Attivo a Viareggio, ha realizzato numerose opere di scultura, grafica e ritrattistica.
Biografia
La giovinezza e la formazione
Poiché Inaco dimostrava scarsa volontà nello studio, la famiglia lo mise a bottega da un barbiere, ma fin dalla fanciullezza preferì il disegno, la musica e la compagnia al lavoro. Certamente non amava il mestiere intrapreso, ma i familiari sapevano che, soprattutto a Viareggio, non era consigliabile vivere esclusivamente d'arte, come aveva già sperimentato il maestro Lorenzo Viani.
L'incontro con Livia
Un avvenimento che sconvolse la vita di Inaco fu l'incontro con la moglie Livia. Livia era la figlia di un maestro d’ascia molto noto a Viareggio, detto il Morino, che Inaco ritrasse in una delle sue opere. Inaco e Livia si sposarono nei primi mesi del 1939 e per vivere potevano contare soltanto sul talento dell'artista.
Il periodo bellico
Durante il periodo bellico Inaco e Livia ebbero i loro tre figli: Giuseppe, Leandro e Clara. In quegli anni per Inaco e la sua famiglia era stato molto difficile sopravvivere visto che durante la guerra cercarono rifugio sui monti circostanti ed un'enorme problematicità si riscontrava anche nel recuperare la materia prima utile allo scultore, cioè il legno. Basta pensare che Inaco realizzò una Fuga in Egitto adoperando un tagliere al quale rimosse il manico per rendere regolare la tavola e nascondere la sua origine. Infatti i materiali da lui impiegati per i suoi lavori erano prevalentemente poveri: per il disegno usava il carboncino su cartone, mentre per la scultura utilizzava il legno e spesso materiali di recupero. Quando impiegava il bronzo, l'ebano o l'avorio era sempre per attività lavorative commissionate e la materia prima veniva fornita dai richiedenti. Dopo la Liberazione, la famiglia Biancalana rientrò in città. Andarono ad abitare nella casa di un importante attore tragico dell'epoca, Ermete Zacconi, situata vicino al Canale Burlamacca, presso il Molo.
I successi iniziali
Le prime opere di Inaco Biancalana vennero acquistate da concittadini, più o meno noti, professionisti, artisti e molti lavori compiuti sono ancora oggi situati in ristoranti e locali di alta classe della Versilia. Al 1940 risale la sua prima esposizione al “Principe di Piemonte”di Viareggio, grazie anche alla collaborazione e alla compartecipazione di Giulia Viani, moglie di Lorenzo Viani. Nel 1941 il giovane onorevole Pieraccini, futuro ministro ai lavori pubblici, gli ordinò alcuni pannelli in bassorilievo raffiguranti le Quattro stagioni ed un Cristo in noce di consistenti dimensioni. Nel 1942 Inaco, come segno evidente di celebrazione e riconoscenza, scolpì una testa di Lorenzo Viani, che Giulia ritenne essere l'opera che meglio rappresentava il marito rispetto alle altre, poiché possiede un'enorme arguzia ed espressività visiva. Sempre nel 1942 vinse il concorso pubblico per l'esecuzione del busto di Giuseppe Tabarracci , da collocarsi nell'ingresso dell'Ospedale di Viareggio. E'la prima opera di carattere pubblico e con ciò si spiega l'utilizzo di un materiale pregiato come il bronzo. La superficie, nelle altre opere quasi sempre lavorata, in questo caso è molto levigata per conformare il medico come una figura angelica.
La prima mostra a Roma
Nel 1945 ebbe il merito di allestire una sua mostra a Roma. Inaco conobbe personalità come il tenore Beniamino Gigli, il quale comprò molti suoi legni, tra cui un bassorilievo di apprezzabili dimensioni raffigurante la Fuga in Egitto, ed ebbe parole di elogio per l'artista. In una foto con dedica, conservata presso lo studio dove Inaco lavorava, il tenore reputava lo scultore viareggino “un artista poco pagato per la grande maestria che offre”. Visitarono la mostra anche il ministro Gasparotto e il maestro di musica in Vaticano Leone Santarelli, il quale dichiarò “questo Artista sarebbe degno di restaurare le opere lignee dell'Abazia di Montecassino”. In tale periodo Inaco Biancalana strinse amicizia anche con Tito Gobbi. Quest'ultimo acquistò da Inaco il Rigoletto, una scultura in legno di 95 cm dove si nota un originale rappresentazione del buffone di corte (dell'opera famosa di Giuseppe Verdi), attraverso i costumi dell'epoca e i precisi accorgimenti offerti dall'artista che ne ritrae in qualche modo anche una sorta di drammaticità.
