È venerato come beato dalla Chiesa cattolica. Ha trascorso 65 anni nelle foreste della Birmania al servizio dei tribali Akhà, Ikò e Lahu, in particolare vedove e bambini.

Biografia I primi anni

Padre Clemente Vismara nasce il 6 settembre 1897 ad Agrate Brianza da Attilio Egidio Vismara (1865-1905), sellaio, e Stella Annunziata Porta (1872-1902), cucitrice, quintogenito dopo i fratelli Egidio, Carlo, Francesco e Maria. Resta presto orfano di madre, morta alla nascita di Luigi nel 1902, e poi di padre nel 1905. Il bambino viene affidato alla cura dei parenti, frequenta il ginnasio e poi nel 1913 entra nel seminario arcivescovile di San Pietro Martire (Seveso, Milano)Descritto dai superiori come sincero, buono ma troppo vivace. Di sé racconta: «Ero un alunno discolo, irrequieto, capo banda nelle monellerie. Ogni tanto volevano mandarmi via dal seminario perché ne combinavo qualcuna» (). Il 21 settembre 1916, durante la prima guerra mondiale, è richiamato alle armi e mandato in prima linea come soldato semplice dell'80º reggimento fanteria, “Brigata Roma”. Combatte sul Monte Maio e sull'Adamello. È congedato il 6 novembre 1919 con tre medaglie al valor militare e il grado di sergente maggioreDi questa esperienza dirà: «Credo di aver maturato la vocazione missionaria durante la vita militare: ho fatto tre anni di guerra, sempre al fronte... Ho visto tante di quelle battaglie e tanti di quei morti che è meglio dimenticarli. La guerra è la degradazione completa dell'uomo: ho visto tante di quelle sofferenze e di quelle cose sbagliate, che la mia vita ha preso un indirizzo preciso. Ho capito che solo per Dio vale la pena di spendere la vita» (; )..

La missione a Mong Lin Ripresi gli studi a Milano nel Seminario lombardo per le Missioni Estere (che nel 1926 diventerà il PIME, Pontificio Istituto Missioni Estere), viene ordinato sacerdote il 26 maggio 1923. Subito dopo parte da Venezia (2 agosto) e arriva a Toungoo in Birmania alla fine di settembre per studiare l'inglese e i dialetti locali. Si trasferisce nella missione di Kengtung nel marzo del 1924 e poi va a fondare la nuova missione di Mong Lin il 27 ottobre 1924. La povertà è grande, il cibo misero e del tutto insufficiente, le malattie tropicali decimano i missionari (6 nel decennio 1926-1936, tutti giovani) tanto che nel 1928 il superiore generale del PIME, padre Paolo Manna, in visita a Mong Lin, minaccia il vescovo di Kengtung di chiudere la missione se muoiono altri missionari giovani per mancanza di cibo nutriente e perché vivevano in capanne di fango e di paglia«Fu padre Manna a incitarmi a scrivere e mi aiutò molto... Quando venne qui nel 1929 mi trovò in una capanna di paglia e rimproverò mons. Bonetta, ma a me quella vita selvaggia era il mio ideale perché rimproverai padre Manna e lui mi disse: "Tu non capisci niente". Mi diede 25.000 Lire. "Non bastano" – gli dissi – "Se scriverai articoli te ne darò ancora". E scrissi.» (lettera di padre Clemente Vismara a padre Piero Gheddo, Mong Ping 23 agosto 1985, in Copia Pubblica V, 2015). Nel 1931 muore di febbre malarica il confratello padre Antonio Farronato (32 anni) e Vismara rimane solo.

