio. È stata osservata la fusione intensificata che porta alla lubrificazione della base del ghiacciaio causando un piccolo aumento della velocità stagionale; inoltre il rilascio di acqua di disgelo nei laghi ha portato soltanto a piccole accelerazioni a breve termine. Le accelerazioni significative sui tre grandi ghiacciai, non di natura stagionale, iniziavano a sfaldare il fronte propagandosi nell'entroterra. Perciò, la principale sorgente di accelerazione dei ghiacciai di sbocco ampiamente osservata su piccoli e grandi ghiacciai in fase di sfaldamento in Groenlandia è guidata dai mutamenti delle forze dinamiche che si attuano sul fronte del ghiacciaio, non intensificati dalla lubrificazione dell'acqua di disgelo. Ciò è stato definito effetto Jakobshavns nel 1986 da Terence Hughes dell'Università del Maine.

Islanda

L'isola-nazione dell'Atlantico settentrionale, l'Islanda, è la dimora del Vatnajökull, la cappa di ghiaccio più grande in Europa. Il ghiacciaio Breiðamerkurjökull è uno dei ghiacciai di sbocco del Vatnajökull, ed è regredito di circa tra il 1973 e il 2004. All'inizio del XX secolo, il Breiðamerkurjökull si estendeva per dentro l'oceano, ma nel 2004 i suoi termini si sono ritirati di verso l'entroterra. Questa regressione del ghiacciaio rapidamente fece rimanere esposta una laguna che si veniva a riempire di iceberg distaccati dal fronte. La laguna è profonda e le sue dimensioni sono quasi raddoppiate tra il 1994 e il 2004. Le misurazioni effettuate sul bilancio di massa annuale dei ghiacciai d'Islanda mostrano alternativamente un bilancio di massa positivo e negativo durante il periodo 1987–95, ma da allora è stato prevalentemente negativo. Sulla cappa di ghiaccio del Hofsjökull, il bilancio di massa annuale dal 1995-2005 è stato negativo.

La maggior parte dei ghiacciai islandesi dal 1930 al 1960 si sono ritirati rapidamente durante i decenni caldi, rallentando quando il clima si andava raffreddando durante il decennio seguente, e iniziando ad avanzare dopo il 1970. Il tasso di avanzamento toccò il culmine negli anni '80, dopo del quale rallentò in conseguenza di un rapido riscaldamento del clima che ebbe luogo a cominciare dalla metà degli anni '80. La maggior parte dei ghiacciai in Islanda iniziarono a ritirarsi dopo il 1990, e nel 2000 tutti quelli monitorati di tipo non-surge si sono ritirati. Sono stati monitorati ogni anno dalla Società Glaciologica Islandese una media di 45 termini non-surging.

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