Gli anni di massima notorietà
Sempre nel 1945 venne offerto dal Comune di Viareggio un ritratto in legno di Inaco al Comandante in Capo dell'Armata americana. Inaco oltre alla scultura ed alla pittura aveva la passione nel recuperare oggetti vari di cui la gente facilmente si disfaceva: la sua sfida consisteva nel rimetterli insieme e farli funzionare, tanto che talvolta dimenticava quel lavoro d'artista che procurava da mangiare alla sua famiglia. Quando la casa lungo il Canale venne venduta, furono costretti a trasferirsi in un'abitazione popolare in Darsena, presso lo stadio e la circostante pineta. Qui Biancalana creò il suo primo studio, situato nel seminterrato, e lì lavorava ininterrottamente nel buio e nell'umidità. Nel 1948 accogliendo la richiesta della moglie di Viani, partecipò con alcuni dei suoi lavori alla mostra postuma del suo amico. Solo verso il 1960, per volere del Senatore Giorgetti e grazie all'interessamento del Sindaco Petri, Inaco Biancalana riuscì ad avere in affitto dall'Intendenza di Finanza un locale presso un vecchio edificio, oggi ancora esistente, che all'epoca era sede di un poligono militare(totalmente dismesso). Dimostrandosi molto affezionato a Viareggio ed alla sua famiglia, rifiutò molte offerte importanti pervenute dall'America, da Helsinki e l'incarico per il restauro dell'Abbazia di Montecassino. Tuttavia diversi quotidiani dell'epoca, come “Il Tirreno”,”Il Giornale del Mattino” e “La Nazione” dedicarono allo scultore numerosi e ampi articoli anche in cronaca nazionale, citando le sue capacità. In tale periodo un busto di Stalin venne acquistato dall'Ambasciata sovietica a Roma, mentre quelli di Roosevelt e Churchill da alcuni privati. Nel giugno 1965 Inaco riscontrò un enorme successo in una mostra tenuta a Milano al Teatro Manzoni, dove ottenne il primo premio con l'esposizione di un Cristo, ispirato al film di Pier Paolo Pasolini “Il Vangelo secondo Matteo”. Di grande interesse per l'artista fu anche l'incontro che ebbe nel 1967 con il regista statunitense John Huston, il quale fece apprezzare lo scultore persino in America, attraverso molteplici opere da lui acquistate.
La morte della moglie e del figlio Leandro
Negli anni Ottanta due tragici avvenimenti sconvolsero profondamente la vita di Inaco Biancalana: la morte prematura del figlio Leandro, nel 1981 con l'esplosione di un panfilo, e pochi anni dopo, nel 1984, quella di sua moglie Livia. Inaco Biancalana continuò comunque il suo lavoro con grande tenacia e costanza. In questo momento di sconforto, lo aiutò un più intenso attaccamento alla fede cattolica e alla speranza ultraterrena.
Gli ultimi anni
Negli anni Ottanta Inaco godeva ormai di una certa notorietà. Nel 1981, i Soci del Lions Club della Versilia offrirono una statua in legno di Biancalana, che rappresentava una tipica personalità viareggina, al Presidente della Repubblica Sandro Pertini, il quale apprezzò molto le capacità dell'artista. Nel 1985 gli venne dedicata una mostra antologica al museo di Villa Paolina a Viareggio. Inaco Biancalana morì il 14 aprile del 1991 all'età di 79 anni.
