Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino è un romanzo fantastico per ragazzi scritto da Carlo Collodi, pseudonimo del giornalista e scrittore Carlo Lorenzini, pubblicato per la prima volta a Firenze nel febbraio 1883. Racconta le esperienze tragicomiche di Pinocchio, una marionetta animata fabbricata e considerata come un figlio dal falegname Geppetto, che grazie all'aiuto della Fata dai capelli turchini riesce a maturare moralmente finché diventa un bambino vero.
Il libro venne originariamente pubblicato a puntate sul Giornale per i bambini a partire dal 7 luglio 1881, con il titolo La storia di un burattino, ma il suo successo spinse l'autore a rielaborare ed estendere il materiale per la pubblicazione in volume, che divenne subito un best seller e poi un long seller. Il romanzo di Collodi è considerato un capolavoro letterario e il suo valore narrativo venne immediatamente riconosciuto andando ben al di là della letteratura per l'infanzia grazie alla sua profondità narrativa che si presta a una pluralità di interpretazioni, la principale delle quali vede il passaggio da marionetta a bambino vero come una metafora della condizione umana: Benedetto Croce scrisse che «il legno, in cui è tagliato Pinocchio, è l'umanità» e reputò il libro una fra le grandi opere della letteratura italiana. Da molti definito come "la bibbia del cuore".B. Croce, «Pinocchio», in Idem, La letteratura della nuova Italia, vol. V, Laterza, Bari 1957 (IV ed.), pp. 330-334.
Pinocchio è un'icona universale fra le più celebri e riconoscibili e alcuni concetti originali del libro sono diventati parte della cultura popolare mondiale, in particolare la metafora visiva del naso lungo per rappresentare le bugie. Il successo di Le avventure di Pinocchio ha prodotto negli anni centinaia di edizioni con traduzioni in oltre 260 lingue, e numerose trasposizioni teatrali, televisive e cinematografiche, la più celebre delle quali è quella d'animazione del 1940 prodotta da Walt Disney e in Italia anche lo sceneggiato Rai diretto da Luigi Comencini andato in onda nel 1972.
Il protagonista Il romanzo ha come protagonista un personaggio di finzione, appunto Pinocchio, che l'autore definisce burattino pur essendo morfologicamente più simile ad una marionetta (corpo di legno con articolazioni, mosso dai fili), al centro di celeberrime avventure. Il motivo è che all'epoca della scrittura del romanzo (1881) il termine "burattino" significava invece "fantoccio mosso dai fili", e fu preferito al termine "marionetta" in quanto esso era di scarso uso popolare ed era stato considerato da alcuni scrittori dell'epoca un "francesismo".
Il personaggio - burattino umanizzato nella tendenza a nascondersi dietro facili menzogne e a cui cresce il naso in rapporto a ogni bugia che dice - è divenuto successivamente protagonista anche nel mondo del cinema e dei fumetti. Sulla sua figura sono stati inoltre realizzati album musicali e allestimenti teatrali in forma di musical.
Storia editoriale
Collodi inizialmente pubblicò l'opera a puntate, senza troppa convinzione e probabilmente per pagarsi dei debiti di gioco, sulla prima annata del 1881 del Giornale per i bambini diretto da Ferdinando Martini, un periodico settimanale supplemento del quotidiano Il Fanfulla, nella quale furono pubblicati i primi otto episodi. Collodi definì il suo lavoro «una bambinata» e disse al direttore del giornale: «Fanne quello che ti pare, ma, se la stampi, pagamela bene, per farmi venire voglia di seguitarla». La conclusione che Collodi pensò per la sua storia (l'autore decise inizialmente di terminare il racconto con il burattino che, impiccato, «stirò le gambe e, dato un grande scrollone, rimase lì come intirizzito») non soddisfece affatto il pubblico, e in seguito alle proteste ansiose e rammaricate dei piccoli lettori, il giornale convinse Collodi a modificare la trama. Il lavoro, tuttavia, non fu agevole, tanto che occorsero altri due anni per vederne la conclusione, giungendo al classico finale, in linea con l'obiettivo pedagogico dell’opera, in cui Pinocchio si trasforma non solo in un bambino in carne ed ossa, ma, per dirla con le parole di Pinocchio stesso, diventa “un ragazzino perbene” perché ha capito i suoi errori e diventa educato e studioso.
