Il Palazzetto Baviera è un palazzo di Senigallia, in provincia di Ancona.

Storia È situato in Piazza del Duca, ed occupa il lato destro dalla parte del fiume. L’edificio fu costruito quasi certamente, nel XIV secolo e successivamente riadattato nella seconda metà del secolo successivo, allorché vi si insediò Giovanni Giacomo Baviera.

Nel 1474 Papa Sisto IV inviò Giovanni Giacomo Baviera a Senigallia per prendere possesso della Rocca in nome del nipote, Giovanni della Rovere, nominato nuovo signore della città. Il Baviera giunse a Senigallia il 23 ottobre dello stesso anno e venne accolto dal popolo con grande benevolenza, tanto che gli vennero consegnate spontaneamente le chiavi della città. Egli decise di stabilire la sua dimora nel Palazzetto, e ne intraprese lavori di ristrutturazione. Sembra che il cortile centrale sia attribuibile a un progetto dell'architetto Baccio Pontelli. Il palazzetto risulta essere l’unico edificio rimasto a testimoniare la potenza e l’importanza della famiglia. Originariamente, infatti, sorgeva nel lato opposto della piazza un altro nobile edificio appartenente ai Baviera, che venne probabilmente demolito nel XVIII secolo.

I Baviera divennero legittimi proprietari dell'immobile nel 1512. Giuseppe Baviera (1530-1591) uomo di fiducia del Duca Guidubaldo II Della Rovere, capitano della Fiera di senigallia e sovrintendente alle fortificazioni cittadine, intraprese la fastosa decorazione dei soffitti delle sale interne commissionandoli al maestro stuccatore Federico Brandani da Urbino. Il Brandani realizzò gli stucchi fra il 1560 e il 1562, raffigurando scene mitologiche e del Vecchio Testamento.

Nel 1947 la marchesa Barbara Marazzani Baviera Benedetti, ultima discendente della nobile famiglia, donò l’edificio e tutti gli oggetti in esso contenuti al Comune di Senigallia richiedendo esplicitamente che il salone d’ingresso e l’appartamento degli stucchi restassero ammobiliati. La marchesa ne conservò l'usufrutto in vita natural durante. Nel 1956 il palazzo venne definitivamente proprietà del Comune di Senigallia.

Il terremoto del 1930 Il Palazzetto Baviera fu notevolmente danneggiato a causa del sisma, del VIII-IX grado della scala Mercalli, che colpì Senigallia e i dintorni la mattina del 30 ottobre del 1930. Ciò aggravò la già precaria situazione dell’edificio, come testimoniato da Cesare Selvelli che elenca i danni reali subiti dall’edificioC. Selvelli, Il terremoto di Senigallia e un’opera d’arte, in Studia Picena, vol. VII, 1931, pp. 108-109. : “A Senigallia, in Piazza del Duca […]c’è una bassa costruzione dall’aspetto povero e trascurato, conosciuta col nome di Palazzetto Baviera […]. Il terremoto recente del 30 Ottobre 1930, ha gettato lo sconquasso in quella piccola fabbrica che era quasi abbandonata: strapiombo inquietante i muri esterni, slegamento e strappamento di muri interni, solai e tetto sconnessi, lesioni di traverso e a croce di Sant’Andrea in pareti divisorie, sconnessione della scala, crollo completo del più piccolo e meno interessante dei soffitti (in un localetto minuscolo di passaggio) caduta delle lunette d’un angolo della saletta principale, lesioni profonde, distacchi e piccole cadute di frammenti decorativi. Se quel fabbricatuccio dall’esterno che sta sotto il modesto non avesse racchiuso opera d’arte così cospicua, i tecnici […]avrebbero forse decisa la demolizione della pericolante fabbrica. […]La saletta principale è detta della Guerra di Troia ed è quella che mostra d’avere più sofferto con la caduta di un angolo del soffitto […]”.

Restauri Il valore artistico degli stucchi eseguiti da Federico Brandani nel XVI secolo in alcune sale del piano superiore, fu dunque determinante nella decisione di preservare il Palazzetto dalla demolizione. Il restauro dell’edificio ebbe inizio negli anni 1931-1932 ad opera dell’impresa di costruzioni Remo Morpurgo, mentre gli stucchi furono affidati allo scultore Alberto Moroni di Perugia, che cominciò la sua opera partendo da quello della sala di Ilio, poiché maggiormente danneggiato.