Riconoscimenti postumi
L'Amministrazione Comunale di Viareggio nel 1992, un anno dopo la morte, fece deporre una lapide ricordo sulla facciata dello studio di Biancalana. In seguito accanto alla lapide, fu collocato un busto bronzeo di Inaco, opera dello scultore Renato Gragnani. Nel decennale della scomparsa di Inaco, il Comune di Viareggio gli dedicò una mostra al Centro Congressi Principe di Piemonte a Viareggio, dove furono esibiti molti suoi lavori, con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Provincia di Lucca. Una scultura di Inaco raffigurante la testa di un Lupo di mare è stata donata di recente al Museo della Marineria di Viareggio.
Stile
Nelle sue opere le figure sembrano “intimorire” gli osservatori attraverso i loro precisi lineamenti e le particolari forme. Ermete Zacconi in una lettera autografa, conservata presso lo studio di Inaco, lo identificava come “un'anima d'artista alata sincera e profonda che appare come schiva e timorosa di spiccare il volo verso quella gloria alla quale Dio lo ha eletto”. Spesso si affianca il nome di Inaco a quello di Lorenzo Viani, sia per la stessa connotazione territoriale che per lo stile, ovvero la forza di rappresentare i perdenti della vita. In qualche modo Inaco voleva far riflettere anche sugli esseri umani più umili, coloro che riescono a reggere le numerose negatività della realtà. Nelle opere dell'artista prevalgono l'amore e l'enorme attaccamento per la sua terra, il suo mare, la sua famiglia e gli uomini che ha raffigurato. In molti temi rappresentati si notano senso di movimento e a volte di fatica per il lavoro.
Richiami artistici
L'arte scultorea di Biancalana non è condizionata da regole prestabilite. Innanzitutto Inaco si definiva un autodidatta, ma molti elementi fanno pensare a differenti correnti artistiche che lo hanno coinvolto e in qualche modo influenzato: l'espressionismo tedesco, la tradizione toscana, l'arte del suo conterraneo Viani e l'arte popolare. Il movimento tedesco è percepibile attraverso elementi particolari, come in alcune Crocifissioni o certe Pietà che si distaccano dalle immagini sacre tradizionali e assumono forme brutali e irregolari nella forte capacità d'espressione dell'arte. La rappresentazione e la questione ricorrente dei personaggi dell'ambiente popolare, i più sfortunati e miseri, richiamano forti attrazioni al modello vianesco. L'arte popolare si rispecchia in lavori di Inaco di esecuzione immediata: l'obiettivo basilare è la commozione. È come se il personaggio ritratto, fino ad allora non considerato o quasi come se trascurato dalla società, trovasse finalmente notorietà e si ponesse al centro di talune considerazioni. I volti e i gesti che Inaco Biancalana vedeva ogni giorno per strada, diventavano spunto per i suoi lavori. Inaco fu un interprete della gente di Viareggio nel ritrarre i pescatori, i navigatori e le loro famiglie.
Studi stilistici
Una caratterizzazione dello stile di Inaco Biancalana sono le linee espressive poiché risultano essere sempre dinamiche, mai statiche, definite da Inaco stesso “tagliate rettilinee”. All'interno delle sue opere è sempre presente una sorta di contrasto tra le linee curve e quelle rette per sottolineare i soggetti e gli sforzi del suo lavoro. In alcuni bassorilievi, come Marinai all’argano e La sciabica, si può analizzare la presenza di direttrici poste con una tecnica nota come “Croce di S. Andrea”, per accentuare il dinamismo dei protagonisti.
Ritratti
La maggior parte dei ritratti dell'artista viareggino sono stati effettuati con il metodo carboncino su cartone. Tra i disegni di Inaco Biancalana, molti lavori ritraggono un momento particolare della vita umana, la Maternità. In altri disegni vengono rappresentati volti di vecchi marinai intenti a fumare la pipa, colti nei loro momenti di riflessione, o durante l'ora del riposo. Un altro ritratto di Inaco è Il pazzo, nel quale è colta l'espressione di una persona fuori di sé: gli occhi spalancati, sembianze da brivido e una mano tesa che afferra il collo. Un dipinto diverso dalle altre opere di Inaco è La zingara, poiché è rappresentato con il metodo olio su tela. È una delle rare prove di pittura che offre Biancalana e costituisce una inconsueta maternità, un ratto compiuto dalla donna, nel momento in cui stringe tra le mani, in un modo prepotente, un bambino.