Duca di Nocera (in spagnolo: Duque de Nochera) è un titolo nobiliare spagnolo creato nel Regno di Napoli il 10 agosto 1656 dal re di Spagna Filippo IV d'Asburgo per Francisco de Moura y Corterreal, terzo marchese di Castelo Rodrigo, quarto conte di Lumiares. Il nome del titolo fa riferimento alla località di Nocera dei Pagani in Campania.

Il titolo fu riabilitato da Alfonso XIII, nel 1922, a favore di Alfonso Falcó y de la Gándara, XVI marchese di Castelo Rodrigo, XI barone di Benifayó, con la denominazione attuale di "duque de Nochera"².

Tale titolo fu utilizzato già nel 1521, quando Tiberio Carafa acquistò la città di Nocera dei Pagani e ne divenne duca. Ma questo primitivo ducato si estinse nel 1648 con la morte di Francesco Maria Domenico Carafa, ultimo della sua dinastia a governare la città.

Il territorio, Nocera dei Pagani

Nel XVI secolo la Civitas di Nocera dei Pagani era divisa in due Dipartimenti, denominati Nocera Soprana e Nocera Sottana.

I due dipartimenti raggruppavano amministrativamente diversi casali che col tempo avrebbero dato origine alle odierne cittadine di Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Sant'Egidio, Pagani e Corbara.

La città godeva di uno status amministrativo molto particolare. Si trattava di una confederazione di Università, termine che all'epoca era all'incirca equivalente all'odierno Comune.

Università di Nocera Soprana Università di Nocera Corpo Università di Pucciano Università dei Tre casali Università di San Matteo Università di Sperandei

Università di Nocera sottana Università di Barbazzano Università di Pagani Università di Sant'Egidio Università di Corbara

Il Lodo Baldini I rapporti giuridici ed economici tra le diverse componenti della città erano regolati da una sorta di Carta costituzionale, il Lodo Baldini, redatto nel 1598 dal vescovo e giurista monsignore nocerino Carlo Baldini, Arcivescovo di Sorrento. Nel Lodo il numero dei Sindaci Universali viene fissato a tre: due per Nocera Soprana, ed uno per Nocera Sottana.

Amministrativamente le singole università, pur facendo parte della confederazione, godevano di una loro autonomia politica ed economica, disponendo di sindaci, parlamenti, magistrati particolari.

Tuttavia gli abitanti maschi e maggiorenni ogni anno, nel mese di agosto, nel corso di un'assemblea pubblica tenuta nei Parlamenti Universali eleggevano un proprio Sindaco Particolare e due o più Eletti (assimilabili agli attuali Assessori), oltre ad altri magistrati con funzioni varie, come i Razionali (Revisori dei Conti).

Nel corso di una diversa assemblea, gli abitanti di Nocera Sottana eleggevano poi un Sindaco Universale, che, insieme con gli altri due Sindaci Universali eletti da Nocera Soprana, formava una sorta di Triumvirato, cui era affidato il compito di occuparsi delle problematiche comuni a tutta la confederazione.

Ogni singola Università godeva di un proprio demanio, costituito da case, terre coltivate o boschi. Accanto ad esso esisteva, però, il Demanio comune della città, che era formato soprattutto da selve e boschi che ricoprivano una parte notevole del territorio.

I Carafa, primi duchi della città

Il ducato di Nocera dei Pagani nasce il 12 dicembre del 1521 quando Tiberio Carafa della nobile famiglia dei Carafa della Stadera (o Caraffa) acquistò la città per 50.000 ducati. Il privilegio di esserne duca gli venne ufficialmente conferito il 25 dicembre di quello stesso anno.

Tiberio restò duca fino al 1527, anno della sua morte. Aveva ottenuto che il titolo fosse ereditabile per linea sanguigna diretta. Fu in tal modo il capostipite di una dinastia che durò per 127 anni.

