La campagna sasanide di Caro e Numeriano fu una campagna militare condotta dall'Imperatore romano Caro contro i Persiani Sasanidi nel 283.
Contesto storico
Nel 282 l'esercito acclamò imperatore il prefetto del pretorio Caro: le fonti si dividono tra quelle che sostengono che la sua elevazione al trono sarebbe avvenuta dopo l'inaspettata morte del suo predecessore Probo, e quelle che invece affermano che Caro usurpò la porpora e si rivoltò mentre Probo era ancora in vita. Probo inviò alcune truppe contro il ribelle, che però passarono dalla parte del suo avversario; tra settembre e dicembre di quell'anno Probo fu assassinato e Caro non ebbe rivali. Sebbene non si fosse mai recato a Roma per ratificare la propria elezione dal Senato romano, non di meno rispettò l'antico e prestigioso organo dello stato..
Assunse probabilmente il consolato per il resto del 282, in sostituzione di Probo; nominò i suoi figli Carino e Numeriano cesari e designò sé stesso e Carino consoli per il 283. All'inizio del 283 associò al trono Carino, nominandolo augusto e incaricandolo dell'amministrazione delle province occidentali, mentre con il figlio Numeriano partì per la frontiera orientale, con l'intenzione di muovere guerra alla Persia sasanide e recuperare la provincia di Mesopotamia; in questo modo Caro riprendeva i piani del suo predecessore Probo, che era intento nei preparativi per la guerra contro la Persia quando fu assassinato dai suoi stessi soldati.Vopisco, Historia Augusta - Caro, Carino, Numeriano, 7. Secondo Aurelio Vittore, inoltre, Caro si sarebbe recato in Mesopotamia con il figlio Numeriano per proteggerla dalle continue incursioni dei Persiani.Aurelio Vittore, Liber de Caesaribus, 38. Se si vuole prestare fede agli storici armeni, non sempre attendibili dal punto di vista della cronologia, l'obiettivo era anche di reinsediare Tiridate III sul trono d'Armenia..
Durante il viaggio inflisse una memorabile sconfitta ai Sarmati: guerrieri nemici vennero uccisi, mentre altri vennero fatti prigionieri. Attraversate la Tracia e l'Asia Minore l'Imperatore raggiunse, insieme al figlio Numeriano, il limes orientale.
Guerra
La guerra ebbe luogo nel 283. Secondo Sinesio di Cirene (che tuttavia confonde Caro con Carino), lo scià di Persia Bahram II, venuto a conoscenza delle intenzioni bellicose dell'Imperatore, tentò di convincerlo a firmare una pace. I suoi ambasciatori giunsero quindi all'accampamento romano, che in quel momento era posto in prossimità dell'Armenia, e chiesero di parlare con l'Imperatore. Trovarono Caro mentre cenava: egli si levò il berretto, che nascondeva la sua calvizie, e giurò agli ambasciatori che se i Persiani non avessero riconosciuto la supremazia di Roma, egli avrebbe ridotto la Persia priva di alberi come la sua testa era priva di capelli. Gli ambasciatori ritornarono tremanti in Persia.Sinesio, De regno, 16.
Le fonti superstiti non permettono di ricostruire con dettaglio o con accuratezza la campagna militare di Caro contro i Sasanidi. Esse riportano laconicamente che l'imperatore devastò la Mesopotamia, impadronendosi delle città di Seleucia e Ctesifonte,Eutropio, IX, 18. e portando l'esercito romano al di là del Tigri.Zonara, XII, 30. I successi dei Romani furono facilitati dal fatto che il grosso dell'esercito sasanide era in quel momento impegnato nella soppressione della ribellione di Ormisda, fratello dello scià legittimo Bahram II; il ribelle aveva intenzione di ritagliarsi uno stato semi-indipendente nella parte orientale dell'impero sasanide..Panegyrici Latini III/11, 17, 2. Secondo Zonara, a un certo punto della campagna l'armata imperiale era accampata in un avvallamento e i Persiani decisero di approfittarne tentando di scavare un canale per far affluire l'acqua del fiume nell'avvallamento; tuttavia Caro riuscì a sventare il piano sconfiggendo i Persiani in battaglia mettendoli in fuga. Al ritorno dalla Persia era programmato un trionfo per celebrare le vittorie nella campagna sasanide, e l'imperatore assunse anche i cognomina ex virtute di Parthicus e di Persicus Maximus. Secondo la versione "vulgata", tuttavia, Caro cadde malato e morì nel corso di un temporale, presumibilmente ucciso da un fulmine. La Historia Augusta riporta una lettera che il segretario di Caro avrebbe scritto al praefectus urbi in cui vengono descritte le circostanze della morte dell'Imperatore (tuttavia molte lettere riportate nella Historia Augusta risultano essere dei falsi e dunque la sua autenticità è dubbia):
Secondo Zonara (che riporta la versione di Giovanni Malala aggiungendovi alcuni dettagli), invece, Caro sarebbe tornato a Roma con una moltitudine di prigionieri e le spoglie di guerra, avrebbe festeggiato sontuosamente il trionfo contro i Persiani e successivamente sarebbe stato ucciso nel corso di una campagna militare contro gli Unni (Zonara comunque riporta anche la versione della morte per folgorazione). Al di là dell'infondatezza del presunto ritorno di Caro a Roma, alcuni autori moderni sostengono che non è da escludere che nel prosieguo della campagna sasanide Caro sia morto in battaglia contro gli Unni (forse mercenari al soldo dei Persiani), a loro dire una versione più verosimile di quella della morte per folgorazione.. Quest'ultima potrebbe essere stata creata ad arte dalla propaganda romana per nascondere le sconfitte di Caro e Numeriano nella fase finale della campagna tramandate da alcuni tardi cronisti bizantini e armeni (la cui attendibilità è stata tuttavia messa in discussione).. Occorre comunque tenere conto della sostanziale inattendibilità di Malala e del fatto che Zonara scriveva nel XII secolo. Molti studiosi moderni preferiscono scartare o ignorare la versione della morte di Caro contro gli Unni sostenendo che l'imperatore sarebbe morto di malattia oppure a causa di presunti intrighi del prefetto del pretorio Apro..