Secondo un saggio di Gianni Greco (Quel copione di Collodi (Pinocchio non fu il primo naso)), Collodi trasse probabilmente ispirazione da varie fonti e racconti precedenti.
Il titolo del racconto, all'inizio, fu La storia di un burattino. La prima puntata apparve sul numero del 7 luglio 1881, seguita da altre sette, rispettivamente il 14 luglio, 4 e 18 agosto, 8 e 15 settembre, 20 e 27 ottobre. Le puntate ripresero il 16 febbraio 1882 con il titolo Le avventure di Pinocchio, con il quale il racconto proseguì fino al termine, il 25 gennaio 1883, dopo un totale di 30 capitoli pubblicati nell’arco di 26 numeri, illustrati da Ugo Fleres.
La prima edizione in volume venne pubblicata, con alcune modifiche, nel febbraio 1883 dalla Libreria Editrice Felice Paggi, con la storia suddivisa in 36 capitoli e con le illustrazioni di Enrico Mazzanti. - iniziativa della Biblioteca Marucelliana di Firenze (14 giugno 2000 - 13 gennaio 2001)
Un calcolo delle copie di Pinocchio vendute in Italia e nel mondo è impossibile, anche perché i diritti d'autore decaddero nel 1940, e a partire da tale anno chiunque può riprodurre liberamente l'opera di Collodi.Giovanni Gasparini. La corsa di Pinocchio. Milano, Vita e Pensiero, 1997. pagina 117. ISBN 88-343-4889-3 Una ricerca degli anni settanta condotta da Luigi Santucci contava ben 220 traduzioni in altrettante lingue straniere.
Tali risultati, all'epoca, resero il libro il più tradotto e venduto della storia della letteratura italiana. Una stima più recente fornita dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi alla fine degli anni novanta e basata su fonti UNESCO parla di oltre 240 traduzioni.
A oggi è la seconda opera più tradotta della letteratura mondiale, nonché la prima tra le italiane.
Ambientazione temporale e geografica Il romanzo, anche se scritto nel 1881, è ambientato in un'epoca storica precedente, presumibilmente ai tempi del Granducato di Toscana o all'immediato indomani dell'Unità d'Italia: ciò si può notare anche dai riferimenti ai quattrini, soldi e zecchini d'oro che vengono citati nella storia e dalla presenza dei Reali Carabinieri Toscani, esistiti dal 1841 al 1848 e successivamente confluiti nei Veliti e nella Gendarmeria Toscana. Durante il periodo di Leopoldo II (1824-1859) gli zecchini d'oro corrispondevano a 80 crazie o a 400 quattrini, mentre un soldo era pari a 3 quattrini.
Alcune fonti ambienterebbero le avventure di Pinocchio nella zona a nord di Firenze, in particolare nelle località di Castello, Peretola, Osmannoro e Sesto Fiorentino. - sito web ufficiale curato dal comune di Sesto Fiorentino Punto di partenza di tale possibile ricostruzione è rappresentato da villa Il Bel Riposo (situata in prossimità di villa La Petraia e villa Corsini), nella quale Collodi soggiornò a più riprese durante la seconda metà dell'Ottocento. L'impiccagione di Pinocchio alla Grande Quercia è ambientata invece in provincia di Lucca, nei pressi di Gragnano. L'albero descritto da Collodi esiste ancora in quella zona ed è anche chiamato Quercia delle streghe.