Nonostante le difficoltà di un ambiente assolutamente primitivo, pericolosoIl territorio era abitato anche dai Wa, tagliatori di teste (“Positio“ pag 304) e spesso ostile«In principio avevamo paura di lui, perché era uno straniero con la barba e dicevano che era uno spirito che mangiava le persone» (U Sai Nee, buddista, teste n. 73 in ) l'attività di padre Clemente procede e anzi si espande per tutti gli anni trenta con la fondazione di altre missioni (Keng Lap, Mong Yong e Mong Pyak, con i loro missionari e suore residenti). Vismara individua nella concezione pagana e fatalista della vita l'elemento bloccante della società tribale: gli uomini spesso non lavorano«Bisogna proprio, prima di insegnare il Segno della Croce, insegnare a vivere meno peggio. Il difficile è che essi sono persuasi di essere nell'abbondanza... Non hanno davvero nulla... Se ti commuovi e dai loro del riso gratis per tre giorni, stanno in ozio per tre giorni» (Lettera a Pietro Migone, 14 agosto 1962, in Copia Pubblica VII, 2819) e sono dediti all'oppio, le donne e i bambini sono comunemente maltrattati, abbandonati, vendutiClemente Vismara spesso acquistava i bambini più malridotti nella speranza di fornire loro una via di salvezza come riporta nei suoi scritti: «A questo mondo essi non hanno più nessuno tranne che il missionario. E questi fanciulli sono tutti miei. Alcuni li ebbi gratuitamente, altri pagando. Quello che costa di più l'ho pagato 70 lire, quello che mi costa di meno l'ho pagato 1,25 lire e due scatole di fiammiferi» (; Copia Pubblica III,1220). In tempi successivi si sviluppa la piaga del commercio delle donne con la Thailandia, richieste perché senza AIDS: «Essendo io giovane e senza famiglia stanno facendo molte pressioni su di me per convincermi a vendermi come prostituta in Thailandia come fanno purtroppo molte nostre giovani ragazze birmane. Io resisto perché ricordo le parole di padre Vismara...» (Andreina Ah Bah, teste n. 89 in ). o uccisi«Alcolizzati e oppiomani sono una vera piaga della Birmania. Padre Vismara non voleva che si comportassero così e neppure che uccidessero i bambini appena nati. Purtroppo, invece, lo facevano anche dei battezzati (e lo fanno ancora) perché fa parte della cultura birmana» (Suor Battistina Sironi, 1908-1997, presente in Birmania dal 1939, teste n. 53 in ).. Concentra il suo maggiore sforzo nel dare una occupazione gratificante agli indigeni trasformandosi lui per primo in agricoltore, allevatore, sarto, barbiere, dentista, muratore, boscaiolo ecc. Il suo obiettivo sono soprattutto gli orfani e le vedove, che erano donne abbandonate da tutti e considerate portatrici di disgrazie. Diversamente da altri missionari si sforza, per quanto possibile, di mantenere sano il proprio stile di vita: orario della giornata, pulizia, vestiario adatto, alimentazione ordinata, uso di stoviglie. Questo, assieme alla sua robustezza, migliora la resistenza fisica. Nel giugno del 1941, mentre i giapponesi progettano di occupare la Birmania, Clemente è internato dagli inglesi a Kalaw con altri dodici missionari italiani perché appartenenti ad una nazione nemica. Nel gennaio del 1942 i giapponesi invadono la Birmania e a fine aprile liberano i missionari italiani a Kalaw. La missione di Mong Lin (dove Clemente arriva a fine agosto) è intatta ma quasi completamente occupata dall'esercito giapponese. Vismara riapre l'orfanotrofio maschile e si adatta a fare il taglialegna per i militari, assieme ai suoi ragazzi. Nel 1945 termina la guerra e nel 1948 arriva l'indipendenza della Birmania, a cui segue l'inizio della guerriglia separatista che coinvolge anche le etnie della zona (negli anni 1950-1955 vengono uccisi i confratelli Pietro Galastri, Mario Vergara, Alfredo Cremonesi, Pietro Manghisi, Eliodoro Farronato). Nei primi 31 anni di missione padre Clemente ha trasformato Mong Lin in una cittadina con circa 4.000 battezzati.