Gli succedette il figlio, Ferdinando (o Ferrante I) Carafa, che diede inizio alla costruzione, intorno al 1530, del palazzo ducale.

Alla morte di Ferdinando, il 25 maggio 1558, divenne duca il figlio, Alfonso Carafa. Sposato con Giovanna Branai Castriota, discendente di Vrana Konti. Con Alfonso e Giovanna il ducato di Nocera visse uno dei suoi momenti migliori. Alla lodatissima moglie furono dedicati anche una serie di sonettiRime in lode della Ill.a S.a D.a Giovanna Castriate Carrafa, Duchessa de Nocera, e Marcheasa di Civita Santo Angelo, scritte in varii tempi da diversi huomini hillustri, et raccolte da Don Scipione de' Monti, Vico Equense: G. Cocchi, 1585.. La sua corte fu ritrovo di letterati, come il filosofo calabrese Bernardino Telesio, che fu a lungo ospite del duca e fu precettore del figlio Ferdinando II. Proprio mentre era ospite presso il duca di Nocera il filosofo cosentino trovò il raccoglimento necessario per redigere la sua opera maggiore: il De rerum natura iuxta propria principia ("Intorno alla natura delle cose secondo i loro principi"), che il filosofo dedicò al figlio di Alfonso, Ferrante.

Alfonso morì nel 1581, e fu sepolto nella chiesetta del convento di Sant'Andrea, che lui stesso fece edificare nel 1563 dedicandolo all'ordine dei cappuccini.

Gli succedette il figlio Ferrante, che si fece valere come uomo d'armi nella battaglia di Lepanto.

Come il padre, amava di circondarsi di studiosi e di letterati. Fu, ad esempio, amico di Torquato Tasso, che gli dedicò una delle Rime d'occasione e d'encomioTorquato Tasso, Rime d'occasione e d'encomio, n. 1411, Al signor duca di Nocera libro quarto - parte seconda..

Fece edificare presso la strada dell'Incoronata a Napoli (oggi via Medina), il Palazzo Carafa di Nocera.

Il suo gusto per l'eccesso fu dimostrato dopo la sua morte (11 settembre 1593), quando lasciò debiti per seicentomila ducati.

Più che in patria si fece valere per le sue imprese all'estero il figlio di Ferrante, Francesco Maria Carafa, che nel 1625 prese parte all'assedio di Breda, fu nominato maestro di campo della regione Piemonte e Monferrato. Diede il suo contributo alla Battaglia di Nördlingen contro gli svedesi. Filippo IV lo nominò comandante generale di Gipuzkoa nel 1638. Nel 1639 fu nominato Viceré di Aragona e Grande di Spagna. In questo periodo lo accompagnò il suo confessore ed amico Baltasar Gracián, con il quale discusse molto della grave situazione che attraversava la Catalogna.

In questi anni Gracián diede luce a El Político, che basò sulla vita di Ferdinando il Cattolico, dedicandolo al duca di Nocera.

Tuttavia il suo atteggiamento fu mal visto e al seguito delle sue riserve sulle scelte politiche del duca conte di Olivares, fu imprigionato nella Torre di Pinto, a Madrid, dove morì, dopo un lungo procedimento penale, il 12 luglio del 1642Il procedimento, stando all'Orlando, continuò postumo e si concluse con la piena assoluzione del duca.. È sepolto nel Colegio Imperial de la Compañía de Jesús della capitale spagnola (l'odierno Instituto San Isidro).

Gli succedette Francesco Maria Domenico Carafa. Il nuovo duca non entrò mai nelle grazie dei cittadini, e il suo mandato fu caratterizzato da numerose rivolte, che culminarono anche in un assalto al palazzo ducale. Di salute cagionevole, morì piuttosto giovane nel 1648. Lasciò il ducato a Emanuele Carafa, ma non essendo costui suo figlio legittimo, venne meno il contratto che era stato stipulato da Tiberio Carafa. Per questo motivo Nocera in quell'anno tornò per breve tempo nel Regio Demanio e la Corona.