Nuovi lavori di restauro dei soffitti artistici ma anche di quelli delle altre stanze, nonché del tetto e dei pavimenti, vennero eseguiti nel 1951. Nel 2013 iniziarono grandi lavori di restauro, che ebbero una svolta nel 2016, grazie a un contributo di trentacinque mila euro versato attraverso il meccanismo dell’Art Bonus, l’intervento di ristrutturazione si concentrò, invece, sui soffitti a stucco del Brandani. Nel 2017 il palazzetto venne aperto al pubblico e adibito a Casa-Museo.

Descrizione

Facciata Il palazzetto presenta una struttura bassa, compatta ed elegante. È necessario però sottolineare che l’aspetto rinascimentale dell’edificio (come si denota soprattutto dall'inquadramento delle finestre, dall’unico portone entro paraste e lesene) è il risultato dell’opera di restauro effettuata in seguito al terremoto del 1930. Infatti venne variato il numero e la distribuzione di porte e finestre nella facciata anteriore. Furono eliminati i quattro portoni laterali, dei quali restano le cornici gli archi ogivali e le finestre del primo piano vennero ridotte da sette a cinque murando quelle a bifora ancora visibili..

Cortile interno Il cortile interno, che sembra riprodurre in proporzioni ridotte i motivi del Chiostro maggiore di Santa Maria delle Grazie, è circondato da un porticato esile con archi a pieno centro, sostenute da bianche colonne. Le finestre, che si affacciano su quest’ultimo, sono scandite da semplici lesene e sembrano poggiare su una sorta di finto terrazzino che percorre le quattro pareti. Al centro si trova un elegante pozzetto rotondo decorato da quattro stemmi dei Baviera. Il cortile fu indispensabile per salvaguardare la vita privata della famiglia poiché il palazzo si affacciava su una piazza destinata ad un uso militare.

Piano terra Il piano terra del Palazzetto è occupato da uffici, magazzini, ripostigli e due sale d’esposizione, rinomate per i soffitti lignei a cassettoni tinteggiati. Più avanti si trova un altro locale, decentrato rispetto alla struttura principale, ma sempre comunicante, adibito a sala conferenze.

Primo piano A sinistra dell’ingresso principale una scalinata conduce al piano superiore dell’edificio, dove sono situate le sale degli stucchi, a cui si accede da una vasta anticamera in cui spicca lo stemma dei Baviera. Questi ultimi furono opera di Federico Brandani che giunse a Senigallia da Urbino nel 1560 per ornare cinque sale del palazzo: la Sala dell’Antico Testamento, la Sala di Ercole, la Sala di Ilio o dell’Iliade, la Sala di Roma Repubblicana e la Sala di Roma Imperiale(le ultime due tra loro comunicanti), e il Camerino della Vittoria.

Prima sala

La Sala dell’Antico Testamento probabilmente fu in passato una sorta di piccola cappella di palazzo; infatti è un ambiente piccolo e raccolto, posto in disparte rispetto alle altre stanze e quindi usato come luogo di preghiera ed è l’unica sala i cui soffitti sono decorati con soggetti sacri. I temi sviluppati nella stanza sono tratti da episodi narrati nell’Antico Testamento. Il Brandani ha rappresentato i più significativi per descrivere “la storia della salvezza” dell’umanità. L’episodio più importante, la Creazione, occupa la parte centrale del soffitto; nei due ovali laterali, invece, l’artista illustra le conseguenze della caduta dell’uomo: la cacciata dal Paradiso di Adamo ed Eva e il primo omicidio. Nelle scene che si snodano lungo le quattro pareti viene rappresentato il lungo e il doloroso cammino dell’umanità nel suo ritorno a Dio.

Nel soffitto:

1. La Creazione (rettangolo centrale): la scena è divisa in tre parti. Al centro Dio crea gli animali e le piante; a sinistra l’uomo e la donna; in alto, a sinistra, le montagne e l’acqua; a destra, l’albero proibito con Adamo ed Eva ai piedi di esso e il serpente sotto forma di busto umano tra i rami; in alto, la Luna.