La missione a Mong Ping Sebbene ormai quasi sessantenne padre Vismara gode di buona salute e riceve molti aiuti dall'estero anche perché scrive molte lettere e articoli in cui racconta, in modo geniale e spiritoso, la vita che conduce. Nel gennaio 1955 Clemente viene trasferito a sorpresa dal vescovo, mons. Guercilena, a Mong Ping, distante 225 km, in un posto più alto e più salubre, ma in cui occorre ricominciare quasi da zero. Scrive all'amico Pietro Migone: «Caro mio, il cuore vacilla! dopo trentadue anni, quando meno me la pensavo fui trasferito da Mong Lin a Mong Ping... Ho ubbidito perché sono persuasissimo che s'io facessi qualche cosa di mia testa certamente sbaglierei, e la mi andrebbe male»Lettera a Pietro Migone, Kengtung, 28 gennaio 1956, in .. Durante tutto il 1957 è in Italia per l'unica vacanza della sua vita, divisa tra cure mediche, conferenze, un viaggio a Lourdes, visite a cantieri«Egli poi mi chiedeva di andare a vedere alcune attività che gli sarebbero servite per la missione. Ricordo che lo portavo a visitare le fornaci dove si fabbricavano i mattoni... In fondo la sua testa era sempre rivolta alla missione e alla sua gente...» (Don Stefano Ambrogio Colombo, teste n. 103 in ). e, soprattutto, un intero mese di esercizi spirituali«Il mese di luglio intendo provvedere all'anima mia... un mese intero a Esercizi Spirituali dai Gesuiti presso Varese. E puoi immaginare: trentaquattro anni di vita solitaria, senza direzione speciale alcuna, confessione quattro o cinque volte l'anno, ho sempre fatto quello che ho voluto io... mi è necessario proprio fare un gran bucato di almeno un mese» (Lettera a don Pietro Bertocchi, Milano, 13 maggio 1957, cfr. ).. Ma il suo pensiero è sempre rivolto ai suoi orfani e alla sua gente. Quando è di nuovo in Birmania scrive: «In Italia più che riposare ho sgobbato» - ma è contento, perché porta con sé molti aiuti, e aggiunge: «Non per offendervi, ma io mi trovo molto meglio qui che ad Agrate. Certo lì si mangia bene, si beve meglio, si dorme sul soffice... Ma qui qualcosa di buono lo posso fare tutti i giorni, lì cosa facevo se non chiacchierare?». Nel 1961 scrive la biografia. di padre Stefano Vong, il primo prete locale di Kengtung ucciso da buddhisti ostili alle numerose conversioni da lui procurate fra gli Akhà. Negli anni sessanta riesce a dotare Mong Ping delle strutture necessarie: l'orfanotrofio (1960), la scuola (1961), la chiesa con accanto la Grotta di Lourdes (1962), le case per i missionari e le suore (1963). La scuola, partita da zero nel 1958, ha 123 alunni nell'autunno 1960, 232 nell'ottobre 1962, 400 nel 1965 («due terzi dei quali pagani», scrive). Ma nel 1962, in seguito al colpo di Stato militare, il nuovo governo, che si ispira al modello sovietico nazionalizza ogni attività privata e la libertà di movimento ed espressione è fortemente limitata. Tutti i missionari arrivati dopo il 1948 vengono espulsi. Rimangono gli anziani giunti in Birmania prima della seconda guerra mondiale.

«Non è mai invecchiato» Nonostante le difficoltà col nuovo regime, che impedisce nuovi ingressi di missionari, e nonostante i vari malanni (prostata, incidente a un piede, protesi dentaria) la sua attività prosegue con una resistenza fisica invidiabile. Nel 1979, a 82 anni, si reca a Taunggyi con la jeep per incontrare il superiore del PIME e, tornato a Mong Ping, dopo 14 ore di viaggio può scrivere: «Arrivai a casa alle 7:20 di sera imbiancato, impolverato, infarinato come un pesce prima di buttarlo in padella. Un coro all'unisono di oltre 200 orfanelli e orfanelle mi accolse. Qui è il mio regno, qui sono sovrano e vivo felice». Nel 1980 benedice il nuovo distretto di Tongtà da lui fondato tra l'etnia Ikò. Negli anni successivi deve adattarsi, con imbarazzo, a farsi trasportare su una portantina ma continua a visitare i villaggi. L'ultimo distretto missionario (parrocchia) aperto da padre Clemente, nel 1986, è quello di Pannulong, con tre suore residenti e 42 villaggi cristiani della tribù Akhà da assistere.

Il 15 giugno 1988 alle 20:15 padre Clemente Vismara muore a Mong Ping, sereno e feliceCarlo Tar Lee, l'ultimo sopravvissuto dei ragazzi di Mong Lin ricorda: «L'ho assistito nei suoi ultimi giorni di vita. Diceva spesso: "Adesso io vado in Paradiso... Adesso vado io, poi verrai anche tu e staremo insieme per sempre in Paradiso"» (). Le sue ultime parole, in italiano, furono raccolte da Suor Battistina Sironi: «Sto dicendo l'ultima decina del rosario» ()., all'età di 91 anni. Questa è la testimonianza su di lui resa da padre Angelo Campagnoli al processo diocesano:

Padre Clemente Vismara viene sepolto, come da lui richiesto, a Mong Ping davanti alla Grotta di Lourdes nel piazzale della chiesa, da lui costruita nel 1962. Al funerale accorrono anche molti