Con Francesco Maria Domenico, quindi, si estinse la dinastia dei Carafa a Nocera, il cui ducato passò a partire dal 1660 alla famiglia di origine portoghese dei Moura, marchesi di Castelo Rodrigo.

I Moura Nel 1649 Francisco de Moura, terzo marchese di Castelo Rodrigo, nobile di origine portoghese ma rimasto fedele alla corona spagnola allo scoppio della guerra di restaurazione portoghese, chiese alla corte un risarcimento di 150.000 ducati per le confische subite in Portogallo. A titolo di risarcimento Filippo IV di Spagna gli offrì il feudo di Nocera dei Pagani. Essendo stato questo valutato 223.000 ducati, il regio erario chiese al marchese di restituire 73.000 ducati.

Ne emerse una controversia che si protrasse oltre il 1656 quando un'ampia parte del regno di Napoli fu flagellato da una peste. La città di Nocera ne fu seriamente colpita e, secondo il marchese, deprezzata. Dopo una nuova stima del feudo, se ne fissò il valore in 163.000 ducati. Versata la differenza, finalmente, nel 1660 la casata dei Moura ottenne la città di Nocera dei Pagani, reggendola fino al 1707. Con l'occasione, precisamente il 10 agosto 1656, il re di Spagna Filippo IV d'Asburgo creò ufficialmente il titolo di Duca di Nocera.

Francisco divenne così il settimo duca della città, pur senza mai metterci piede e reggendola tramite un governatore. Morì il 26 novembre del 1675. Pur non avendolo mai visto, i nocerini gli tributarono funerali solenni nella cattedrale di San Prisco.

Gli succedette la figlia, Eleonora de Moura y Moncada de Aragón, che, nonostante due mariti, non lasciò, alla sua morte, figli ancora in vita. I nocerini furono molto devoti alla loro duchessa, e si prodigarono sia con messe nel lutto per la vedovanza, sia con fuochi nel giubilo per il suo secondo matrimonio e per la nascita di un figlio (che morì molto giovane, del resto seguito ben presto dal primogenito nato dal precedente matrimonio). Nonostante avesse soggiornato a Napoli per un anno, Eleonora non si recò mai a far visita alla sua città.

Quando Eleonora morì a Madrid il 28 novembre 1706,Le fonti, a partire da Orlando (III, p. 239), dànno in genere il 1º gennaio 1707 come data di morte. Tuttavia, correggendo esplicitamente lo storico nocerino e fondandosi sulle sue ricerche sugli archivi della famiglia Pio di Savoia, erede della nobildonna, Pier Luigi Baroni asserisce che la corretta data di morte risale invece al 28 novembre 1706 (p. 256, nota n. 23). Tale data è confermata dalla dettagliata ricognizione dell'obituario della nobiltà madrilena del XVIII secolo, curata da Il 1706 come anno di morte è anche fornito nell'indice dei nomi, in il titolo di duchessa si trasferì alla sorella Giovanna de Moura, che si era coniugata in prime nozze con Giberto I Pio di Savoia, principe di San Gregorio, dal quale aveva avuto quattro figli, e poi con Domenico Contarini, patrizio di Venezia, senza ulteriore discendenza. Il cognome della nobildonna è peraltro erroneamente indicato solamente come «Moncada».

L'esercizio delle prerogative ducali da parte di Giovanna, tuttavia, durò molto poco. Quando infatti, nel 1707, nel quadro della guerra di successione spagnola, le truppe austriache occuparono il regno di Napoli, Giovanna, seguendo le orme del figlio maschio primogenito Francesco Pio di Savoia, mariscal de campo dell'esercito borbonico, rifiutò di prestare giuramento al nuovo sovrano austriaco di Napoli, il futuro imperatore Carlo VI d'Asburgo. Per questo motivo fu accusata di fellonia e spogliata di tutti i suoi feudi, compresa Nocera.

I Pio di Savoia