In seguito alla morte di Caro (luglio o agosto 283), Numeriano gli succedette al trono come collega di Carino. Secondo le fonti latine vi era la speranza che il giovane Numeriano proseguisse la campagna del padre e riuscisse nell'impresa di soggiogare la Media, ma queste speranze furono disilluse dalla superstizione dell'esercito: infatti i soldati interpretarono l'uccisione dell'Imperatore ad opera di un fulmine come un segno di cattivo presagio e di sfavore divino; inoltre un oracolo indicava Ctesifonte come il confine massimo dell'Impero romano e si era diffusa la convinzione che Caro fosse stato punito dalle divinità perché avrebbe cercato di oltrepassarlo.Vopisco, Historia Augusta - Caro, Carino, Numeriano, 9. Per questo motivo i soldati chiesero all'Imperatore di ritirarsi dalle zone occupate, richiesta a cui Numeriano non seppe opporsi, e così, secondo almeno la versione "vulgata", la campagna si concluse con il ritiro inaspettato di un esercito vittorioso.
Tuttavia l'eccessiva lentezza della marcia durante il ritiro ( miglia percorse in 16 mesi) appare sospetta, e potrebbe indicare un possibile proseguimento della guerra contro i Persiani, cosa suggerita anche dai Cynegetica del poeta Nemesiano (che accenna all'intenzione di scrivere in futuro anche delle gesta persiane di Numeriano, cosa che però non avvenne mai) e dall'evidenza numismatica (che, a scopo propagandistico, sembrerebbe suggerire dei successi di Numeriano sulla Persia, che però, se ci furono, dovettero essere soltanto parziali, a giudicare dal fatto che le monete non gli attribuiscono mai i cognomina ex virtute di Parthicus e Persicus).. Inoltre uno dei bassorilievi di Naqsh-e Rostam sembrerebbe raffigurare una vittoria militare dello scià Bahram II conseguita contro i Romani che tuttavia è completamente taciuta dalla versione "vulgata". Secondo alcuni studiosi moderni, analogamente a quanto era accaduto per la Battaglia di Mesiche qualche decennio prima, la versione del ritiro spontaneo dei Romani sarebbe stata tramandata ad arte dalla propaganda romana al fine di nascondere la sconfitta di Numeriano per mano del sovrano sasanide Bahram II tramandata da alcuni tardi cronisti bizantini e armeni.. Secondo Zonara, Numeriano avrebbe proseguito la campagna contro i Persiani uscendone sconfitto. Zonara riporta inoltre che secondo alcune delle sue fonti Numeriano avrebbe tentato la fuga ma sarebbe stato catturato e ucciso dal nemico e la sua pelle sarebbe stata usata per farne un otre; secondo altre sue fonti, invece, nel corso della ritirata sarebbe stato ucciso dal prefetto del pretorio Apro. Secondo lo spesso inattendibile Giovanni Malala, l'imperatore Numeriano, sconfitto in battaglia dai Persiani, sarebbe stato da essi assediato a Carre, poi fatto prigioniero e infine giustiziato e la sua pelle usata per farne un otre (lo stesso Malala, tuttavia, riporta una presunta e "inventata" campagna sasanide di Carino per vendicare la morte del fratello in cui i Persiani, dopo essere stati più volte sconfitti, avrebbero chiesto una tregua di tre mesi, concessa da Carino per via dell'inverno rigido e della stanchezza del suo esercito; l'imperatore, dopo aver svernato nella Cirrestica, avrebbe ripreso la campagna nel corso della quale si sarebbe spento per cause naturali).Malala, XII, 35-36. Il Chronicon Paschale, invece, nel tentativo di conciliare la versione ufficiale romana (Caro e Numeriano uccisi rispettivamente da un fulmine e da Apro) con il racconto di Malala, "inventa" che sia Carino ad accompagnare il padre nella campagna persiana; in seguito alla morte di Caro per folgorazione, Carino viene vinto, catturato e scotennato dai Persiani, ma la sua morte viene vendicata dal fratello Numeriano che sconfigge i Persiani prima di essere ucciso nei pressi di Perinto da Apro.Chronicon Paschale, s.a. 284. La storia armena di Mosè di Corene riporta una versione simile, con qualche variante e aggiunta, a quella di Malala e del Chronicon Paschale: Caro vince i Persiani una prima volta e torna a Roma in trionfo, ma lo scià di Persia (chiamato "Artashir") contrattacca con i rinforzi ricevuti dalle nazioni alleate tra cui anche dei popoli del deserto, sconfiggendo in battaglia sulle rive dell'Eufrate l'esercito di Caro, che trova la morte; successivamente Carino, mentre stava marciando nel deserto con il pretendente al trono d'Armenia Tiridate, viene massacrato con il suo esercito, e Tiridate riesce a mettersi in salvo attraversando a nuoto l'Eufrate; infine Numeriano viene ucciso in Tracia e Diocleziano gli succede al trono.Mosè di Corene, Storia degli Armeni, II, 79.