Trama
Il falegname mastro Antonio, detto mastro Ciliegia per il suo naso tondo e sempre paonazzo, si accinge a intagliare una gamba di tavolo da un vecchio tronco, il quale però incredibilmente comincia a parlare, lamentandosi del dolore provocato dai colpi di ascia e ridendo quando viene piallato. Ancora scioccato, mastro Ciliegia riceve la visita di mastro Geppetto, un suo collega e amico caratterizzato da uno stile di vita poverissimo (il fuoco del suo camino è dipinto) e da una parrucca gialla a causa della quale viene soprannominato "Polendina", anche se, essendo molto irascibile, si infuria terribilmente ogni volta che si sente chiamare così. Per cessare il suo continuo digiuno, Geppetto ha deciso di costruirsi un burattinoIn realtà Pinocchio è una marionetta, ma Collodi adopera i termini "burattino" e "marionetta" con una certa libertà. Il burattino ha, infatti, come carattere distintivo il fatto di essere composto da una testa con un foro nel quale inserire l'indice delle mani e una veste, compare solo a mezzo busto ed è animato dal basso dalla mano del burattinaio coperta dalla veste del pupazzo. La marionetta, invece, è un pupazzo che ha un corpo intero, interamente snodabile, ed è animato dall'alto attraverso l'utilizzo di fili che dalle articolazioni del pupazzo terminano in una croce tenuta in mano dal burattinaio. che gli consenta di guadagnarsi da vivere tenendo spettacoli. Dopo un litigio tra i due falegnami causato dai commenti del tronco, che Geppetto crede provenire da Ciliegia, Geppetto riceve lo stesso pezzo di legno.
Una volta arrivato a casa, Geppetto comincia a scolpire il burattino, che decide di battezzare Pinocchio, considerandolo già come un figlio. Pinocchio si dimostra un vero e proprio discolo già durante la sua creazione, deridendo e umiliando il suo creatore, il quale accetta da subito di buon grado l'idea di starsi creando una "birba come figlio". Non appena completato, il burattino si alza subito in piedi e scappa per strada inseguito da Geppetto. Un carabiniere lo ferma, ma finisce con il portare in prigione Geppetto, temendo che quest'ultimo possa punire troppo severamente il burattino per la sua marachella, basandosi sulle chiacchiere dei passanti. Per nulla preoccupato per il genitore, Pinocchio si diverte tutto il giorno nei campi per poi tornare la sera a casa, dove incontra il vecchio Grillo Parlante che abita in casa, il quale lo ammonisce e lo prende in giro per il suo comportamento disubbidiente. Indispettito, Pinocchio gli lancia contro un martello e, pur non avendo nemmeno intenzione di colpirlo, finisce per schiacciarlo ed ucciderlo. Affamato, Pinocchio si mette a cercare cibo: dopo aver trovato un uovo con dentro un pulcino e dopo aver elemosinato ai vicini ricevendo una secchiata d'acqua, finisce per addormentarsi con i piedi vicino al braciere acceso.
La mattina dopo, rilasciato dalla prigione, Geppetto torna a casa e trova Pinocchio affamato, piangente e con i piedi bruciati; il burattino dice di aver capito ciò che il Grillo intendeva dire, ovvero che il mondo è crudele con chi lo è altrettanto, e promette di comportarsi bene e di andare a scuola. Il padre quindi lo nutre con delle pere portate dal carcere, gli ricostruisce i piedi, gli fabbrica un vestito di carta e, nonostante il rigido gelo invernale, vende la sua vecchia e consunta giacca per comprargli un abbecedario.
Mentre si incammina verso la scuola, promettendosi di farsi valere e ripagare la bontà del genitore, Pinocchio viene attirato dalla musica proveniente dal Gran Teatro dei Burattini, quindi dimentica i suoi buoni propositi e decide di vendere l'abbecedario per procurarsi il biglietto per lo spettacolo. I burattini sul palcoscenico, all'apparenza viventi come lui, scorgono Pinocchio nel pubblico e interrompono la recita per festeggiare la sua presenza. Il burattinaio, l'enorme ed inquietante Mangiafoco, arrabbiato per lo scompiglio, cattura Pinocchio, lo imprigiona dietro le quinte e, a spettacolo concluso, decide in un primo momento di gettarlo nel fuoco per poter cuocere un montone. Il burattino però inizia a piangere ed a supplicare Mangiafoco, facendolo commuovere e portandolo a decidere di bruciare al suo posto il burattino di Arlecchino; Pinocchio tuttavia si offre di essere bruciato al posto di Arlecchino, facendo impietosire ancora di più il burattinaio, il quale decide di non bruciare nessuno e di liberare Pinocchio regalandogli cinque monete d'oro da portare a Geppetto.