2. La Cacciata dal Paradiso (ovale):il paesaggio è ricco di lussureggiante vegetazione; un angelo alato, riccamente panneggiato, impugnando una spada con la destra, scaccia con un gesto della mano sinistra, Adamo ed Eva che, nudi, si avviano verso la destra della scena.

3. Caino ed Abele (ovale): al centro di un paesaggio silvestre, Caino afferra per i capelli Abele, che giace a terra in ginocchio, gli punta un ginocchio contro la spalla. La destra di Caino è già sollevata per dare il colpo mortale con la clava che impugna.

Nelle pareti:

1. Mosè riceve le Tavole dei Dieci Comandamenti (raccordo angolare): le braccia di Dio protese da una nuvola dalla quale escono anche raggi di sole, porgono a Mosè le tavole dei Dieci Comandamenti. Mosè, in ginocchio, tende le braccia verso l’alto per riceverle.

2. La caduta della manna (quadrato mistilineo): la scena si svolge su tre piani orizzontali. La fascia in alto è occupata dal cielo, dal quale cade la manna; la fascia mediana e quella in basso sono occupate dai “figli di Israele” che raccolgono la manna. Le figure della fascia mediana sono di dimensioni ridotte a rendere la profondità prospettica dello spazio.

3. Giuseppe condotto dal Faraone per interpretare i sogni (ovale): il Faraone, circondato dai suoi alti funzionari, siede sotto un baldacchino di fronte al tempio, situato in cima ad una piccola scalinata. Ai piedi di quest’ultima compare Giuseppe condotto al cospetto del Faraone da due personaggi che lo reggono per le braccia.

4. Isacco benedice il figlio minore Giacobbe mentre dalla caccia torna il figlio maggiore, Esaù (quadrato mistilineo): Isacco è semisdraiato sul letto che viene rappresentato fuori dal palazzo, che compare quindi alle spalle. A destra del letto, Rebecca invita Isacco a benedire Giacobbe che si avvicina al padre lungo l’altro lato del letto. A destra della scena è descritto un paesaggio all’aperto entro il quale si vede Esaù tornare dalla caccia con la selvaggina alle spalle.

5. La seconda piaga d’Egitto: le rane (raccordo angolare): Mosè ed Aronne guardano il terreno brulicante di rane attorno a loro. Sullo sfondo si trova il palazzo del Faraone. Un personaggio si affaccia dal tendato e chiama i due fratelli.

6. Giacobbe benedice Efrain e Manasse, figli di Giuseppe(quadrato mistilineo): Giacobbe seduto nel letto che, come nella scena precedente si trova fuori dal palazzo che figura nello sfondo, benedice Efrain e Manasse. Ai piedi del letto Giuseppe assiste alla scena turbato dall’errore del padre. A destra, alcuni personaggi assistono e commentano la predizione di Giacobbe.

7. Abramo pronto a sacrificare Isacco (raccordo angolare): vengono rappresentati i due momenti salienti del racconto biblico. In basso a sinistra Abramo ed Isacco si avviano con l’asino verso i monti. In alto a destra , il padre leva alta la spada a sacrificare il figlio, ma l’intervento di un angelo gli frena il braccio.

8. Giuseppe spiega al faraone il sogno delle sette vacche grasse e delle sette vacche magre (quadrato mistilineo): il Faraone, sotto il baldacchino innalzato nel tempio, circondato dai consiglieri, ascolta da Giuseppe l’interpretazione del sogno. In basso, sia a destra che a sinistra, si trovano le sette vacche grasse e le sette vacche madre.

9. Giuseppe trascinato nel pozzo dai fratelli (ovale): sullo sfondo oltre ai rami di alberi che chiudono le parti estreme della scena, si trova un paesaggio alla maniera rinascimentale caratterizzato da uno spicchio di cielo, vette di monti e un paesino. In primo piano è situata, invece, la bocca di una cisterna accanto alla quale giace in terra Giuseppe. Lo circondano i fratelli nell’atto di aggredirlo per scaraventarlo giù nel pozzo.

10. La Torre di Babele (quadrato mistilineo): la torre, sorretta da colonne, si avvita verso il cielo e termina in forma di padiglione. In basso, tutto intorno, mastri, muratori e manovali si affaccendano.